mercoledì 8 giugno 2016

Roma, sabato 11 giugno 50° di Una Voce-Italia : una pagina gloriosa di storia ecclesiale

 



 





Bisognerebbe accorrere, come insegna la S.Scrittura: "cor unum et anima una" alla celebrazione del 50° anno di Una Voce-Italia in programma a Roma sabato 11 giugno prossimo ( v.  sotto orari degli appuntamenti). 
Le nuove generazioni liturgiche "tradizionali" cresciute dopo il Motu Proprio "Summorum Pontificum" forse  conoscono poco l'Associazione Una Voce
che nei difficilissimi momenti della riforma liturgica imposta nel nome del Concilio alla fine degli anni '60 ha cercato in modo altamente eroico di puntellare " la nostra millenaria liturgia ...in rovina, causa e sintomo preponderante di quella "auto-demolizione della Chiesa. Spinti dal vivo presentimento di così gravi pericoli, alcuni previdenti cattolici crearono spontaneamente, nel 1965, il movimento Una Voce ( Una Voce dicentes: Praefatio Missae S.Trinitatis), per la salvaguardia della liturgia latino-gregoriana." (Cfr.Opuscolo illustrativo 1975)

Che cos’è UNA VOCE 



“Il Concilio Vaticano II, con la Costituzione Sacrosanctum Concilìum ha stabilito con una precisa norma generale (articolo 36, 1), la conservazione dell'uso della lingua latina nelle azioni liturgiche, ossia nella Messa, nell'Ufficio Divino e in altre funzioni. 
La stessa Costituzione ha confermato altresì il primato del canto gregoriano nei suoi riti (articolo 116), nonché la conservazione attiva dell'immenso patrimonio di musica sacra, accumulatosi ininterrottamente lungo i secoli e custodito dalla Chiesa universale (articolo 112). 
Queste illuminate direttive dei Padri Conciliari vennero, prima, tradite da una opposta interpretazione, e poi sconvolte da una disordinata contestazione che lo stesso Paolo VI, già nel 1966, (13 ottobre), non esitava a definire « iconoclasta ». 
Il grave turbamento prodotto nella coscienza dei veri cattolici dalle sempre più dissacratorie manomissioni dei testi conciliari, faceva nascere, nel 1966, in Norvegia, in Svezia, in Inghilterra, in Olanda, nel Belgio, nella Germania, in Francia, in Austria, nella Svizzera e in Italia, un vasto e concorde moto di reazione, saldato nella comune convinzione che secondo la millenaria parola lex orandi, lex credendi, la purezza e la integrità della liturgia sia condizione prima della purezza e integrità della fede. 
Nello stesso 1966, altri cattolici sparsi in tutti gli Stati dell'America del Nord, dell America Centrale e dell'America del Sud, si raccoglievano in analoghe associazioni, per difendere la bimillenaria Tradizione, e tutto questo vasto complesso di associazioni decideva di costituirsi in una sola Federazione, denominata UNA VOCE, abbreviazione di Una voce dicentes, tratta dal « Praefatio » della Messa, che significa appunto: ad una voce, con una sola voce: in unanime concordia di spiriti, difendere il latino, il canto gregoriano, e soprattutto la Messa tridentina di S. Pio V, vero fulcro e vero deposito della fede. 
...
L'Associazione italiana, che conta sedi attivamente operanti a Roma, a Firenze, a Bologna, a Brescia, a Torino e nel Ticino, pur essendo eminentemente laica come le associazioni consorelle, annovera tra i suoi iscritti, vescovi, prelati, teologi, parroci, molti sacerdoti e suore conventuali. 
Tutte le Associazioni della Federazione, alla quale Paolo VI volle inviare la Sua apostolica benedizione, sia in Europa che nelle Americhe, unite nell'azione comune, svolgono tuttavia una loro indipendente attività. 
Anche UNA VOCE-ITALIA, come le consorelle, ha il suo organo nel « Notiziario » trimestrale, organizza riunioni e conferenze, pubblica una collana di Documenti rari ed assai apprezzati, e provvede, tra l'altro, a mantenere la celebrazione della Messa Tridentina in varie chiese delle città italiane”. ( Cfr. Foglietto illustrativo dell’Associazione inizio anni ’70



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(Da un articolo di Carlo Belli *)
“… Invano Cristo aveva detto: Il mio regno non è di questo mondo. 
Una turba di preti scalmanati, protetti da qualche cardinale straniero e da una torma di vescovi dissennati, riuscì a capovolgere l'ammonimento divino, facendo della Chiesa non un porto di salvezza, ma soltanto uno strumento mondano, le conseguenze furono immediate. 
La Messa come spettacolo in vernacolo, sulle prime attirò le folle, poi, fase prevista, vi fu stanchezza, infine sazietà. 
Oggi, si segue la Messa come una cerimonia profana in piazza. 
Oppure non sì segue addirittura. 
A tanto sfacelo non mancò una reazione vigorosa. 
Si costituirono in tutto il mondo gruppi di cattolici dissidenti, raccolti in varie associazioni — la più nota Una Voce — operanti in ogni Stato d'Europa e d'America (ma anche in India!), e si eressero a barriera della tradizione. 
Erano schiere di laici cattolici ferventi, bersagliate dalla Curia, la quale, con disegno a dir poco demoniaco, indicò come eretiche le difese della Tradizione. 
E ciò veniva proprio dagli eretici della stessa Curia! 
Si possono ricordare a questo proposito i diciannove splendidi articoli dì mons. Domenico Celada, veri fari illuminanti su ciò che stava per accadere nella Chiesa: argomentazioni iperacute sostenute da una eccezionale sapienza teologica. 
Questi scritti, che andrebbero ripubblicati come prezioso contributo alla verità storica, ancor oggi vivissimi dopo circa vent'annì, apparvero sul quotidiano II Tempo, allora diretto da Renato Angiolillo che li pubblicò coraggiosamente, sfidando l’avversione della Curia, la quale si sfogò, togliendo ogni incarico al sacerdote-scrittore (insegnava musica e storia del gregoriano all'Università lateranense), riducendolo alla più nera indigenza, avendo i genitori a carico. 
Si ridusse a vivere con la madre in una casetta di Ostia.
Dopo poco più di un anno, si ammalò e morì giovane tra il compianto di tutti quelli che lo avevano conosciuto e, negli ultimi tempi, aiutato. 
Altra figura di alto rilievo, non meno vittima di assurde persecuzioni, Padre Cornelio Fabro della Congregazione dei Padri Stimmatini, uno dei teologi più acuti d'Europa. 
Le sue ricerche, le sue pubblicazioni si rivolgono soprattutto alla fenomenologia dell'essere. Insegnava alla Cattolica di Milano e aveva cattedra anche nella Lateranense romana. 
Autore di alcuni libri dì profondo interesse, tra i quali non si possono dimenticare L'avventura della teologia progressista, e La svolta antropologica di Karl Rahner, tutti e due editi da Rusconi a Milano, nel 1974. 
Padre Fabro ebbe a svolgere memorabili conferenze per « Una Voce - Italia », finché non fu ridotto al silenzio dalla persecuzione post-conciliare. , 



E non furono i soli pilastri di Una Voce - Italia. Ricordo il giovane Tangheroni, brillante e coltissimo professore all'Università di Sassari, in alcune conferenze pronunciate con una forza di argomenti capace di travolgere anche le più accanite resistenze. 
Né possiamo tacere di mons. Vaudagnotti valoroso defensor fidei sul diffuso periodico « Notizie » di Torino, e i fervorosi compilatori di « Chiesa viva » di Brescia, nonché il temerario don Putti che da otto anni sfida ogni quindici giorni la Curia dalle colonne del suo « sì sì, no no ». 
... Non sarebbe corretto considerare tutto ciò come accaldata polemica contro l'Autorità della Chiesa. 
Si tratta piuttosto di un blocco di argomentazioni dirette contro quei nuclei (purtroppo diventati esercito) di un clero demonizzato che agirono sotto l'egida di due papi, producendo un male che parve irreparabile. 
Non vi è dubbio tuttavìa che questa nobile resistenza alle follie dei falsi novatori qualche cosa abbia prodótto. 
Già nel 1980, l'attuale pontefice Giovanni Paolo II indirizzava a tutti i presuli e sacerdoti una lettera apostolica per ricordare il carattere sacro della Messa e porre un freno alle innovazioni liturgiche non autorizzate e alla persecuzione contro i cosiddetti « tradizionalisti ». 
Una vera e propria condanna contro gli abusi del cosiddetto rinnovamento selvaggio. 
L'errore più grave, ammoniva il Pontefice, deriva dall'aver voluto mettere in risalto nella Messa soprattutto l'aspetto conviviale, trasformando in un « banchetto », inteso come rito di fratellanza da interpretare in termini esclusivamente sociali, quello che invece è « celebrazione santa e sacra », un « vero sacrificio », ripetizione dell'olocausto sulla croce in cui il sacerdote impersona Cristo. 
Certe sperimentazioni, affermava la lettera apostolica, « possono suscitare disagio e anche scandalo tra i fedeli ». 
Ebbene, qualche tempo dopo la promulgazione di questo importante documento contro le deviazioni mondane dell'attuale liturgia, accadeva a chi scrive di entrare in una pìccola Chiesa parrocchiale di Roma, precisamente nel quartiere di Monteverde nuovo, e di assistere esterrefatto a una scena incredibile: finita la Messa, un lungo, caloroso applauso scoppiava sui banchi della Chiesa. 
Che era accaduto? 
Nulla. 
Lo spettacolo era finito. 
Mancava che calasse un sipario. 
A quando un bell' applauso anche al momento dell'Elevazione ?” 

* Carlo Belli : Altare deserto ( breve storia di un grande sfacelo) , Giovanni Volpe Editore, Roma 1983 pagg. 8-9-10.Carlo Belli- Scrittore, Critico d'arte, Giornalista, Compositore , Musicologo e pittore, fu  fra i fondatori di Una Voce-Italia e poi Presidente della stessa.
AC

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Roma, sabato 11 giugno 2016 alle 17:30, Sala Margana, piazza Margana 41, 
per il 50° della fondazione di Una Voce Italia, relazione del prof. Filippo Delpino del titolo “Spes contra spem, l’ardua difesa della Liturgia Romana”. 
A seguire alla 
Chiesa di S. Maria in Portico in Campitelli, piazza di Campitelli, 
solenne Te Deum di ringraziamento, officiato da mons. Guido Pozzo il servizio liturgico sarà prestato dalla Fraternità Sacerdotale della Familia Christi. 


Il Te Deum, composto per l’occasione dal Maestro Gabriele Taschetti, sarà eseguito dalla Cappella Musicale di S. Maria in Campitelli diretta dal maestro Vincenzo Di Betta.

Fonte : Una Voce Italia


Foto: Pagina Facebook : LA MESSA DI SAN PIO V: ALTARI MAESTOSI, RITO SUBLIME,COMUNIONE IN GINOCCHIO