Ma ora, il grande Benedetto XVI viene a mettere un po’ d’ordine nella faccenda e a stabilire, con un’accorta modifica del nuovo codice di diritto canonico, che tra diacono e presbitero (e vescovo) c’è un bel salto. Ecco la nuova norma inserita da Benedetto XVI con il motu proprio Omnium in mentem pubblicato ieri: “Coloro che sono costituiti nell’ordine dell’episcopato o del presbiterato ricevono la missione e la facoltà di agire nella persona di Cristo Capo, i diaconi invece vengono abilitati a servire il popolo di Dio nella diaconia della liturgia, della parola e della carità“. In precedenza, pareva invece che pure i diaconi avessero il potere di agire in persona Christi capitis.
L’altra modifica introdotta con questo motu proprio interessa meno la liturgia e l’ecclesiologia e riguarda invece il fatto che i battezzati apostati non sono più equiparati ai non battezzati, ai fini della disciplina matrimoniale. Pertanto, mentre un matrimonio civile tra non battezzati è considerato dalla Chiesa valido (e quindi in principio indissolubile), non è così invece per quello tra battezzati, e non importa più se uno ha ripudiato il suo battesimo: per i battezzati il matrimonio solo civile è agli occhi della Chiesa inesistente e non preclude un successivo matrimonio religioso con altra persona. Insomma: gli sbattezzati che si son sposati in Comune fino a ieri non potevano mollare il coniuge e contrarre un matrimonio in Chiesa con qualcun altro. D’ora innanzi invece sì, come ogni buon cattolico…