France3 sul vescovo antimotuproprio fischiato e cacciato dalla popolazione
In questo deserto della disperazione, un prete, l’abbé Francis Michel, mantiene la parrocchia più viva di tutta la diocesi, Thiberville. Questo parroco, che non proviene dal mondo tradizionalista ma che è di animo naturaliter ‘tradizionale’, il che poi è sinonimo puro e semplice, in corrispondenza biunivoca, dell’aggettivo ‘cattolico’, celebra indifferentemente Messe in forma straordinaria e ordinaria: vetus ordo il pomeriggio e novus ordo la mattina (e in modo conforme ai desideri di Benedetto XVI, girato verso il Signore e non verso l’assemblea). Il risultato? Scontato come in un’operazione aritmetica: le persone vedono che ‘ci crede’ e che ha la fierezza di comunicare la sua fede; che la liturgia non è una corsa al ribasso, ma una cosa importante, anzi essenziale, che richiede impegno, studio e attenzione. Insomma: la gente percepisce con l’evidenza dei fatti (e non delle vuote parole, che dal postconcilio in poi impestano il cattolicesimo) che la S. Messa “conta molto”, sicché la parrocchia di Thiberville (insieme agli altri 17 campanili affidati all’abbé Michel) formano l’insieme cattolico più vivente e missionario – l’unico, anzi – dell’intera diocesi: chiesa di Thiberville piena a tutte le messe, servizio a turno nelle altre 17 chiese, catechismo, partecipazione attiva di fedeli e confraternite, folla di chierichetti (solo maschi, naturalmente), scoutismo, altari e chiese tutti restaurati e ben tenuti, funerali celebrati dal parroco (e non, come è ormai la regola in Francia, da squallide équipes di laici necrofori), ecc. Insomma: una parrocchia ‘esemplare’, come direbbero i nostri amici di Maranatha, dove la volontà del Papa è attuata senza complessi e senza riserve.
Ma siccome nelle belle storie c’è sempre un cattivo, anzi più d’uno, ecco che il vescovo Nourrichard, vecchio arnese del progressismo, ha deciso che l’ideologia dello “Spirito del Concilio” deve applicarsi anche a Thiberville, seppure con 40 anni di ritardo e con i nefarii risultati pastorali che tutti conoscono. Ci ha provato in tutti i modi per temperare l’approccio tradizionale del Parroco. Visto che non c’è riuscito, ha scelto la via più diretta che, però, si sta rivelando un bel boomerang che rischia di fargli saltare dalla testa la mitria episcopale. Nelle settimane scorse ha comunicato che il 3 gennaio si sarebbe recato a Thiberville per comunicare “con dolore” (guadagnando così l’iscrizione al ‘collegio de l’ipocriti tristi’!) la revoca dell’abbé Michel e l’installazione del nuovo parroco. Anzi, del nuovo responsabile del ‘raggruppamento parrocchiale’ (anche questa la moda francese: abolire le parrocchie e, di fatto, appaltarle ai laici sotto la ‘supervisione’ di un prete responsabile di decine di ex parrocchie). Muoia pure il cattolicesimo, ma si salvi l’ideologia conciliarista.
Tuttavia il vescovo non aveva fatto i conti con la constatazione che i laici, quelli veri e non i trafficoni di sacrestia, il Concilio lo vogliono applicare alla lettera, specie laddove richiede la loro partecipazione e il loro ascolto. Ed essi non ne vogliono sapere di perdere per un arbitrio il Parroco che tanto bene ha fatto alla fede di quelle popolazioni. Tutti si sono mobilitati, Sindaco e consiglieri regionali in testa, per protestare contro una decisione che, chiariamolo subito, non è illecita di per sé (è ovvio che spetta al Vescovo assegnare i compiti ai Sacerdoti), ma è abusiva perché presa esplicitamente senza reale motivazione che non sia quella di punire l’abbé Michel: come sentirete ammettere, nell’intervista televisiva sotto riportata, dal nuovo ‘amministratore del raggruppamento parrocchiale’ che, ovviamente, è dalla parte del vescovo.
Ed ecco che cosa è successo. Domenica 3 gennaio il vescovo si è presentato a Thiberville per la Messa della mattina, con tanto di vicario generale, cancelliere e nuovo ‘pseudoparroco’. Mostrando un tatto da caporale dei carristi, il pingue mitrato è entrato processionalmente nella chiesa strapiena, infagottato in una gellabà bianca ornata dai colori del Gay Pride e preceduto da due chierichette lungochiomate e dal suo vicario che inalberava il Lezionario (l’adorazione del Libro è un must per i progressisti: forse vi vedono un tributo al Sola Scriptura luterano, o sognano di sostituire per quella via l’aborrita adorazione eucaristica). Il messaggio era chiaro: villici, dite addio a pianete e manipoli, ora si cambia musica e si suonerà come dico Io.
Certo, qualche anima imbelle potrà deplorare la mancanza di rispetto per un successore degli Apostoli; ma qui, notiamolo bene, non si trattava di una parrocchia di gente raffinata: siamo nella Normandia profonda, tra gente semplice del popolo. Lower class, direbbero gli Inglesi. Un ulteriore brusco risveglio per quelli che pensano che la Tradizione sia appannaggio esclusivo di esteti colti dei quartieri-bene. Quella buona gente ha applicato senza conoscerlo il motto del neovescovo dell’Aquila, mons. D’Ercole: se il vescovo dice o si comporta in modo diverso dal Papa, per evitare lo strabismo si guardi solo al Papa.
Godetevi dunque questo reportage televisivo di France3. Anticipiamo l’esito: Sua Eccellenza, dopo le prime battute, ha interrotto la Messa, perché i genitori sono andati a riprendersi i chierichetti (quelli del posto, naturalmente, non le femminucce importate dal vescovo) e tutta la popolazione l’ha mollato lì seguendo l’abbé Michel, che è andato a celebrare in un’altra chiesa: il vescovo li ha tampinati fin lì, ma i fedeli manco l’han lasciato entrare. Si è ripresentato a Thiberville al pomeriggio (per la Messa tridentina) solo per constatare che la Chiesa era arcipiena e che il suo programma di cacciare il Parroco dovrà essere (son sue parole) ’attentamente valutato coi suoi collaboratori’. In sostanza, un triplice scacco per il vescovo: è stato acclarato che la gente è tutta contro di lui; ha raccolto sul piano mediatico una pessima figura (un vescovo cacciato dalle chiese della sua diocesi dai suoi fedeli inferociti… proprio come Nestorio), tanto che perfino su internet nessuno osa difenderlo, nemmeno la conferenza episcopale; e infine, ha reso evidente che non c’erano motivi per la revoca di quel parroco. Un meccanismo di intimidazione episcopale verso i sacerdoti si è dunque inceppato, mostrandone tutta l’arbitrarietà e la fragilità. Seguiremo gli sviluppi.