sabato 20 marzo 2010

Rinnovamento liturgico in corso. L'esempio di un Parroco veneto.


Nelle ultime settimane mi sono giunti due biglietti molto graditi che offrono l’opportunità di tornare a riflettere su alcune scelte liturgiche compiute dal sottoscritto e che non hanno mancato di suscitare sorpresa e, in qualche caso, dissenso.

Mi scrive dunque mons. Guido Marini, attuale maestro delle celebrazioni liturgiche pontifi cie, in occasione delle Feste natalizie: “Anche io ricordo con piacere il nostro incontro a Roma. Sono contento per il buon esito dell’altare. Rimaniamo uniti nella preghiera”.

Mons. Marini è quel prelato che vediamo sempre accanto al Santo Padre durante le celebrazioni liturgiche e proprio a lui mi sono rivolto per un consiglio fin da quando, in occasione dei lavori alla chiesa, ho pensato di riprendere ad usare il bellissimo altare settecentesco della parrocchiale, in alternativa a quello “verso il popolo” che mi sembrava inadeguato per i più svariati motivi.

Ho ricevuto un incoraggiamento a proseguire su questa strada che, per quanto insolita e controcorrente, è assolutamente legittima e praticata dallo stesso Pontefice in alcune occasioni. Da alcuni mesi, con una sorpresa via via in diminuzione, e con una comprensione sempre più profonda della sublimità del gesto, i fedeli che frequentano la chiesa di Ancignano si sono abituati a vedere il sacerdote (o i sacerdoti, perché c’è stata anche qualche concelebrazione) “di spalle” nella seconda parte della Celebrazione.

Nel momento più alto e sacro della Messa, la Liturgia Eucaristica, il sacerdote si fa soprattutto intercessore per il popolo che gli è affidato. Con le braccia alzate, rivolto ad Oriente, alla testa di un popolo orante, questa posizione assunta per tanti e tanti secoli nella prassi liturgica, aiuta il sacerdote a comprendersi meglio nella profondità e grandezza del ministero che gli è affidato. E anche la gente può rendersi meglio conto di cosa sia esattamente la S.Messa: non un semplice momento conviviale durante il quale si celebra il gusto di stare insieme, ma un atto di adorazione e di impetrazione, la rinnovazione incruenta di quel Sacrificio avvenuto sul Calvario, il Mistero che ci ha purificati.

L’altro biglietto, molto gradito e confortante viene dal mio Vescovo:

Vicenza 8. 2. 2010.
Caro don Pierangelo, ti ringrazio del tuo servizio a S.Rocco che è apprezzato e testimonia la tua disponibilità a servire la nostra Diocesi in un ambito dove la tua qualificazione si può esprimere con ricchezza per il bene dei fedeli che ne usufruiscono.
Ti benedico di cuore.
+ Cesare Vescovo
Mons. Nosiglia mi ha chiesto, tempo fa, di celebrare la Messa, nel pomeriggio della domenica, a San Rocco a Vicenza: è questa la chiesa scelta dalla Diocesi per andare incontro alle richieste di quei fedeli che desiderano partecipare alla celebrazione nella forma tradizionale (la cosiddetta “Messa in latino”). Ho colto nel gesto dell’arcivescovo un segno di apprezzamento per quanto ho cominciato a fare qui ad Ancignano fin dall’entrata in vigore del motu proprio “Summorum Pontificum”: far conoscere al popolo cristiano il tesoro costituito dall’antica Liturgia.

Ciò mi ripaga di qualche sofferenza patita per tal motivo, e – quello che più conta – sta a significare che i desideri del Papa, pian pianino, cominciano a tradursi nella pratica: in direzione di una Liturgia meno banale e più mistica.

Rimettere in circolo, liberamente, la preghiera antica, farà solo del bene a chi ama la Chiesa e tutta la sua storia. Così sembra volerci dire il Papa con i suoi esempi e con i suoi suggerimenti. Non abbiamo dubbi che queste scelte produrranno ottimi frutti per l’avvenire. Il germoglio è assai promettente e non possiamo che benedire il Signore per il dono di questo pontificato.

Don Pierangelo Rigon

8 commenti:

  1. Caro Don Pierangelo, la tua testimonianza è così bella e coraggiosa che fa quasi pensare che al bivio tra dissoluzione-fine dei tempi (che si avverte a livelli sempre più vasti), e rinascita -- che è prima di tutto una rinascita spirituale -- sia persino possibile immaginare che la direzione sarà quella della rinascita. Sono arciconvinto che essenziale a questa rinascita è la celebrazione della vera Messa. Da ogni luogo in cui la vera Messa viene celebrata si irradia una luce. Per tanti anni questa luce è mancata. Si voleva sostituire la Luce con tante buone intenzioni tutte umane di fratellanza, di rammemorazione, di assemblearismo ecc: <span>tutto ciò non è la Messa</span>. Persone come te riaccendono le fiaccole.

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  2. Avanti così, reverendo: siamo con Lei!

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  3. sacerdote cattolico20 marzo 2010 20:19

    Magnificat!

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  4. Dio benedica questo buon sacerdote! 

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  5. Carissimo Don Pierangelo, ammiro la sua fede, la sua fedeltà al Papa, il suo raro amore per la liturgia. Purtroppo, lei rimane uno dei pochissimi sacerdoti in Italia ad accogliere le sagge indicazioni del Papa circa un sano rinnovamento liturgico nel solco della tradizione all'interno del Novus Ordo. Spiace constatare come gli esempi del Pontefice non vengano accolti praticamente da nessuno. Ciò dimostra ancora una volta il fallimento del sistema adottato da Benedetto XVI: le modifiche del Novus Ordo (la cosiddetta Riforma della Riforma) andrebbe imposta per decreto alla Chiesa Universale, non semplicemente proposta.
    Quanto a Cesare Nosiglia, Vescovo di Vicenza, non mi risulta affatto che brilli per simpatia verso la Messa di sempre, tutt'altro, mi pare che abbia spesso fatto di tutto per boicottarla e per non andare incontro ai fedeli tradizionali vicentini. Almeno questo credo di aver letto consultando il sito di Una Voce Veneto.
    Comunque, Don Pierangelo, Dio benedica la sua benemerita azione e la ricolmi di Grazie. Continui così e convinca tanti suoi confratelli sacerdoti ad imitarla, secondo le intenzioni del Papa. Ad multos annos! 

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  6. Mica tanto messi bene...21 marzo 2010 11:04

    In una settimana di viaggio in Veneto mi sono imbattuto in un parroco trevisano che spara a zero su Ratzinger (quanti ce ne sono di preti così!), un parroco padovano che vorrebbe spostare l'altare nuovo e ripristinare l'antico, ma non ha il coraggio di farlo e un parroco veneziano che guarda con simpatia ma anche con distacco i "lefebvriani" (li chiama così, ma senza intenzioni offensive: i veneti, si sa, non eccellono in diplomazia ed eleganza) di San Simeon Picolo. Una situazione confusa: è così un po' ovunque, povero Benedetto XVI. Secondo me i Papa dovrebbe rompere gli indugi e prendere una posizione netta. Il tentativo di armonizzare gli opposti contrari è lodevole, ma destinato al fallimento: per non scontentare nessuno si finisce per scontentare tutti.

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  7. Sono veneto e sono fiero di esserlo...W la Tradizione !!!!!

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