martedì 7 marzo 2017

Massime sull‘ospedale da campo

di don Alfredo Morselli


Chi dice che non esistono atti intrinsecamente cattivi, che sono sempre peccato, è come chi dicesse che esistono cancri che ogni tanto non sono malattie, e che bisogna vedere caso per caso.

Colui che chiama "lanciatore di pietre" il pastore che non ammette alla S. Comunione chi è in stato di peccato e non assolve chi non ha il proposito di non più peccare, è come uno che chiamasse il chirurgo "lanciatore di bisturi" o l'infermiere "lanciatore di siringhe".

Chi dice che se mancano alcune espressioni di intimità [tra due battezzati non sposati sacramentalmente], «non è raro che la fedeltà sia messa in pericolo e possa venir compromesso il bene dei figli», è come chi dicesse che un'iniezione di virus o un cibo infetto rafforza l'amore tra due ammalati che dormono vicini di letto.

Chi dice che colui che, con piena avvertenza e deliberato consenso, compie un atto oggettivamente cattivo, ma soggettivamente non pecca, è come chi dicesse che chi oggettivamente contrae una malattia, soggettivamente può essere sano.

La vera medicina della misericordia, proposta dalla Chiesa e somministrata da Benedetto XVI con questa ricetta:

"I divorziati risposati (…) nonostante la loro situazione, continuano ad appartenere alla Chiesa, che li segue con speciale attenzione, nel desiderio che coltivino, per quanto possibile, uno stile cristiano di vita attraverso la partecipazione alla santa Messa, pur senza ricevere la Comunione, l'ascolto della Parola di Dio, l'Adorazione eucaristica, la preghiera, la partecipazione alla vita comunitaria, il dialogo confidente con un sacerdote o un maestro di vita spirituale, la dedizione alla carità vissuta, le opere di penitenza, l'impegno educativo verso i figli" (Esort. apost. Sacramentum Caritatis, 22-2-2007, § 29).