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venerdì 30 settembre 2022

Controstoria del Movimento liturgico #48 - L’architetto della nuova Messa in vernacolo: p. Josef Andreas Jungmann SJ. - di A. Porfiri

48° appuntamento con i nostri "medaglioni" liturgici preparati dal M° Aurelio Porfiri.
Oggi presentiamo p. Josef A. Jungmann gesuita autore dell’autorevole manuale di liturgia, ma anche sostenitore della rinnovazione liturgica ad uso dell’uomo moderno (e, di conseguenza, non più di Dio) ed architetto della Nuova Messa in lingua vernacola (essendo membro del tristemente noto Consilium voluto da Paolo VI per attuare la riforma. 
Qui le altre puntate. 
Roberto

Missarum Sollemnia: Josef Andreas Jungmann (1889-1975)

Tra gli studiosi di liturgia e i sacerdoti, almeno un tempo, erano molto popolari i manuali di liturgia. Ce ne erano vari che passavano tra le mani di ogni buon studioso per approfondire lo studio di questa materia tanto importante e venerabile. Tra i più famosi, fino ai nostri giorni, possiamo annoverare Missarum Sollemnia, dello studioso gesuita Josef Andreas Jungmann. Il testo, uscito negli anni ‘50, nell’edizione anastatica disponibile ai nostri giorni conta circa 800 pagine ed è senz’altro un’opera di consultazione molto importante.

Detto questo bisogna anche aggiungere che padre Jungmann fu tra coloro che spinsero per una liturgia rinnovata, una liturgia che secondo le intenzioni rispondesse alle aspettative del cosiddetto “uomo moderno”. Egli fu tra i liturgisti più conosciuti durante il Concilio e anche prima nel presentare quelle istanze di rinnovamento che avrebbero poi portato al novus ordo. 
In effetti un sito cattolico tradizionalista (fsspx.news) ci offre di lui questo ritratto abbastanza impietoso: “L'influenza di Josef Jungmann è stata molto importante, soprattutto perché è stato in grado, al contrario di altri iniziatori, di preparare attivamente il Concilio Vaticano II come membro della commissione preparatoria per la liturgia dal 1960. È diventato membro della commissione di liturgia conciliare nel 1962, e fu infine consulente del Consilium, l'organo incaricato da Paolo VI di attuare le riforme conciliari. Morì il 26 gennaio 1975. Fu quindi uno dei principali architetti della Nuova Messa e del declassamento del messale tridentino e del disastro pastorale e liturgico che ne seguì”. 
Il padre Severino Dianich ne mette in luce anche il ruolo di promozione attiva per quello che riguarda la celebrazione della Messa in lingua volgare: “A giudizio, però, del grande storico della liturgia eucaristica, J. A. Jungmann, «questa mèta così elevata non venne raggiunta che in piccola parte». Che avesse costituito un desiderio dei Padri del Tridentino, «appare chiaro dal fatto che già nel 1563, quando ancora si progettava di occuparsi della correzione del messale nel Concilio stesso, un manoscritto vaticano del Sacramentario gregoriano venne fatto venire appositamente da Roma a Trento. E non si trattava di uno slancio isolato, ché anche la commissione si è preoccupata di studiare le fonti antiche». Però, «non ci si poteva aspettare che una commissione di pochi uomini, chiamati a un lavoro pratico potesse venire in possesso, in un paio di anni, di quelle cognizioni storico-liturgiche che erano destinate a maturare per la cooperazione di molti solo nel giro di parecchi secoli» (Missarum Solemnia, I, Marietti 1953, Casale M., p. 117; ed orig. Herder 1948). 
Questo risultato, infatti, allora desiderato, è stato felicemente raggiunto proprio dalla riforma promossa dal Vaticano II” (nipotidimaritain.blogspot.com). 
Insomma, uno studioso di indubbio valore che è stato uno degli architetti della nuova Messa di Paolo VI e della sua attuazione.

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