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martedì 26 aprile 2011

I castighi di Dio

Considerando le polemiche sorte nelle ultime settimane a riguardo della tematica dei «castighi di Dio», innescate, senza volerlo, dal Professor Roberto de Mattei, il quale in una trasmissione su Radio Maria ha esposto ciò che la Chiesa ha sempre detto e le Sacre Scritture hanno sempre rivelato, padre Raniero Cantalamessa O.F.M., predicatore della Casa Pontificia, nella sua predica del Venerdì Santo (22 aprile), tenuta nella Basilica di San Pietro, ha riproposto l’argomento, affermando:
«Terremoti, uragani e altre sciagure che colpiscono insieme colpevoli e innocenti non sono mai un castigo di Dio. Dire il contrario, significa offendere Dio e gli uomini. Sono però un ammonimento: in questo caso, l’ammonimento a non illuderci che basteranno la scienza e la tecnica a salvarci. Se non sapremo imporci dei limiti, possono diventare proprio esse, lo stiamo vedendo, la minaccia più grave di tutte».
Padre Cantalamessa pare dare al termine castigo un’accezione molto più restrittiva ed in linea con il comune linguaggio parlato, rispetto a quanto facciano le Sacre Scritture e la Tradizione della Chiesa. Per il predicatore della Casa Pontificia castigo ha il senso di retribuzione puntuale per una colpa personale commessa. Nelle fonti della Rivelazione, invece, il medesimo lemma acquisisce un valore più ampio e, soprattutto, una connotazione anche medicinale: il castigo è, al tempo stesso, vendetta di Dio e strumento di redenzione e salvezza per l’uomo, perché, se accettato, permette ai peccatori l’esconto, almeno parziale, dei propri peccati ed ai giusti la santificazione propria e, in virtù della comunione dei santi, l’aumento del tesoro spirituale della Chiesa.

Il profeta Sofonia

Le Scritture, Antico e Nuovo Testamento, però, parlano chiaro a questo proposito. Chi ci dice che i rivolgimenti della natura e le catastrofi, così come drammi e tragedie di più piccole proporzioni, per la cerchia più stretta di persone che coinvolgono, non siano castighi del Signore?
Mistero rimane individuare quali siano, ma non che non esistano i castighi. Il termine castigo fa paura. Più paura, invece, dovrebbe fare il peccato, la vera causa di tutti i mali, che quei castighi può provocare.
Questa tematica rientra nella disciplina della teodicea (giustizia di Dio), una branca della teologia che studia il rapporto tra la giustizia di Dio e la presenza nel mondo del male. Il termine teodicea fu coniato dal filosofo tedesco Gottfried Wilhelm Leibniz (1646-1716) nell'opera Essais de Théodicée sur la bonté de Dieu, la liberté de l'homme et l'origine du mal (Saggi di teodicea sulla bontà di Dio, la libertà dell'uomo e l'origine del male), opera redatta nel 1705, ma pubblicata per la prima volta ad Amsterdam nel 1710. Il suo significato etimologico deriva dai lemmi greci théos (dio) e da díke (giustizia), ovvero dottrina della giustizia di Dio.
Leibniz, tuttavia, utilizzava il termine teodicea come significato generale per indicare la dottrina sulla «giustificazione di Dio per il male presente nel creato». Il filosofo tedesco intraprese questi saggi dopo la lettura critica del Dictionnaire historique et critique (Dizionario storico e critico) del filosofo francese Pierre Bayle (1647-1706), pubblicato a Rotterdam nel 1697 e che giunse, nella sua trattazione, a conseguenze atee.
Il profeta Sofonia parla di castighi e lo fa in maniera esplicita, lo fa non per spaventare, ma per avvertire dei pericoli a cui l’iniquità umana può condurre se dimentica il timore di Dio, uno dei sette doni dello Spirito Santo, che pare sia, a partire dal pastorale Concilio Vaticano II, andato “fuori moda” e passato nel cosiddetto «dimenticatoio»:

«Giorno d’ira quel giorno,
giorno di angoscia e di afflizione,
giorno di rovina e di sterminio,
giorno di tenebre e di caligine, giorno di nubi e di oscurità,
giorno di quelli di tromba e d’allarme
sulle fortezze
e sulle torri d’angolo.
Metterò gli uomini in angoscia
e cammineranno come ciechi,
perché han peccato contro il Signore […].
Neppure il loro argento, neppure il loro oro
potranno salvarli».

Come non riconoscere, in queste parole, il Dies irae che la Tradizione attribuisce a Tommaso da Celano (1200–1265), il biografo di san Francesco d’Assisi? Si tratta di una sequenza in lingua latina. È sicuramente fra le più belle composizioni poetiche dell’età medievale.
Il Dies irae è una delle parti più note del requiem e quindi del rito per la messa esequiale, che il Novus Ordo ha eliminato.
Qui vi si descrive il giorno del giudizio, l'ultima tromba che raccoglie le anime davanti al trono di Dio, dove i buoni saranno salvati e i cattivi condannati al fuoco eterno, così come disse Gesù:
«Quando il Figlio dell'uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria. E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra. […]. E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna» (Mt 25, 31-33; 46). Questo è il castigo eterno, scelto dall’uomo, che nella sua superbia e nel suo tragico orgoglio si vuole emancipare dal suo Creatore.
Esistono, però, anche i castighi nel tempo, che possono essere lievi o pesanti, a seconda delle circostanze. Anche il buon padre e la buona madre di famiglia possono castigare il proprio figlio per il suo bene. Questo vale anche per il Padre celeste che tutto compie per il bene delle sue creature, delle quali non ha una visione ristretta, incastonata soltanto nel tempo e nello spazio, ma va oltre, guardando alla totalità dell’esistenza di una persona: il sempre a cui ciascuno è destinato. A volte il prezzo da pagare per quel sempre può essere alto, altissimo, ma il cattolico ha la somma grazia di sapere a quali eterne gioie il Signore riserva i suoi figli, che a Lui e alle sue leggi (nelle quali sta custodita la vera libertà dell’uomo) non si ribellano.
Sofonia avverte, adunando gli umili, come continua a fare Dio, che gli uomini vorrebbero estromettere dalla storia, ma in realtà possono farlo soltanto con il pensiero, senza possibilità di riuscita effettiva:

«Radunatevi, raccoglietevi,
o gente spudorata,
prima di essere travolti
come pula che scompare in un giorno;
prima che piombi su di voi
la collera furiosa del Signore.
Cercate il Signore
voi tutti, umili della terra,
che eseguite i suoi ordini;
cercate la giustizia,
cercate l’umiltà,
per trovarvi al riparo
nel giorno dell’ira del Signore».


Il Messale Romano

Nel Messale Romano, nella sezione dedicata alle orazioni e precisamente «in tempo di terremoto» leggiamo testualmente:
Orazione
«O Dio onnipotente ed eterno il cui sguardo fa tremare la terra, perdona chi è nel timore, sii benigno con chi supplica; affinché, avendo paventato il tuo sdegno che scuote i cardini della terra, continuamente sperimentiamo la tua clemenza che ne ripara le rovine. Per nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figliuolo».
Secreta
«O Dio che hai formato e reso consistente la terra, accetta le offerte e le preghiere del tuo popolo; rimuovi completamente la minaccia del terremoto, muta la tua terrificante collera in rimedio per la salvezza degli uomini, affinché coloro che dalla terra vennero e ad essa ritorneranno, gioiscano al pensiero di poter divenire cittadini del cielo con una vita santa. Per nostro Signore».
Dopocomunione
«Difendi, o Signore, noi che abbiamo ricevuto il santo sacramento e per celeste grazia rassoda la terra che, a motivo dei nostri peccati, abbiamo visto sussultare, affinché i cuori degli uomini comprendano che tali flagelli vengono dal tuo sdegno e cessano per la tua misericordia. Per nostro Signore Gesù Cristo».
Nel sentire comune, quando accade qualcosa di estremamente negativo nella vita di una persona, è normale sentir dire: «ma che colpa ho commesso per ricevere un dolore simile?». È chiaro che nella natura di ognuno, quando essa non viene soffocata dalle strutture contrarie alla coscienza della presenza di Dio nella storia di ogni individuo e nella storia universale, è istintuale il pensiero di aver commesso qualcosa di grave per provocare l’ira del Signore.


Tobia

Ascoltiamo che cosa afferma Tobia a riguardo delle colpe proprie e dei padri:
«Tu sei giusto, Signore, e giuste sono tutte le tue opere. Ogni tua via è misericordia e verità. Tu sei il giudice del mondo. Ora, Signore, ricordati di me e guardami. Non punirmi per i miei peccati e per gli errori miei e dei miei padri. Violando i tuoi comandi, abbiamo peccato davanti a te. Tu hai lasciato che ci spogliassero dei beni; ci hai abbandonati alla prigionia, alla morte e ad essere la favola, lo scherno, il disprezzo di tutte le genti, tra le quali ci hai dispersi. Ora, nel trattarmi secondo le colpe mie e dei miei padri, veri sono tutti i tuoi giudizi, perché non abbiamo osservato i tuoi decreti, camminando davanti a te nella verità. Agisci pure ora come meglio ti piace; dà ordine che venga presa la mia vita, in modo che io sia tolto dalla terra e divenga terra, poiché per me è preferibile la morte alla vita. I rimproveri che mi tocca sentire destano in me grande dolore. Signore, comanda che sia tolto da questa prova; fa' che io parta verso l'eterno soggiorno; Signore, non distogliere da me il volto. Per me infatti è meglio morire che vedermi davanti questa grande angoscia…» (Tb 3,2-6).
Tutta la Bibbia è pervasa da questa certezza: le colpe dei padri ricadono sui figli, per più generazioni. Forse la colpa di Adamo ed Eva non è caduta, terribilmente, su noi tutti, destinati, invece, alla felicità?
Spesso accade nelle grandi dinastie una sorta di “maledizione”, dunque di castigo, che va a rompere le benedizioni di Dio su quella data schiatta. Qualche esempio: Casa Savoia, famiglia Kennedy, famiglia Agnelli, famiglia Ranieri di Monaco, famiglia Onassis…
Nel dicembre del 1854, mentre in Parlamento era in discussione la legge Rattazzi per la soppressione degli Ordini religiosi e l'incameramento dei loro beni da parte dello Stato, don Giovanni Bosco (1815-1888) fece un sogno che rivelò poi a Vittorio Emanuele II (1820-1878), inviandogli una lettera, nella quale lo informava di aver sognato un bambino che gli affidava un messaggio: «Una grande notizia! Annuncia: gran funerale a corte». Alcuni giorni dopo il santo inviò un'altra lettera, comunicando un altro sogno, dove era comparso nuovamente il bambino, il quale affermava: «Annunzia: non gran funerale a corte, ma grandi funerali a corte», perciò don Bosco invitò espressamente il Re ad allontanare i castighi di Dio, cosa possibile solo impedendo a qualunque costo l'approvazione di quella legge. Ma il Re non prestò ascolto. Il 5 gennaio l855, mentre il disegno di legge era presentato ad uno dei rami del Parlamento, si diffuse la notizia di un’improvvisa malattia di Maria Teresa (1801-1855), madre del sovrano, che sette giorni dopo morì a 54 anni. Il 16 vennero celebrati i funerali e, subito dopo la funzione, la moglie di Vittorio Emanuele II, Maria Adelaide (1822-1855), che aveva partorito da appena otto giorni, subì un improvviso e gravissimo attacco di metro-gastroenterite. Proprio quel giorno il Re ricevette un'altra lettera di don Bosco, dove era scritto: «Persona illuminata ab alto [cioè dall'alto] ha detto: “Apri l'occhio: è già morto uno”. Se la legge passa, accadranno gravi disgrazie nella tua famiglia. Questo non è che il preludio dei mali. Erunt mala super mala in domo tua [saranno mali su mali in casa tua]. Se non recedi, aprirai un abisso che non potrai scandagliare». La regina Maria Adelaide morì quattro giorni dopo, il 20 gennaio l855, a soli 33 anni. Il fratello del Re, Ferdinando (1822-1855), duca di Genova, morì l'11 febbraio, anch’egli a 33 anni.
Don Bosco pubblicò anche un opuscolo, dove ammoniva Vittorio Emanuele II, scrivendo fra l’altro: «La famiglia di chi ruba a Dio è tribolata e non giunge alla quarta generazione». Tuttavia la legge Rattazzi venne approvata dalla Camera il 2 marzo 1855 per poi passare al Senato. Il 17 marzo morì il piccolo Vittorio Emanuele Leopoldo, l’ultimogenito del Re, nato l’8 gennaio dello stesso anno. Vittorio Emanuele II morirà a 58 anni di malaria, contratta a Roma. Il suo primo successore, Umberto I (1844- 1900), morirà a 56 anni, assassinato dall'anarchico Gaetano Bresci (1869-1901). Il secondo successore, Vittorio Emanuele III (1869-1947), morirà in esilio, ad Alessandria d’Egitto; il terzo, Umberto II (1904-1983), perirà anch’egli in esilio a Cascais, in Portogallo (Cfr. V. Messori, Pensare la storia, Sugarco, Milano 2006, pp. 272-273).

San Tommaso

San Tommaso d’Aquino (1225-1274) spiega nella Summa theologica (Suppl., q.15, a. 2, con il titolo «Se le sofferenze con le quali Dio ci punisce nella vita presente possono essere satisfattorie») il concetto di punizione:
«1. … niente può essere satisfattorio se non è meritorio. Ora, noi non meritiamo se non con quelle cose che dipendono da noi. Perciò siccome i flagelli con i quali Dio ci punisce non dipendono da noi, è chiaro che non possono essere satisfattori.
2. La soddisfazione è riservata ai buoni. Invece le sofferenze suddette colpiscono i cattivi, e sono essi che le meritano di più. Quindi non possono essere satisfattorie.
3. La soddisfazione è fatta per i peccati passati. Ma talora queste sofferenze sono inflitte a chi è senza peccati, com’è evidente nel caso di Giobbe. Dunque esse non sono satisfattorie.
In contrario: S. Paolo scrive:
“1. La tribolazione produce la pazienza, la pazienza poi la probazione”, cioè “la purificazione dai peccati” […]. Dunque le sofferenze espiano i peccati. E quindi sono satisfattorie.
2. S. Ambrogio afferma: “Anche se manca la sicurezza”, cioè la coscienza [certa] di peccato, “la pena è in grado di soddisfare”. Perciò codeste sofferenze sono satisfattorie.
Rispondo: la compensazione per l’offesa fatta può essere compiuta, sia dall’offensore che da un altro. Quando però è promossa da un altro essa ha più natura di vendetta che di soddisfazione: invece quando è compita da chi ha offeso ha anche l’aspetto di soddisfazione. Perciò se le sofferenze che Dio infligge per i peccati vengono fatte proprie in qualche modo da chi le subisce, allora acquistano valore satisfattorio. Ora, esse vengono fatte proprie da chi le subisce in quanto questi le accetta quale purificazione dai peccati, sopportandole con pazienza. Se invece uno vi si ribella assolutamente, allora non le fa sue. E quindi non hanno valore di soddisfazione, ma solo di vendetta».
Questa la logica, inconfutabile e non contraddittoria, a noi trasmessa dal Dottore Angelico, logica che ha una sua intrinseca capacità di placare la nostra inquietudine, proiettandoci ad orizzonti ben più ampi e splendenti. Abbeverarsi a queste fonti, tornare a leggere e introiettare queste certezze di Fede è l’antidoto migliore per interrompere quella pandemia di incertezza, di dubbio e di confusione che permea la cultura cristiana. I fedeli hanno bisogno di recarsi al pozzo della città di Sicàr, dove c’è ancora e sempre Gesù, pronto ad offrire l’acqua della vera vita. Un’acqua che al primo impatto sembra amara, mai poi si rivela dolcissima e santificante, come insegna il dottrinale Concilio di Trento. Leggiamo, infatti, alla voce «Le opere di santificazione»:
«Il concilio insegna che la magnificenza divina è così grande che non solamente le pene che noi stessi ci infliggiamo spontaneamente in esconto del peccato o che il sacerdote decide di imporci in proporzione agli errori commessi, ma ancora – e questa è la più grande prova d’amore! – le prove temporali inflitte da Dio, se noi le sopportiamo pazientemente, ci permettono di santificarci davanti al Padre per i meriti di Gesù Cristo».

Cristina Siccardi

28 commenti:

  1. Ma a chi frega di questa polemica?

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  2. Che razza di intervento é questo? Ognuno ha i propri interessi e una propria sensibilità. Se a te nulla frega, prendi e va oltre. Non mancherai a nessuno!

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  3. Padre raniero Cantalamessa ha preso una cantonata. Se questi sono i "predicatori della Casa Pontificia" c'è poco da essere allegri.
    Padre Raniero può cantare quello che gli pare tanto neppure lui sfuggirà alla croce e ai dolori della vita e infine alla morte "dalla quale nullo omo vivente può scappare" (San Francesco)......... La teologia modernista è ormai arrivata alla frutta e al ridicolo......
    Brava Cristina Siccardi! Bravo Prof. de Mattei!
    don Bernardo

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  4. L'ospite di sopra è Areki.
    Ne approfitto per suggerire di togliere cantalamessa dal posto di predicatore della casa pontificia, sarebbe un utile "castigo medicinale.....".......
    Questi signori andassero a propalare le loro dottrine altrove e non nella sede di Pietro che deve confermarci nella fede.....
    A questo punto prevedo un bel terremoto in Vaticano.........

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  5. Il Problema e P. Cantalamesa come e che fa il Pfredicatore della Casa Pontificia? mistero profondo

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  6. Dopo aver seguito dal vivo, in Chiesa, la Passio e l'Adorazione della Croce, da casa abbiamo messo sulla TV per seguire anche il Papa in diretta....e siamo giusti arrivati alla predica di padre Cantalamessa, ed anche noi, in casa, ci siamo soffermati su quelle parole e sul "castigo di Dio"....

    Alla attenta analisi della Cristina Siccardi e che condivido, vorrei aggiungere quanto maturato dalla nostra discussione familiare...
    il primo impatto è stato: "ma che differenza c'è fra castigare e ammonire"?
    certo, la differenza c'è eccome, tuttavia "ammonire" etimologicamente parlando significa proprio "riprendere CON AUTORITA' chi ha errato"..... e allora ci siamo chiesti "ma cosa intendeva dire padre Cantalamessa"?
    se voleva ammorbidire il significato biblico di "castigare", come è di moda oggi "pastoralmente", ha peggiorato  l'interpretazione perchè un Dio che "con autorità AMMONISCE" chi sbaglia mandandogli un terremoto, bè....non c'è nulla di diverso dal significato "castigare" biblicamente inteso.... anzi, semmai il termine "ammonire" in questo senso e in questo caso del terremoto, è ben peggiore visto che il "castigare" ha un significato ben più preciso che sta anche per "purificare - riprendere con i fatti - domare - punire - condurre alla correzione...- "

    Per Padre Cantalamessa, ma anche per molti altri purtroppo, c'è oggi un netto rifiuto perfino alle pagine più dolorose del Vangelo che riguardano "NOI" infatti, fino a che si tratta di commemorare o fare memoria della Passione di Cristo, siamo tutti solerti, in fondo non ci vuole molto a predicare un Cristo che muore e che ha passato ciò che ha passato, la vera difficoltà sta quando ci tocca dire a noi stessi e agli altri che un Dio che può "castigare e punire" ESISTE! ed è il medesimo Dio però che non si è fermato alla punizione, ed ecco la vera Dottrina, ma che per farci comprendere il dolore stesso del castigo in sè, è finito sulla Croce perchè CARICO dei nostri drammi e peccati....

    Padre Cantalamessa e tanti altri dimenticano spesso la pagina del Vangelo nella quale Gesù SEDA LA TEMPESTA.... in questo quadro Egli ci da testimonianza della Sua autorità SUGLI EVENTI DELLA NATURA, terremoti compresi come ciò è dimostrato che sia quando muore, così come quando risorge, avviene in entrambi i casi un terremoto e nel primo caso, anche preannunciato visto che il crollo del Tempio non fu solo un fatto teologico e simbolico, ma fu anche reale, un terremoto lo squarciò...

    continua.....

    RispondiElimina
  7. continua....

    Certo, Cantalamessa ha citato questi terremoti, ma dissociandoli dal contesto evangelico "punitivo e correttore".... tuttavia lo accetta come "ammonimento".... allora, a questo punto, dovrebbe spiegarci in quale senso ci sarebbe, per lui, la differenza  dal "castigo" visto che si parla di migliaia di vittime nel caso da lui citato, e dunque: ammonimento per i vivi SULLA PELLE DI COLORO CHE SONO MORTI?
    e allora non sarebbe, questo, per lui un castigo?
    Un ammonimento per lui che è vivo? per noi?
    Gesù ha o non ha il potere di sedare le tempeste?
    Se è si come dovremmo credere in quanto Cattolici, va da se che l'Onnipotenza di Dio può eccome interferire o meglio, INTERVENIRE, sulle sciagure naturali e il dramma sta nel fatto che Cantalamessa NON HA MAI CITATO come reagivano i Cristiani di fronte alle calamità naturali: PREGANDO, FACENDO VOTI, AVVIANDO PROCESSIONI CON TANTO DI CROCIFISSI, SANTI E MADONNE, ININTERROTTAMENTE FINO A QUANDO IL MALE NON CESSAVA...

    Quando Pietro vacillava mentre la tempesta infuriava contro la barca e Gesù "DORMIVA", abbiamo tutti gli elementi che ci aiutano a rispondere di fronte a questi drammi, senza inventarci nulla... Marco capitolo 4
    - Gesù era stanca e si addormenta
    - guarda "il caso" si alza una improvvisa tempesta e i discepoli cominciano ad avere paura...
    - Pietro tenta di svegliare Gesù perchè sa che può fare qualcosa, ma Gesù continua a dormire...
    - Pietro dice a Gesù "Maestro, ma non t'importa nulla che noi anneghiamo"?
    - qui Gesù SGRIDA AL VENTO..... "TACETE, CALMATEVI"! dice alle acque....
    - e Gesù «Perché siete così paurosi? Non avete ancora fede?».
    E furono presi da grande timore e si dicevano l'un l'altro: «Chi è dunque costui, al quale anche il vento e il mare obbediscono?».

    Può dunque un terremoto non obbedire al Cristo se lo SUPPLICASSIMO CON LA FEDE E LE OPERE E LA TESTIMONIANZA DI UNA VITA CRISTIANA di placarsi? ;)
    Oggi troppi predicatori hanno paura di dire la verità perchè temono di più le critiche degli uomini che un "evento naturale"....

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  8. P.S.
    Certo, bisogna fare tutto il possibile per prevenire le catastrofi naturali, occorre lottare contro le malattie ed è necessario che si evitino sfortune di ogni tipo. Tuttavia, se tali eventi si verificano, essi vanno accolti come esperienze del tutto particolari della complessità del reale, che costringono l'uomo a guardare la vita come luogo dei numerosi paradossi, sì, i quali, però, non possono essere scomposti nei frammenti privi di un senso unitario. Nemmeno se si tratta del paradosso i cui due poli sono il vivere e il morire. In merito Florenskij cita Dostoevskij:  "In tutto c'è il mistero di Dio", anche nella sofferenza più atroce e nella morte.
    (O.R. 21.5.2010 )

    Ai Vescovi del Brasile il Papa invita a riscoprire Giobbe per rispondere ai tanti drammi della vita e per formare le coscienze sulla questione della vita stessa....e dice:
    "Giobbe, in modo provocatorio, invita gli esseri irrazionali a rendere la propria testimonianza:  "Interroga pure le bestie e ti insegneranno, gli uccelli del cielo e ti informeranno; i rettili della terra e ti istruiranno, i pesci del mare e ti racconteranno. Chi non sa, fra tutti costoro, che la mano del Signore ha fatto questo? Egli ha in mano l'anima di ogni vivente e il soffio di ogni essere umano" (Gb 12, 7-10).  " (O.R. novembre 2009 )

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  9. Che sciocchezza! Padre Cantalamessa è degnissimo dell'alto ufficio a lui affidato. E' ovvio che poi è stato influenzato dai marasmi postconciliari, ma come TUTTI del resto,è un problema diffusissimo quello di santi sacerdoti che però non sono del tutto emancipati da quella che è stata la pentecoste conciliare. Molta gente in questo sito crede che in Vaticano ci dovrebbero essere solo preti usciti dall'istituto del buon pastore o di Cristo re, per non dire da Econe.

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  10. Quelli che vermente sanno lo dicono facile e in poche parole:

    <span>"Dio non permetterebbe mai il male, se non fosse abbastanza potente per trarne un bene." (Sant'Agostino)</span>

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  11. Nobis quoque peccatoribus27 aprile 2011 alle ore 02:00

    Non e' tanto il problema della "funzione medicinale" del castigo ma e' proprio la categoria del castigo che P. cantalamessa sembra negare, definendo "offesa a Dio" il solo pensarlo mentre sarebbero proprio le offese a Dio all'origine dei castighi intesi primariamente a rimetterci sulla retta via.

    Il castigo peggiore e' l'abbandono ai nostri comportamenti peccaminosi "senza castighi". Questo e' il castigo da far tremare.
    L'altro problema e' che ci concentriamo sui castighi fisici o di rigine metereologica o tellurica (o vulcanica) senza vedere i castighi spirituali connessi allo stato della Fede cattolica, della pratica religiosa, della liturgia, della devozione e della santita' in primo luogo del nostro clero.

    FdS

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  12. Cosa sarà mai una "tematica"? Somiglia per caso ad un tema? O ci siamo messi anche noi a parlare come i sessantottini?

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  13. Mi sono accorto di non aver letto i testi del CVII se non di sfuggita e parecchi anni fa. Dovrò riprenderli per verificare questa ipotesi: la questione non è tanto su singole affermazioni, ma sul tono generale, impregnato di ottimismo esclusivistico, quello "sdoganato" da Giovanni XXIII col discorso, credo improvvido e miope, sui "profeti di sventura". In sede conciliare è stata dimenticata la dimensione apocalittica del Cristianesimo: dove Apocalisse è insieme catastrofe e "rivelazione" ( in greco ) della dipendenza dell'uomo da Dio, troppo spesso lasciata in non cale quando le cose vanno bene. Il pensiero di Teilhard De Chardin, segreto "maitre a penser" della maggioranza conciliare, è impregnato di progressismo ottimistico quasi a senso unico: la "sfasatura"del paleontologo-teologo francese non è di aver cercato una conciliazione fra i dati della storia naturale e della storia sacra, intento di per sè lodevole, ma di aver minimizzato di fatto il lato oscuro della storia.

    Apprezzo il coraggio leonino del prof. De Mattei, che ha gettato un sasso nello stagno dell'apologetica, troppo quieto perchè poco frequentato, a costo di farsi dare del forsennato. Tuttavia penso che occorra ritornare alla meditazione sui "massimi problemi" della teodicea; ciò  in termini tali da poter aprire uno spiraglio a una minima comprensione ( di più a questo mondo non si può pretendere ) da parte dell'uomo moderno.

    Rimane inevaso il problema della unione degli uomini in forme di "solidarietà corporativa", per cui la colpa di uno diventa colpa di tutti: concetto meno ostico per gli antichi, ma scandalosissimo per i moderni. La gran questione è che non solo l'uomo possa fare il male, ma che questo male coinvolga altri almeno a prima vista innocenti. Guidare ubriachi è un male; ma il male si riversa su altri: perchè? Ai tempi del Concilio si è creduto gran cosa spingere verso l'apertura sociale: esigenza importante, ma risolvibile senza doversi troppo spremere: lo stesso "reazionario" card. Siri era socialmente molto attento: questione di risorse e buona volontà. La difficoltà enorme era invece quella di collegare le categorie culturali del mondo moderno con la visione tradizionale dei "massimi problemi": soprattutto il problema della COLPA, che è al centro della meditazione dei "grandi" come Shakespeare e Dostoiewskij. I sistemi penali della contemporaneità, sulla scia di Beccaria ( a suo tempo messo all'Indice dei libri proibiti ) in sede ufficilae concepiscono la punizione quasi sono come deterrente alla reiterazione del reato, non come espiazione, costrutto che non viene tematizzato. Ancor più lo è il collegamento tra la fenomenologia degli eventi naturali e quello della vita sociale. Bisognerebbe studiare, per quanto è possibile, quel sistema di energie, positive e negative, che sta dietro il palcoscenico degli eventi mondani. Ricordo il libro del grande giurista Hans Kelsen sulla concezione vigente nel mondo antico del collegamento fra ordine cosmico e ordine sociale ( il cinese Tao e l'egiziana mmat ). Ovviamente il concetto di Dio Padre come una specie di bonaccione cosmico non può bastare a queste esigenze.

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  14. Padre Cantalamessa ha fatto prediche molto belle. Altre che lasciano a desiderare, come quella di cui si parla. Certo che la dignità di un ufficio e l'idoneità ad un servizio non andrebbe misurata dal basso profilo e debolezza dei più. A noi interessa che la nebbia della confusione (dottrinale in primis) che aleggia nella Chiesa si dissolva. È lì che si deve vedere la grandezza di un predicatore. È lì che si rafforza la nostra fede.

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  15. no, ci basterebbero predicatori cattolici

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  16. Premetto che a me è piaciuta l'omelia di Padre Cantalamessa, lucido e preciso come sempre, ripropongo la riflessione del Patriarca Elio, già proposta ma rimasta senza alcun commento:
    "<span>Scusate l’OT ma ho visto questo filmato del Patriarca Elio della Chiesa Ortodossa Greca Cattolica Ucraina: guardatelo tutto anche se è molto lungo, forse non ha tutti i torti, o no?    </span>
    <span><span> </span>http://uogcc.org.ua/it/actual/article/?article=4523 "</span>

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  17. ma avete sentito il caporedattore di Jesus sulla rai stamattina quando gli hanno chiesto secondo lui qual'era l'interpretazione delle parole di Ratzinger nella via crucis 2005? perfavore qualcuno lo prenda a schiaffoni e lo risvegli! ma schiaffoni forti!!!

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  18. Ancora con questi terremoti come castigo di Dio? Qui il modernismo c'entra ben poco, basta solo un pò di ragione e buon senso.

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  19. C'è chi, come la Siccardi, sembra credere anzitutto in san Tommaso, e solo in seconda batutta in tutto il Resto. Questo, sì, dev'essere un castigo di Dio.
    Questa insistenza sui terremoti-castighi è una battaglia di retroguardia della specie peggiore. Per fortuna il tradizionalismo cattolico non consiste in questo.

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  20. Anche Cirillo di tutte le Russie ha detto oggi che Cernobyl fu un castigo divino, senza suscitare particolari emozioni. A parte il fatto che parlava per conto dell'Ucraina cui la Russia non concede un patriarca autonomo.

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  21. Con questi parametri spannometrici, per giunta corroborati a colpi di spannometro tomista e scritturale (prendendo passi isolati di Antico Testamento, opere di Padri e Dottori, enciclice ecc. si può "dimostrare" di tutto: a partire dall'inferiorità della donna, vero Siccardi?), possiamo tranquillamente concludere che i lefebvriani non sono e probabilmente non saranno mai in piena comunione con la Chiesa e il suo Pontefice per un castigo divino o che i tradizionalisti subiscano le angherie dei vescovi renitenti al M.P. per una punizione divina.

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  22. <span>P Cantalamessa non dovrebbe ricoprire quell' ufficio.E' tradizione che sia un francescano,ma non ce n'é uno migliore? Uno che non sia il capo del Rinnovamento Carismatico in Italia, con tutto quello che cio' vuol dire?</span>
    <span>Il povero de Mattei ha ragione da vendere, e 2000 anni di magistero della Chiesa sulle spalle. Ma la lotta é molto forte!</span>
    <span>Il Corriere della Sera titolava: "Il Vaticano.." Il Vaticano? Da quando in qua  Cantalamessa é il Vaticano o lo rappresenta? Il papa lo fa predicare qualche  volta l 'anno pro forma, con questi bei risultati.. Ma una bella raucedine, quel giorno, no?</span>
    <span>de Mattei é già molto attaccato per quel discorso, che vi invito a leggere integralmente in rete, umile, serio e magistrale..gli costerà parecchio. Ma ha il coraggio della verità che la maggior parte degli ecclesiastici non ha piu'.</span>
    <span>S Tommaso é dimenticato, mal studiato, censurato..andate a cercare una edizione integrale della Somma Teologica in libreria, e vedrete..tanti 'Bignami', e compendi, taglia e cuci, ma l'edizione integrale é carissima a molto rara a trovarsi..invece sarebbe molto utile riprenderla in mano di questi tempi..e dire que fu scritta per dei novizi!!</span>
    <span>Esistono tante e belle preghiere antiche per i terremoti e disastri vari, da sempre il buon senso della gente prega per le messi, la pioggia, la salute, incoraggiata e guidata dai buoni pastori, come per le Rogazioni, per esempio..forse se si pregasse di piu certe cose avverrebbero meno?</span>
    <span>Veramente penso che questo discorso di Cantalamessa farà molto male alle anime e metterà ancora confusione nei cuori..</span>
    <span></span>
    <span></span>
    <span></span>
    <span>Laissez ici votre commentaire en respectant les lois. Tout commentaire jugé inapproprié (agressif, raciste, diffamatoire, publicitaire, grossier, hors sujet…) sera supprimé</span>

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  23. Io, come il Papa Leone XIII, credo anche nella "maledizione di Cam"....

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  24. Io a quella dei figli di Sem (e alla tua).

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  25. E tu di chi sei figlio?

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  26. E tu, di chi sei figlio?

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AVVISO AI LETTORI: Visto il continuo infiltrarsi di lettori "ostili" che si divertono solo a scrivere "insulti" e a fare polemiche inutili, AVVISIAMO CHE ORA NON SARANNO PIU' PUBBLICATI COMMENTI INFANTILI o PEDANTI. Continueremo certamente a pubblicare le critiche ma solo quelle serie, costruttive e rispettose.
La Redazione