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giovedì 6 giugno 2024

Il Great Reset del capitalismo sotto la guida de “Il pifferaio di Davos” #300denari

Anche all’osservatore più distratto non sarà sfuggito che nella recente contemporaneità dell’esistere si assiste sempre più a una “Grande Narrazione”, promossa a più voci da leader politici e ed economici, funzionale ad alimentare nell’uomo la percezione di crisi ed emergenze continue: da quella sanitaria a quella climatica (quest’ultima trovando l’accondiscendenza anche delle Autorità ecclesiastiche), a cui si vanno associando le sempre più rilevanti tensioni geopolitiche.

Chi promuove questa “Grande Narrazione”? Quali obiettivi si propone? Quali sono gli antidoti per tale “pandemia narrativa”?

A tali quesiti offre compiuta risposta il dott. Maurizio Milano (alcuni dei suoi interventi sono già stati richiamati in precedenti post qui e qui) nel suo libro, fresco di stampa, Il pifferaio di Davos. Il Great Reset del capitalismo: protagonisti, programmi e obiettivi, D’Ettoris Edizioni, Crotone 2024, pp. 333.

L’Autore, attraverso un’analisi circonstanziata e molto ben documentata (ricco è infatti l’apparato bibliografico), guida il lettore innanzitutto nella individuazione e comprensione del centro di potere promotore di tale narrazione: ovverosia, il World Economic Forum di Davos fondato dal prof. Klaus Schwab (il c.d. “pifferaio”)
che, icasticamente, si auto-definisce come “la [e non “una”] Organizzazione Internazionale per la Cooperazione Pubblico-Privato (…) che ingaggia i principali leader politici, economici, culturali e altri”. Se la lista degli affiliati a tale community è sorprendentemente lunga (tant’è che lo stesso fondatore ebbe a dichiarare “we penetrate the cabinet”), più preoccupante è il rischio, ben evidenziato nel testo, che sottende il connubio “pubblico-privato”: leader politici asserviti alle istanze globaliste della community (piuttosto che a quelle delle proprie comunità); diffondersi di un “capitalismo clientelare” nel quale i governi promuovono nuove regole e misure fiscali che si risolvono nel vantaggio per alcuni settori o imprese (si pensi alla iper-regolamentazione in materia ESG), in danno di altri. Seguendo un’agenda globalista “la democrazia basata su elezioni politiche e il mercato basato sulla libera e leale concorrenza si ridurrebbero (…) a poco più che specchietti per allodole, vuote forme senza sostanza”.

In siffatto contesto, il prof. Schwab (assieme a Thierry Malleret) nel 2020, valorizzando l’epidemia di CoViD-19 quale “straordinaria opportunità”, ha elaborato e pubblicato il testo “The Great Reset” nel quale ha codificato (senza alcun imbarazzo) una precisa e dettagliata agenda per reimmaginare e resettare, a livello mondiale, i sistemi economici, sociali e politici. La “Grande Narrazione” si inserisce nel proposito di “attuare” tale “progetto sicuramente prometeico”: attraverso un racconto martellante nonché emotivamente e sentimentalmente coinvolgente che fa leva sulle paure (ciò favorendo il controllo) e che deliberatamente si sottrae a qualsiasi confronto con la ragione, si mira a modificare le percezioni, le idee e le scelte comportamentali degli uomini.

Ambiziosa è l’agenda del “Great Reset”, partitamente illustrata dal dott. Milano (nella Seconda Parte del libro), che si prefigge di conformare ogni aspetto dell’esistenza umana secondo una visione gnostica: dagli investimenti, all’energia, all’auto, alle abitazioni, passando anche dal cibo, dai consumi e del denaro, financo a spingersi – qui giocandosi la “vera partita” dai profili transumani – nella ridefinizione della famiglia, della società e dell’uomo.

E tutto ciò con quale obiettivo? Il futuro prospettato è una sorta di socialismo “verde” (felicemente definito dall’Autore quale “socialismo finanziario”) che, superando il modello economico capitalistico a cui si imputa il “peccato mortale” di fondarsi sulla proprietà privata (e, nel caso d’imprese, di avere quale scopo-fine la produzione di utili per gli azionisti), aspira a dare vita a un “patto sociale” tra potere economico-finanziario e quello politico, accentrando risorse e decisioni in “cabine di regia” guidate da un neocorporativismo illuminato il cui fine primo è il superamento della proprietà privata (ciò conducendo a masse informi facilmente plasmabili dai potenti di turno), per poter così poi ricreare un “mondo nuovo” sostenibile, inclusivo e resiliente.

Il libro del dott. Milano ha il grande pregio di non limitarsi a una diagnosi del problema (già di per sé utile per “rompere l’incantesimo”), bensì si fa promotore di un “antidoto” per contrastare il progetto del Great Reset e la “Grande Narrazione”. Ci ricorda, primariamente, che i tentativi dell’orgoglio umano di edificare la “città perfetta” senza Dio, fin dai tempi della Torre di Babele, sono destinati all’insuccesso (“se il Signore non costruisce la casa, invano si affaticano i costruttori” – Sal 126 (127)). Torna quindi centrale la controrivoluzione (quale, “contrario della rivoluzione” – cit. Joseph de Maistre). Occorre un ritorno al reale prima che il reale ci presenti il conto: “un processo di origine spirituale, che muova dal basso verso l’alto, centrato su famiglia e corpi intermedi, rispettoso di proprietà privata, privacy e libertà, che salvaguardi l’identità culturale dei popoli e la sovranità nazionale, alieno da qualsiasi prospettiva ideologica e senza fretta”.

Per ulteriori informazioni sul testo, si veda la recensione di Stefano Fontana qui nonché la video-intervista con l’Autore qui.


Filippo
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7 commenti:

  1. Io di economia non capisco nulla (e non capisco cosa c'entri con la messa in latino: e in generale dubito dei tuttologi, quelli che passano dal pontificare di liturgia alla morale, dai gay all'operato dei Papi, dalle foto di cardinali in cappa magna alla politica economica internazionale), ma il grande reset di cui si parla qui era uno dei cavalli di battaglia del monsignor Viganò, poi finito a farsi riconsacrare vescovo da un negazionista della Shoah espulso dai lefebvriani, il che mi basta per farmi essere scettico sull'opportunità di approfondire tale questione.

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    1. Ottimo intervento che condivido in toto!
      Su Viganò non sapevo l’ultimo sviluppo. Ero solo rimasto al suo sciocco fanatismo. Allora la sua parabola si è completata nel peggiore dei modi.
      Non c’è niente da fare…con l’orgoglio non si scherza. Quando si pensa di essere un gradino sopra la Chiesa e di essere i perennemente giusti, non si può che fare questa fine, come insegnano le migliaia di sette protestanti. Allucinante! Per restare in tema: un altro pifferaio a cui tanti si ostinano ad andare dietro.

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  2. in merito alla notizia sul rosario proibito a madrid, volevo segnalare che il tribunale ha tolto il divieto.
    El Tribunal Superior de Justicia de Madrid ha dado la razón a José Andrés Calderón —impulsor del rezo del Rosario en Ferraz— y permitirá que se celebren estas convocatorias durante los días 8 y 9 de junio pese a la medida tomada por el Delegado del Gobierno en Madrid, Francisco Martín Aguirre.

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  3. Oggi si aggiunge un nuovo attesissimo capitolo: dopo "grande reset" e "Davos" (ormai evergreen), fanno la loro comparsa la "grande narrazione" e la "pandemia narrativa".
    Non perdetevi i prossimi numeri de "Il complottista".

    Peccato solo non si nominino Soros e Bill Gates.

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  4. E al Pifferaio di Econe…quanti sono andati dietro in cinquant’anni. E ci vanno ancora.

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    1. Mi sembra che le masse seguano altri di pifferai. Per salire a Ecône, bisogna un minimo (ma un minimo minimo) aver lavorato criticamente sugli ultimi '60 di volemosebbene spacciati per Cattolicesimo...

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  5. Prima di accusare di complottismo bisognerebbe leggere il libro... Se Klaus Schwab e soci fanno dichiarazioni pubbliche e dicono certe cose, e poi vediamo queste stesse cose dichiarate da governanti in giro per il mondo, è complottismo raccontarle in un libro?

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