sabato 22 agosto 2009

Mons. de Galarreta nominato presidente della Commissione teologica della FSSPX

Traduciamo dal sito sudamericano Panorama Catòlico Internacional:

Il vescovo ispano-argentino mons. Alfonso de Galarreta è stato nominato presidente della Commisione di teologi della Fraternità S. Pio x con l’incarico delle discussioni dottrinali con Roma. Suo compito sarà coordinare e dirigere gli incontri con la Commissione designata dalla Santa Sede. Poiché attualmente egli è rettore del seminario di Nostra Signora Corredentrice di La Reja, in Argentina [dopo che mons. Williamson, precedente rettore, è stato sollevato dall’incarico], dovrà dividersi tra tale incarico e in viaggi in Europa per assolvere al nuovo compito.

Di profilo discreto, si sa che sostiene posizioni dottrinali dure; tratta poco, quasi nulla con la stampa e ha uno stile pastorale che gli ha guadagnato il rispetto di clero e fedeli in tutta la Fraternità, specie per la sua abilità come persona di consiglio e per la chiarezza nell’esposizione e nel pensiero. Sebbene la sua intransigenza dottrinale sia fuori discussione, si caratterizza per le sue attitudini ragionevoli e di sperimentato realismo.

Secondo fonti vicine alla FSSPX, resterebbe destinato all’Argentina finché l’andamento delle discussioni determinino se le sue funzioni in Europa assorbano più del tempo necessario a seguire il seminario.
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La attuale impossibilità pratica di mons. Williamson di svolgere incarichi di apostolato, dato il polverone mediatico e la sua situazione legale, ha provocato un maggior carico di lavoro agli altri tre vescovi coadiutori della FSSPX.

Le discussioni dottrinali cominceranno presumibilmente dopo l’estate europea, senza tuttavia data fissa definitiva.

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Per avere un'idea più precisa circa l'attitudine di mons. de Galarreta in merito agli incipienti colloqui, è utile riportare di seguito alcuni estratti di una intervista apparsa il 21 maggio scorso su un periodico lefebvriano e ripresa e tradotta dal sito Unavox, ove troverete il testo integrale:


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- Molti si chiedono per quale motivo il Papa ha pubblicato il decreto del 21 gennaio. Alcuni parlano della volontà di assorbire la Fraternità Sacerdotale San Pio X e ridurla al silenzio. Altri parlano di un semplice atto di benevolenza da parte del Papa. Lei cosa ne pensa?
È difficile conoscere le intenzioni, tuttavia, per ciò che si può dedurre dagli atti, probabilmente esistono varie distinte ragioni. A me sembra indiscutibile che da parte del Papa esista la sicura volontà di ripristino della giustizia e della benevolenza. Però, è altrettanto indubitabile che a Roma sperano che tali misure e i contatti che seguiranno permetteranno loro di incorporarci nella “dinamica ecclesiale”, e che noi smusseremo gli spigoli che secondo loro presentiamo, per esempio, nell’essere così rigidi e intransigenti, come dicono, a riguardo della dottrina. Ossia, sperano di “moderarci” un poco, incorporando anche alcune della nostre cose positive. Altro aspetto importante è la volontà di Benedetto XVI di dimostrare la continuità del Concilio Vaticano II con la Tradizione: se si vuole provare che vi è continuità, basta lasciarci esistere e vivere entro il perimetro della Chiesa ufficiale. Indubbiamente questa visione delle cose e di noi costituisce il maggior pericolo per i contatti a venire.

- Possiamo parlare di un Papa tradizionalista?
No. Disgraziatamente, no. Benedetto XVI si è preoccupato di smentire esplicitamente questa affermazione. Egli si identifica pienamente e teologicamente col Concilio Vaticano II. Il suo insegnamento e il suo governo della Chiesa si iscrivono direttamente nello spirito del Concilio. La prova sta nel fatto che vuole incorporarci nella Chiesa ufficiale, però secondo una concezione ecumenica. Egli sta praticando l’ecumenismo con noi.Tuttavia, contemporaneamente vi è un cambio di atteggiamento rispetto alla Tradizione: non si tratta più di persecuzione, ma, fino ad un certo punto, di accettazione. Questo cambio di attitudine, oggi più chiara, più aperta rispetto alla Tradizione, ci serve da base per affrontare i colloqui con Roma. Il buono, il nuovo, del Papa attuale è questo cambio di attitudine e l’accettazione che il Concilio e il magistero debbono mantenersi in continuità con la Tradizione. Questo è un punto di partenza che ci permette di discutere.

- Nella sua lettera ai vescovi del mondo, del 12 marzo, il Papa dice che «i problemi che ora debbono essere affrontati sono di natura essenzialmente dottrinale, e si riferiscono soprattutto all’accettazione del Concilio Vaticano II e del magistero post-conciliare dei Papi». Quali sono i problemi dottrinali di cui parla Benedetto XVI ?
Sono precisamente le novità ispirate ai principi liberali, neomodernisti, come per esempio la libertà religiosa, la libertà di coscienza, l’ecumenismo, il democratismo introdotto nella Chiesa con la visione della “Chiesa comunione”, “Chiesa del popolo di Dio”, che, attraverso la collegialità, limita l’autorità del Papa e dei vescovi. Insomma, si tratta della svolta antropocentrica, dell’umanesimo e il personalismo che sono penetrati nella Chiesa e hanno operato una rivoluzione copernicana. Siamo passati da una visione cristocentrica, teocentrica, ad una specie di culto dell’uomo, come ebbe a rivendicarlo il Papa Paolo VI.

- Secondo il decreto del 21 gennaio si dovranno iniziare colloqui dottrinali tra la Fraternità Sacerdotale San Pio X e il Vaticano. Nella Fraternità San Pio X si è detto più volte che si vuole “studiare il Concilio Vaticano II alla luce della Tradizione”. Come intendere questa espressione ?Questa espressione richiede una certa precisione. Essa intende affermare chiaramente che per noi il criterio di spiegazione di qualsivoglia dottrina nella Chiesa è la sua conformità con la Tradizione. Quindi, studiare il Concilio alla luce della Tradizione vuol dire rifiutare tutto quello che è in contraddizione con l’insegnamento e il magistero tradizionali, e accettare tutto quello che è conforme e in armonia con ciò che si è sempre creduto, ovunque e da tutti, che è la definizione della Tradizione.

- Allora si può dire che questi colloqui hanno lo scopo di “convertire Roma”? Tale desiderio non le sembra una manifestazione di superbia? Un’illusione?
L’espressione “convertire Roma” non è corretta. Si tratta piuttosto di un ritorno, di una riconversione. Peraltro è Dio che può illuminare le intelligenze e muovere i cuori perché si possa attuare questo ritorno della Chiesa alla Tradizione. Superbia sarebbe se noi, in base a idee nostre, nuove, ci erigessimo a giudici della dottrina della Chiesa. Invece si tratta proprio del contrario; di giudicare una serie di novità alla luce di ciò che si è sempre creduto e vissuto nella Chiesa. Allora in questo caso vi è fedeltà, non superbia. La superbia è giustamente l’attitudine di chi disprezza l’insegnamento di duemila anni della Chiesa sulla base di giudizi personali e propri del tutto contrari alla fede. Illusione? No. Perché non andiamo con false aspettative, cioè non abbiamo un’aspettativa fissata. Ci sembra che sia nostro dovere dare testimonianza della fede cattolica, difenderla e condannare gli errori contrari, però non sappiamo quanti frutti deriveranno da questi colloqui. Non sappiamo se poco, molto o niente. Non sappiamo se appena iniziati questi colloqui se ne pentiranno o se noi potremo continuarli. Abbiamo l’obbligo di farlo, è nostro dovere, ma è Dio che dà i frutti. Niente, trenta per cento, sessanta, cento per cento? Solo Dio lo sa e provvederà, perché a Dio niente è impossibile.

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- Che prospettive vede per la Fraternità San Pio X nel futuro? Un accordo con Roma? Un riconoscimento canonico?
No, assolutamente, né in un futuro prossimo né lontano. Precisamente noi escludiamo questa possibilità. Sappiamo che fintanto che non vi sarà un ritorno alla Tradizione da parte di Roma, qualsiasi accordo pratico o canonico è incompatibile con la confessione e la difesa pubblica della fede, sarebbe la nostra morte. Nel migliore dei casi, parlando umanamente, avremo diversi anni di colloqui.

27 commenti:

  1. Che bella notizia – le cose procedono 
    Tutti i cuori dei fedeli cattolici debbono esprimere, ad una sola voce, la medesima preghiera per la reintegrazione della FSSPX e l’unità sotto un solo Pastore.
    Certamente alcune sfumature ci saranno ma la Chiesa, tuttavia, è ricca di colori diversi.
    Questo incontro di teologi sarà propizio per tutti. Tutti abbiamo bisogno che vengano chiariti alcuni punti ambivalenti del concilio.
    Spero solo che i vescovi interessati sappiano manifestare tanta vera umiltà e non si facciano prendere da desideri di rivalsa, evitando soprattutto il tono arrogante che spesso abbiamo notato purtroppo nelle loro dichiarazioni post Motu Proprio.

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  2. Speriamo e preghiamo perché i colloqui siano fruttuosi per il bene della Santa Chiesa.
    Se il chiarimento sulla natura del Vaticano II e delle sue errate interpretazioni ci fosse stato da subito...ma è inutile recriminare.
    Sono d'accordo con Gabriella che la Chiesa è ricca di colori diversi.
    Come dobbiamo essere grati al venerabile Mons. Lefebvre che non ha mai ammainato il Vessillo di Cristo!

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  3. La mia gratitudine, Antonio, va a Cristo, alla sua Chiesa ed al Papa.
    E va anche a quei conservatori che, non ostante le innumerevoli difficoltà, non hanno rotto l'unità con Roma.
    Rispetto le tue valutazioni ma non le condivido.
    Piero

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  4. ho visto MONS DE GALLARETA imporre il SANTO CRISMA a ST NICHOLAS DU CHARDONNET .
    La stragrande maggioranza dei cresimandi era ultraventenne in una FRANCIA completamente decristianizzata , sopratutto grazie a chi porta il cappello sulle 23 !!!!!!!!!!!!! .
    mi è sembrato d' istinto un uomo completamente calato nela realtà della vita e di grande spessore a giudicare dall' omelia , oltretutto di grande semplicita' .

    al di la dei futuri eventuali colloqui e dei risultati . c' è dietro lo zoccolo duro dei fedeli che sono un tutt'uno coi propri sacerdoti , cosa impensabile de noi .

    è gente che ha subito ed ancora ha il marchio d' imfamia , ne è consapevole e tutt'altro che disposta a svendere . e' questo un particolare che NON deve essere sottovalutato nei futuri colloqui ci sta dall' altra parte .
    lo tenga ben presente !!!!!!! .....

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  5. "Sappiamo che fintanto che non vi sarà un ritorno alla Tradizione da parte di Roma, qualsiasi accordo pratico o canonico è incompatibile con la confessione e la difesa pubblica della fede, sarebbe la nostra morte. Nel migliore dei casi, parlando umanamente, avremo diversi anni di colloqui."

    Un sano realismo, per i toppi entusiasti dell'oggi.

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  6. Io spero e prego per la piena unità, chiediamo questo miracolo a Maria Santissima oggi che è la sua festa 22 agosto.
    don Bernardo.

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  7. Galarreta darà filo da torcere a Levada.

    Se Roma sarà disponibile a inquadrare il Vaticano II per ciò che è realmente (un concilio pastorale per autodefinizione) i colloqui saranno abbastanza brevi e fruttuosi; se invece si continuerà a vedere il Vaticano II più importante di Nicea allora tutto resterà come prima.

    Ma considerato che il Papa s'è riservato l'ultima parola la speranza è notevole che si arrivi finalmente a chiarire la vera natura del Vaticano II e la sua cogenza. Così come che si chiariscano una volta per tutte i passaggi ambigui o anfibologici dei documenti conciliari.

    Per il resto i progressisti ci hanno bene informati su quali fossero le loro intenzioni nel redigere i testi conciliari. Così come sappiamo le macchinazioni e le manipolazioni del regolamento conciliare attuate da essi per far passare tutto ciò che volevano. Per questo non c'è bisogno di colloqui.

    Antonello

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  8. Caro Gregorio XVI,Roma si e' allontanata dalla Tradizione.Coi guadagni che sappiamo.Meno male che qualcuno ha mantenuto accesa la fiaccola della Fede.Arrivera' il tempo che il titolo Defensor Fidei,ora sulla sterlina(!).verra' apposto sulla tomba di Monsignor Lefebvre.Eugenio

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  9. VIVA IL PAPA !!!

    LUNGA VITA A BENEDETTO XVI !!!

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  10. Caro Piero,
    i cattolici "Ecclesia Dei" hanno avuto un solo grande merito: sono in genere riusciti a non farsi risucchiare nel Novus Ordo ma la loro è stata sostanzialmente una resistenza ammirevole ma passiva.
    Tutti i concreti passi avanti di questi anni, certo umanamente parlando perchè nessuno di noi conosce il pensiero di Dio, sono da imputare alla forza, al coraggio e alla determinazione della FSSPX.
    La scelta di mons. De Gallareta mi sembra buona in quanto consentirà al Superiore Generale mon Fellay di non "giocare" in prima persona e mantenere quindi saldo lo scettro di governo della Fraternità. Inoltre mons. De Gallareta risulta stimato e seguito da tutti i settori della FSSPX.

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  11. Caro Marco,
    comprendo il tuo punto di vista ma non lo condivido.
    Cristianamente parlando importa poco se la posizione dei cattolici "Ecclesia Dei" sia stata passiva e quella della Fraternità attiva: l'importante è rimanere in comunione con il Papa.
    Buona notte!
    Piero

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  12. Scommettiamo che nella versione ORIGINALE non si legge 'disgraziatamente'? Un sacerdote cattolico non può esprimersi così sul Sommo Pontefice, tanto meno sull'attuale. Avrà detto casomai 'purtroppo'.

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  13. Sono in comunione con il Papa quelli che lo criticano in ogni occasione? Quelli che fanno strame della sacralità del Mistero eucaristico? Quelli che pregano Gesù e maometto durante la messa? Quelli che fanno i comizi invece delle omelie e credono che il regno di Dio e la giustiza sociale siano la stessa cosa? Quelli che pur investiti della porpora o comunque dell'episcopato propagano idee di incerta dottrina o addirittura di certa eterodossia?

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  14. L'originale (in spagnolo, nella rivista Jesus Christus n. 121 del distretto sudamericano della FSSPX) dà "desgraciadamente". La traduzione di Unavox è quindi fedele.

    Peraltro, non cogliamo alcuna particolare connotazione offensiva in quello specifico avverbio.

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  15. le novità ispirate ai principi liberali, neomodernisti, come per esempio la libertà religiosa, la libertà di coscienza, l’ecumenismo [...] Insomma, si tratta della svolta antropocentrica, dell’umanesimo e il personalismo che sono penetrati nella Chiesa e hanno operato una rivoluzione copernicana. Siamo passati da una visione cristocentrica, teocentrica, ad una specie di culto dell’uomo, come ebbe a rivendicarlo il Papa Paolo VI


    Finchè i lefebvriani vedranno la libertà religiosa come un prodotto deteriore del modernismo, e vedranno nel CVII una svolta radicale a 180° della Chiesa(in questo sono tali e quali ai modernisti, gli uni lo specchio oscuro degli altri), la vedo dura per un loro ritorno alla piena comunione con la Chiesa cattolica.


    Consiglio la lettura del libro "Confini", nel quale il cardinale Ruini efficacemente spiega perchè la libertà religiosa della Chiesa e del CVII ha ben poco da spartire con la libertà religiosa intesa al modo "neomodernista".

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  16. Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.

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  17. Finchè i lefebvriani vedranno la libertà religiosa come un prodotto deteriore del modernismo, e vedranno nel CVII una svolta radicale a 180° della Chiesa(in questo sono tali e quali ai modernisti, gli uni lo specchio oscuro degli altri), la vedo dura per un loro ritorno alla piena comunione con la Chiesa cattolica.

    evitiamo accostamenti del tutto impropri e anacronistici per favore

    in ogni caso la libertà religiosa così com'è stata propugnata dal Concilio non c'è bisogno che coincida con la visione modernista per essere un abominio

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  18. Allanonimo delle 0.28 di ieri che ha scritto:
    "Sono in comunione con il Papa quelli che lo criticano in ogni occasione? Quelli che fanno strame della sacralità del Mistero eucaristico? Quelli che pregano Gesù e maometto durante la messa? Quelli che fanno i comizi invece delle omelie e credono che il regno di Dio e la giustiza sociale siano la stessa cosa? Quelli che pur investiti della porpora o comunque dell'episcopato propagano idee di incerta dottrina o addirittura di certa eterodossia?"
    Tutte valutazioni interessanti le tue.
    Peccato che tu non distingui e colleghi le evenienze sconcertanti, di cui tu parli, allo stare in comunione con il Papa.
    La comunione con il Papa dipende sia dalle previsioni del Diritto canonico che dalle decisioni della Santa Sede, non tanto dalle mie o dalle tue idee, sia pur se ben fondate.
    Se io so di avere ragione non rompo mai l'unità formale con il Papa.
    Piero

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  19. ERRATA CORRIGE:
    L'inizio del mio precedente intervento leggasi correttamente nel seguente modo:
    "All'anonimo ..."
    Chiedo venia.
    Piero

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  20. Se io so di avere ragione non rompo mai l'unità formale con il Papa.

    insomma il tuo "aver ragione" te lo dai da te stesso e quel che conta è lunità "formale", non quella spirituale, col Papa?

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  21. alla redazione

    gradirei sapere perchè avete eliminato il mio commento delle 10,09


    grazie -----

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  22. Speriamo bene! Speriamo che la FSSPX capisca che se non segue Pietro non segue Cristo e speriamo che imparino a capire il vero senso del Concilio Vaticano II.

    W il Papa!

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  23. Non offensiva, ma un po' irriverente. C'è qualche ispanofono qua che ci può dire quale è il peso esatto dell'avverbio "desgraciadamente"?

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  24. Due risposte: la prima a Mic, la seconda a Cattolico.

    Caro Mic,
    la mia battuta sull'aver ragione si può leggere, alla luce di quanto avevo scritto nel commento in questione, anche così:
    se la fraternità sa di aver avuto sempre ragione non avrebbe mai dovuto rompere l'unità formale con il Papa.
    Ma ti faccio i complimenti per aver sviato il discorso con una battuta nei miei riguardi.

    Ritengo, invece, strana la tua domanda finale: "e quel che conta è lunità "formale", non quella spirituale, col Papa?"

    Nella chiesa cattolica la spiritualità e la forma hanno sempre avuto entrambe grande dignità.
    Senza spiritualità non ci sarebbero mistici, senza forma non ci sarebbero Sacramenti.
    Se poniamo la barra non più al centro corriamo il rischio di diventare dei "fai da te" o bigotti.
    Non porre, quindi, in antitesi la spiritualità e la forma: il cattolico è un et ... et .

    Se un cattolico non rompe l'unità formale e nel frattempo esegue ad usum delphini le norme ecclesiali, prima o dopo incapperà in qualche punizione canonica o in qualche salutare declassamento, ma se un cattolico rompe l'unità formale, e di tale rottura esiste la possibilità probatoria, la punizione canonica è certa.
    Qui bisogna intenderci sul significato da dare a forma ed all'aggettivo formale: per questioni di tempo non posso dilungarmi, ti dico solo che entrambi non equivalgono a formalità o formalistico.

    A Cattolico:
    Nulla da ridire sull'ubbidienza al Papa.
    Sul Concilio, mi auguro che la fraternità possa fra qualche anno accettarlo in qualche modo.

    Bisogna, però, che tutti impariamo a guardare ai documenti conciliari così come sono scritti, cercandone di capire il vero senso anche muovendo tutte le critiche possibili.
    Facciamo, però attenzione quando parliamo di vero senso del concilio, cosa diversa dal vero senso di un singolo documento conciliare.
    Sono sicuro che non è il tuo caso, ma quando parliamo di vero senso del concilio corriamo il rischio di parlare implicitamente dello spirito del concilio e, di conseguenza, commettiamo un errore ermeneutico.

    Non è lo spirito del concilio ad essere norma per la chiesa ma i singoli testi conciliari.

    Il concetto di spirito del concilio è ormai divenuto una ermeneutica ideologica per far dire al concilio quello che il concilio non ha detto.

    Alla redazione, a tutti i lettori, a Mic ed a Cattolico auguro buona domenica.
    Piero

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  25. "Bisogna, però, che tutti impariamo a guardare ai documenti conciliari così come sono scritti, cercandone di capire il vero senso anche muovendo tutte le critiche possibili.
    Facciamo, però attenzione quando parliamo di vero senso del concilio, cosa diversa dal vero senso di un singolo documento conciliare.
    Sono sicuro che non è il tuo caso, ma quando parliamo di vero senso del concilio corriamo il rischio di parlare implicitamente dello spirito del concilio e, di conseguenza, commettiamo un errore ermeneutico.

    Non è lo spirito del concilio ad essere norma per la chiesa ma i singoli testi conciliari."

    Perfettamente d'accordo. Anch'io invito tutti a seguire quello che c'è scritto!

    Bisogna seguire il Concilio Vaticano II e non il "Concilio Vaticano secondo ... ME!". Se andiamo a leggere quello che c'è scritto si scopre che il Gregoriano è il canto ufficiale della Chiesa, che il Latino va mantenuto ecc.. Insomma; mica male!

    Quindi se seguissimo tutti quello che c'è VERAMENTE scritto penso che molti problemi sarebbero risolti.

    E questo vale certo per i "tradizionalisti" ma anche per i "progressisti" che invocano tanto spesso un Concilio che se forse seggessero meglio sarebbero loro a volerlo abolire (cosa comunque sbagliata ovviamente).

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  26. Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.

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  27. Preghiamo affinchè il Signore guidi, sostenga , illlumini e protegga mons de Gallareta nello svolgimento del delicatissimo incarico e specialmente lo metta in guardia contro le fini e male arti dei teologi e prelati progressisti. Alla loro "perfidia" non vi è limite. Peter

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