martedì 23 giugno 2009

Il Concilio è solo pastorale e in parte non vincolante?


Si apriranno a breve i colloqui con i lefebvriani e la grande questione è: il Concilio Vaticano II dev'essere accettato così come è (e ancora: che cosa significa, viste le molte interpretazioni avanzate?) oppure è compatibile con l'appartenenza alla Chiesa un rigetto di parti di esso considerate fallibili e non vincolanti? Che obblighi di fede derivano dal Concilio? Che cosa significa che fu un "Concilio pastorale"? Ma fu tale per davvero? Risponde a queste obiezioni l'abbé Claude Barthe, sul blog Disputationes theologicae. Invitiamo caldamente a leggere a quel link l'intero articolo, che dà una risposta a questi interrogativi quanto mai d'attualità e d'importanza (si pensi a come l'intera Chiesa sia divisa, nemmeno in modo sotterraneo, tra fautori di un'interpretazione del Concilio come rottura e assertori invece, il Papa in testa, della sua continuità). Qui riportiamo alcuni stralci di quel lavoro.


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Bisogna ricordare con fermezza i diversi gradi che impegnano l'insegnamento supremo del Papa solo o del Papa e dei vescovi uniti a Lui. E' necessario soprattutto specificare che il magistero più elevato deve collocarsi intorno a due gradi di autorità:

1) Quello delle dottrine irreformabili del Papa solo oppure del collegio dei Vescovi (Lumen gentium N. 25 § 2, 3). Questo magistero infallibile al quale bisogna " obbedire nella obbedienza della Fede", può essere a sua volta proposto sotto due forme:
a) Le dichiarazioni solenni del Papa solo o del Papa e dei vescovi riuniti in Concilio.
b) Il magistero ordinario e universale (Dz 3011).

2) Secondariamente quello degli insegnamenti del Papa o del Collegio dei Vescovi col Papa, senza intenzione di proporlo in maniera definitiva, ai quali è dovuto "un assenso religioso della volontà e dello spirito" (Lumen gentium N.25 § 1). Si parla in questo caso, in genere, di "magistero autentico", sebbene l'espressione non sia stata fissata in maniera assoluta.
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L'infallibilità del Concilio è paradossalmente un tema tradizionalista

In effetti la questione tanto discussa non è stata mai sollevata altrove se non nel mondo tradizionalista, di cui una parte di teologi, in maniera senza dubbio molto bene intenzionata, ma di cui in fin dei conti non si riesce a percepire l'utilità, vorrebbe che queste dottrine si accordassero perfettamente con il magistero anteriore. Ma a dire il vero mai nessuna istanza romana ha preteso la cosa ed ancor meno ha preteso farne una dottrina infallibile! D'altro canto i teologi "non tradizionalisti" non sono obnubilati da "Dignitatis humanae", ma da "Humanae vitae". La loro letteratura a proposito dell'autorità del magistero è immensa, ma essa si occupa – o almeno si occupava fino a "Ordinatio sacerdotalis" sull'impossibilità di ordinare preti le donne – solo del valore dell'enciclica di Paolo VI sull'immoralità intrinseca della contraccezione. Certamente qualche rarissimo autore, tacciato di massimalismo, ha sostenuto che la dottrina del N. 14 di "Humanae vitae" fosse Magistero Ordinario Universale (espressa dal Papa ed approvata dai vescovi in comunione con Lui), magistero di conseguenza infallibile: si tratta dei moralisti C. Ford e Germain Grisez, ed del P. Ermenegildo Lio, i quali hanno inutilmente fatto pressione affinché questa infallibilità fosse riconosciuta ufficialmente.
Per tutti gli altri teologi, "Humanae vitae" non voleva essere altro che "magistero autentico" (e ciò ci appare come un fatto certo, anche se noi consideriamo, come tesi nostra, che questa dottrina in sé sia conseguenza diretta della legge naturale). I teologi della contestazione sostengono che una dottrina non sia vincolante se semplicemente autentica. I teologi, invece, favorevoli a "Humanae vitae", al seguito di Giovanni Paolo II, affermano che benché non sia infallibile, sia vincolante in maniera assoluta. Ma costoro hanno dovuto ammettere che può essere prudentemente discussa. Così anche S.E.R. Mons. William Levada, allora Arcivescovo di Portland: " Visto che l'insegnamento certo, ma non infallibile, non comporta l'assoluta garanzia a proposito della sua veridicità, è ben possibile, per una persona che sia arrivata a delle ragioni veramente convincenti, giustificare la sospensione dell'adesione." Se quindi "Humanae vitae", che è nella linea della continuità con l'insegnamento anteriore a riguardo della condanna della contraccezione, non è stata mai proposta come infallibile, a maggior ragione "Dignitatis humanae", la quale propone in una maniera che può essere intesa in diversi modi, una dottrina che ha tutte le apparenze di una novità, non può avere questa pretesa. L'argomento, sicuramente insufficiente se preso in se stesso, ci rimanda ad un'inquietudine delle origini per quanto riguarda l'infallibilità, la quale é introdotta dal famoso fine semplicemente "pastorale" del Concilio.

Il contesto: un Concilio "semplicemente pastorale", cioè "semplicemente autentico"

All'origine di tutto c'è la dichiarazione preliminare di Giovanni XXIII nel suo discorso "Gaudet mater Ecclesia" del 11 Ottobre 1962: visto che una dottrina infallibilmente definita è già stata sufficientemente espressa dai concili precedenti, ora non resta che presentarla "nella maniera che corrisponde alle esigenze della nostra epoca" e dare attraverso quest'azione "un insegnamento di carattere soprattutto pastorale". Il punto cruciale è dunque sapere se il Concilio abbia potuto essere infallibile senza volerlo veramente e ciò per il solo fatto che pronunciava delle dottrine che adempivano oggettivamente le "condizioni" tipiche degli enunciati che devono esse fermamente accettati e creduti. Ma bisognerebbe anche valutare la reale pertinenza della questione.
Il Vaticano II è incontestabilmente un concilio eccezionale, unico nel suo genere, in tutta la storia della Chiesa, il quale ha provocato un sommovimento senza eguali nella fede e nella disciplina. Non si può dubitare che richiami un certo numero di insegnamenti tradizionali (come quello dell'infallibilità per esempio), e che abbia prodotto dei bei testi (sulle missioni o sulla Rivelazione per esempio). Ma è impossibile ragionare teologicamente fuori dal contesto pregnante del suo svolgimento e delle sue conseguenze, nel quale il fatto di volere attenuare le chiusure della dottrina tradizionale sembrava naturale nonché necessario per realizzare una "apertura verso il mondo". In questo contesto "pastorale", i Padri conciliari, coltivando una certa ambiguità che permetteva di scioccare un po' meno i propri contemporanei, i quali giudicavano come "tirannico" per le coscienze moderne, il potere di "scogliere e legare", hanno dovuto semplicemente lasciarsi trasportare dalla corrente generale. Questo Concilio ha si insegnato, ma "pastoralmente". [..] la situazione a-magisteriale che ha preceduto il Vaticano II rende almeno dubbia una delle specificità del Concilio, e non la meno importante, quella della volontà del Papa e dei vescovi sull'obbligo all'adesione. Invece, anche dopo tutte le dispute per l'interpretazione che conosciamo bene, è perfettamente presente la chiara volontà di "fissare una certa linea". Il Concilio Vaticano II ha creato una "disposizione dell'animo", ma non ha creato nessun corpo dottrinale. I teologi non-tradizionalisti, quasi unanimemente, non hanno mai smesso di conservare la spiegazione di "pastorale" come praticamente sinonimo di "autentico", cioè di non infallibile.


L'interpretazione degli autori: una chiara volontà di non definire

In ogni caso, le testimonianze ufficiali sono concordi sulla volontà di non "definire". A due riprese (6 marzo 1964, 16 novembre 1964), la Commissione Dottrinale, alla quale era stato chiesto quale dovesse essere la qualifica teologica della dottrina proposta nello schema sulla Chiesa (e la domanda mirava soprattutto alla dottrina della collegialità), rispose: "Tenendo conto della pratica conciliare e del fine pastorale dell'attuale Concilio, quest'ultimo definisce solo le cose concernenti la Fede e la Morale che esso stesso avrà esplicitamente dichiarato tali".
Paolo VI spiegò che la cosa non era avvenuta. Una volta terminato il Concilio ritornò in effetti due volte sulla questione. Una prima volta, nel discorso di chiusura del 7 dicembre 1965: "Il Magistero (..), pur non volendo pronunciarsi con sentenze dogmatiche straordinarie, ha profuso il suo autorevole insegnamento sopra una quantità di questioni, che oggi impegnano la coscienza e l'attività dell'uomo". Una seconda volta nel discorso del 12 gennaio 1966: "Vi è chi si domanda quale sia l'autorità, la qualifica teologica, che il Concilio ha voluto attribuire ai suoi insegnamenti, sapendo che esso ha evitato di dare definizioni dogmatiche solenni, impegnanti l'infallibilità del magistero ecclesiastico (…), dato il carattere pastorale del Concilio, esso ha evitato di pronunciare in modo straordinario dogmi dotati della nota di infallibilità; ma esso ha tuttavia munito i suoi insegnamenti dell'autorità del supremo magistero ordinario; il quale magistero ordinario e così palesemente autentico deve essere accolto docilmente e sinceramente da tutti i fedeli, secondo la mente del Concilio circa la natura e gli scopi dei singoli documenti". La redazione di questi testi è in certa misura imbarazzata. Li si può interpretare in due modi a seconda che si insista sull'uno o l'altro versante della dichiarazione essenziale:

1) il concilio non ha mai fatto uso di "definizioni dogmatiche solenni impegnanti l'infallibilità del magistero ecclesiastico", ma ha potuto far uso del magistero ordinario universale (infallibile). La cosa sarebbe sufficiente a fare del Vaticano II un Concilio "a parte" nella storia della Chiesa, il quale insegna su "materie nuove" (l'ecumenismo) ma rifiutando di definire;

2) il Concilio non ha mai fatto uso di "definizioni dogmatiche solenni impegnanti l'infallibilità del magistero ecclesiastico". Se non ha mai fatto uso di definizioni solenni è perché non ha voluto essere infallibile. Il che conferma il fatto che questi testi evitino accuratamente di parlare di "obbedienza della fede": "(Questo Concilio ha tuttavia) profuso il suo autorevole insegnamento sopra un quantità di questioni che oggi impegnano la coscienza e l'attività dell'uomo"….. "ha munito i suoi insegnamenti dell'autorità del supremo magistero ordinario; il quale magistero ordinario e così palesemente autentico deve essere accolto docilmente e sinceramente da tutti i fedeli". La qual cosa rinvia all' "assenso religioso della volontà e dello spirito" richiesto dal magistero "palesemente autentico", e non già all'"obbedienza della fede" richiesta dal magistero infallibile.
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Eppure il commento più autentico che sia possibile, in quanto emana dagli autori stessi dei documenti, lo afferma senza ambiguità: non sono dei dogmi. Malgrado le apparenze, o malgrado la necessita intrinseca. Joseph Ratzinger commentava in un complemento all'opera classica di riferimento in Germania, il Lexicon fur Theologie und Kirche: "il Concilio non ha creato nessun nuovo dogma su nessuno dei punti abbordati. (…) Ma i testi includono, ognuno secondo il proprio genere letterario, una proposizione ferma per la loro coscienza di cattolici". Soltanto una "proposizione ferma": non l'obbligo a credere. Ciò che d'abitudine in un Concilio dovrebbe comportare l'impegno del magistero solenne non lo ha comportato nel caso del Vaticano II, quindi e a maggior ragione, se valutiamo il magistero non solenne, il quale, con la grande difficoltà che esso comporta nel discernimento del grado di impegno, si troverà al di sotto dell'infallibilità, altrimenti detto sarà semplicemente autentico.

Inoltre, qualunque ipotesi si voglia considerare, "nessuna dottrina è considerata come infallibilmente definita se la cosa non è stata stabilita in maniera manifesta" (CJC, can. 749 c. 3). L'importanza di questo canone è enorme perché legata all'appartenenza alla Chiesa. In effetti tutti sono obbligati a evitare ogni dottrina contraria", tenentur devitare (CJC, can. 750). E chiunque nega una verità cade nell'eresia (can. 751). (Allorché nulla di simile succede a colui che rifiuta una verità del "magistero autentico": "i fedeli avranno cura di evitare ciò che non concorda con questa dottrina", curent devitare, can. 752). La cosa deriva, del resto, dal principio generale che vuole che non si imponga mai un fardello senza motivo, e dunque che ciò che è più esigente non si presume: "le leggi che impongono una pena (…) sono di interpretazione stretta" (can. 18).
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51 commenti:

  1. Le obiezioni "lefevbriane" su certi punti del Vaticano II non sono campate in aria, nè frutto di fissazioni o chiusura mentale. Piano piano la Chiesa arriverà a chiarire ciò che è oscuro non perché così lo vedeva Lefevbre, ma perché così è. Lefevbre ha solo preso atto di questa poca chiarezza (origine di gravi problemi) ed ha avuto il coraggio profetico di dirlo ad alta voce mentre altri presuli e teologi si arrampicavano sugli specchi per cercare di vedere luce laddove luce non v'era. E dove ora è giunto il momento di far luce.
    INNOMINATO

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  2. Piano piano la Chiesa arriverà a chiarire ciò che è oscuro non perché così lo vedeva Lefevbre, ma perché così è.

    del resto le riserve di Lefebvre concordano con quelle di Gherardini, Spadafora, Siri e diversi altri di questa generazione, anche questo ormai non può più essere ignorato

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  3. Però l'enciclica Humanae Vitae non può non essere considerata infallibile.

    Giovanni Mandis

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  4. Finalmente si stà incominciando a fare chiarezza, sull'esatta natura del Concilio Vaticano II. Speriamo che si possa chiarire al più presto, i punti dottrinali controversi e che si giunga alla riconciliazione tra la FSSPX e la S.Sede.

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  5. Carissimi,
    vorrei dirvi per ora solo due brevi cose:
    1) dopo aver girovagato a lungo tra i blog cattolici, spesso sedicenti tali, ma lasciati in balia dello scorrazzare di lupi e lupetti travestiti per divorare le pecore lì presenti, inermi di fronte ai loro agguati vischiosi...
    sono felice di aver trovato qui un pascolo tranquillo che mi mantiene
    sulla giusta Via; e spero che qui i lupi pronti ad azzannare vengano
    tenuti a bada con serietà per rispetto di tutti, ma soprattutto
    della Verità...
    (intelligentibus pauca)

    2)temo sinceramente, riguardo al tema proposto,
    - che i seguaci di Lefebvre non cederanno sulle loro fondate obiezioni;
    - che il Papa (ditemi che sbaglio)
    non sia del tutto libero di agire e decidere come vorrebbe in coscienza, ma sia tenuto in soggezione da diversi "lupi".

    Che speranze abbiamo in una effettiva composizione della controversia?
    Veramente papa Benedetto ha i mezzi
    per ricucire una lacerazione dove
    (a me) sembra mancare addirittura la stoffa?
    Perdonatemi l'ingenuità delle domande.

    Il Signore Gesù benedica e custodisca questo pascolo verde e tranquillo, che mostra di essere
    Suo dominio e merita di prosperare e nutrire parecchie anime esauste per la fame e la sete di Verità.

    Grazie.

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  6. Scusa, Timeo Danaos et dona ferentes: dove sei finito? L'altro giorno eri scatenato contro i lefebvriani e i loro appestati fiancheggiatori (io sono uno di quelli) e ora che si può iniziare un ampio, franco e articolato dibattito teologico ti nascondi? Dai, facci vedere che sei un uomo dal forte ingegno e dalla vasta cultura. Alessandro

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  7. condivido il realismo di Laura, ma confido nella Provvidenza, perché peggio di così proprio non può più andare!

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  8. l'anonimo delle 13.5623 giugno 2009 13:56

    Cara Laura,
    il nostro amato Benedetto XVI ha una alleata specialissima, pronta a sfoderare la carta vincente quando meno te l'aspetti: e questa alleata è la Divina Provvidenza, che sfoglia le pagine della storia con la stessa facilià con la quale noi sfogliamo quelle di un libro.
    Nell'estate del 1989 - tanto per fare un esempio - chi avrebbe mai detto che di lì a poco l'impero sovietico si sarebbe collassato?

    Dunque, confidiamo in Dio, nel Cuore Immacolato di Maria e... acceleriamo con la preghiera il risanamento di questa dolorosa lacerazione!

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  9. Le solite obiezioni lefebvriane fritte e rifritte: si spacca il capello in quattro per giustificare la propria pertinacia nell'errore e nella disubbidienza.

    A questo modo di pensare aveva già risposto il S. papa Pio X:

    "Per amarlo poi basta riflettere chi è il Papa:

    Il Papa è il guardiano del dogma e della morale; è il depositario dei principi che formano onesta la famiglia, grandi le nazioni, sante le anime; è il consigliere dei principi e dei popoli; è il capo sotto del quale nessuno sentesi tiranneggiato, perchè rappresenta Dio stesso; è il padre per eccellenza che in sé riunisce tutto che vi può essere di amorevole, di tenero, di divino.

    Sembra incredibile, ed è pur doloroso, che vi siano dei sacerdoti ai quali debbasi fare questa raccomandazione, ma siamo purtroppo ai nostri giorni in questa dura, infelice condizione di dover dire a dei sacerdoti: amate il Papa!

    E come si deve amarlo il Papa? Non verbo neque lingua, sed opere et veritate. Quando si ama una persona si cerca di uniformarsi in tutto ai suoi pensieri, di eseguirne i voleri, di interpretarne i desideri. E se nostro Signor Gesù Cristo diceva di sè: si quis diligit me, sermonem meum servabit, così per dimostrare il nostro amore al Papa è necessario ubbidirgli.

    Perciò quando si ama il Papa, non si fanno discussioni intorno a quello che Egli dispone od esige, o fin dove debba giungere l'obbedienza, ed in quali cose si debba obbedire; quando si ama il Papa, non si dice che non ha parlato abbastanza chiaro, quasi che Egli fosse obbligato di ripetere all'orecchio d'ognuno quella volontà chiaramente espressa tante volte non solo a voce, ma con lettere ed altri pubblici documenti; non si mettono in dubbio i suoi ordini, adducendo il facile pretesto di chi non vuole ubbidire, che non è il Papa che comanda, ma quelli che lo circondano; non si limita il campo in cui Egli possa e debba esercitare la sua autorità; non si antepone alla autorità del Papa quella di altre persone per quanto dotte che dissentano dal Papa, le quali se sono dotte non sono sante, perchè chi è santo non può dissentire dal Papa.

    È questo lo sfogo di un cuore addolorato, che con profonda amarezza faccio non per voi, diletti confratelli, ma con voi per deplorare la condotta di tanti preti, che non solo si permettono discutere e sindacare i voleri del Papa, ma non si vergognano di arrivare alle impudenti e sfacciate disubbidienze con tanto scandalo dei buoni e con tanta rovina delle anime."
    (Discorso ai sacerdoti dell'unione Apostolica, 18 novembre 1912).

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  10. E ancora, Paolo VI ha chiarito:

    "Notre souvenir s’exprime en ce souhait fraternel et paternel: que vous vouliez bien considérer, devant le Seigneur et devant l’Eglise, dans le silence et la responsabilité de votre conscience d’Eveque, l’insoutenable irrégularité de votre position présente. Elle n’est pas conforme à la vérité et à la justice. Elle s’arroge le droit de déclarer que notre ministère apostolique s’écarte de la règle de la Foi, et de juger comme inacceptable l’enseignement d’un Concile oecuménique célébré selon une observance parfaite des normes ecclésiastiques: ce sont là des accusations extremement graves. Votre position n’est pas selon l’Evangile et selon la Foi."
    (Lettera a mgr Lefebvre, 5 agosto 1976).

    E il 24 maggio 1976 stigmatizzava chiaramente le deviazioni dall’ortodossia "da sinistra" e "da destra", i leader della quale ultima "col pretesto di una più grande fedeltà alla Chiesa e al Magistero, rifiutano sistematicamente gli insegnamenti del Concilio stesso, la sua applicazione e le riforme che ne derivano. […] E il fatto è tanto più grave in quanto l’opposizione di cui parliamo non è soltanto incoraggiata da alcuni sacerdoti, ma capeggiata da un vescovo, da noi tuttavia sempre venerato, mons. Marcel Lefebvre".
    "Ma come non vedere in tale atteggiamento", si chiedeva il Papa, "[…] porsi fuori dell’obbedienza e della comunione con il Successore di Pietro e quindi della Chiesa? Poiché questa, purtroppo, è la conseguenza logica, quando cioè si sostiene esser preferibile disobbedire col pretesto di conservare intatta la propria fede […]. E lo si dice apertamente! […] È questo gruppo, e non il Papa, non il collegio episcopale, non il Concilio Ecumenico, a stabilire quali, fra le innumerevoli tradizioni, debbono essere considerate come norma di fede!". (allocuzione concistoriale 1976).

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  11. per quanto riguarda la liturgia si potrebbe fare così. Che si riconosca (da parte di tutti) che il N.O. non è pienamente conforme a quanto la Sacrosanctum Concilium ha stabilito (vedasi una pagina di questo sito dove c'è elenco delle cose che il Concilio non ha nè voluto nè pensato nè auspicato) e che lo si riformi in coerenza con i dettami conciliari. Per poi ripartire senza più polemiche, recriminazioni, contestazioni. Punto e basta. Per quanto invece riguarda ciò che non è liturgico dovrebbe essere assodato che sia la Sacerdotalis Ordinatio che l'Evangelium vitae hanno un rango superiore alla Dignitatis humanae. Nei primi due documenti infatti Giovanni Paolo II ha utilizzato espressioni forti quali "obbligo di confermare i fratelli", "conformemente alla Tradizione". Alessandro

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  12. Gli interventi di Ludovico G. sono noiosi;se ne renderà conto che le sue patetiche cantilene si sentono da 40 anni? Paolo VI diceva che Lefevbre si metteva fuori della comunione (=scisma)? Ok, va bene. Benedetto XVI ci dice che non si è mai messo fuori della comunione(=scisma).
    Ancora nelle testoline di molti cattolici questo semplice fatto non vuole entrare: Lefevbre non è mai stati scismatico, correva solo il rischio di diventarlo (e c'è una bella differenza!); e non lo è mai diventato (e c'è una bella differenza).
    Ohhhh, ma che stò a fà? Voglio spiegare le cose a chi non le vuol capire! Lascio perdere e me ne vò a prendermi un bel "ice cream" che mi rinfresca.
    Antonello

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  13. Rutilio Namaziano23 giugno 2009 17:12

    A Giovanni Mandis volevo ricordare che l'infallibilità ex cathedra è stata utilizzata in forma certa solo nel 1950 da Pio XII per il dogma della Assunzione della Vergine Maria nonché, forse, nel 1995 per due o tre insegnamenti (omicidio, aborto, forse anche eutanasia) dell'enciclica Evangelium Vitae di Giovanni Paolo II, anche se la mancanza di un testo così esplicito e formale ha condotto molti interpreti a negarne il carattere dogmatico.

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  14. Rutilio, le tue argomentazioni non mi convincono. dire che Humanae Vite non è infallibile significa dire che ognuno può fare come gli pare.
    Humanae Vitae è magistero infallibile.

    Giovanni Mandis

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  15. "Nessuna dottrina s'intende infallibilmente definita se questo non risulta in modo manifesto" (CIC, can. 749, § 3)

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  16. A Laura: grazie mille per l'apprezzamento.

    A Ludovico: una precisazione. Né l'abbé Barthe, né Disputationes theologicae fanno parte della FSSPX. Non si tratta, quindi, di "obiezioni lefebvriane".

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  17. Sono Luca, NON sono un presbitero, sono la voce di un figlio di D-o che prega con i Salmi, non appartengo a nessun gruppetto, riscattato dal Sangue di Cristo nel 1971, in virtù del mio battesimo sono re e profeta e riconosco VERA la Parola di D-o che è Cristo stesso.
    Quanto è stato affermato dal Concilio Ecumenico Vaticano II non può essere contraddetto in nome di “tradizioni” spente che (secondo quanto sta scritto in Colossesi 2,23) “hanno una parvenza di sapienza, con la loro affettata religiosità e umiltà e austerità ma erano tutte cose destinate a scomparire con l'uso: sono infatti prescrizioni e insegnamenti di uomini” ! Sono cose sulle quali il Signore Gesù Cristo è stato chiaro (Marco 7,13): “non si annulla la Parola di Dio con la tradizione che avete tramandato voi. E DI COSE SIMILI NE FATE MOLTE”
    Questa citata sopra è PAROLA DI DIO e alle mie orecchie suona come un MONITO ! Sbaglio?
    Qualcuno mi può spiegare cosa volevano dire nostro Signore Gesù Cristo e l'Apostolo San Paolo nei brani citati? Per quel che riguarda la comprensione delle Sue Parole (le Parole di Gesù), la “Pontificia Commissione Biblica” (e non Luca) ha scritto qualcosa che è EVIDENTE A TUTTI COLORO CHE AMANO DIO:
    “Quando si tratta dell’uso di testi particolari, gli autori del Nuovo Testamento fanno naturalmente ricorso alle conoscenze e ai procedimenti di interpretazione del loro tempo … L’esegeta deve acquisire la conoscenza dei procedimenti antichi per poter interpretare l’uso che ne viene fatto”
    « Non è il Vangelo che è cambiato, ma siamo noi che cominciamo a capirLo meglio » Queste parole sono state pronunciate da Papa Giovanni XXIII alla vigilia della sua morte (la memoria dei suoi meriti sia per noi in benedizione).
    2Corinzi 10,7: "Guardate le cose bene in faccia, se qualcuno ha in sé stesso la persuasione di appartenere a Cristo, si ricordi che se lui è di Cristo lo siamo anche noi."
    Riguardo all'unità della Chiesa DI CRISTO, se Cristo (nelle Scritture o nell'ultimo giorno) ha da dire “qualcosina”, che facciamo? Lo scomunichiamo in latino ?!
    Grazie.

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  18. Sono Domenico, SONO un presbitero che celebra prevalentemente more novo (ahimé), prega coi salmi e senza i salmi, legge le Scritture e le medita; se son presbitero vuol dire che una certa cultura ce l'ho ma..nonostante questo non ho capito il senso dell'ultimpo intervento!

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  19. Son sempre Domenico presbitero e volevo fare una precisazione: non celebro la messa antica di frequente perché.....il mio vescovo è ferocemente contrario. Riesco a celebrare ogni tanto la messa antica quando, approffittando magari di un raffreddore o cose simili mi dò per malato e cerco un confratello che celebri la messa nuova al mio posto nella mia parrocchia e così io son libero di dir messa all'antica alle 6 del mattino, con la chiesa chiusa.
    I commenti se volete fateli voi.

    Detto ciò torno nel silenzio donde son venuto.

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  20. Quanto è stato affermato dal Concilio Ecumenico Vaticano II non può essere contraddetto in nome di “tradizioni” spente che (secondo quanto sta scritto in Colossesi 2,23) “hanno una parvenza di sapienza, con la loro affettata religiosità e umiltà e austerità ma erano tutte cose destinate a scomparire con l'uso: sono infatti prescrizioni e insegnamenti di uomini” ! Sono cose sulle quali il Signore Gesù Cristo è stato chiaro (Marco 7,13): “non si annulla la Parola di Dio con la tradizione che avete tramandato voi. E DI COSE SIMILI NE FATE MOLTE”

    avete capito e cosa dicono e cosa insegnano i 'falsi profeti' di oggi sulla Tradizione viva della Chiesa?

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  21. così io son libero di dir messa all'antica alle 6 del mattino, con la chiesa chiusa.

    che il Signore ti benedica e ti custodisca, ti accompagnerò con la mia preghera

    ti dico solo che ho compreso 'col cuore' che un sacerdote che celebra la messa antica, come tu la chiami, non può non santificarsi e che

    quando - parlando con sacerdoti - esprimevo il mio rammarico di non esserlo anch'io perché non potevo fare mie quelle preghiere insuperabilmente sublimi (altro che "tradizioni spente" del povero Anonimo cieco), mi hanno incoraggiato invece a farlo (ovviamente esclusa la Consacrazione), perché il sacerdote le pronuncia con la Chiesa e per la Chiesa tutta e da allora ogni celebrazione alla quale riesco a partecipare è qualcosa che non posso descrivere

    Anche per me, purtroppo, si tratta ogni volta di andare in pellegrinaggio perché nella mia zona non c'è chi celebra in VO, vedi in che estrema povertà siamo caduti?
    Ma ringraziamo il Signore che non ha permesso che questo tesoro fosse sotterrato e vedrai che è proprio attraverso esso che sta costruendo le sue fortezze!

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  22. DANTE PASTORELLI23 giugno 2009 21:21

    Il carissimo GIOVANNI MANDIS ha perfettamente ragione.
    Se il magistero pontificio straordinario infallibile s'è pronunciato l'ultima volta con Pio XII nel 1950, non significa che lo stesso Pio XII o i Papi successivi non si siano espressi in fallibilmente in altre circostanze con magistero ordinario.
    Il magistero ordinario infallibile in genere si riconosce dalle formule che il Papa utilizza nel prewsentare una dottrina e nel respinger l'errore. La "Mysticis Corporis" di Pio XII, o certe parti della "Mediator Dei" ed altre encicliche dello stesso Papa, sono infallibili.
    Infallibile è la "Mysterium fidei" di Paolo VI.
    Le formule a cui si ricorre sono varie: Con l'autorità di Dio e dei Beati Apostoli Pietro e Paolo,, con la nostra autorità apostolica, ecc. Dichiariamo, definiamo.
    Ma non sempre ci son queste formule chiarificatrici e definitorie. Spesso il magistero infallibile è tale per l'argomento che ribadisce la posizione sempre sostenuta dalla Chiesa, la dottrina tradizionle in campo di fede e costumi.
    A volte basta il tono categorico di cui si serve il Pontefice.
    Così Pio XI categoricamente condannava l'onanismo matrimoniale nella "Casti Connubii"; lo stesso tono categorico caratteriza Paolo VI in materia di matrimonio, suo uso e apertura alla vita contro ogni "furto" ai danni della legge divino-naturale.
    E che parli in modo categorico lo si evince da tutta l'enciclica e che voglia ribadir l'insegnamento tradizionale anche.
    Che quelle proposta è la vera dottrina che lui in nome di Cristo riafferma senza tentennamenti (questi c'erano stati prima) basti leggere questo passo:

    "6. Le conclusioni alle quali era pervenuta la commissione non potevano tuttavia essere da noi considerate come certe e definitive, né dispensarci da un personale esame di tanto grave questione; anche perché non si era giunti, in seno alla commissione, alla piena concordanza di giudizi circa le norme morali da proporre, e soprattutto perché erano emersi alcuni criteri di soluzioni, che si distaccavano dalla dottrina morale sul matrimonio proposta con costante fermezza dal magistero della chiesa.
    Perciò, avendo attentissimamente vagliato la documentazione a noi offerta, dopo mature riflessioni e assidue preghiere, intendiamo ora, in virtù del mandato da Cristo a noi affidato, dare la nostra risposta a queste gravi questioni".

    Persino nella commissione istituita da Giovanni XXIII s'eran manifestate voci contrarie alla dottrina sempre professata dalla Chiesa! Allora il Papa - COME DA MANDATO DI CRISTO : CIOè CON LA SUA AUTORITà DI VICARIO DI CRISTO -
    PARLA, RIPROVA ERRORI ED ESPONE LA VERITà VINCOLANTE.

    Così, di corsa, un saluto a tutti.

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  23. Se non hai capito stai messo male fratello. Ti ha detto che la fede in Dio è radicata nella Sua Parola e non nelle tradizioni e penso proprio che abbia ragione. Il Figlio, il Logos, "sacerdote per sempre", ha "spiegato" Dio agli uomini secondo il linguaggio degli uomini.
    La nostra fede ha origine nella radice, nel tronco (Cristo) e nei rami VERDI del tronco.
    Per lui il concilio è importante (è nato nel 1971).
    E ha ragione quando dice che la Chiesa appartiene a Cristo, e io aggiungo: Signore della storia.
    Ringraziamo Dio se si può celebrare privatamente in latino e lasciamo al diavolo le divisioni sulla "lana caprina". Del resto la nostra sacra Liturgia è celebrata per il popolo di Dio e non riguarda "sensazioni" o "emozioni" che sono solo un ornamento "estetico", peraltro soggettivo, della Verità oggettiva espressa dalla celebrazione del Mistero Eucaristico.
    Laudetur Jesus Christus

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  24. DANTE PASTORELLI23 giugno 2009 23:07

    Non per esser pignoli, ma veramente e più esattamente ls Liturgia, il culto ufficiale della Chiesa, vien celebrata per Dio, a cui la Chiesa rende omaggio in unione con Cristo suo Capo invisibile, rappresentato in terra dai suoi ministri. Omaggio che consiste nell'adorazione e nella lode.
    Al Popolo di Dio si applicano i frutti di questo omaggio, il cui momento centrale è la S. Messa, ed in particolare i doni della Grazia.

    Mi sembra che si equivochi non portando la giusta distinzione tra tradizioni (che non sono affatto da rinnegare e disprezzare, ma da riprendere e vivificare perhé rappresentan la fede dei secoli passati) e Tradizione da cui nessuno può prescindere.

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  25. Cavolo! Qui tra anonimi protestanti del 'solo la Parola' e preti che hanno paura del loro vescovo siamo messi male!

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  26. A don Domenico. Coraggio, la tua è una situazione molto più frequente di quanto si possa pensare. Ma ogni anno ne passa uno, una generazione persa si avvia al tramonto e la plumbea cappa che ha imposto, e che tuttora impone, si incrina ogni anno di più. Chi avrebbe mai detto, solo cinque anni fa, che saremmo stati qui?

    A Luca "re e profeta" (e sacerdote no? i novatori adorano questa tripletta, la ritengono la quintessenza del Concilio), nonché al suo avatar che parla di sé in terza persona: non potresti rileggere i testi prima di postarli, e chiederti se il messaggio che vuoi trasmettere sia comprensibile a chi legge?

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  27. Caro Don Domenico, sono un prete anch'io e ti incoraggio a non temere il vescovo. Celebra pure a chiesa aperta e vedrai che il tuo vescovo non ti dirà niente.

    prima di cambiare parrocchia celebravo la S.Messa tradizionale ogni mercoledì pomeriggio, gradualmente s'è formato un gruppo stabile. Nessuno mi ha mai rimproverato alcunché. Qualche confratello mormorava alle spalle, ma nulla più. Qualche battutina dei superiori ogni tanto, ma bonaria. prova e facci sapere. Non sei solo.
    don gianluigi braga - lucino como

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  28. Anche Giovanni Paolo II nella Sacerdotalis ordinatio (1994)e nell'Evangelium vitae (1995) ha utilizzato formule (i cardinali mi hanno chiesto di riaffermare con l'autorità del Successore di Pietro ...; con l'autorità che Cristo a conferito a Pietro e ai suoi successori, in comunione con i vescovi della Chiesa cattolica confermo che ...) che non lasciano dubbi circa il fatto che ci troviamo davanti al magistero ordinario infallibile in tema di esclusione del sacerdozio femminile e di difesa della vita con buona pace di chi, nella Chiesa, spera ancora che questa, magari fra mille anni, possa cambiare idea. Alessandro

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  29. La condizione di don Domenico è molto diffusa: ci son preti che sono stati pesantemente rimproverati dai loro vescovi e isolati dal resto del clero; non tutti hanno la stoffa del martirio e per un prete vivere isolato ed emarginato dai suoi stessi confratelli è un qualcosa di troppo pesante da sopportare, richiede una forza che non tutti hanno.
    La cappa plumbea che è su moltissime realtà diocesane scoraggia chiunque. A questo aggiungete l'atteggiamento di molti laici "adulti" e vedrete che in molte realtà fare certe scelte significa venire circondato da lupi che mostrano i denti.
    Antonello

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  30. "maledetto l'uomo che confida nell'uomo", dice il salmista. Parafrasando si potrebbe dire "maledetto il prete che confida nel vescovo". Don Domenico, sono un laico: esca allo scoperto. Il suo vescovo sta, di fatto, disobbedendo al Papa. Alessandro

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  31. Ratzinger ai Vescovi Cileni, 13.7.1988


    In realtà, l'unico punto che è affermato nell'accordo, secondo Lumen Gentium 25, è il fatto limpido che non tutti i documenti del Concilio hanno la stessa autorità. Per il resto, è stato indicato esplicitamente, nel testo che è stato firmato, che le polemiche pubbliche devono essere evitate e che è richiesto un atteggiamento di rispetto positivo per le decisioni ufficiali e le dichiarazioni.

    È stato concesso, in più, che la Fraternità San Pio X possa presentare alla Santa Sede - la quale si riserva l'esclusivo diritto di decisione - le sue difficoltà particolari rispetto alle interpretazioni delle riforme giuridiche e liturgiche. Tutto ciò mostra che in questo dialogo difficile Roma ha unito chiaramente la generosità, in tutto quello che è negoziabile, alla fermezza nel necessario. La spiegazione che Mons. Lefebvre ha dato, per la ritrattazione del suo accordo, è indicativa. Ha dichiarato che infine ha capito che l'accordo che ha firmato mira soltanto ad integrare la sua fondazione "nella Chiesa Conciliare". La Chiesa Cattolica in unione con il Papa è, secondo lui, "la Chiesa Conciliare", che ha rotto con il suo passato. Sembra effettivamente che non riesca più a vedere che qui si tratta della Chiesa Cattolica nella totalità della sua Tradizione e che il Vaticano II appartiene ad essa.

    Senza alcun dubbio, il problema che Lefebvre ha posto non è finito con la rottura del 30 giugno. Sarebbe troppo semplice rifugiarsi in una specie del trionfalismo e pensare che questa difficoltà abbia cessato di esistere dal momento in cui il movimento condotto da Lefebvre si è separato con una rottura formale con la chiesa. Un cristiano non può mai, o non dovrebbe, compiacersi di una rottura. Anche se è assolutamente certo che la colpa non può essere attribuita alla Santa Sede, è un dovere per noi esaminarci, tanto circa quali errori abbiamo fatto, quanto quali, persino ora, stiamo facendo. I criteri con cui giudichiamo il passato nel decreto del Vaticano II sull'ecumenismo devono essere usati - come è logico - per giudicare pure il presente.


    ^__^

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  32. Precisazione: il fatto che il Barthe non sia membro della Fsspx non significa che le sue non siano obiezioni lefebvriane.
    Del resto, Martini ufficialmente non è un modernista, ma le sue tesi sono al 101% modernistiche, anche senza che egli si dichiari tale.
    E come un prete che parlasse di "lotta di classe", anche senza aver la tessera del PCI, sarebbe un comunista, così...!

    Aggiungo anche, all'anonimo che dice che sono noioso perchè faccio notare i continui richiami all'obbedienza da parte di Paolo VI a Lefebvre, che per la contraddizion che nol consente, se non c'è scisma non si capisce come mai da 40 anni ci siano 6 vescovi scomunicati (due morti e quattro recentemente graziati), una fraternità illegittima e non riconosciuta, ordinazioni contro il volere papale e un intero blocco di preti (ipso facto sospesi a divinis e privi del potere derivato dalla giurisdizione) e di fedeli che ignorano paertamente i voleri del Papa e dei loro ordinari diocesani.

    Si vede che i discorsi lefebvriani del 1987 sul "se dovrò, consacrerò dei vescovi" (premeditazione) li ha letti solo Paolo VI.

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  33. Sono Luca, ieri ho fatto domande alla quali nessuno ha risposto.
    Chi vi irride senza porsi domande secondo me è animato solo da uno spirito di contesa, invece chi cerca la Verità nelle Parole di nostro Signore Gesù Cristo, è animato solo dagli stessi sentimenti che furono di Cristo Gesù. Tuttavia, invece di citare le Parole di nostro Signore, vi domando:
    Quanto vale la tradizione? Se proprio vogliamo essere ortodossi, allora perché non celebrare in greco antico? I Vangeli sono scritti in greco antico! Perché non in aramaico? Perché non in ebraico? Secondo me (ma anche secondo la nonna della mia fidanzata) non ha più senso la Messa in latino se non per alcuni inni o preghiere liturgiche. Attraverso internet ho potuto apprezzare i monaci di Bose e, attraverso di loro, ho apprezzato la nostra tradizione e la tradizione orientale. Ho potuto apprezzare anche il notevole sforzo ecumenico di questi monaci. Attraverso di loro ho conosciuto la Parola di Dio e ho compreso meglio la mia Liturgia, nelle loro parole non ci sono mai imposizioni ma solo proposte e domande radicate in Cristo, ad esempio: l'unità della Chiesa è un valore? La divisione della Chiesa è uno scandalo? Ora io mi domando: chi ha ragione? L'unico che ha ragione è Cristo! Gli unici criteri discriminanti che ho a disposizione sono le nostre sacre Scritture (la Verità della Parola di Dio) e non le antipatie o le simpatie. A livello pastorale, i monaci di Bose insegnano ad amare Gesù Cristo (e vi assicuro che i loro cori in latino sono bellissimi), nelle vostre parole invece c'è più preoccupazione per voi stessi e per le vostre tesi che per la missione affidata da Gesù. Non avete esitato ad dileggiarmi invece di accogliermi nella Carità: se veramente ero cieco non mi avete guidato e se ero nudo non mi avete vestito. Presso i monaci di Bose invece ho trovato Carità, Sapienza e anche una splendida Liturgia con bellissimi inni in latino. C'è una preghiera sublime, di antichissima tradizione, che recitano i celebranti in italiano: "Ora Egli viene incontro a noi in ogni uomo e in ogni tempo, perché lo accogliamo nella fede e testimoniamo nell’amore la beata speranza del suo regno". Se questa è la vostra accoglienza, quale è la vostra speranza?
    L’Apostolo scrive (in Filippesi 1,9): Prego che la vostra Carità si arricchisca sempre più in conoscenza e in ogni genere di discernimento!
    E l’Evangelista Giovanni, il discepolo prediletto da Gesù, scrive nelle sue lettere:
    1Giovanni 3,18: Figli, non amiamo a parole né con la lingua, ma coi fatti e nella verità.
    3Giovanni 4: Non ho gioia più grande di questa, sapere che i miei figli camminano nella verità.
    Il pastore non è orientato a sé, alla sua teologia o saggezza ma tiene lo sguardo rivolto verso Dio a cui tutto appartiene e dal quale ogni paternità nei cieli e sulla terra prende nome (Efesini 3:15).
    Non credo di essere un lupo, infatti sta scritto in Giovanni 10,3-6: Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce e le pecore lo seguono, perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei.
    Questa similitudine disse loro Gesù; ma essi non capirono che cosa significava ciò che diceva loro.
    Peraltro non penso che voi siate lupi, credo però che abbiate sovradimensionato le vostre istanze. State fallendo il bersaglio. Peraltro se "mala tempora currunt" (condivido con voi) è altresì vero che niente e nessuno ci separerà dall'amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore. Posso dileggiarvi perché volete celebrare in latino? certamente no! semplicemente non andrò alle vostre celebrazioni. Non credo per questo di togliere qualcosa a voi. L'unica cosa che mi rimane (come certezza) è la Parola di Dio e la Liturgia, degna di essere resa splendente ma anche immediatamente comprensibile come erano comprensibili le Parole di Cristo Gesù. Quindi cari fratelli, (Efesini 4:15) vivendo secondo la Verità nella Carità, cerchiamo di crescere in ogni cosa verso di Lui, che è il capo, Cristo.

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  34. Egregio Luca, tu dimentichi che prima della Sacra Scrittura c'era la Tradizione, e la prima rivelazione avvenne solo tramite la Tradizione.

    Quanto a Bose, col suo autonominatosi abate (?!), dire che fanno splendide liturgie è un tantino... forzato, considerata anche la disposizione illegale dell'arredo liturgico.

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  35. Vivere all'interno di una realtà ecclesiale diocesana e presbiterale,dove la feroce opposizione alla messa antica si può tagliare a fette, non è semplice come sembra a qualcuno che osserva da fuori; esporsi apertamente, nella attuale situazione diocesana, equivale ad un suicidio. Io finora non ho rivelato ad alcuno il mio amore al rito antico e nessuno sospetta nulla di me; faccio il mio mese annuale di ferie presso un luogo tradizionale dove ogni iorno dico messa antica e poi, durante l'anno, nella mia parrocchia mi arrangio come ho già spiegato. Ma qualche altro prete che si è esposto ha passato qualche settimana di inferno. poi ha rinunciato alla messa antica e si è allineato totalmente all'andazzo generale; e l'esempio ha terrorizzato chi voleva esporsi. Non si può invocare l'ubbidienza al papa, i diritti ed il Diritto dove la disubbidienza in certe materie come questa è virtù, dove gli unici diritti sono del novus ordo e dove invocare il Diritto equivale a un delitto di lesa maestà. siate realisti: la realtà è diversa da come la si immagina o dovrebbe essere secondo le leggi. Le leggi ora riconoscono a preti e fedeli il diritto alla messa antica: la prassi di certe diocesi nega tale diritto; e se a don Gianluigi vengono solo riservate innocue battutine altrove ci sono spiedi arroventati pronti ad infilzare chi s'azzarda a dire messa antica . Io potrei anche essere martire, ma non suicida!

    Domenico presbitero

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  36. A Luca volevo ricordare che qui, salvo ci siano dei non battezzati, dovremmo tutti proclamarci sacerdoti, profeti e incoronarci re... verrebbe fuori una bella cagnara di sovrani ognuno che si sente in diritto di pronunciare la verità ultima, definitiva e autentica sulla... Parola! Insomma diventare portavoce unico e ufficiale di DIO! Tu stesso hai ricordato che le Scritture non sono scritte in Italiano nè in Latino, non sono quindi brevi, facili e piani testi di immediata e facile interpretazione... ognuno volendo può leggervi quello che crede soprattutto se usa traduzioni ad hoc (create a posta per indirizare i lettori... re e profeti... pensate a quelle dei testimoni di Geova) e supportate dai commenti di personaggi tutt'altro che imparziali (vedi quelli di Bose... i monaci di Rai3). Insomma la via che tu sembri aver intrapreso un tempo - quando si poteva dire pane al pane e vino al vino - è quella del protestantesimo... in cui ogni persona si crede papa e come tale pontifica e così in nemmeno 5 secoli sono nate tra i riformati più chiese o sette che fedeli. E poi tu dici di non appartenere ad alcun gruppetto? Cito non un "fanatico" della FSSPX nè un cattolico fondamentalista e tradizionalista (come a Bose considerano tutti quelli che non la pensano come loro e che non... votano PD) ma una scrittrice PROTESTANTE non recente (primi dell'800) quindi avulsa dalle nostre qustioni contngenti sul CVII, ossia Madame de Stael: "Il diritto di esaminare gli articoli di fede è il fondamento del protestantesimo. I primi fondatori non la intendevano così. Essi credevano di poter collocare le colonne d'Ercole dello spirito umano ai confini delle loro capacità intellettive; ma avevano il torto di sperare che ci si sarebbe sottomessi alle loro decisioni considerandole infallibili..."
    Sembra proprio il ritratto di Enzo Bianchi sia quando scrive sotto dettatura dello SS su l'Unità sia quando pontifica ex cathedra a "Che tempo che fa" di Fazio!

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  37. DANTE PASTORELLI24 giugno 2009 23:24

    Che non ci sia scisma l'hann'affermato cardinali non lefebvriani come Cassidy, Castillo Lara, per non parlar di Thiandoum, Palazzini, Oddi, Stickler e poi, negli ultimi tempi, Castrillon che ha sempre detto: non c'è scisma; la Fraternità non è un'altra Chiesa, è nella Chiesa, c'è comunione ma dev'essere un po' più perfetta.
    Nessuno nega la situazione di irregolarità canonica.
    Caterina ha citato una parte del discorso di Ratzinger ai vescovi cileni: se lo si legge
    interamente si noterà come il Prefetto della Fede riprende ed eplicita la maggior parte delle critiche di Lefebvre all'operato della gerarchia e n'esce un profilo della Chiesa disastroso, come quello del discorso ai conclavisti. Siamo sicuri che in una situazione di confusione dottrinale e di degrado morale non sia dovere di un vescovo quello di restar fedele alla Tradizione
    senza cedere a dubbie novità?
    Certo Paolo VI ammonì Lefebvre: ma è lo stesso Paolo VI che contra legem interdisse la celebrazione dell'antico rito e che volle il nuovo per togliere le pietre d'inciampo nel dialogo coi protestanti: il che significava che la nuova messa doveva velare il Sacrificio, la Transustanziazione e la presenza reale.

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  38. vorrei solo sapere da DON DOMENICO se egli vive in Piemonte. Alessandro

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  39. Bene, grazie don Domenico. Adesso abbiamo un'altra testimonianza dei buoni propositi della maggioranza dei vescovi verso il vetus.E la FSSPX dovrebbe mettersi nelle mani dei feudatari che governano le nostre diocesi?
    Non è la FSSPX che deve cedere, no! Sono i nostri vescovi che devono cedere e recedere dalla loro ostinazione e, magari, anche dalla loro poltrona.
    Io sono un semplice fedele che subisce tuttora le vessazioni di un clero e di un vescovo che non vuol nemmeno sentir parlare di messa antica. Don Domenico: non sei solo a lottare coi lupi che occupano le nostre diocesi.
    filippo

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  40. Sono Luca, secondo me la questione sull'altare è mal posta. Ma prima di parlare dell'Altare, c'è da evidenziare che le nostre sacre Scritture non sono tanto "opinabili", almeno che non si voglia cadere in un relativismo peggiore del relativismo etico. Peraltro il greco della koiné è una lingua molto ben strutturata, io l'ho studiato per Amore di Cristo Gesù. Quanto ad Enzo Bianchi, Priore di Bose, è stato chiamato da S. S. papa Benedetto XVI come "esperto" al Sinodo dei vescovi su "La parola di Dio nella vita della chiesa" (nell'ottobre 2008). Ebbene, io mi domando: nelle vostre valutazioni (spero "non faziose"), per riconoscere il valore un Priore, pesa di più la valutazione di un pontefice o l'invito di un qualunque conduttore televisivo?
    Forse che Benedetto XVI vale meno di Fabio Fazio?
    Riguardo al "comunismo" e allo spirito di contesa sono tutte cose passate o destinate a passare, dice Gesù in tre Vangeli: "tutto passerà solo le mie Parole non passeranno". Per quel che riguarda la regalità, la profezia e il sacerdozio, questi appartengono a Cristo! Nel Battesimo sono donati a quanti praticano (in tutti i sensi) le Parole di Cristo e non in chi è animato da spirito di contesa. Riguardo alle tradizioni cosa è scritto? Cosa ha detto nostro Sign-re? Marco 7,13: "annullando così la Parola di Dio con la tradizione che avete tramandato voi. E di cose simili ne fate molte". Gesù in questo verso afferma la superiorità della Parola di D-o rispetto alla tradizione, cioè quando bisogna decidere riguardo a qualcosa, la Parola di D-o è criterio ermeneutico prioritario rispetto alla tradizione E SECONDO LA NOSTRA STESSA TRADIZIONE: "tutta la Parola di Dio è autorevole in massimo grado, nell'ambito della Parola di D-o, i Vangeli sono eminenti".
    Quindi possiamo affermare che la tradizione in sé NON è qualcosa da "annullare", significa solo che bisogna darle il giusto peso. Secondo me è sbagliato considerare il proprio vescovo "un nemico" e quand'anche lo fosse, sta scritto: "Amate i vostri nemici" e chi sono i miei nemici? le Scritture ci dicono che i nemici "sono quelli della tua casa"! Quindi i nemici non sono i comunisti che non ci sono più!
    Peraltro San Paolo ci dice che (in Efesini 6,12) "La nostra battaglia non è contro creature fatte di sangue e di carne, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti." Questa morbosa avversione ai comunisti fa ridere perfino la nonna della mia fidanzata, pur nostalgica di alcune preghiere in latino ma non della schiena dei sacerdoti.

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  41. ADESSO PARLIAMO DELL'ALTARE.
    Attualmente, non è l’Altare ad essere rivolto verso il popolo, la collocazione dell'Altare è invariante rispetto al popolo. Attualmente è il sacerdote ad essere rivolto verso il popolo. Il sacerdote, quando e mentre celebra la Divina Liturgia, è ben più importante dell’Altare: l’Altare è un simbolo importante ma la nostra Fede ci insegna che il Celebrante è molto più di un simbolo, infatti egli celebra l’Eucarestia “in Persona Christi” (inoltre, essendo l’Altare simbolo del Corpo di Cristo, è giusto che sia al centro anche fisico della Liturgia, collocato tra il Celebrante e il popolo).
    Il papa, coerentemente con la nostra Fede, afferma che la naturale direzione della preghiera liturgica è “versus Deum, per Jesum Christum”.
    Nostro Signore Gesù Cristo, durante la Cena Pasquale, quando prese il pane e il calice del vino nelle Sue mani Sante e Venerabili (mani del Verbo che si è fatto carne) NON dava le spalle al popolo ma offriva, alla vista e all’udito del popolo,(per chi crede sarebbe più corretto dire continua ad offrire) Gesti e Parole di salvezza attraverso Mani, Volto e Parole (Caro cardo salutis). Questi Gesti e queste Parole continuano ad essere offerti dalla Chiesa attraverso la carne dei sacerdoti per Cristo, con Cristo e in Cristo. Nulla di quanto ha fatto o ha detto Gesù, volgendo il Volto e i Gesti al popolo dei fedeli, può essere ridotto o trascurato; a maggior ragione ciò che ci ha comandato durante l’istituzione dell’Eucarestia: "Fate questo in memoria di Me". Pur continuando a celebrare “di spalle”, i fratelli ortodossi offrono all’adorazione del popolo dei fedeli le venerabili Icone che, attraverso la peculiare tecnica pittorica di rappresentazione (“spiegazione”) del Divino che si è fatto carne, esaltano la dimensione delle Mani e del Volto di Cristo in primis (e poi dei santi, immagine di Cristo).
    Con il tempo, quando un’Icona perde colore e definizione, viene ricoperta d’argento; rimangono visibili (e così definiti), le mani e il Volto. Queste mie considerazioni, nascono dalla convinzione che la Liturgia non sia un atto umano ma un riflesso di ciò che succede, come dice la stessa Sacrosanctum Concilium, “nella liturgia celeste, verso la quale tendiamo come pellegrini”. Delle tante riforme effettuate sulla liturgia post Concilum, questa del “Celebrante che, a immagine di Cristo, si rivolge al popolo dei fedeli” è un cardine fondamentale per tutta la generazione di Cristiani di rito occidentale nati dopo il 1970.
    La mia generazione è costantemente umiliata dall’instabilità, da un consumismo dilagante, dalla “logica del mercato”, da linguaggi e gerghi ipocriti, da “significanti privi di significato” e da “finte liturgie aziendali” alienanti;
    invece, la Santa Liturgia è uno dei pochi luoghi di autenticità che prescinde dalle qualità o dall’età del Celebrante, ma NON prescinde da D-o: Egli, morto e risorto nella carne di un trentenne, anche oggi si offre in sacrificio Vivo e Santo attraverso le mani del celebrante (che sono icona vivente) anche per noi trentenni. Mi aspetto che la Chiesa di Roma arricchisca la Santa Liturgia e non la impoverisca togliendo quanto c’è di buono. Si possono comprendere e accettare di buon grado altre modifiche e integrazioni: recupero parziale del latino e/o del greco (ma anche dell’aramaico e/o ebraico), inclusione di elementi della liturgia ortodossa (favorirebbe l’ecumenismo), orientamento di tutta la struttura verso oriente, ecc…

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  42. nelle nuove chiese l'altare non viene più costruito, c'è solo la c.d. mensa. Vedasi le parrocchie di S. Paolo, di s. Pio V, dei Ss. Apostoli, della Madonna del Buon Consiglio ad Alessandria. Nella parrocchia della Madonna del suffragio c'era ma è stato demolito grazie alla furia del parroco con la benedizione del vescovo (ora emerito) Charrier. Alessandro

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  43. Ohibò... Paolo VI interdice un messale contra legem?

    E quale contra legem? I riti sono sottoposti all'autorità pontificia, unica depositaria del potere di promulgarli, abrogarli, modificarli ed estenderne o restringerne l'uso. Inoltre il Papa è fonte prima di diritto ed è sopra ogni legge canonica.

    Del resto, essendo stato riformato il rito romano, la versione precedente non aveva più ragione di esistere; e difatti fu concessa localmente (p.es. in GB) o ad personam (sacerdoti ciecuzienti etc.).
    Bisognava prima chiedere il permesso a Lefebvre?

    Quanto alle accuse di negare la presenza reale, i lsacrifico etc., basta leggere il messale per capirne l'inconsistenza. Del resto, nessun protestante, a che mi risulti, usa il messale romano.

    E infine, circa lo scisma, l'opinione di quei cardinali rimane un'opinione di fronte alle ben precise parole di Paolo VI e di Giovanni Paolo II. Se non ci fosse scisma, non si spiegherebbe come mai la Fsspx agisce senza alcuna approvazione canonica, essendo stata la sua esistenza canonica revocata nel 1974, e in manifesto dispregio degli ordini papali (vedi le ordinazioni).

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  44. se gli anonimi cercassero di accorciare un pochetto i loro interventi chilometrici forse qualcuno in più potrebbe anche leggerli
    Antonello

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  45. Per Luca. Vorrei farti capire cosa intendo per "interpretazione fai da te" quella che rende quanto mai opinabile ogni passo del vangelo se interpretato da ciascuno di noi autonomamente (e presuntuosamemte) e senza riferisri a secoli di interpretazioni precedenti.
    Tu citi questa frase di Cristo riposrtata dal Vangelo: "annullando così la Parola di Dio con la tradizione che avete tramandato voi. E di cose simili ne fate molte". Ovviamente la sfrutti per dimostrare inconfutabilmente - a tuo avviso - che Cristo con quella frase indicasse una netta gerarchia tra Tradizione e Parola di Dio. Certo potrebbe sembrare, ma riflettiamo su alcune cose. Intanto Cristo parla di "tradizione che avete tramandato voi"... di una specifica tradizione non della Tradizione in genere. Quella secifica tradizione cui si riferisce a quanto pare lui stesso (e non dei teologi o dei fedeli per quanto re e sacerdoti e profeti) l'ha giudicata capace di annullare la Parola di Dio... quindi Lui in prima persona l'ha giudicata contraria alla Sua Parola. Ora che una tradizione se contraria alla Parola di Dio sia invalida... beh non mi sembra una grande scoperta... ma ti disò di più... credo che pure un'innovazione se contraria alla Parola di Dio non credo sia proprio accettabilissima (o le innovazioni valgono più della volontà divina?) Quindi lì si dice solo che ogni cosa per essere valida non deve opporsi alla volontà Divina. E lì Dio stesso riconosc che QUELLA determinata tradizione era appunto contraria alla Sua Parola quindi invalida. Punto. Ora... a te risulta che di recente Dio abbia dichiarato anche la succesiva Tradizione bimillenaria della Chiesa come contraria alla sua Parola e quindi invalida? Perchè il punto è questo... se non si dimostra la sua contrapposizione alla volontà Divina, si dovrà ammettere che comunque la Tradizione (come deposito di fede, come deposito di scienza e sapienza teologica frutto dello sforzo di milioni di fedeli e santi e grandi uomini di Chiesa ecc.) può a ben diritto cercare di difendere se stessa dagli attacchi di un'innovazione comunque umana e comunque quindi soggetta all'errore. Ecco perchè diffido da chi snocciola ad ogni momento versetti della Bibbia acconciati ad hoc per sostenere le prorie tesi. Ti sembrerà blasfemo ma anche con i versetti della Bibbia a saperci fare si può giungere al risultato che l'Azzeccagarbugli otteneva con le leggi... ossia che a saperle ben girare nessuno è colpevole e nessuno è innocente.

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  46. PER SCIPIONE. Sono luca, caro Scipione per quel che riguarda i Vangeli, credo fermamente che siano ATTUALI perché il cuore degli uomini è sempre quello di 2000 anni fa e l'uomo fa sempre gli stessi errori. Sono d'accordo con te sul non abusare della Parola di Dio per difendere le proprie tesi come un azzeccagarbugli, tuttavia è innegabile che Cristo Gesù abbia dato priorità alla Parola di Dio rispetto alla tradizione quando dice: "di cose simili ne fate molte". Peraltro NON voglio "annullare" la tradizione ma distinguere tra tradizione e tradizionalismo. Sono stato al pontificio istituto biblico e lì ho visto un'enorme quantità di enormi volumi di teologia, qual'è quella buona? Io so con certezza che la Parola di Dio è buona, le parole degli uomini invece possono essere inquinate dall'interesse nel difendere le loro tesi (lo affermi anche tu). So che Gesù è Dio, Figlio di Dio, incarnato in un uomo, Figlio di una ebrea, so che parlava e pregava pubblicamente con le categorie di un ebreo, che parlava ad altri ebrei, forse usava i Targum in aramaico, so che i romani affamavano il suo popolo, so che NON LI HA ODIATI (parlavano latino?) ma li ha convertiti, so che dopo la Sua nascita, la Sua vita, morte e RESURREZIONE il mondo è cambiato, ebrei che parlavano greco hanno diffuso il Vangelo alle genti, Paolo (oltre ad esser Apostolo delle genti) era un fariseo che dimostrò ad altri ebrei e ai gentili (Lettera ai Romani) le sue tesi attraverso categorie ermeneutiche MOLTO PRECISE, proprie del fariseismo (ad esempio: "midda kenegged midda" e, soprattutto, "ghezerah shavah"). Eludere questa esplosione di grazia (si pensi ai numerosi miracoli) che si è verificata duemila anni fa, per avvalorare tradizioni che fanno a meno del contesto giudaico, mi nasconde il messaggio per il quale Gesù Cristo è morto e risorto. Gesù "ha dato l'anima" (in ebraico "natan nefesh") per le sue Parole. Ora noi sappiamo che molta tradizione si è formata nei secoli ignorando (e, a volte, calpestando) il popolo di D-o, quel popolo che D-o si è scelto per l'incarnazione (ringraziando D-o, quel popolo sta ancora lì).Io apprezzo molto la patristica orientale, san Agostino, santa Teresa d'Avila; ma ad esempio, che dire di san Tommaso d'Aquino? Riguardo San Tommaso d'Aquino sappiamo che vuole coniugare la logica aristotelica con il cristianesimo ed ha assimilato Aristotele al Cristianesimo. Allora, noi uomini del 2009 domandiamoci: È possibile farlo ?

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  47. PER SCIPIONE... è possibile formulare un pensiero definitivo su Cristo partendo solo da categorie greche ed escludendo le categorie ebraiche ? è possibile dire qualcosa (se è possibile) sulla Trinità (Benedetta Sia) escludendo le categorie ebraiche e la patristica cristiana ?
    Se questi dubbi sono leciti per quel che riguarda la “teologia” (nell’accezione comune del termine), a maggior ragione sono leciti per quel che riguarda la comprensione delle Parole di Gesù Cristo nostro Signore, che ci ha “spiegato” Dio (nel Prologo di Giovanni: “exeghesato” da cui “esegesi”).
    è evidente a tutti che non si nasconde una lampada sotto un moggio, allora domandiamoci: oggi, il latino non rischia di diventare il moggio? Io capisco il latino, capisco il greco e sto studiando l'ebraico, amo molte preghiere in latino (per la musicalità), ma la mia fidanzata no: parla solo italiano e inglese. Mia sorella nemmeno (oltretutto mia sorella è anche anticlericale per i soliti luoghi comuni).
    Riguardo a chi è "colpevole" e a chi è "innocente", nella mia vita ho capito che solo Cristo è radicalmente innocente. Nella Lettera agli ebrei, il sangue di Cristo è "più eloquente del sangue di Abele", detto "il giusto", perché il sangue di Cristo giustifica! In Genesi, Abele si limita ad esser "giusto", invece Cristo GIUSTIFICA! Per la Sua innocenza noi tutti siamo giustificati, Lui ha giustificato tutti sulla Croce, perfino quei capi del popolo che, disponendo delle chiavi del Regno, avrebbero dovuto proclamarLo Messia. Se sta scritto: "Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno" io credo che siano stati VERAMENTE e TOTALMENTE perdonati, perché credo alle Parole del Figlio di Dio (che essendo Figlio di Maria è stato anche Figlio del Suo popolo). Puoi biasimarmi per questo fratello?

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  48. Caro Luca, cerchiamo di fare chiarezza, anche perchè tu che trovi aberrante sentire una messa in cui si dice "Pater noster" dato che temi che la tua fidanzata e tua sorella non capiscano che significa padre nostro... intanto hai snocciolato una tale messe di parole e locuzioni ebraiche o aramaiche... che forse solo uno di quei sapientoni e teologoni moderni finissimi esegeti di ogni minima virgola delle Scritture sacre e non, possono intendere ma non certo io. Inizio con il dire che la tua, come di molti (io in prima persona ho sperimentato qui nella mia diocesi l'ostracismo e l'ostilità dei progressisti toleranti per aver chiesto la celebrazione della messa dio S. Pio V) preoccupazione che d'ora in poi nessuna persona possa più capire nulla della Messa e della religione a causa della Summorum pontificum... mi farebbe un po' ridere se la considerassi un'obiezione in buona fede. ma non lo è dato che a te come a tutti quelli che la propongono non può essere sfuggito che quel Motu proprio ha solo reso più libero l'esercizio del rito straordinario e non abrogato quello ordinario. Il rapporto nelle nostre diocesi resta comnque di 1000 a 1 quanto a funzioni celebrate nel nuovo e nel vecchio rito. Perchè terrorizzarsi tanto? La tua fidanzata potrà ascoltare la messa in Italiano praticamente ovunque (magari la troverà più facilmente pure in inglese che in latino)... quanto a tua sorella... beh se non va in Chiesa e se non le importa nulla della religione cattolica... non credo si debba dare la colpa al rito straordinario, ma forse ci si dovrebbe chiedere come mai lei (e il 75% almeno dei giovani come lei) tutti nati dopo l'inizio della "primavera conciliare" e dopo la diffusione del nuovo rito (e soprattutto delle sue libere reinterpretazioni) abbia maturato un tale odio anticlericale. Eppure da come lo dici pare che la colpa sia di Pio V e del suo "assurdo" rito antico. Comunque ribadisco la mia tesi sulla tradizione... chi stabilisce oggi - in assenza dell'opinione diretta di Dio - che la tradizione della Chiesa è da rottamare? Problema difficile. Se si lascia in mano ai teologi... beh, tu ti sei impressionato per gli in-folio dell'antica teologia (sviluppata in più di 15 secoli) ma se mettessimo in fila i volumi prodotti dai moderni teologi in soli 50 anni credo che occuperebbero almeno il doppio dello spazio. E se S. Tommaso - ormai estromesso oltre che dai seminari anche dalle biblioteche e dalle librerie cattoliche - ti fa storcere il naso (rima non voluta) di K. Rahner e similia che dire? Ti affidi a loro in piena tranquillità? Eppure in mancanza del giudizio divino sulla tradizione le vie da intraprendere per decidere se tenerla, buttarla, riformarla (e come..) non sono molte. C'è appunto quella di ascoltare i teologi... ma quali? Tutti no sennò resteremo fermi dove siamo visto che i pro e i contro si eliderebebro. Solo alcuni? E chi li sceglie? Altro sistema può essere quello empirico ma forse non assurdo di giudicare... l'albero dai frutti. Potremmo comparare la salute, l'apprezzamento, l'energia, la volontà, il coraggio, la Fede ecc. ecc. della Chiesa di S. Tommaso con quelli della Chiesa di Rahner...
    Tu dici di non metetre la fiaccola sotto il moggio-latino... io dico di non nascondere delle istanze tutt'altro che favorevoli alla salute e all'esistenza della Chiesa e alla Fede dietro il paravento dell'aramaico, dell'ebraico, della Chiesa delle origini e perchè no... delle Parola!

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  49. PER SCIPIONE. Caro Scipione, PREGO DIO PERCHè TU POSSA AVERE QUEL CHE DESIDERI. Non mi è sfuggito che il Motu proprio ha solo reso più LIBERO l'esercizio del rito straordinario e non abrogato quello ordinario. Il rapporto nelle nostre diocesi resta comnque di 1000 a 1. Mi sembra inverosimile che si possa imporre una Liturgia. Gesù non ha mai imposto niente a nessuno e ci ha detto che Dio si adora in Spirito e Verità, perché il Padre cerca tali adoratori (Gv 4,23). Fermo restando che "Pater noster qui es in coelis" IO LO CANTO CON GIOIA, non posso pretendere che lo canti anche mia sorella per la quale "le persone che battagliano per tutta la messa in latino" (ai suoi occhi e NON ai miei) "non si possono neanche prendere in considerazione". E questo non per colpa del concilio ma per colpa dell'ignoranza dilagante. Riguardo a Tommaso d'Aquino posso dimostrare quanto ho scritto.

    Utilizzerò gli stessi strumenti della logica aristotelica usata da San Tommaso nella sua Summa (partendo dall'ultimo episodio della sua vita, secondo le categorie logiche di San Tommaso D’Aquino):

    1) PREMESSA: San Tommaso D’Aquino, in fin di vita, è contemporaneamente “santo” e “uomo intelligente”.

    2) il Signore Gesù appare al buon Tommaso D’Aquino e appare conoscendo in anticipo tutte le conseguenze che avrà l’apparizione della Sua Persona sulle decisioni del buon Tommaso D’Aquino, decisioni che lo porteranno ad entrare nella vita eterna, infatti è stato proclamato santo.

    3) Gesù, pur conoscendo le conseguenze “di un solo istante di visione beatifica”, pur sapendo che dopo questa visione in Tommaso nascerà il desiderio di bruciare la sua “opera teologica”, (ebbene, pur sapendo tutto questo) Gesù paradossalmente “si complimenta per l’opera teologica di Tommaso”.

    4) Nondimeno (nonostante i “complimenti” di Gesù Cristo) Tommaso D’Aquino chiede comunque che venga bruciata la sua “opera teologica”.

    5) Domandiamoci: San Tommaso chiede che venga bruciata la “sua opera teologica” perché è più ““umile”” di Cristo ? Impossibile ! Infatti: Se San Tommaso riconosceva l’autorità suprema di Cristo, come poteva chiedere che la sua “opera teologica” fosse bruciata, ancorché fosse valorizzata da Cristo in Persona ? Forse che, in punto di morte, San Tommaso disprezzava ciò che Cristo valorizzava ai fini della diffusione della Fede ? E, ammesso e non concesso, che San Tommaso “intendesse esser ““umile””, forse che NEL DISEGNO DI D-O l’apologia della “pseudo-umiltà” di una sola persona, nella storia, è prioritaria rispetto alla diffusione della Fede tra gli uomini ?
    Impossibile !

    6) Forse che San Tommaso D’Aquino non è “santo” o non è “intelligente” ? Impossibile ! (Per la premessa fatta al punto 1)

    7) Ne deduciamo che il buon Gesù sta “paternamente prendendo in giro” il buon Tommaso D’Aquino che (essendo “santo” e “uomo intelligente”) chiede che venga bruciata la sua “opera teologica” perché capisce che la sua teologia è inutile.
    In fine, possiamo dire che san Tommaso (concorde con Gesù) rispettò la libertà dei suoi confratelli che “arbitrariamente” decisero (nel loro libero arbitrio) di conservare la Summa Teologica, nonostante il suo invito a bruciarla. Solo per questo è giunta fino a noi: Dio, nei Suoi angeli e nei Suoi santi, rispetta la libertà degli uomini.
    Voglia il Cielo che anch’io sia “paternamente preso in giro” in questo modo !!!

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  50. ...SEGUE DA SOPRA PER SCIPIONE... Comunque, oggi, in ambito cattolico (ma anche in ambito europeo-protestante) la teologia di San Tommaso è superata dalla teologia di Hans Urs Von Balthasar, TEOLOGO CHE NON è STATO INVITATO AL CONCILIO, MOLTO APPREZZATO DA BENEDETTO XVI, teologia che peraltro non conosco: a me non interessa la “teologia” (nell’accezione moderna del termine) per lo stesso motivo per cui bevo solo l’acqua di sorgente; non mi interessa l’acqua che scorre a valle; infatti, per quanto pulita possa essere, ho sempre il sospetto che, durante il suo percorso a valle, qualcuno “incontinente”... possa averla “inquinata”.
    Tornando al grande Hans Urs Von Balthasar (se proprio dovessi leggere un “lavoro teologico”) leggerei indubbiamente un libro della maturità (1972) di questo grande teologo, dal titolo bellissimo e suggestivo: “La verità è sinfonica”.

    Nonostante sia unanime l’alta considerazione che tutti ("CONSERVATORI" e "PROGRESSISTI") hanno di questo insigne teologo, i protestanti americani (amici di Bush) sono rimasti a Tommaso D’Aquino, anzi sono perfino entusiasti di San Tommaso.

    ORA, CARO SCIPIONE, PREFERISCI IL BUON san Tommaso D'Aquino O L'OTTIMO Hans Urs Von Balthasar ?

    TERTIUM DATUR: io preferisco CRISTO !

    Ora io mi domando che senso ha SCHIERARSI E DIVIDERSI SULLA TEOLOGIA ? QUESTO SPIRITO DI DIVISIONE ENTRA IN CONTRADDIZIONE CON SE STESSO !!!

    Te lo scrivo per l'ultima volta:

    NON SI METTE UNA LAMPADA SOTTO IL MOGGIO DELL'IGNORANZA, SIAMO IL SALE DELLA TERRA SE IL SALE PERDE SAPORE CHE SUCCEDE ?

    Possibile che tu debba odiare me e mia sorella quando anche io amo Gesù Cristo come lo ami tu ?
    Lo ami ? Ami il popolo dei peccatori come lo ha amato Gesù ? Che vuol dire che "i pubblicani e le prostitute" ci precedono nel regno dei cieli ?

    Che vuol dire:

    Matteo 7,22-23: Molti mi diranno in quel giorno: Signore, Signore, non abbiamo noi profetato nel tuo nome e cacciato demoni nel tuo nome e compiuto molti miracoli nel tuo nome ? Io però dichiarerò loro: Non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, voi operatori di iniquità.

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  51. chi è questo anonimo farneticante?

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