lunedì 28 marzo 2016

Le numerose apparizioni di Gesù risorto provano la Resurrezione

di don Alfredo Morselli
Gesù, dopo la sua resurrezione, era apparso molte volte: negli anni successivi, i numerosi testimoni di queste apparizioni, erano rismasti in vita e la loro testimonianza, verficabile e credibile, rafforzava la fede dei primi cristiani. 

Esaminiamo, a questo proposito, 1 Cor 15, 1-28: 
[1] Vi rendo noto, fratelli, il vangelo che vi ho annunziato e che voi avete ricevuto, nel quale restate saldi, [2] e dal quale anche ricevete la salvezza, se lo mantenete in quella forma in cui ve l'ho annunziato. Altrimenti, avreste creduto invano!  

[3] Vi ho trasmesso dunque, anzitutto, quello che anch'io ho ricevuto: che cioè Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture, [4] fu sepolto ed è risuscitato il terzo giorno secondo le Scritture, [5] e che apparve a Cefa e quindi ai Dodici. [6] In seguito apparve a più di cinquecento fratelli in una sola volta: la maggior parte di essi vive ancora, mentre alcuni sono morti. [7] Inoltre apparve a Giacomo, e quindi a tutti gli apostoli. [8] Ultimo fra tutti apparve anche a me come a un aborto. [9] Io infatti sono l'infimo degli apostoli, e non sono degno neppure di essere chiamato apostolo, perché ho perseguitato la Chiesa di Dio. [10] Per grazia di Dio però sono quello che sono, e la sua grazia in me non è stata vana; anzi ho faticato più di tutti loro, non io però, ma la grazia di Dio che è con me. [11] Pertanto, sia io che loro, così predichiamo e così avete creduto. 
Ad una prima occhiata, potrebbe sembrare che S. Paolo si preoccupi della fede nella Resurrezione di Gesù a Corinto, che volesse rafforzare questo punto della fede: ma i versetti successivi ci indicano che il dubbio di alcuni Corinti è un altro; si tratta della resurrezione dei morti: 
[12] Ora, se si predica che Cristo è risuscitato dai morti, come possono dire alcuni tra voi che non esiste risurrezione dei morti
Il v. 12b, evidenziato in grassetto, rivela chiaramente il dubbio di alcuni (quindi non di tutti) Corinti. 
Tutta l'argomentazione paolina successiva tende a dare una vera e proria dimostrazione teologica del fatto che i morti risorgono. Notiamo bene che la resurrezione dei morti è uno degli articoli della nostra fede "esistenzialmente" più difficile a credersi. Quando ci troviamo davanti ad un cadavere, con i tragici resti di una malattia o di un incidente, bisogna proprio farsi forza per credere che i nostri defunti risorgeranno! 
Detto questo, precisiamo ancora che, per sciogliere un dubbio, è necessario fondare il nostro ragionamento su delle certezze: non possiamo fondarci su un altro dubbio. E qual è la certezza su cui S. Paolo si appoggia per dimostrare che i morti risorgono? Vediamo che l'apostolo parte da due certezze; la prima e' un fatto storico; la seconda un principio teologico.  

Il fatto storico e' la resurrezione di Cristo, il principio teologico è che Cristo è la "primizia" di coloro che risorgono, cioè il primo di una serie. 
Esaminiamo dunque ora lo sviluppo dell'argomentazione paolina: i morti risorgono perché…
1) Cristo è veramente risorto - la Resurrezione di Gesù è certa;

2) Cristo "è primizia di coloro che sono morti" (il primo "frutto" di un intero raccolto).
Se Cristo è veramente risorto - ed è risorto perché lo hanno visto in tanti, molti ancora viventi - e Cristo non risorge solo per conto suo, ma è il primo di una serie, allora tutti i morti risorgono. 
Fatte queste premesse, possiamo ora leggere il seguito di 1 Cor 15: dal v. 13 al 18 vediamo l'insistenza sul primo argomento (Cristo è veramente risorto - la Resurrezione di Gesù) 
[13] Se non esiste risurrezione dai morti, neanche Cristo è risuscitato! [14] Ma se Cristo non è risuscitato, allora è vana la nostra predicazione ed è vana anche la vostra fede. [15] Noi, poi, risultiamo falsi testimoni di Dio, perché contro Dio abbiamo testimoniato che egli ha risuscitato Cristo, mentre non lo ha risuscitato, se è vero che i morti non risorgono. [16] Se infatti i morti non risorgono, neanche Cristo è veramente risorto - la Resurrezione di Gesù; [17] ma se Cristo non è risorto, è vana la vostra fede e voi siete ancora nei vostri peccati. [18] E anche quelli che sono morti in Cristo sono perduti. [19] Se poi noi abbiamo avuto speranza in Cristo soltanto in questa vita, siamo da compiangere più di tutti gli uomini. 
A partire dal v. 20 troviamo il secondo argomento (Cristo primizia) 
[20] Ora, invece, Cristo è risuscitato dai morti, primizia di coloro che sono morti. [21] Poiché se a causa di un uomo venne la morte, a causa di un uomo verrà anche la risurrezione dei morti; [22] e come tutti muoiono in Adamo, così tutti riceveranno la vita in Cristo. [23] Ciascuno però nel suo ordine: prima Cristo, che è la primizia; poi, alla sua venuta, quelli che sono di Cristo; [24] poi sarà la fine, quando egli consegnerà il regno a Dio Padre, dopo aver ridotto al nulla ogni principato e ogni potestà e potenza. [25] Bisogna infatti che egli regni finché non abbia posto tutti i nemici sotto i suoi piedi. [26] L'ultimo nemico ad essere annientato sarà la morte, [27] perché ogni cosa ha posto sotto i suoi piedi. Però quando dice che ogni cosa è stata sottoposta, è chiaro che si deve eccettuare Colui che gli ha sottomesso ogni cosa. [28] E quando tutto gli sarà stato sottomesso, anche lui, il Figlio, sarà sottomesso a Colui che gli ha sottomesso ogni cosa, perché Dio sia tutto in tutti. 
La teologia paolina sull'unità del genere umano in Adamo e sulla nuova unità in Cristo ci interessa meno, in vista del fine di questo scritto, che è quello di constatare che a Corinto, per provare teologicamente la resurrezione dei morti, viene presentato il fatto della resurrezione di Gesù, un fatto certo, accreditato da molte testimonianze, a più riprese, verificabili, credibili, autorevoli. Per provare il più incredibile dei misteri (la resurrezione dei morti) non può essere portato un argomento dubbio, o un mito; ci vuole una prova certa.  

Capiamo allora come l'insistenza sulla parola "apparve" (4 volte) dei primi versetti serve a rafforzare la credibilità dell'argomento decisivo. 
Conclusioni 
Siccome per provare la resurrezione dei morti è necessaria una prova certissima, e, per questo scopo, S.Paolo usa come argomento la resurrezione di Gesù, se ne conclude che a Corinto, circa 20 anni dopo la Resurrezione di Gesù, tutti erano sicuri che questa fosse storicamente accaduta
Perché tutti (anche "alcuni" che non credevano nella resurrezione dei morti) ne erano così sicuri?
Perché erano ancora vivi e rintracciabili i testimoni: alcuni Apostoli e "più di cinquecento fratelli" a cui Gesù era apparso "in una sola volta".