Si è svolta ieri nel Principato di Monaco, nella Chiesa di St. Charles in Montecarlo, la prima Messa in forma straordinaria celebrata in quell'arcidiocesi (che, a dispetto dell'arci-, è quasi certamente la diocesi territorialmente più piccola del mondo, visto che coincide con l'estensione del minuscolo Principato ed è costituita da non più di 3-4 parrocchie in totale).
Alla Messa cantata ha assistito in coro l'Arcivescovo Barsi, il quale ha letto l'omelia. Dopo il commento del Vangelo di Settuagesima, l'Arcivescovo ha parlato del motu proprio, per ricordare come esso sancisce che tra le due forme dell'unico rito romano non vi è assolutamente contrapposizione ma anzi continuità; ha aggiunto che la Messa tradizionale non deve essere una bandiera per attaccare il Concilio come in effetti, ha riconosciuto, molti nella Chiesa temono; nulla di più sbagliato perché (e qui ha citato un testo del 1977 dell'allora card. Ratzinger) la riforma liturgica ha rappresentato anche significativi sviluppi, in termini di accesso alla liturgia in lingua corrente, ricchezza di prefazi e canoni e maggiore ricchezza scritturistica. Vanno quindi superate le guerre liturgiche; frase che può lasciare perplesso un lettore italiano, ma ricordiamoci che in Francia la reazione alla riforma bugniniana è stata assai muscolosa.
Insomma, i toni dell'omelia sono apparsi, per quanto sempre cortesi, un tantino da predicozzo: potete immaginare quanto possano essere facinorosi ed esagitati i residenti di Montecarlo... Ma non critichiamo per quello l'Arcivescovo monegasco: si tratta in fondo di un riflesso condizionato, dopo lustri di pregiudizi contro i tradizionalisti, e non dubitiamo che, svolto una volta per tutte il pistolotto di prammatica, il prelato avrà modo di accogliere paternamente questi fedeli, rendendosi conto che il diavolo non è così brutto come lo si dipinge.
E infatti ha dato un chiaro segno di benevolenza non solo presenziando al rito (cosa che già lo rende estrememente meritevole, specie se comparato con altri suoi colleghi anche di diocesi vicine), ma soprattutto invitando i presenti a costituire un gruppo stabile e a rivolgersi ad un parroco, il quale a sua volta contatterà lui vescovo in modo che, convocato il consiglio episcopale, si dia inizio ad una celebrazione fissa a partire da marzo. Ne conoscete molti, di vescovi, che hanno invitato i loro fedeli a costituire un gruppo stabile per la Messa tridentina?
Alcune particolarità liturgiche. Le letture sono state svolte all'ambone e solo in lingua francese (l'uso della sola lingua vernacola appare comunque pienamente legittimo, ai sensi dell'art. 6 del motu proprio). E' stato anche omesso il secondo confiteor alla comunione, come in effetti sancisce il Messale del 1962.
Ma ecco le fotografie da noi scattate
Omelia dell'Arcivescovo. Si notino nel catino absidale lo stemma principesco (al centro), e quelli di Benedetto XVI e dell'Arcivescovo stesso
Comunione








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