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martedì 16 novembre 2010

Il Papa e le conferenze episcopali.

Il Papa ieri ha tenuto un discorso assai chiaro ad un gruppo di vescovi brasiliani in visita ad limina. Ha, cioè, delineato i compiti ed i limiti che una conferenza episcopale deve assumere e rispettare. Utile strumento di coordinamento e di ausilio, troppo spesso purtroppo le conferenze episcopali sono diventati corpi intermedi di influenza e magistero, alternativi a quelli di Roma; accade anche che la sana collegialità dei singoli vescovi col Successore di Pietro venga ostacolata da un esercizio oligarchico del potere, concentrato nelle mani di pochi mitrati più in vista o intraprendenti. E' per questo che il card. Siri, lungimirante, affermava che le cose sarebbero andate bene se, telefonando alla sede della Conferenza Episcopale, non vi fosse stata a rispondere che la donna delle pulizie. Invece le conferenze episcopali sono sempre più organi permanenti, strutturati come ministeri, con commissioni e sottocommissioni, organigrammi e dipendenti, atti alla produzione alluvionale di documenti e di programmi. Il Papa, che un tempo disse che Gesù ha istituito il ruolo del Pontefice e quello dei Vescovi ma non quello delle conferenze episcopali, chiarisce bene quali sono i limiti invalicabili da parte di questi istituti. Sottolineature nostre.


[..] da quasi sessant'anni, la Conferenza nazionale dei vescovi del Brasile è un punto di riferimento per la società brasiliana, proponendosi sempre più e prima di tutto come un luogo dove si vive la carità. In effetti, la prima testimonianza che ci si aspetta da quanti annunciano la Parola di Dio è quella della carità reciproca: «Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri» (Gv 13, 35). La vostra, come d'altronde le altre Conferenze episcopali, è nata come concreta applicazione dell'affetto collegiale dei vescovi in comunione gerarchica con il Successore di Pietro, per essere uno strumento di comunione affettiva ed effettiva fra tutti i membri, e di efficace collaborazione con il Pastore di ogni Chiesa particolare nella triplice funzione di insegnare, santificare e governare le pecore del proprio gregge.

Dunque la Conferenza episcopale si presenta come una delle forme, sotto la guida dello Spirito Santo, che consentono di esercitare in modo congiunto e armonioso alcune funzioni pastorali per il bene dei fedeli e di tutti i cittadini di un determinato territorio (cfr. Codice di Diritto Canonico, can. 447). Di fatto, una cooperazione sempre più stretta e concorde con i propri fratelli nel ministero aiuta i vescovi a compiere meglio il loro mandato (cfr. Christus Dominus, n. 37), senza abdicare alla responsabilità principale di pascere come pastore proprio, ordinario e immediato la sua Chiesa particolare, (cfr. Motu proprio Apostolos suos, n. 10), facendo udire la voce di Gesù Cristo che «è lo stesso ieri e oggi e per sempre» (Eb 13, 8).

La Conferenza episcopale promuove quindi l'unione di sforzi e di intenzioni dei vescovi, divenendo uno strumento che permette loro di condividere gli oneri; deve però evitare di collocarsi come una realtà parallela o sostitutiva del ministero di ognuno dei vescovi, vale a dire che non deve mutare il suo rapporto con la rispettiva Chiesa particolare e con il collegio episcopale né costituire un intermediario fra il vescovo e la Sede di Pietro.

Allo stesso tempo, nel fedele esercizio della funzione dottrinale che vi corrisponde, quando vi riunite nelle vostre assemblee, cari vescovi, dovete soprattutto studiare i mezzi più efficaci per far giungere in modo adeguato il magistero universale [ossia: quello romano] al popolo che vi è stato affidato. Questa funzione dottrinale sarà svolta nei termini indicati dal mio venerato predecessore, Papa Giovanni Paolo II, nel Motu Proprio Apostolos suos, anche nell'affrontare le nuove questioni emergenti, per poi poter orientare la coscienza degli uomini al fine di trovare la retta soluzione per i nuovi problemi suscitati dai cambiamenti sociali e culturali.

Alcuni temi in particolare richiedono oggi un'azione congiunta da parte dei vescovi: la promozione e la tutela della fede e della morale, la traduzione dei libri liturgici, la promozione e la formazione delle vocazioni di speciale consacrazione, l'elaborazione di sussidi per la catechesi, l'impegno ecumenico, i rapporti con le autorità civili, la difesa della vita umana, dal concepimento fino alla morte naturale, la santità della famiglia e del matrimonio fra un uomo e una donna, il diritto dei genitori di educare i propri figli, la libertà religiosa, gli altri diritti umani, la pace e la giustizia sociale.

Allo stesso tempo, è necessario ricordare che i consulenti e le strutture della Conferenza episcopale esistono per il servizio ai vescovi e non per sostituirli. Si tratta, in definitiva, di far sì che la Conferenza episcopale, con i suoi organismi, funzioni sempre più come organo propulsore della sollecitudine pastorale dei vescovi, la cui preoccupazione principale deve essere la salvezza delle anime, che è, d'altra parte, la missione fondamentale della Chiesa. [..]

9 commenti:

  1. Le conferenze episcopali sono il frutto avvelenato della collegialità, quindi della Lumen Gentium. Unicuique suum. Chi ha colpa del suo mal...

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  2. Ci sono io che risolvo tutti i problemi. Non avere paura!!!

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  3. Bartimeo a quelli del bicchiere sempre mezzovuoto!!!16 novembre 2010 alle ore 21:02

    Redazione!
    Il solito imbecille disoccupato o figlio di papi che non ha nulla da fare!
    PROVVEDERE!
    Grazie!
    MD

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  4. Già durante il conclio, Lefebvre si era lamentato del pericolo che le conferenze episcopali ostacolassero i singoli vescovi.  Non sono lefebvriano, nemmeno simpatizzante per la FSSPX, però riconosco che i timori di Lefebvre erano ben fondati, "profetici" direi. Quel che è giusto e vero bisogna riconoscerlo. Tanti saluti a tutti.

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  5. Questo Luisa dev'esser un gay. Gira da un thread all'altro ma nessuno cancella le sue gaie cretinate.

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  6. Ma come, il papa parla in un modo e si raffigura araldicamente in uno diverso?

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  7. <span>sono il frutto avvelenato della collegialità, quindi della Lumen Gentium</span>

    Spero che questo discorso del Santo Padre, in sostanza un bartaliano: l'è tutto sbagliato, tutto da rifare, contribuisca alla buona riuscita dei colloqui in corso con la FSSPX.

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La Redazione