venerdì 27 novembre 2009

La comunione al tempo del colera

La diffusione dell'influenza suina (o influenza A, o N1H1; il colera non c'entra nulla, se non a parafrasare il romanzo di Garcìa Marquez) ha creato allarmi di pandemìa un po' in tutto il mondo e la cosa ha avuto risvolti anche liturgici.

E' parso infatti che alcuni vescovi non aspettassero altro per sfruttare l'occasione come pretesto per proibire la comunione sulla lingua ed imporla sulle mani: e con tanto maggiore impegno, in quanto occorre contrastare il buon esempio che il Papa si sforza di dare, per il ritorno alla corretta postura nel ricevere l'Eucarestia.

La moda del divieto è iniziata in Messico (il paese per primo colpito dall'epidemia) e si è poi diffusa, al pari del virus, qua e là per il mondo.

Il minimo buon senso ha poi portato ad accorgersi che, ben più del rischio (tutto sommato remoto) di scambi salivari mediante la comunione sulla lingua, altri comportamenti a Messa rappresentano fonti di ben maggior pericolo di contagio: massimamente lo scambio della pace (sulle mani si concentrano virus, bacilli, germi e batteri, specie allorché ci si ripara la bocca con le mani, tossendo o starnutendo); il tenersi per mano al Padrenostro; la comunione sotto le due specie effettuata bevendo al calice. Come dire: ce n'è per i tradizionalisti, ma ce n'è ancor più per i novusordisti.

Sicché, normalmente i vescovi si preoccupano equanimemente di vietare sia la comunione sulla lingua, sia lo scambio della pace. Ma la cosa preoccupa poco i modernisti: convincere le persone ad abbandonare il tradizionale modo di comunicarsi, sanno bene, produce di norma effetti irreversibili. Le pestifere strette di mano, invece, riprenderanno senza problemi passata la pestilenza, grazie alla pressione sociale: come si fa a snobbare sdegnosamente la mano tesa del vicino?

Ora, chiariamo un punto. Noi non siamo in linea di principio contrari a norme eccezionali, temporanee e giustificate da serie ragioni sanitarie, che imponessero rivolgimenti liturgici come il divieto di comunicarsi sulla lingua. In tempo di pestilenza, è lecito perfino sciogliere dal precetto domenicale. Né è accettabile un contegno di chi voglia assumere rischi inutili dicendo di confidare nella protezione divina: quella non è Fede, è fideismo; anzi, è un tentare Dio: Gesù Cristo respinse la tentazione del demonio, che gli suggeriva di gettarsi dal pinnacolo confidando nel soccorso degli angeli inviati dal Padre. Spesso, forme di fideismo sono state le migliori alleate delle epidemie: Manzoni ci ricorda come la peste si diffuse in Milano in un lampo, per effetto della calca e della promiscuità verificatesi durante la solennissima processione che era stata indetta proprio per impetrare protezione da quella peste.

Questo, in linea di principio. Ma che nel caso attuale un divieto di comunicarsi sulla lingua abbia giustificazione, è del tutto indimostrato. Pertanto salutiamo con favore una lettera della Congregazione per il Culto Divino, che ricorda come comunicarsi nel modo tradizionale sia un diritto per ogni fedele non altrimenti impedito. Quel che più conta, la Congregazione promette di intervenire per far rispettare quel diritto.

Ecco il testo della lettera pubblicata da Rorate Caeli e da noi tradotta.

Roma, 24 luglio 2009

Egregio ****

Questa Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti desidera accusare ricevuta della Sua lettera datata 22 giugno 2009 concernente il diritto del fedele a ricevere la S. Comunione sulla lingua.

Questo dicastero osserva che la sua Istruzione Redemptionis Sacramentum (25 marzo 2004) chiaramente osserva che "ogni fedele ha diritto a ricevere la S. Comunione sulla lingua" (n. 92), né è lecito negare la S. Comunione ad alcun fedele di Cristo che non sia impedito per legge a ricevere la Sacra Eucarestia (cfr. n. 91).

Questa Congregazione La ringrazia per aver portato questa importante questione alla sua attenzione. Sia certo che saranno effettuati gli opportuni interventi.

Possa Ella perseverare nella fede e nell'amore per N. Signore e la Sua S. Chiesa e nella continua devozione al SS. Sacramento.

Con ogni augurio ed i migliori saluti

Suo in Cristo

P. Anthony Ward S.M., Sotto-Segretario

C'è anche chi, fiutando l'affare delle fobie ipocondriache, si è andato a inventare il distributore di ostie perfettamente igienizzato; eccovelo qua sotto; se vi interessa saperne di più, andate a leggere su Cantuale Antonianum e sul blog di Fr. Z.

Nella pubblicità dell'aggeggio è un piccolo capolavoro di blasfemia la frase: "per ridurre il costo, il tempo e il personale necessario a distribuire la comunione, fino al 50%". Almeno servisse a togliere di mezzo un po' di ministri straordinari dell'Eucarestia...

37 commenti:

  1. Un sacerdote ha tentato di impormi la comunione sulle mani. Dopo il mio cortese ma fermo rifiuto, il giorno successivo mi ha riempito di contumelie.
    Rendo grazie a Dio per la possibilità di testimoniare, pur indegnamente e da povero peccatore, la mia fede eucaristica, e prego per quel povero prebitero disorientato.

    RispondiElimina
  2. no !!!!!! io una idea geniale ce l' ho ....
    perchè non mettono un distributore automatico nei pressi dell' altare .....

    si fa la fila alla comunione , con un euro si prende un ostia bell' è pronta ........
    cosi facciamo anche la questua compresa , comodo no !!!!!!!!!!

    che DIO abbia pietà per tanto abominio .............

    RispondiElimina
  3. .... e il sacerdote o il vescovo stanno a guardare , senza affaticarsi , seduti sul trono o il seggiolone . la fila innumerevole , che senza fare la Confessione , tutte le domenica fa a Comunione .....


    il CVII ci ha fatto diventare tutti santi !!!!!!!!!!

    RispondiElimina
  4. Durante la peste di Milano, in barba al "buon senso" igenista, Il Cardinal Borromeo (Federico, di cui si attende l'elevazione all' onore dell'altare), anziché stare rintanato nei suoi Sacri Palazzi, uscì in Magna cappa processionalmente per scongiurare l'allontanamento del flagello insieme a tutto il Capitolo...chissà quella Cappa quale ricettacolo di peste divenne e...non vogliamo neppure paragonare la virulenza di quella malattia con la presente suina che è un raffreddore! Se è vero che i sacredoti secolari smisero gli abiti lunghi (all'epoca i secolari non erano soliti portare sempre la talare) i religiosi non lo fecero affatto...e si sa nei Promessi Sposi chi fa la miglior figura tra secolari e religiosi!!
    Il Messico ha messo tanto impegno per scongiurare la nuova "pandemia" e non si rende conto che la peggiore peste dalla quale è affetto e ammorbato è il liberalismo massonico imperante, quello stesso che vuole eliminare ogni adorazione e culto rivolto a Dio per sostituirlo con l'antropolatria...il vessillo di tale atteggiamento è la comunione sulle mani, quasi che fosse dato all'uomo stringere Dio nel carpo della propria zampaccia!:)

    RispondiElimina
  5. Anch'io ho partecipato le scorse settimane a una messa parrocchiale in cui il celebrante ha imposto a tutti la ricezione del pane eucaristico nelle mani. Credo che il motivo fosse il timore della pandemia (giustificato il timore, inadeguato il rimedio), lo stesso motivo che ha suggerito di lasciare asciutte le acquasantiere.
    La cosa mi ha ovviamente infastidito, anche se ho ritenuto opportuno adeguarmi all'ordine in considerazione del fatto che l'obbedienza è una virtù stupenda che produce frutti meravigliosi e del fatto che ciò che mi veniva imposto non era propriamente un abuso quanto piuttosto un sopruso e quindi potevo liberamente scegliere di assoggettarmi a esso, non venendo in questione beni indisponibili, ma solo il personale criterio.
    Devo aggiungere che il rischio di contatti salivari per il sacerdote è estrememente contenuto, e anche il pericolo di contagio per effetto di questi è abbastanza remoto ed è ovviabile con un'abbondante lavacro dopo la distribuzione.
    Inoltre, il rischio di contatti salivari verrebbe praticamente annullato se si ripristinasse la augusta consuetudine di ricevere la comunione in ginocchio o, perlomeno, se il sacerdote si collocasse su un gradino a un livello più alto rispetto al fedele, perchè dall'alto in basso il sacerdote vede meglio dove sta collocando la particola e controlla meglio il movimento. Provare per credere: quando ho fatto la comunione allo stesso livello del sacerdote, l'inconveniente salivare si è verificato qualche volta (molto poche, a dire il vero), soprattutto quando il ministro è più basso di me, mentre ricevendola in ginocchio non ricordo che si sia mai verificato.
    Luigi

    RispondiElimina
  6. Adesso perchè ve la prendete anche coi ministri straordinari ma che vi avremo mai fatto di male?

    RispondiElimina
  7. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

    RispondiElimina
  8. Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.

    RispondiElimina
  9. a dire il vero è tutto cosi ridotto in male arnese che vi è solo da fare dello spirito ... con amarezza .!!!!!!!!! ......
    .
    AH ...... e i ridicoli saremmo noi ??? col distributore automatico , pardon semi automatico .???.....
    E' UNA COSA SERIA e da prendere come una COSA SERIA !?!?!?!?!?!?!?!?!?!

    RispondiElimina
  10. Caro Marco,

    non ce la prendiamo con i Ministri straordinari per sé considerati(figurati: uno dei nostri redattori lo è). Ce la prendiamo con l'abuso che se ne fa: il Ministro straordinario, come dice l'aggettivo, non dovrebbe servire ordinariamente a distribuir particole alle Messe in cui, evidentemente, c'è già il sacerdote che lo fa (e non sono molte le Messe in cui i comunicandi son centinaia).

    Dovrebbe invece servire a portare la comunione ai malati e, in questo, il loro ruolo è prezioso, visto che i pochi sacerdoti non sempre possono farlo.

    E' invece frequentissima la scena del prete che si siede sul trono, mentre 2-3-4 zelanti ministri spacciano le Ostie a 30-40 comunicandi. Anche questo serve a sminuire la percezione dell'importanza del Sacramento che si riceve.

    RispondiElimina
  11. Caro Marco, non avete fatto nulla di male come categoria, ci mancherebbe altro!
    Il problema sta nel fatto che tutti i documenti magisteriali (anche post-conciliari) sulla materia eucaristica esplicitano in modo inequivocabile che il ricorso a laici per la distribuzione della SS Eucarestia durante la messa deve essere effettuato solo in presenza di una quantità enorme di fedeli tale che se fosse effettuata da parte del solo celebrante avrebbe una durata spropositata.

    Purtroppo, personalmente, constato che spesso si abusa della distribuzione eucaristica da parte dei laici semplicemente per "far prima", perdendo così il senso di chi sia veramente il celebrante, che consacra e distribuisce le specie eucaristiche impersonificando, in quel momento, Cristo stesso.
    Non di rado mi è capitato di vedere anche distribuzione eucaristica solo da parte dei ministri dell'eucarestia, mentre il sacerdote si "riposava".

    Anche nella distribuzione ai malati e agli infermi, inoltre, spesso il sacerdote demanda tale compito ad un laico "specializzato", ignorando l'eventuale desiderio dell'infermo di confessarsi prima di ricevere la comunione.
    A mio parere, in tal modo, si snatura la figura del laico, rendendolo simile al sacerdote. A volte si ha l'impressione che non si riesca più a distinguere tra la vocazione di cristiano laico e la vocazione al sacerdozio, ruoli e compiti drasticamente diversi l'uno dall'altro.

    RispondiElimina
  12. Ho postato il mio commento in contemporanea con la redazione. Pardon.

    RispondiElimina
  13. dal Corpus Domini di quest'anno non distribuisco più la S. Comunione dulla mano, quindi non ho affatto preso in considerazione questo tipo di misura precauzionale.
    A qualche timoroso di contagio...ho semplicemente detto: ma la S. Comunione non è un obbligo, facciano la comunione spirituale...ci saranno così anche mero profanazioni e meno sacrilegi!

    Questa è la realtà tristissima dappertutto.
    E i vescovi si ostinano a dire che i "nostri" sono vecchi criteri di lettura della realtà...

    RispondiElimina
  14. Chiedo gentilmente a chi ne avesse la possibilità qualche informazione storica sull'utilizzo delle cosiddette "pinze eucaristiche". Erano degli strumenti in metallo prezioso con cui un tempo si amministrava la S.Comunione in periodo di epidemia o nei lebbrosari. Sul web si trovano alcune immagini ma nulla più. Grazie.
    Riccardo

    RispondiElimina
  15. Don Luigi
    "dal Corpus Domini di quest'anno non distribuisco più la S. Comunione dulla mano, quindi non ho affatto preso in considerazione questo tipo di misura precauzionale."
    Caro don Luigi,
    detto così, il suo è un abuso tanto quanto lo è quello dei presbiteri che rifiutano di dare la Comunione sulla lingua ai fedeli che ne fanno richiesta.
    Tolta la situazione di impossibilità di controllo da parte del ministro (tipo le grandi celebrazioni dei Santuari), che renderebbe impossibile verificare che la particola consacrata sia assunta da chi la riceve, in una normale comunità parrocchiale i fedeli possono errere educati a ricevere la S. Comunione sulla mano nel modo prescritto e possono quindi avvalersi, se lo desiderano, di questa facoltà.
    Noi preti non siamo padroni della legge ecclesiastica... nè in senso "tradizionalista", nè in senso "progressista".
    Don Antonio

    RispondiElimina
  16. Caro don Antonio, mi spiace, ma non credo si possa accusare don Luigi di una scorrettezza, poiché la Comunione sulla mano è nata da un abuso che, invece di essere fermato dalla gerarchia, è stato prima tollerato e poi introdotto dalle conferenze episcopali, con un incredibile capovolgimento di motivazioni. Ricordo quando divenni parroco nel 1988 che qualcuno già si accostava a ricevere la Comunione sulla mano e io, secondo la normativa vigente, lo riportai al rispetto della regola liturgica, dopo pochi mesi fui costretto ad ammettere la novità perché la CEI aveva votato a maggioranza l'introduzione della nuova pratica. Cioè avrei dovuto spiegare che quello che prima era proibito diventava virtuoso!!!!
    Ma io ho promesso al vescovo di consegnare la mia volontà a lui nell'obbedienza, ma non la ragione, la logica e la verità.

    La discipkina della comunione sulla mano è contraddittoria, smentisce i criteri tradiizonali di rispetto verso l'Eucaristia.

    Quindi se solo uno rilevasse una maniera scorretta di ricevere la particola, sarebbe più che giustificabile il ritorno alla forma tradizionale come ha fatto don Luigi e come è successo a Bologna per disposizione dell'Ordinario.

    RispondiElimina
  17. avrei dovuto spiegare che quello che prima era proibito diventava virtuoso!!!!
    ------------
    Ed ecco immancabilmente
    -come da 40 anni accade su tanti fronti dottrinali, liturgici e pastorali- che il Magistero diventa contraddittorio con se stesso, abbattendo (come ben diceva don Camillo) il principio di identità e di non contraddizione!
    Quale delle due affermazioni è vera e giusta?
    tutte e due ugualmente?
    La retta ragione risponde: impossibile!
    Ma intanto il povero fedele sconcertato, allibito di fronte a tanti contrordini, (basti dire che nella mia diocesi fu indicata come forma migliore la Comunione sulle mani, e così insegnata ai bambini) non può far altro che diventare STRABICO, come dice l'ottimo don D'Ercole!
    Cari Ministri di Dio, fino a quando costringerete il Gregge a questo pernicioso strabismo?
    A questa lacerazione della mente e dell'anima nella quale oggi è vero TUTTO E IL CONTRARIO DI TUTTO?
    Quando tornerete al SI' SI' NO NO, che Nostro Signore vi (ci) ha insegnato?
    Siamo pecore stremate e disperse, che non distinguono più netta e forte la divina voce del Buon Pastore.... abbiate pietà di noi !

    RispondiElimina
  18. Quando feci la mia prima comunione non esisteva la possibilità di prendere in mano l'eucaristia.

    Qualche anno dopo una professoressa, sempre adducendo la motivazione igienica, mi "costrinse" (non nel vero senso della parola, ma con toni piuttosto convincenti) ad assumerla tra le mani.

    Ora che sono fidanzato con un medico che mi ha fatto capire che le misure igieniche sono un puro pretesto (per molte delle motivazioni già elencate nei commenti sopra), sono due anni ormai che non allungo piu' le mani alla comunione, mettendole anzi congiunte al petto, ben in vista, onde evitare fraintendimenti.

    Non "condannerei" chi continua a prenderla tra le mani in buona fede, visto che, per molti, la nuova modalità di assunzione è stata una più una costrizione caduta dall'alto che una scelta personale.

    RispondiElimina
  19. Anch'io non condanno chi riceve la comunione in mano, perché si tratta in maggioranza di persone in buona fede e magari molto migliori di me.
    Ma certamente l'indulto dell'89 non è conforme alla Tradizione. Ad esempio: come la mettiamo con la purificazione? Chi le purifica le mani del fedele che prende l'ostia in mano? Allora il piattino, la purificazione delle mani del sacerdote e dei vasi sacri sono diventati tutti gesti privi di senso? La Tradizione continua ad essere la via maestra ...

    RispondiElimina
  20. Caro Hofer, non si tratta si condannare i fedeli, che ovviamente sono sempre acquiescenti alla "autorità" (perlomeno alla persona che ne appare rivestita di fronte a loro, quella "prossima"), e si sono DOVUTI per forza adeguare alle nuove direttive, ritenendole obbligatorie, come tutto ciò che è derivato dal Concilio (che fosse o non fosse in esso scritto, che importa? che ne potevano sapere i fedeli di ciò che il Concilio EFFETTIVAMENTE diceva?)....
    Si tratta di tornare una volta per tutte alla RETTA Dottrina, abbandonando le mode e le ideologie, e si tratta di RIEDUCARE daccapo con pazienza e umiltà (e semplicità e chiarezza!) il popolo cattolico che dai Pastori stessi fu sviato con speciose (e pretestuose) motivazioni su una innovazione ingiustificabile: e se detti Pastori dovranno ammettere di aver sbagliato, che ne sarà del loro amor proprio?
    Ma che cosa conta di più, l'amor proprio o l'Amore e Timore di Dio, nella venerazione del SS.mo Sacramento dell'altare?

    RispondiElimina
  21. Attenzione a non perdere di vista l'insieme, la modalità con cui si riceve la comunione è una conseguenza di altre cose. La questione di fondo è: cos'è la messa? Se la messa è una "cena", allora il pane si prende con le mani come facciamo a tavola. Se la messa è un sacrificio, quello non è pane e allora a maneggiarlo sono solo i sacerdoti. Per la tradizione cattolica la messa è un sacrificio, non ci sono dubbi. Ma vedete che di sacrificio non si parla più e sono state introdotte innovazioni che a poco a poco, senza dirlo espressamente, spingono a ritenere che la messa sia una semplice cena.

    RispondiElimina
  22. Sono assolutamente d'accordo con Anonimo delle 17.27: se la Messa è solo una cena, beh allora ...
    :-((((

    RispondiElimina
  23. Esatto, anonimo: è proprio ciò che volevo dire!
    Prego l'anonimo e Hofer di seguire la discussione sul medesimo tristissimo attuale argomento -declassamento a Cena del Santo Sacrificio della Croce- sul sito

    https://www.blogger.com/comment.g?blogID=29059218&postID=8635342743070638474

    dove è riportato il post di anonimo 17:27,

    mostrando le estreme conseguenze nefaste e ABOMINEVOLI a cui viene portato il processo di protestantizzazione della Messa, in questi nostri giorni, col beneplacito dell'episcopato molisano, consenziente al "nuovo" catechismo neocat, con annessa rivisitazione dei Sacramenti e dell'Eucaristia insegnata ai bambini: c'è da rabbrividire!
    L'abominio sommo della S. Messa procede inarrestabile davanti ai fedeli impotenti!

    Usque tandem?

    RispondiElimina
  24. intendevo...:
    L'abominio sommo dello svuotamento totale (in modo graduale e non-percepito dai poveri fedeli catturati e "riplasmati" dal CNC, unico metodo obbligato in quelle parrocchie!) del vero senso e contenuto della S. Messa....
    di cui rimarrà un misero simulacro di tipo "conviviale"!
    E' la sua distruzione progressiva
    con annessa "giudaizzazione" del Rito
    (definitiva? Dio non voglia...)

    Miserere nostri, Domine

    RispondiElimina
  25. allora , se la MESSA è una cena sediamoci a tavola !!!!!!!!!!! ....

    chiedo scusa , i Miracoli Eucaristici di BOLSENA , le OSTIE di SIENA , LANCIANO .. non dicono niente ????? non entro nel particolare , ma l' OSTIA di LANCIANO , esaminata è una parte di CUORE UMANO completo in ogni sua parte , come sezionato da un GRANDE CHIRURGO .... il SANGUE di LANCIANO è sangue umano AB+ stesso gruppo del SANGUE della SINDONE e OVIEDO .........
    e' pura coincidenza ????? ..... naturalmente !!!

    RispondiElimina
  26. In sé non ci sarebbe nulla di riprovevole ricevendo la comunione in mano. Uno potrebbe comunicarsi col massimo rispetto e fervore, ma... purtroppo il gesto in sé porta inevitabilmente a prendere l'ostia con leggerezza come si prende un qualsiasi oggetto di uso comune. Tant'è che si è persa non solo nei fedeli ma nei preti l'accuratezza nel raccogliere i frammenti e nell'evitare di lasciarli cadere. Il vescovo stesso dopo la comunione si fa lavare le mani come prescriveva già il riro preconciliare, ma senza purificarle nel calice, quindi i ministri buttano quell'acqua come quella del "lavabo" all'offertorio. Lo ripeto e lo chiedo da anni ormai, ma nessuno mi ha saputo spiegare questa curiosa riforma del pontificale. Che cosa vogliamo pretendere dai fedeli se noi preti ci comportiamo così con l'Eucaristia?

    RispondiElimina
  27. Forse si sbagliava un tempo... Comunque ho sempre richiesto l'ostia sulla lingua e la inghiotto senza masticarla: così mi hanno insegnato. Il celebrante poi con la purificazione delle mani probabilmente le ha più nette di molti fedeli. Penso che tanti vescovi dovrebbero dedicarsi a tante altre attività, visto i cali dell'affluenza alla Santa Messa domenicale, piuttosto che cercare di evidenziare ad ogni piè sospinto il loro potere. Personalmente abolirei la validità per la domenica della Messa del sabato pomeriggio. Chi vuole andare ad ascoltare la Santa Messa ci vada, senza relegarla all'ultimo posto dopo la spesa, il mare, gli amici ecc. Scusate ma sono un poco scoraggiato...

    RispondiElimina
  28. io...come fedele mi sono stufato..di questi preti..che fanno tutto alla svelta! non ci credo piu' niente! sarebbe ora che la chiesa si svegliase dal sonno...comincindo dai preti...vescovi..cardinali....

    RispondiElimina
  29. Grazie don Gianluigi; a parte il mezzo nome abbiamo in comune, vedo, molto la "testa".
    Mi ritrovo nella parole di tanti commenti.
    Bisogna seguire la coscienza, soprattutto quando è in sintonia con la retta fede e supportata dalla Tradizione. Per fortuna alcuni fedeli ancora capiscono che Gesù Nascosto 'è il Signore', a differenza di tanti preti, vescovi, liturgisti.

    Quando il mio vescovo - che d'altronde ne è al corrente - mi farà notare l'abuso della comunione solo sulla lingua, non certo starò a dare spiegazioni inutili...né farò notare a mia volta abusi ben più gravi...ma si imporrà una scelta...per me non so...per lui con ogni probabilità.

    RispondiElimina
  30. Ho assistito a delle prime Comunioni nella mia parrocchia. Io ho la sensazione che ai bambini non venga nemmeno proposta la possibilità di scegliere il modo di accostarsi all'Eucaristia, è da anni che li vedo riceverla solo in mano.
    Inoltre è vero, come è stato detto, che il primo veicolo di contagio, oltre quello aereo e dell'Acquasantiera, è rappresentato dalla stretta di mano. Dopo aver stretto la mano , ad almeno 3-4 persone (altrimenti ci restano male), il fedele riceve sulla stessa, ormai contaminata,la Sacra Particola e la porta alla bocca.
    E poi in tutta sincerità, penso che queste misure "straordinarie", qualora fossero veramente efficaci, dovrebbero durare per sempre , visto che di pandemie o presunte tali ce ne saranno sempre e sempre di più, considerando che la popolazione mondiale tende a crescere continuamente e che la gente si sposta di più e più velocemente di prima.

    RispondiElimina
  31. Filippo, hai dimenticato che con le stesse MANI PULITE con cui si prende l'Eucaristia soni stati toccati i SOLDI SPORCHI per la raccolta offertoriale....

    RispondiElimina
  32. per quanto afferma FILIPPO ........
    alla mia PRIMA COMUNIONE ....... mi intorno i miei 10 anni piu o meno . mi ricordo il parrroco ... grande figura di cui tutti noi avevamo soggezione ..... e ne ringrazio IDDIO per questo ...... altro che pacche sulle spalle come si usa oggi !!!!!!! ........

    dicevo il mio parroco ci faceva fare le prove ...... ne facemmo tre e ci raccomandò di arrotolare l' OSTIA con la lingua e di scioglierla un po con la saliva prima di deglutirla .....
    cosa che faccio ancora oggi ......
    non sono ..come dire un SUPERSTIZIOSO ..... non so che titolo trovare a proposito , ma se succede che tocco la particola coi denti me ne dispiace assai ...... qualcuno dira che non sono queste le cose importanti ....
    ma io no gli do ragione ....

    RispondiElimina
  33. ....... ma infatti ANONIMO delle 10'31 ...... sono tutte fregnacce !!!!!!!! -------
    chi conta i soldi della questua si metti i guanti usa e getta per caso ????????? ...
    magari ne avesse un sacco pieno qualche vescovo , di soldi infetti con la suina ...... magari per lui !!!!!!!!!

    siamo completamente usciti dai binari con una umanita completamente impazzita e immorale .......

    RispondiElimina
  34. Welcome, io a messa vado solo la domenica, ma non sono daccordo ad eliminare la validità del sabato sera.
    Credo anzi che sia in sintonia con la retta Tradizione.

    Ai tempi di Gesù il giorno cominciava al tramonto del precedente.
    Infatti confrontando Mc 15 con Lc 23, si nota come il corpo di Gesù fu deposto da Giuseppe d'Arimatea la sera del venerdì (secondo Marco) quando già risplendevano le luci del sabato (Luca). Notare che Luca dice "LE luci" non "LA luce", distinguendo tra le luci artificiali che si cominciavano ad accendere in città e la luce solare.
    In tal modo si spiega anche la fretta dei giudei, descritta da Giovanni (cap 19 v. 31), di far spezzare le gambe ai crocefissi alle 3 del pomeriggio. Il sabato, infatti, sarebbe cominciato di lì a poco.

    Poi, da quel che so io, la Chiesa ha sempre fatto cominciare la domenica con i "primi vespri" e, per il tempo che nella mia città si è celebrata la messa in forma straordinaria, il sabato sera la messa era quella della domenica.

    Mi scuso se sono stato tedioso.
    Saluti

    RispondiElimina
  35. Per Laico. Sono ben dette le cose che hai riportato, ma io derivo da un mondo agro pastorale in cui il sabato si lavorava (e fino a tardi). La domenica era il giorno del Signore ed allora ci si metteva il vestito nuovo (come si usa quando si incontra una persona importante e si andava a messa. Forse mi manca quella fede genuina delle persone semplici che dicevano che le cose sono così perché lo vuole Dio, e l'innocenza di quando ero bambino e frequentavo la Santa Messa, magari senza capire ma con un grande desiderio di diventare migliore. Se devo essere sincero, mi mancano quei tempi in cui non abbondavano i ragionamenti ma vi era con tanta spontaneità. Scusami tu se ti ho annoiato

    RispondiElimina
  36. Bravo Welcome.
    E' ora che riscopriamo il valore della Domenica, giorno del Signore INSOSTITUIBILE e non "intercambiabile" col sabato: pare che molti cattolici comincino a perdere la profonda consapevolezza di quella che è la Pasqua di Resurrezione che noi dobbiamo festeggiare tutte le domeniche, fin da quella prima Pasqua dell'anno 33, che ha ricapitolato tutta la storia umana in Cristo Salvatore, consacrando la Domenica come giorno del Signore risorto.
    Ritornare alla piena coscienza che gli antichi cristiani avevano di ciò, dicendo:

    «Sine dominico non possumus: Senza la domenica non possiamo vivere».

    così dissero i 49 martiri di Abitene quando nel 303 d.C., nella feroce persecuzione di Diocleziano, affrontarono "coraggiosamente la morte, pur di non rinnegare la loro fede nel Cristo risorto e non venir meno all’incontro con Lui nella celebrazione eucaristica domenicale. Perché? non certamente per la sola osservanza di un “precetto” – visto che solo in seguito la Chiesa stabilirà il precetto festivo. Allora, perché? Perché i cristiani, fin dall’inizio, hanno visto nella domenica e nell’Eucaristia celebrata in questo giorno un elemento costitutivo della loro stessa identità."

    "Bisogna riscoprire la centralità della Domenica come giorno distintivo dell'identità cristiana
    La centralità della domenica
    Alla luce della testimonianza dei martiri di Abitene acquista maggiore forza quanto scrivono i Vescovi italiani negli Orientamenti pastorali: «Ci sembra fondamentale ribadire che la comunità cristiana potrà essere una comunità di servi del Signore soltanto se custodirà la centralità della domenica,
    “giorno fatto dal Signore”(Sal 118,24), “Pasqua settimanale”, con al centro la celebrazione dell’Eucaristia, e se custodirà nel contempo la parrocchia quale luogo – anche fisico – a cui la comunità stessa fa costante riferimento» (Cvmc 47).

    http://www.chiesacattolica.it/cci_new/pagine/1982/Sine%20dominico%20non%20possumus.doc

    (cfr. "Sine Dominico Non Possumus! Senza il Giorno del Signore non Possiamo Vivere", testo di Benedetto XVI, Libreria Editrice Vaticana)

    Memoranda

    RispondiElimina
  37. Preciso che non volevo contraddire Laico, poichè la Messa del sabato sera è senz'altro valida come "precetto" festivo, ma intendevo solo evidenziare una certa tendenza (rispetto ad alcuni decenni fa) all'indebolimento del sentire la Domenica come vero "giorno del Signore"...
    Memoranda

    RispondiElimina

L'inserimento senza moderazione dei commenti è limitato ai soli post usciti nella medesima giornata di inserimento e nel giorno precedente. Per i post più vecchi, i commenti saranno sottoposti a moderazione.
Qualora fosse attiva la moderazione, possono passare anche alcuni giorni prima del controllo da parte della Redazione.