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sabato 24 febbraio 2024

Progressismo teologico e populismo peronista. Le ideologie che spiegano il pontificato di Francesco

Grazie ad Aldo Maria Valli per la pubblicazione di questa lettera dell'arcivescovo emerito di La Plata.
InfoVaticana – Bruno M: Il Pontificato della post-verità: “…Prima o dopo doveva esserci un pontificato post-verità, e così è stato. Non c'è nulla di strano in questo. Una volta che la stragrande maggioranza dei chierici ha subito il contagio della disperazione postmoderna nei confronti della verità, era solo questione di tempo prima di avere un papa e un intero pontificato colpiti dallo stesso virus.(...) La conseguenza naturale di tutto ciò è lo sviluppo di una forma mentis postmoderna, per la quale ciò che conta non è se un'affermazione è vera o sbagliata, e nemmeno se ha senso o meno, ma gli effetti che può provocare, cioè se è utile o meno per ciò che si intende ottenere. (...) Non sembra percepire le contraddizioni, o meglio, non si preoccupa di contraddirsi, perché non pensa in termini di verità o falsità. (...) Questo disprezzo per la verità genera necessariamente l'abitudine di dire sistematicamente alle persone ciò che vogliono sentirsi dire, anche se è l'opposto di ciò che ha detto poco tempo fa o di ciò che dirà poco dopo di fronte ad altre persone.(…) Forse il caso emblematico di questa miscela di contraddizione e confusione è Fiducia supplicans. La Congregazione per la Dottrina della Fede pubblicò una nota che proibiva le benedizioni per le coppie adultere e dello stesso sesso, con la firma del Papa. Due anni dopo, un nuovo documento con la stessa firma del Papa spiegava che tali benedizioni erano la cosa migliore del mondo. Il tentativo di giustificare questa contraddizione è arrivato all'estremo del pensiero magico, che presuppone che se si cambiano le parole, si cambia la realtà.(…) In questo senso, penso che dobbiamo ringraziare il Papa per aver innegabilmente portato alla luce il grave problema che abbiamo nella Chiesa, che riguarda un numero enorme di clero e di fedeli infettati dal virus della post-verità. Come una ferita infetta, ha dovuto infiammarsi prima di poter guarire. (…)Non disperiamo. Le cose possono essere molto buie, ma lo erano anche la notte del Venerdì Santo, quando il Messia era morto, i suoi discepoli erano fuggiti e tutto sembrava perduto. Sta a noi essere fedeli, pregare molto per i nostri pastori e ricordare che tutto avviene per il bene di coloro che amano Dio - tutto! Anche la confusione e le contraddizioni causate dagli uomini, anche i pontificati della post-verità e persino i nostri peccati, se ce ne pentiamo. Tutto andrà per il nostro bene se siamo fedeli al nostro Signore. Insieme a Lui, nulla può farci del male”.
Luigi C.

di monsignor Héctor Aguer*

Nell’omelia tenuta nella Messa dell’Epifania il papa ha pronunciato un monito contro le “ideologie ecclesiastiche” ed ha esortato a “trovare il senso della Santa Madre Chiesa”. È stata un’osservazione giusta e tempestiva.
Negli anni Settanta del secolo scorso le ideologie sono diventate molto forti in alcuni settori della vita religiosa, causando gravi danni, confusione e abbandono della vocazione sacerdotale. Il marxismo, soprattutto, con il pretesto della necessità di raggiungere i poveri, divenne un’ossessione. Il rapporto della Chiesa con la cultura implicava una “evangelizzazione” al contrario: le ideologie mondane davano origine a quelle ecclesiastiche.

In seguito sono state le mode culturali a fare la loro parte e a permeare la vocazione cristiana, specialmente con la critica della Tradizione, liquidata come il contrario dell’attualizzazione pastorale.

Il vero senso della Chiesa si fonda sulla fede e si sviluppa all’interno della vita ecclesiale. Le ideologie pervertono il senso della Chiesa e lo distruggono. Di solito nascono da teste calde che copiano i modelli del mondo e quindi ignorano il Vangelo o lo contraddicono. L’ideologia pretende di essere un’attualizzazione del Vangelo, ma proprio qui sta l’errore, la deviazione, come abbiamo potuto constatare negli anni Settanta.

L’ultimo decennio del pontificato di Paolo VI (1968-1978) vide lo sviluppo sia di un’ideologia di natura teologica, che alimentò il ripudio dell’enciclica Humanae vitae da parte di vari autori, soprattutto tedeschi e francesi, sia di ideologie sociali di natura socialista dovute al fascino esercitato dal marxismo. La “Chiesa dei poveri” fu un imbroglio che ingannò molti e in diversi Paesi, soprattutto in America Latina e in Africa, arrivò ad assumere un carattere rivoluzionario. Molti cattolici, specie tra i sacerdoti, si impegnarono nei movimenti di guerriglia, e in Argentina questo fenomeno prese la forma di una vera e propria guerra interna con migliaia di vittime.

Il monito del papa è giusto e doveroso, ma tocca proprio il suo pontificato. Infatti, alcune delle posizioni assunte da Bergoglio possono essere comprese solo se si conoscono le due ideologie che guidano Francesco.

La prima ideologia, di natura dottrinale, è il progressismo teologico, con una connotazione relativista. Di qui il suo atteggiamento tirannico contro la Tradizione e il disprezzo nei confronti dei cattolici ad essa legati, un disprezzo che manifesta in continuazione, a volte spontaneamente, a volte in modo programmato, soprattutto dopo lo scandalo della Fiducia supplicans (un documento, lo ribadisco, a cui non si deve obbedire). L’identità cattolica e la fedeltà a una linea in vigore da secoli, e sempre aggiornata nel rispetto della Tradizione, non sono più l’ispirazione del pontificato. Decisione grave, in questo senso, è stata quella di nominare prefetto del Dicastero per la dottrina della fede il cardinale Víctor Manuel Fernández, autore di libricini di “spiritualità” e di un libro scandaloso (La passione mistica. Spiritualità e sensualità), in cui presenta in chiave di interpretazione sessuologica l’unione mistica con Dio, con profonda ignoranza e distorsione della teologia mistica.

Sottolineato che questo cardinale occupa la posizione che fu onorata per molti anni dal grande teologo Joseph Ratzinger (poi Benedetto XVI), va aggiunto che il progressismo teologico di Francesco si è manifestato soprattutto nel campo della morale, là dove si percepisce anche il contenuto della teologia propria della Compagnia di Gesù, un tempo rigorista ma oggi di stampo lassista.

L’altra ideologia che ispira Francesco è il populismo peronista, che ritroviamo anche in diversi vescovi argentini. Caratterizzata dalle decisioni dittatoriali del capo, questa corrente ideologica, una volta portata a Roma, si è manifestata nel cambiamento dell’identità stessa della Chiesa, che non appare più come un Corpo o una Comunione, ma come una piramide rovesciata: in cima ci sarebbe il popolo e in fondo la gerarchia.

Un’altra immagine utilizzata da Francesco è quella del poliedro, che vorrebbe illustrare il superamento della classica distinzione tra la Chiesa docente (docens), il magistero, e la Chiesa che ascolta e impara (discens), i fedeli. Una distinzione che non è una creazione storica, ma si basa sul Vangelo.

Dietro l’alterazione della realtà della Chiesa abbiamo il dispotismo papale. Peronismo è il nome dato in Argentina alla dottrina di Juan Domingo Perón, tre volte presidente della nazione. Si tratta di una forma particolare di populismo, che prevede l’obbedienza cieca ai dettami del leader. Un movimento che ha avuto un’influenza decisiva sulla politica argentina degli ultimi ottant’anni, indipendentemente dal fatto che esponenti peronisti siano stati o meno al governo.

Come molti sacerdoti argentini, Jorge Bergoglio ha simpatizzato per il peronismo fin da giovane, e questo orientamento ideologico spiega l’aspetto “pastorale” del suo pontificato: con lui abbiamo il peronismo papale, un populismo che non esclude l’autoritarismo ma anzi lo prevede.

Quando diciamo ideologia pensiamo a qualcosa di negativo, qualcosa che si oppone alla verità, perché l’ideologia deforma e falsifica la verità. Nella storia della Chiesa ci sono state e ci sono ideologie soggettiviste ed eterodosse, veri e propri sistemi, come il modernismo dell’inizio del XX secolo. Ammirevole fu la capacità del papa san Pio X di comprendere e analizzare questa eresia e di esporla e confutarla nell’enciclica Pascendi. Il progressismo è diffuso ed è possibile riconoscerne i principi; manca però una caratterizzazione della sua identità come ideologia.

Il senso della Chiesa c’è quando il soggetto percepisce la verità ecclesiologica: il membro del Corpo ecclesiale prende coscienza della sua appartenenza alla Totalità e ne gode, attraverso la carità, come disponibilità totale. È una componente dell’esperienza della vita cristiana. In questa dimensione, Cristo è percepito come il Capo del Corpo, e l’amore per Gesù e per la Chiesa sono un tutt’uno che dona al cristiano la gioia di vivere la fede nella comunione ecclesiale. Da questa prospettiva pienamente cattolica, si può vedere il riduzionismo operato dalle ideologie che si sviluppano nel contatto con quelle del mondo.

Nel sermone pontificio citato all’inizio di questa nota, si afferma molto bene che è necessario abbandonare l’ideologia ecclesiastica per “trovare il senso della Santa Madre Chiesa”. Un monito che tocca da vicino il pontificato di Bergoglio.

Le ideologie che spiegano l’orientamento dell’attuale pontificato (progressismo teologico e populismo peronista) sono state brevettate in Argentina, ma adesso possono essere contaminare, attraverso il discorso di Francesco, tutte le chiese particolari.

*arcivescovo emerito di La Plata


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