mercoledì 28 ottobre 2015

La stirpe modernista

di don Alfredo Morselli

Plus nocet falsus Catholicus
quam si verus appareret haereticus
S. Bernardo, Sermo 65 in Cant.

1. Il modernismo come categoria.

Il modernismo può essere considerato sotto due punti di vista: il primo, in senso stretto e allora esso è l'eresia multiforme ben individuata da San Pio X e riconducibile a ben precisi autori. È "l'indirizzo eterodosso, delineatosi fra gli studiosi cattolici", tra la fine dell'800 e i primi del '900, "che si riproponeva di rinnovare e interpretare la dottrina cristiana in armonia con il pensiero moderno… La gravità dell'errore dogmatico del modernismo è tutta nel suo principio fondamentale. Il modernismo non consiste tanto nell'opposizione all'una o all'altra delle verità rivelate, ma nel cambiamento radicale della stessa nozione di «verità», di «religione» e di «rivelazione»; l'essenza di questo cambiamento è nell'accettazione incondizionata del principio di immanenza", abbandonando "senza residui la verità cristiana alla contingenza della cultura umana e dell'esperienza soggettiva" (1).

Ma il modernismo può essere considerato anche come una categoria: ovvero come una famiglia spirituale di persone, che vogliono restare all'interno della Chiesa, cercando tuttavia di traghettare in essa gli errori dominanti e lo spirito mondano dell'epoca in cui vivono. I modernisti possono essere considerati come coloro che vorrebbero aprire le porte della Chiesa alla Rivoluzione, nella fase storica a loro contemporanea.

Gesù è stato tentato da satana, perseguitato dai nemici, e tradito da Giuda, uno dei "suoi"; analogamente la Chiesa è tentata dalle eresie, perseguitata dai nemici, tradita da parte dei suoi figli. Questo tradimento può essere del singolo (allora abbiamo i peccati personali), ma può essere ordito e attuato scientemente da un gruppo di persone organizzate e associate per contaminare dall'interno la Gerusalemme divino-umana: e costoro costituiscono la stirpe dei modernisti: una sorta di "truppe speciali" comprese nella più vasta "stirpe del serpente" che insidia, dall'inizio della storia, la "discendenza della donna".

2. Il debutto ufficiale: il giansenismo.

Il giansenismo è stata la prima eresia - una forma sofisticata di calvinismo - che ha cercato di attecchire all'interno della Chiesa.
L'essenza teologica del giansenismo, contenuta nell'opera Augustinus - a cui Giansenio (Cornelius Jansen, 1585-1638) aveva lavorato per 22 anni e apparsa postuma nel 1640 - è stata ben sintetizzata in cinque proposizioni, condannate da Innocenzo X, nella Costituzione apostolica Cum occasione (1653). Le proposizioni sono:

1) "Alcuni precetti di Dio sono impossibili agli uomini giusti, nonostante il volere e gli sforzi, secondo le presenti forze; pure manca lo quella grazia, che li rende possibili".
2) "Alla grazia interiore, nello stato di natura decaduta, non si resiste mai".
3) "Per meritare o demeritare, in stato di natura decaduta, non si richiede nell'uomo la libertà dalla necessità, ma è sufficiente la libertà da costrizione [esterna]".
4) "I semipelagiani ammettevano la necessità della grazia interiore preceniente per le singole azioni, anche per l'inizio della fede; e  per questo erano eretici, in quanto pretendevano che quella grazia fosse tale, che la volontà umana potesse resistere e obbedire ad essa".
5) "È semipelagiano affermare che Cristo è morto o avesse versato il sangue assolutamente per tutti gli uomini" (2).

La natura del giansenismo come modernismo - inteso come famiglia spirituale - si rivela in una lettera di San Vincenzo de' Paoli, che narra come Jean-Ambroise Duvergier de Hauranne, abbé de Saint-Cyran (1561-1643) - uno dei padri del giansenismo assieme allo stesso Giansenio e ad Antoine Arnaud (1612-1694) - abbia invano cercato di tirarlo nel suo partito:

"San-Cirano mi parlò un dì in questi termini — Iddio mi ha dato e mi dà ancora grandi lumi mi ha fatto vedere che da cinque o sei secoli non vi ha più Chiesa. Pria di quest'epoca era la Chiesa simigliante a un gran fiume di limpide acque. Ma oggi quella che comparisce per Chiesa non è che un ammasso di loto. Il letto del fiume è sempre lo stesso, soltanto le acque sono mutate. —
Io gli risposi che tutti gli eresiarchi eransi serviti del medesimo pretesto per stabilire i loro errori, e gli citai l'esempio di Calvino. — Egli allora mi soggiunse, che Calvino non si era ingannato in tutte le sue opinioni; il suo errore era stato sul modo di difenderle" (3).

Ecco rivelato l'errore: "Calvino non si era ingannato in tutte le sue opinioni"; ed ecco la nuova strategia: "il suo errore era stato sul modo di difenderle". Bisognava farlo dall'interno della Chiesa, per renderla come era "pria di questa epoca".

Lo stratega massimo del giansenismo fu l'Arnaud: dopo la condanna dell'Augustinus, Arnaud dettò ai suoi - che per altro ritenevano il Papa "incompetente" e inferiore al Concilio ecumenico -, di condannare insieme al Papa le cinque proposizioni; tuttavia di affermare che queste in realtà non si trovano nell'opera di Giansenio, oppure se vi si trovano, erano nel senso dato loro non da Giansenio, ma da S. Agostino, e quindi incondannabili.
A ciò, Arnaud aggiunse l'affermazione che la Chiesa non è infallibile quando giudica sul senso che un autore dà alle sue parole, trattandosi di una "quaestio facti". Pertanto a queste condanne non è dovuto un assenso interno, ma tutt'al più un rispettoso silenzio ("silentium obsequiosum").

Questa tattica - nella sostanza - è adottata dai modernisti di tutte le epoche: ormai è un luogo comune, ad esempio, sostenere che San Pio X non avrebbe compreso quanto affermato in realtà dai modernisti: la tesi, espressa e sostenuta per la prima volta nel Programma dei modernisti (1907; si tratta della risposta - ufficialmente anonima, redatta da Ernesto Bonaiuti (1881-1946) con il contributo di altri - all'enciclica Pascendi) è ormai un ritornello nella pubblicistica cattolica; il "silentium obsequiosum" oggi si unisce alla onni-decisionale coscienza del singolo nella "situazione storica e concreta" etc. etc.

3. Il modernismo

Il modernismo non è altro che il tentativo di traghettare all'interno della Chiesa il pensiero moderno o il principio di immanenza. L'essenza del modernismo in quanto categoria si può riassumere in questa frase di Alfred Loisy: 

"Dobbiamo adattare la Chiesa, la sua costituzione, la sua dottrina, i suoi riti allo spirito  moderno, alla scienza moderna, alla società moderna. Tutta la teologia cattolica, persino nei suoi principi fondamentali, dovrà comparire davanti al Tribunale della Modernità. Il vecchio edificio ecclesiastico dovrà crollare" (4).

Benché i modernisti siano stati abili nel cercare di sfuggire ad ogni etichetta, non accettando integralmente alcun sistema filosofico in forma integrale, in realtà attingono da Kant e da chi è venuto dopo, nella ricerca di una gnosi, ossia della individuazione di un pensiero unico che permetta di interpretare tutto il reale.
Questo principio, che costituisce l'essenza del modernismo, è l'"immanenza vitale", intesa rigorosamente come esperienza privata.

P. Cornelio Fabro ha ben analizzato il processo quasi alchemico di sintesi di pensieri opposti confluenti nel modernismo:

"1) la realtà è impressione di coscienza (Humes, James, Bergson); 2) la verità si risolve nel destino e nello sviluppo della coscienza umana (Hegel); 3) tale coscienza si manifesta e si attesta nell'impressione o percezione intima («sensus» dell'enciclica Pascendi, «Gefühl» di Schleiermacher), quale si dà al singolo volta per volta".
Così i fautori del modernismo hanno potuto protestare di accettare tutta la dottrina della Chiesa, ma in realtà essi respingono ad un tempo: 1) il concetto di «trascendenza ontologica» di Dio rispetto al creato e alla mente finita, così che Dio è sostituito col «divino»; 2) il concetto stesso di soprannaturale cosicché i dogmi sono ridotti a «simboli» e ad «approssimazioni»; 3) il concetto infine di «magistero ecclesiastico, la cui autorità impegna per quel tanto in cui la coscienza privata del singolo si trova in accordo con l'autorità esterna".
Si ha così "la dissociazione della coscienza stessa del cristiano […] fra l'ossequio esterno del credente all'autorità della Chiesa che propone la verità da cedere e la convinzione interiore dello studioso"; "[…] l'unica formula della verità religiosa si risolveva nella struttura che la coscienza dà a se stessa di fronte ai singoli problemi della fede. Giustamente perciò l'enciclica [Pascendi] qualifica il modernismo non tanto di eresia, ma di «compendio di tutte le eresie»: si potrebbe quasi chiamare l'«eresia essenziale», in quanto capovolge e nega la garanzia stessa dell'ortodossia, cioè il supremo magistero che mediante l'assistenza dello Spirito Santo continua nella Chiesa secondo le promessa di Gesù Cristo" (5).

4. Modernismo e giansenismo.

Rispetto al giansenismo, il modernismo è più consapevole di essere un gruppo che lavora segretamente all'interno della Chiesa per portarla sulle sue posizioni. Una prova di quanto affermo ci è offerta da Antonio Fogazzaro (1842-1911), nel suo romanzo Il Santo (1905): egli teorizza la necessità di dar vita a una vera e propria "Massoneria cattolica". Riporto alcuni stralci dell'opera assai significativi: una scena in casa di tal Giovanni Selva, solito a riunire vari intellettuali per discutere di questioni religiose e, tra queste, soprattutto di una riforma della Chiesa. Fogazzaro si serve dell'abate Marinier, di Ginevra, personaggio timoroso circa l'idea di dare inizio a una "massonera cattolica", per fare da "spalla" a don Clemente, benedettino del monastero di S. Scolastica in Subiaco - personaggio assai grintoso - che energicamente espone il programma dei modenisti.

Abate Marinier: "…Prima dunque di iniziare questa frammassoneria cattolica, io credo che vi converrebbe intendervi circa le riforme. Dirò di più; io credo che anche quando fosse fra voi un pienissimo accordo nelle idee, io non vi consiglierei di legarvi con un vincolo sensibile come propone il signor Selva. La mia obbiezione è di una natura molto delicata. Voi pensate certo di poter navigare sicuri sott'acqua come pesci cauti, e non pensate che un occhio acuto di Sommo Pescatore o vice-Pescatore [S. Pio X e Mons. Benigni o il Card. Merry del Val; n.d.r] vi può scoprire benissimo e un buon colpo di fiocina cogliere. Ora io non consiglierei mai ai pesci più fini, più saporiti, più ricercati, di legarsi insieme. Voi capite cosa può succedere quando uno è colto e tirato su. E, voi lo sapete bene, il grande Pescatore di Galilea metteva i pesciolini nel suo vivaio, ma il grande Pescatore di Roma li frigge.»

[…]

Don Clemente: "…Noi vogliamo comunicare nel Cristo vivente quanti sentiamo ch'Egli prepara una lenta ma immensa trasformazione religiosa per opera di profeti e di Santi [sacerdoti gnostici modernisti; n.d.r], la quale si opererà con sacrificio, con dolore, con divisione di cuori; quanti sentiamo che i profeti sono sacri al soffrire e che queste cose non ci vengono rivelate dalla carne o dal sangue ma dall'Iddio vivo nelle anime nostre [N.B. Ecco l'immanenza vitale! N.d.r.]! Comunicare, vogliamo, tutti, di ogni paese, ordinare la nostra azione. Massoneria Cattolica? Sì, Massoneria delle Catacombe. Lei teme, signor abate? Teme che si taglino tante teste con un colpo solo? Io dirò: dov'è la scure per un tal colpo? Uno alla volta tutti si possono colpire: oggi il professore Dane, ad esempio, domani don Farè, posdomani qui il padre; ma il giorno in cui quella fantastica fiocina del signor abate Marinier pescasse, attaccati a un filo, laici di grido, preti, frati, vescovi, cardinali fors'anche (come oggi; n.d.r.), quale sarà, ditemi, il pescatore, piccolo o grande, che non lascerà cadere nell'acqua, spaventato, la fiocina e ogni cosa? – Ma poi mi perdoni, signor abate, se io dico a Lei e ai prudenti come Lei: dov'è la vostra fede? Esiterete voi, per paura di Pietro, a servire Cristo? (disprezzo del magistero; n.d.r.) Uniamoci contro il fanatismo che lo ha crocifisso e che avvelena ora la Sua Chiesa..." (6)

Possiamo ancora constatare, che, rispetto al giansenismo, il modernismo ha la coscienza di essere una famiglia spirituale che attraversa la storia; in caso di sconfitta, si deve passare il testimone delle rivoluzione alle generazioni future.

Scriveva George Tyrrel (1861-1909):

"Quando mi guardo attorno, sono condotto a pensare che questa onda della resistenza modernista sia giunta al limite delle sue forze e abbia dato tutto quel che poteva dare per il momento. Dobbiamo aspettare il giorno in cui, attraverso un lavoro silenzioso e segreto, avremo guadagnato una ben più  grande parte dell'armata della Chiesa alla causa della Libertà" (7).

5. Ai giorni nostri

Dopo la morte di San Pio X, la cultura cattolica dominante considerava il modernismo definitivamente sconfitto (8); invece i sopravvissuti, misteriosamente riabilitati (come non può venire in soccorso della figlioccia "massoneria cattolica" la "madre massoneria tout-court"?) e sottovalutati nella loro pericolosità, hanno raccolto il testimone della stirpe trans-storica, e, favoriti dal fatto che gli uomini si circondano spesso di maestri secondo le loro voglie, hanno riacceso l'incendio.
Abbiamo visto che caratteristica del modernisti è il tentativo di traghettare il pensiero del mondo a loro contemporaneo; negli scorsi decenni, in piena egemonia culturale comunista, il mostro ha preso le teste della teologia della liberazione nei salotti teologici tedeschi e tra il clero latino-americano, e del catto-comunismo in Italia: si tratta del modernismo sociale, il modernismo che coltiva una religiosità debole e solo tra le mura domestiche, che rinuncia al diritto naturale fondato sull'essere esterno al pensiero, e che quindi rende compatibile la falsa fede solo di foro interno con il materialismo storico (fino a vent'anni fa) e (oggi) con il "renzismo".
Si comprende anche il fenomeno dei cattolici vegani e vegetariani, appendice di un modernismo che traghetta il panteismo verde-ecologista, ad esempio quello dell'ultimo Leonard Boff: per lui la vita eterna non è altro che un'evoluzione di questo cosmo verso una forma di vita più complessa. Cito una sua frase giusto per dare un'idea di che cosa si tratta: "Come ha evidenziato Edward Wilson, la vita non è né materiale, né spirituale: la vita è eterna ed è immersa nel processo dell’evoluzione. Ed è quello che afferma il cristianesimo: che tutto è relazionato e che esiste un fine buono per l’umanità e per l’universo. In altre parole, non andremo incontro alla morte termica, ma a forme sempre più complesse e più alte" (9).

Ma i grandi mali di oggi sono il nichilismo e il pensiero debole; il pensiero moderno, dopo aver voluto sottomettere ogni cosa al giudizio del tribunale della ragione e aver poi scoperto (l'acqua calda) che la ragione di fronte all'essere è come il pipistrello davanti alla luce solare, ha realizzato che la dea ragione è in realtà una povera cieca; e nulla può ella per dichiarare una qualunque opzione preferibile ad un'altra.
E così alla fine, all'uomo sballottato e portato qua e là "da ogni vento di dottrina" (Ef 4,14), tagliate le corde delle ancore dell'essere (filosofia perenne) e del magistero (bypassato), tarpate le ali della fede (ridotta a sentimento) e della ragione (privata di ogni intenzionalità nella conoscenza), rimane il puro distillato del veleno modernista, ovvero il principio di immanenza: niente fuori dal mio esistere, niente fuori dal mio mondo soggetttivo... sarete come dei...

6. Somiglianze "materiali".

Le varie fasi del modernismo non si rassomigliano solo per la forma di attacco alla Chiesa portato dal suo interno. Ci sono anche delle rassomiglianze materiali. Comune ai modernisti di tutte le epoche è l'insofferenza per il magistero, che viene ora aggirato, ora contestato, ora sottoposto al giudizio della singola coscienza.
Inoltre è paradossale, ma non del tutto inaspettato, ritrovare le asserzioni del tenebroso giansenismo tra i paladini della misericordia. Se il Card. Kasper afferma che "Non siamo in grado, come esseri umani, di raggiungere sempre l'ideale, la cosa migliore" e "…l'eroismo non è per il cristiano medio" (10), oppure se p. Giovanni Calvalcoli parla di "forza soverchiante della tentazione" (11), non sentiamo qui l'odore della proposizione giansenista condannata come "temeraria, empia, blasfema, condannata con anatema, eretica" (12) che suona: "Alcuni precetti di Dio sono impossibili agli uomini giusti, nonostante il volere e gli sforzi, secondo le presenti forze; pure manca lo quella grazia, che li rende possibili" (13)?
Se al povero "divorziato risposato" non viene proposta la vetta - realmente e concretamente raggiungibile - , e non gli viene annunciato nulla della grazia che sempre lo accompagna, se ci si limita a studiare tutte le attenuanti per scusarlo dal peccato, non lo si abbandona, in fondo, alla concupiscenza invicibile giansenista?
Un buon vaccino contro questo giro mentale ci viene offerto da S. Ignazio di Loyola: tra le regole del discernimento degli spiriti, contenute negli Esercizi spirituali, ve ne è una che fa al caso di tutti coloro che soffrono per non riuscire ancora a vivere in grazia di Dio: "Settima regola [della I settimana]. Chi si trova nella desolazione, consideri che il Signore, per provarlo, lo ha affidato alle sue forze naturali, perché resista alle diverse agitazioni e tentazioni del demonio; e può riuscirci con l'aiuto di Dio che gli rimane sempre, anche se non lo sente chiaramente. È vero, infatti, che il Signore gli ha sottratto il molto fervore, il grande amore e la grazia abbondante; però gli ha lasciato la grazia sufficiente per la salvezza eterna" (14).

7. Fatima e il modernismo

A Fatima sono stati rivelati dalla Madonna tre segreti: il primo è l'inferno dei singoli, castigo per i peccati personali; il secondo segreto è la diffusione del comunismo, vero e proprio inferno delle nazioni, castigo per i peccati sociali; il terzo, un Vescovo vestito di bianco che sale una "ripida salita" in un diluvio di sangue, e che viene ucciso colpito anche da frecce (l'arma "biblica" del traditore); non potrebbe tutto questo significare una sorta di inferno per la Chiesa, ossia il realizzarsi di quella "lenta ma immensa trasformazione religiosa per opera di profeti e santi" nei voti di Fogazzaro, frenata certamente dal "non prevalebunt" giurato dal Salvatore, ma tale da potere disorientare tutta la Cristianità; trascinando nell'abisso dell'eresia "un terzo delle stelle del cielo", "attaccati a un filo, laici di grido, preti, frati, vescovi, cardinali fors'anche", dove il pescatore non è Pietro, ma il demonio?

8. Conclusione

Riconsideriamo, pur con grande disgusto, il giorno atteso da Fogazzaro, "il giorno in cui quella fantastica fiocina del signor abate Marinier pescasse, attaccati a un filo, laici di grido, preti, frati, vescovi, cardinali fors'anche, quale sarà, ditemi, il pescatore, piccolo o grande, che non lascerà cadere nell'acqua, spaventato, la fiocina e ogni cosa?"

Fogazzaro non immaginava il pescatore Pio XII, che con l'Humani generis avrebbe intimato l'alt alla Nouvelle théologie; il pescatore Beato Paolo VI che avrebbe difeso - contro tutto e contro tutti - la santità del matrimonio con l'Humane vitae; il pescatore San Giovanni Paolo II che avebbe promulgato la Familiaris Consortio, la Veritatis Splendor, il Catechismo della Chiesa Cattolica (da portarsi dietro nell'arca in caso di diluvio) etc. etc; il pescatore Benedetto XVI, che ancorché costretto a dimettersi, avrebbe fatto in tempo a ridare cittadinanza a quella Messa che è simpliciter l'"ostacolo" (τὸ κατέχον 2 Tess 2,6) al modernismo; quel Joseph Ratzinger che avrebbe ribadito il progresso dogmatico nella riforma e nella continuità, e non nell'alchemico storicizzante dissolvimento della verità cattolica…

Qualcuno potrebbe obiettare che gli argini suddetti non sono riusciti a contenere l'esondazione devastante del fiume modernista. Rispondo, innazi tutto, che questi documenti rimangono un vessillo sopra le nubi, ben visibile per il piccolo resto che "non ha piegato il ginocchio davanti a Baal e non lo ha baciato sulla bocca" (Cf. 1 Re 19,18). Inoltre sono il seme che, proprio in caso di alluvione, l'agricoltore conserva, per quando la piena sarà passata. Il paragone è di Guareschi e bisogna leggere le sue ipsissima verba; Gesù così risponde a don Camillo che gli chiedeva che cosa si poteva ancora fare:

"Ciò che fa il contadino quando il fiume travolge gli argini e invade i campi: bisogna salvare il seme. Quando il fiume sarà rientrato nel suo alveo, la terra riemergerà e il sole l’asciugherà. Se il contadino avrà salvato il seme, potrà gettarlo sulla terra resa ancor più fertile dal limo del fiume, e il seme fruttificherà, e le spighe turgide e dorate daranno agli uomini pane, vita e speranza. Bisogna salvare il seme: la fede. Don Camillo, bisogna aiutare chi possiede ancora la fede e mantenerla intatta" (15).

Ebbene, verrà il giorno in cui potremo riseminare l'Humani generis, l'Humanae vitae etc. etc.

E adesso, venenum in cauda, l'ultima obiezione: con l'avvento del Papa Francesco, forse che  Fogazzaro non canta vittoria dal luogo dove si trova? 
Rispondo che per ogni Papa da secoli si prega perché il Signore "non tradat eum in animam inimicorum eius", perché nessun Papa - per la cui fede indefettibile ha pregato Gesù stesso -, possa cadere nel giro mentale dei suoi nemici (che possono essere anche i suoi più stretti collaboratori, o persone che ne godono la fiducia). Alla preghiera di Gesù si aggiunge dunque - ed è un tutt'uno - la preghiera della Chiesa.
Inoltre le promesse del Salvatore "Non praevalebunt" non sono state pronunciate "in campagna elettorale", ma sono promesse umano-divine: di conseguenza crediamo (di fede teologale) - talvolta contra spem (Rm 4,18) - che anche questa volta porteremo a casa la pelle; non so per quale via o per quale martirio, ma la fede della Chiesa non verrà meno.

Ma il trionfo del Cuore Immacolato di Maria non passa solo per un ipotetico Papa salvato dall'eresia o afferrato per i capelli all'ultimo secondo dei tempi supplementari. Ci vogliono profeti e santi di segno contrario a quelli arruolati nell'esercito di Fogazzaro; lui auspicava soldati che disobbedissero a Pietro per obbedire a Cristo; noi crediamo che non si può obbedire a Cristo se non passando per l'obbedienza a Pietro, obbedienza "cum granu salis", ma reale obbedienza.
Inoltre i veri "profeti e santi" saranno - gioco forza - devoti e consacrati, senza limite alcuno, all'Immacolata: saranno il suo calcagno, la parte più umiliata e più disprezzata, più odiata dagli uomini e dall'inferno; ma alla fine saranno vero calcagno, quella parte del Corpo mistico, quella discendenza della Donna, che insieme ad Ella schiaccerà la testa dell'eresia modernista.

Concludo con una frase del Montfort: "Ma quando avverrà tutto questo? Dio solo lo sa. Compito nostro è di tacere, pregare, sospirare e attendere: «Ho sperato: ho sperato nel Signore (Sal 40,2)»" (16).

NOTE

(1) Cornelio Fabro, «Modernismo», Enciclopedia Cattolica, vol. VIII, C.d.V. 1952, coll 1188-1189 passim.
(2) DS/36 2001-2005; trad. redazionale.
(3) P. Bernardo Dorée Dalgains d'O., Della devozione al Sacro Cuore di Gesù, con una introduzione sullo spirito del giansenismo, Napoli 1865, p. 27.
(4) Cit. in «La massoneria cattolica», http://www.atfp.it/rivista-tfp/2011/96-marzo-2011/487-la-qmassoneria-cattolicaq.html, visitato il 20-10-2015.
(5) C. Fabro, Ibidem, col. 1193.
(6) Ho consultato l'opera nel formato e-book,  2005/2, digitalizzazione dell'edizione Mondadori 1953, affidabilità buona, p. 24 e 26, grassetto redazionale; testo scaricato da: http://www.classicistranieri.com/liberliber/Fogazzaro,%20Antonio/il_san_p.pdf.
(7) Lettera a un confidente romano del 24-8-1908, citata da E. Bonaiuti e riportata parzialmente in J. Rivière, «Modernisme», DThC X, col. 2042, grassetto e traduzione redazionali.
(8) Cf. J. Rivière, Ibidem, col. 2045.
(9) Chiara Fanti, «La Chiesa e il mondo al bivio: o si cambia o si muore. Intervista a Leonardo Boff», 17-10-2015, https://leonardoboff.wordpress.com/2015/10/19/la-chiesa-e-il-mondo-al-bivio-o-si-cambia-o-si-muore-intervista-a-leonardo/, visitato il 27-10-2015.
(10) «Ecco gli argomenti per la comunione ai divorziati risposati» intervista di A. Tornielli al Card. Kasper, 8-5-2014, http://vaticaninsider.lastampa.it/nel-mondo/dettaglio-articolo/articolo/kasper-33955/.
(11) «La comunione ai risposati non tocca la dottrina ma la disciplina», intervista di Andrea Tornielli a P. Giovanni Cavalcoli O.P., 17-10-2015,http://vaticaninsider.lastampa.it/vaticano/dettaglio-articolo/articolo/sinodo-famiglia-43987/.
(12) DS/36 2006.
(13) DS/36 2001.
(14) Esercizi spirituali, § 320, grassetto redazionale.
(15) Giovannino Guareschi, Don Camillo e don Chichì, in Tutto Don Camillo. Mondo piccolo, II, BUR, Milano, 2008, p. 3115.
(16) Vera devozione, § 59.