sabato 13 giugno 2015

La Festa del Sacro Cuore pietra di inciampo per quei cattolici che cercano una via mezzo: che Cristo si lasci strappare il diadema sovrano e si contenti di vivere soggetto al nume di Cesare.

Le origini di questa festa sono del tutto assimilabili a quelle della festa del Santissimo Sacramento.
Nel Liber Sacramentorum, la festa del Sacro Cuore si trova ancora nel ciclo santorale, il traduttore ne dà la ragione: «Conformemente alle ultime rubriche, questa festa dovrebbe trovarsi al Proprio del Tempo, tra l’II e la III Domenica dopo la Pentecoste. Il tomo III del Liber Sacramentorum era stato stampato già quando la decisione della S. C. dei Riti era stata promulgata. 
Conserviamo dunque alla festa del Sacro Cuore il posto che occupava nelle antiche edizioni del Messale, pur sostituendo al precedente il nuovo testo della messa».
Il simbolismo del costato di Gesù, aperto dalla lancia di Longino e da cui sgorgarono il sangue e l’acqua, è conosciuto già dagli antichi Padri della Chiesa; sant’Agostino e san Giovanni Crisostomo hanno delle pagine splendide sui divini Sacramenti, nati dal Cuore amante del Redentore, e sulla Chiesa che, radiosa di giovinezza, esce dal costato del nuovo Adamo addormentato sulla Croce.
La tradizione patristica fu conservata e sviluppata a cura della scuola ascetica benedettina; anche, quando, nel XII sec., il santo abate di Clairvaux orientò infine la pietà mistica dei suoi monaci verso un culto completamente speciale reso all’umanità del Salvatore, si può dire che la devozione al Sacro Cuore, nel senso che gli attribuisce oggi la sacra liturgia, era già nata. 
Dalla semplice meditazione sulle piaghe di Gesù, la scuola benedettina era passata alla devozione particolare per quella del costato, ed attraverso il fianco trapassato dalla lancia di Longino, essa era penetrata nell’intimo del Cuore, ferito anch’esso dalla lancia dell’amore.
Il Cuore di Gesù rappresenta, per san Bernardo, quell’incavo della roccia dove lo Sposo divino invita la sua colomba a cercare un rifugio. 
Il ferro del soldato è giunto fino al Cuore del Crocifisso per svelarcene tutti i segreti dell’amore. 
Ci ha, difatti, rivelato il grande mistero della sua misericordia, queste viscere di compassione che l’hanno indotto a scendere dal cielo per visitarci (In Cantic. Serm. 61, nn. 3-4, in PL 183, col. 1071-72).
I discepoli di san Bernardo svilupparono meravigliosamente la dottrina mistica del Maestro, quando intervennero le grandi rivelazioni del Sacro Cuore di Gesù a santa Lutgarda (+1246), a santa Gertrude ed a santa Mechtilde (Matilde).
Un giorno, il Signore scambiò il suo Cuore con quello del santa Lutgarda; ed una notte che la santa, malgrado la malattia, si era alzata per l’ufficio vigiliale, Gesù, per ricompensarla, l’invitò ad avvicinare le sue labbra alla ferita del suo Cuore, dove Lutgarda attinse una tale soavità spirituale, che, provò, in seguito, sempre forza e dolcezza nel servizio di Dio.
Verso il 1230 sopraggiunse la celebre rivelazione del Sacro Cuore a quell’illustre Mechtilde di Magdeburgo, che, più tardi, fece parte della comunità di Helfta dove vivevano santa Gertrude e santa Mechtilde (Matilde) di Hackeborn.
Nelle mie grandi sofferenze, ella scrisse, Gesù mi mostrò la piaga del suo Cuore e mi dice: Vedi qual male mi hanno fatto!”.
Quest’apparizione l’impressionò vivamente, tanto che, da allora, la devota religiosa non smise di contemplare questo Cuore afflitto ed oltraggiato, ma che, allo stesso tempo, gli appariva simile ad una massa di oro arroventato, collocato dentro ad un’immensa fornace. Gesù avvicinò il cuore di Mechtilde al suo, affinché vivesse della stessa vita di Lui.
Quando la Provvidenza condusse a Helfta la pia estatica di Magdeburgo, questo avvenne per avvicinarla a due altre figlie di san Benedetto, Gertrude e l’omonima Mechtilde (di Hackeborn), che erano state favorite da doni analoghi. Il carattere particolare della devozione di santa Gertrude per il Verbo Incarnato brilla specialmente nel suo rendere devozione al Sacro Cuore, che, per lei, è il simbolo dell’amore del Crocifisso, ed un tipo di sacramento mistico mediante il quale la Santa partecipa ai sentimenti di Gesù ed, al medesimo tempo, ai suoi meriti.
Un giorno che Gertrude è invitata da san Giovanni a riposare con lui sul Cuore sacro del Signore, chiede all’evangelista perché non ha rivelato alla Chiesa le delizie ed i misteri di amore gustati da lui nell’ultima Cena, quando appoggiò la sua testa sul petto del Divin Maestro. Giovanni risponde che la sua missione era stata quella di rivelare agli uomini la natura divina del Verbo, mentre il linguaggio di amore espresso dai battiti del Sacro Cuore sentito da lui doveva rappresentare la rivelazione degli ultimi tempi, allorché il mondo, invecchiato e raffreddato, avrebbe avuto bisogno di riscaldarsi per mezzo di questo mistero di ardente carità (Ivan Gobry, Margherita Maria Alacoque e le rivelazioni del Sacro Cuore, Roma 20024, p. 15).
Gertrude comprese che l’apostolato del Sacro Cuore di Gesù era stato affidato a lei stessa, perché, con le sue parole e nei suoi libri, ella scrivesse tutta la teologia, per così dire, di questa ferita divina e sacra, propagandone con ardore la devozione. In questa missione evangelizzatrice, ebbe per compagna la devota cantrix Mechtildis, la quale era stata invitata similmente dal Signore a stabilire la sua dimora nella piaga del suo Cuore. 
Come la sua compagna, santa Mechtilde mise pure lei per iscritto le sue rivelazioni, dove paragona il Sacro Cuore ora ad una coppa d’oro dove si dissetano i santi, ora ad una lampada luminosa, ora ad una lira che diffonde nel cielo le sue dolci armonie. 
Un giorno Gesù e Mechtilde scambiarono i loro cuori, e da allora sembrò alla Santa che erano i battiti del Cuore del suo divino Sposo che sentiva in se stessa.
Le rivelazioni delle due estatiche di Helfta furono accolte molto favorevolmente, soprattutto in Germania, cioè in un luogo già risolutamente orientato verso il Cuore di Gesù, grazie alla precedente influenza della scuola benedettina. Gli scrittori della famiglia dominicana e francescana seguirono anch’essi con ardore questo movimento, e lo diffusero soprattutto grazie a san Bonaventura, al beato Enrico Suso, a santa Caterina ed a san Bernardino da Siena. Si arriva così fino al tempo di santa Francesca Romana, che, nelle sue rivelazioni sul Sacro Cuore, in cui ella si immerge anche come in un oceano arroventato di amore, non fa che accentuare l’orientamento ascetico dell’antica scuola mistica dei figli di san Benedetto. L’azione della fondatrice del monastero Turris Speculorum a Roma rimase, è vero, circoscritta all’ambito romano; ma rappresenta uno dei più preziosi anelli di tutta una catena di santi e di scrittori ascetici che, in Germania, in Belgio ed in Italia prepararono le anime alle grandi rivelazioni di Paray-le-Monial. 
Quando infine queste furono comunicate ai fedeli, grazie soprattutto a san Claudio de La Colombière ed al P. Croiset, il trionfo del Cuore di Gesù e del regno del suo amore fu assicurato oramai alla devozione cattolica. I figli di sant’Ignazio si dedicarono con uno zelo particolare a questa forma nuova di apostolato del Sacro Cuore. Nel 1765, il papa Clemente XIII approvò un ufficio in onore del Sacro Cuore di Gesù, ma fu concesso solamente ad alcune diocesi. 
Nel 1856, Pio IX, sullo spirito del quale aveva influito grandemente l’illustre restauratore dell’ordine benedettino in Francia, Dom Guéranger, rese questa festa obbligatoria per la Chiesa universale inserendola nel Calendario, nel ciclo del Santorale, dandone il relativo formulario ed ordinandone la celebrazione sotto il grado di doppio di II classe. 
Nel 1889, Leone XIII l’elevò al rito doppio di I classe.
Quando, il 26 gennaio 1765, Clemente XIII autorizzò il culto liturgico del Sacro Cuore di Gesù per la Polonia e per l’Arciconfraternita romana (sul contesto storico, cfr. Aa. Vv., La Chiesa nell’epoca dell’assolutismo e dell’illuminismo, in Hubert Jedin (dir. da), Storia della Chiesa, Milano 20075, vol. VII, pp. 499-500), si avverava una predizione fatta trent’anni prima dalla devota badessa di San Pietro di Montefiascone, la serva di Dio Maria Cecilia Baij
Il Signore, mostrando il suo Cuore a questa serva di Dio, le aveva detto: «Un giorno verrà, in cui il culto del mio Cuore si estenderà trionfalmente nella Chiesa militante, e ciò grazie alla festa solenne che se ne celebrerà, con l’ufficio del Sacro Cuore» (cfr. Ursmer Berlière, La dévotion au Sacré-Cœur dans l’Ordre de Saint-Benoît, Paris, 1923). «Tuttavia, aggiungeva la pia Benedettina, non so se ciò giungerà dai nostri tempi».
Ella fu, del resto, assai felice di vedere infine questo giorno desiderato, e si ricordò certamente allora di queste altre parole che aveva sentito dal suo divino Sposo parecchi anni prima: «Un tempo verrà in cui sarai molto gradita al mio Cuore facendo adorarlo e conoscere da un gran numero di persone per mezzo del culto e degli atti di devozione che gli sono dovuti».
Nel 1899, Leone XIII pubblicò l’Enciclica Annum Sacrum, nella quale prescriveva a tutto l’universo cattolico di consacrarsi al Sacro Cuore di Gesù. 
Il Pontefice si era deciso a quest’atto dopo un ordine formale che una pia superiora del Buon Pastore di Oporto, la beata Maria del Divin Cuore di Gesù (Maria Droste zu Vischering), diceva avere ricevuto dallo stesso divin Redentore affinché fosse comunicato al Papa. 
La rivelazione privata presentava del resto tutti i caratteri dell’autenticità, e lo spirito della religiosa era già stato provato dal saggio abate di Seckau, Dom Ildefons Schober (1849–1918). È così Dom Ildebrando de Hemptinne (1848-1913), abate di Sant’Anselmo all’Aventino, prese l’affare in mano e presentò la supplica della religiosa a Leone XIII. 
L’8 giugno 1899, mentre le campane di tutte le chiese del mondo cristiano annunciavano la festa del Sacro Cuore ed il nuovo atto di consacrazione prescritto dal Papa, la veggente di Oporto rendeva la sua anima purissima a Dio, a testimonianza del compimento della sua missione terrena.
La festa del Sacro Cuore riceveva da Pio XI, poi, un sovrappiù di importanza e di onore poiché si accordava a questa il privilegio dell’ottava, riservato alle più grandi solennità del Signore. Semplice coincidenza o misteriosa disposizione di Dio? 
La nuova liturgia romana per l’ottava della festa del Sacro Cuore fu approvata dal Papa allo stesso tempo del famoso Concordato, che metteva fine alla funesta Questione romana, nel 1929. 
Nella stessa epoca, il “perfetto amico del divin Cuore”, il P. de La Colombière, era iscritto solennemente nel catalogo dei beati (poi canonizzato da Giovanni Paolo II), e Pio XI, alcune settimane più tardi, uscendo infine dal Vaticano, portò in trionfo Gesù Eucarestia, in mezzo ad un glorioso corteo di ministri sacri nel numero di settemila.
Con dotando la Festa di un’Ottava, Pio XI equiparava la stessa alle più importanti feste del ciclo del Temporale (facendola uscire dal ciclo del Santorale).
L’eresia, che caratterizza lo spirito dell’odierna società, potrebbe essere facilmente chiamata laicismo, in quanto vuol livellare, abbassare il divino ed il soprannaturale alla misura delle istituzione umane, e tenta di far rientrare la Chiesa nell’orbita delle pure energie statali. 
Di fronte al giudaismo ed alla massoneria che persistono ancora nel loro odio furibondo contro Gesù: tolle, tolle, crucifige, i cattolici infetti da questo laicismo e liberalismi o cercano, come Pilato, una via mezzo, e sono pronti a rimandare assolto Cristo, purché prima si lasci strappare il diadema sovrano che gli cinge la fronte, e si contenti di vivere soggetto al nume di Cesare. 
Contro questo doppio insulto sacrilego il Pontefice Supremo (Pio XI) protesta in faccia al cielo e alla terra che non v’è altro Dio che il Signore, ed istituisce la doppia festa di Cristo Re e dell’Ottava del Sacratissimo Cuore di Gesù. 
L’una è la solennità della potenza, l’altra quella dell’amore.
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Fonte : Scuola Ecclesia Mater