venerdì 1 maggio 2009

La disputa sul modo di ricever la S. Comunione

Don Matias Augé, nel suo blog, pubblica quest'accurata ricostruzione storica dell'uso antico di ricevere la Comunione in mano. La riportiamo, rinviando alla fine i nostri commenti.
Qualche giorno fa, recensendo il recente libro di C. Langone (Guida alle Messe), dicevo che, secondo il nostro giornalista, prendere l’ostia sulla mano per comunicarsi dimostra, “la superbia del cattolicesimo adulto”!. Segnalavo inoltre altre espressioni usate dall’autore per dimostrare la sua avversione a questa prassi: “prendere l’ostia con le zampacce”, “afferrare l’ostia con le manacce”. Ho pensato quindi che sarebbe utile rivisitare alcuni dati della storia al riguardo.

E’ noto che nei primi sette o otto secoli era normale, sia in Oriente che in Occidente, comunicarsi ricevendo il pane consacrato sulle mani. Nell’epoca patristica, abbiamo testimonianze di Tertulliano, Cipriano, Cirillo di Gerusalemme, Basilio, Teodoro di Mopsuestia, ecc. E’ famoso il testo di Cirillo di Gerusalemme (+ 387): “Con la mano sinistra fai un trono per la mano destra, poiché essa deve ricevere il Re, e, nelle cavità delle tue mani, ricevi il corpo di Cristo, dicendo: Amen”[1]. In modo simile, si esprime Teodoro di Mopsuestia (+ 428): “Si stende la mano destra a ricevere l’oblazione che viene data, ma sotto di essa si pone la sinistra, e con ciò si mostra una grande riverenza”[2].

Nel 629 fu celebrato a Costantinopoli l’importante sinodo chiamato “in Trullo”, a cui presero parte più di 200 vescovi orientali. Nel canone 101, si prescrive tassativamente di ricevere la comunione nelle mani disposte a croce e si critica coloro che invece credevano di far meglio ricevendola in piccoli contenitori e in vasi d’oro, d’argento o di altre materie preziose, come se una materia inerte fosse più degna di accogliere il corpo di Cristo dell’immagine di Dio, cioè del corpo umano[3]. Questo canone prova in modo irrefutabile che alla fine del secolo VII era uso comune in Oriente distribuire la comunione sulla mano. Anche se il sinodo “in Trullo” non è stato approvato da Roma, nel caso specifico riflette tuttavia l’uso della Chiesa orientale all’epoca.

In Occidente, abbiamo le testimonianze di Cesario di Arles (+ 542) e dei sinodi delle Gallie dei secoli VI-VII, che confermano la stessa prassi. Gli uomini ricevevano la comunione sulla mano nuda, le donne invece sulla mano coperta con un velo bianco. Il testo di Cesario di Arles è chiaro: “Omnes viri quando commmunicare desiderant, lavant manus suas; et omnes mulieres nitida exhibeant linteamina, ubi corpus Christi accipiant[4]. All’usanza accenna anche il sinodo di Auxerre del 561-605, il quale vieta alle donne di ricevere la comunione sulla mano nuda: “Non licet mulieri nudam manum eucharistiam accipere[5]. Si noti che Cesario di Arles è stato sempre attento agli usi romani in materia liturgica. Un esempio l’abbiamo nel sinodo di Vaison del 529, presieduto appunto dal vescovo di Arles, in cui fu introdotto il canto del Kyrie nella messa e nella preghiera mattutina e vespertina per seguire l’uso della sede apostolica[6].

Nel secolo VIII abbiamo testimonianze molto chiare, secondo cui la comunione sulla mano era sempre in vigore sia in Oriente sia in Occidente. Beda il Venerabile (+ 735), parla di un monaco che al momento di ricevere il Viatico, “tenendo l’Eucaristia sulle sue mani”, chiese perdono ai confratelli di comunità[7]. Giovanni Damasceno (+ 749), nel descrivere il rito della comunione, esorta i fedeli in questi termini: “Avviciniamoci a Lui con ardente desiderio e riceviamo il Corpo del Signore crocifisso con le mani aperte l’una sull’altra in forma di croce”[8].

Nei blog pro “forma straordinaria” del rito romano, non di rado viene identificata la comunione sulla lingua con un modo rispettoso di comunicarsi e la comunione sulla mano con un modo irrispettoso di comunicarsi. I pochi dati da me riportati (ce ne sono altri), dimostrano invece che i fedeli degli otto primi secoli, comunicandosi sulla mano erano invitati a farlo con grande rispetto: lavaggio delle mani per gli uomini, velo sulla mano per le donne, o anche le mani disposte in forma di croce. Il pericolo di profanazione è stato sempre tenuto in conto. Così in diversi concili locali e in molti Penitenziali dei secoli VII-X. Però più che il pericolo di profanazione è stata la crescente venerazione per il sacramento eucaristico che ha portato al nuovo rito della comunione sulla bocca e in ginocchio. Bisogna aver presente poi un altro dato, giudicato da alcuni autori decisivo: il passaggio della comunione sulle mani alla comunione in bocca coincide con il passaggio dal pane fermentato al pane azzimo; le finissime particole di pane azzimo, che già nel secolo IX prendono la forma tondeggiante e si assottigliano sempre di più, aderiscono molto meglio alla bocca di quanto non facciano i solidi pezzi di pane fermentato[9].

Nel corso della riforma liturgica promossa dal Vaticano II, l’Istruzione della S. Congregazione per il culto divino Memoriale Domini, del 29 maggio 1969, sul modo di distribuire la comunione, permetteva alle singole Conferenze episcopali la possibilità di richiedere alla Sede Apostolica la facoltà di introdurre nei loro paesi l’uso della comunione sulla mano, da affiancare però a quello fino allora in vigore della comunione sulla lingua. In Italia la possibilità di dare la comunione sulla mano è stata approvata dalla Conferenza episcopale nel maggio del 1989, ed è entrata in vigore il 3 dicembre dello stesso anno, prima domenica di Avvento. Le modalità di questo modo di ricevere la comunione sono spiegate dai vescovi in questo modo: “Accanto all’uso della comunione sulla lingua, la Chiesa permette di dare l’eucaristia deponendola sulla mano dei fedeli protese entrambe verso il ministro, (la sinistra sopra la destra), ad accogliere con riverenza e rispetto il corpo di Cristo. I fedeli sono liberi di scegliere tra i due modi ammessi. Chi la riceve sulle mani la porterà alla bocca davanti al ministro o appena spostandosi di lato per consentire al fedele che segue di avanzare. Se la comunione viene data per intenzione, sarà consentita soltanto nel primo modo”[10].

Certamente, nella sua storia la Chiesa di Dio ha progredito nella comprensione del mistero eucaristico e quindi un ritorno agli usi antichi non è sempre e necessariamente un arricchimento. Noto però che il progresso in questo caso, come in altri, non è stato sempre lineare. E’ infatti stato frequentemente in balia delle polemiche dottrinali. La rivalutazione positiva della dimensione della presenza reale, a metà secolo IX, e il conseguente aumento delle manifestazioni di rispetto e di adorazione verso l’Eucaristia, va di pari passo con un vistoso allontanamento dalla comunione eucaristica. Il rispetto diventa allontanamento! Il ricupero negli ultimi decenni, dopo il Vaticano II, di una certa “familiarità” rispettosa con l’Eucaristia è da considerarsi positivo; senza negare i progressi della storia, li purifica al tempo stesso dagli eccessi polemici. Naturalmente, ciò richiede da parte di tutti i fedeli che il rito della comunione sia eseguito “con riverenza e rispetto” secondo quanto prescrivono le norme liturgiche.

[1] Cirillo di Gerusalemme, Cat. mist. V,21: Sources Chrétiennes 126,170.
[2] Teodoro di Mopsuestia, Om. XVI, 27.
[3] Cf. Mansi XI, 985-988; J. C. Hefele, Histoire des Conciles III, 1, Paris 1909, 575 ; P. Palazzini (ed.), Dizionario dei Concili, I, Roma 1963, 339.
[4] Cesario di Arles, Sermo 227: CCL 104, 899-900.
[5] Syn. Autissiodorensis, can. 36: CCL 148A, 269.
[6] Cf. Conc. Vasense, can. 3: CCL 148°, 79.
[7] “… afferte mihi Eucharistiam. Qua accepta in manu…” (Beda, Historia ecclesiastica IV, 24: PL 95, 214).
[8] Giovanni Damasceno, De fide orthodoxa IV, 13: PG 94,1150.
[9] Cf. J.A. Jungmann, Missarum sollemnia, Madrid 1963, 949.
[10] Cei, Istruzione sulla comunione eucaristica 15: Enchiridion Cei 4, 1860.
Invitiamo i nostri colti lettori a commentare il dotto articolo esponendo la loro opinione sulla controversa questione pro o contro la comunione sulle mani. Noi ci limitiamo ad osservare brevemente quali sono state le conseguenze dell'introduzione di questa forma di comunicarsi che, penso chiunque ne converrà, è più informale e 'alla mano', se permettete il gioco di parole: la perdita in larga parte dei comunicanti della fede nella presenza reale. Ci sono anche i dati, per la Francia, pubblicati dal semiufficiale giornale La Croix: oltre il 60% dei praticanti non crede che l'Ostia è realmente il Corpo di Cristo. Concediamo volentieri che l'uso della lingua, anziché della mano, non ha di per se stesso l'effetto miracoloso di rafforzare la fede. Ma è tutto il contesto che agisce: come si vede dalle fonti documentarie riportate dallo Studioso, nel primo millennio la comunione, pur in mano, era accompagnata da tanti altri gesti e simbologie da esser quasi equipollenti al gesto 'tridentino': poiché l'abluzione rituale delle mani per gli uomini, l'uso di un lino per le donne, la posizione delle mani in forma di croce e forse (le fonti non lo escludono) segni di rispetto come inchino ed inginocchiamento, instillavano comunque, con la forza didascalica della prassi, il senso di rispetto nei fedeli e, quindi, l'intima convinzione di ricevere Qualcosa degna di tale venerazione; anzi, adorazione (latrìa). Ci dica invece don Augé se alcunché di simile è ravvisabile in un'assemblea parrocchiale qualsiasi; e non perché ci siano abusi: è la pratica prescritta di mettersi in coda in piedi a ricevere la particola, senza che siano richiesti dalle rubriche particolari accorgimenti gestuali di adorazione, che banalizza il gesto e fa ricordare situazioni molto mondane (la fila per ritirare un biglietto, ad esempio).
In altri termini: pur tradizionalisti, sappiamo bene che ricevere la comunione sulla lingua non è che un simbolo, un segno che è tra l'altro apparso in un secondo momento nell'evoluzione liturgica (cosa che non toglie nulla alla sua importanza, poiché si sa come l'evoluzione spontanea della liturgia - a differenza del suo stravolgimento per riscrittura a tavolino- si sia spesso accompagnata ad un approfondimento teologico: e il caso della 'disputa sul Santissimo Sacramento' è proprio emblematico). Tanto vero che, come soluzione intermedia, riterremmo più importante dell'obbligo di ricevere sulla lingua, quello di inginocchiarsi alla balaustra, la quale, con la sua bella tovaglia lintea, rappresenta tra l'altro la mensa (un concetto che dovrebbe esser caro ai novatori); e inginocchiandosi chi si comunica, dovesse pure farlo con la mano, esprime e interiorizza quell'adorazione che è stata tragicamente cancellata nel nuovo modo di ricever la comunione.
Quanto al Memoriale Domini citato da Augé, è giusto ricordare che consentiva alle Conferenze Episcopali l'indulto (!) della comunione in mano, laddove (come in Nord Europa) quest'uso si fosse ormai così diffuso di fatto da sconsigliarne la repressione; ma per contro avvertiva: "Una modifica in una materia di tale importanza, basata su una tradizione antica e venerabile, non solo concerne la disciplina. Essa porta certi pericoli che possono insorgere dalla nuova maniera di amministrare la S. Comunione: il pericolo di una perdita di riverenza per l’augusto Sacramento dell’altare, della profanazione, dell’adulterazione della vera dottrina" (vedi qui). Parole rivelatesi profetiche, bisogna purtroppo dire.

68 commenti:

  1. Attaccarsi a simboli, posture e manierismi vari e' fariseismo. Uno adora un Dio distante, il Dio di Gesù è vicino e si fa mangiare; l'adorazione è questa, il resto è inutile e comunica una sacralità pagana. Io no sopporto i simboli senza autenticità, ma se proprio vogliamo un simbolo
    allora il piu' bello e' quello che l'assemblea vada unita in processione a ricevere Gesu'
    Naturalmnete poi unita deve portarlo fuori, non che ognuno torna ai suoi bei portafogli o Tv berluscone.

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  2. Sul fatto che si possa sempre scadere in uno sterile ritualismo bisogna darti ragione, inopportuno. Trarne la conseguenza che i riti sono da abolire o da ridurre "all'essenziale" è però come fare harakiri. Se l'essenziale è mangiare il corpo di Gesù, perché devo fare una processione per andarlo a ricevere? Anzi, perché devo andare a messa, e perché ci deve essere una messa? Non è lo stesso se mi mangio un pezzo di pane a casa mia e penso che quello è il corpo di Gesù? Se il tuo ragionamento è seguito fino in fondo con coerenza, il suo epilogo logico è questo. Altro tuo vizio di fondo, ma consolati perché è molto diffuso, è considerare il rito come qualcosa di puramente razionale, che deve parlare solo alla nostra mente e guidarci nella nostra vita sociale. Mi spiace invece dover ricordare che siamo fatti anche di corpo, se vuoi un termine più moderno e brutale siamo fatti di materia, la quale è unita al nostro spirito: un rito dunque deve parlare anche al corpo e attraverso il corpo per essere realmente efficace. Non ti piace la messa tradizionale? Be', hai ampia possibilità di scelta in alternativa. Queste alternative "funzionano" meglio? A giudicare dai risultati, confrontati a quelli del passato, francamente non mi sembra. Ad ogni modo, ama et fac quod vis...

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  3. Carissimi, sono un credente della diocesi di Torino, dove il prendere la comunione in mano è pressi da quando sono piccolo (anni '70) appartengo al movimento di C.L., ho frequntato il master dove insegnava Don Bux... Velocemente..io sono abituato a questo gesto; quando agli esercizi siamo 26.000 è difficile fare altrimenti. Ho sempre creduto alla Presenza ma negli ultimi anni la mia coscienza eucaristica è aumentata. Ora faccio più attenzione e controllo sempre che non si perdano briciole. Penso che come tutte le cose umane l'educazione sia la cosa più importante e che non sia per niente automatico che questo uso neghi la presenza reale.
    Grazie e saluti.
    PS Viva la messa orientata, anche nel Novus Ordo!!

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  4. Ricordo a chi continua a lanciare accuse di fariseismo che tutti noi, oltre ad avere un'anima, siamo anche uomini fatti di carne, con un corpo, e non creature angeliche, per cui anche l'atteggiamento del corpo, seppur secondariamente a quello interiore, ha la sua importanza.

    Detto questo porto la mia esperienza in merito.
    Dall'anno scorso, in tutte le messe a cui partecipo e in ogni chiesa, mi comunico bocca e in ginocchio. Anche se è da tempo che avrei desiderato farlo, mi bloccava il timore di destare scandalo o che l'inginocchiarsi apparisse come un gesto di superbia, per cui mi comunicavo in piedi ma "spiritualmente" in ginocchio.
    Da quando però il Papa ha incentivato col suo esempio questa pratica mi sono sentito più incoraggiato. Tra l'altro, lo scorso anno, il mio parroco (che, come me, è vicino a C.L.) ha detto, durante una s. Messa, che chi lo desiderava poteva comunicarsi in ginocchio, essendo, questa, una delle modalità consentite.

    Ci tengo però a sottolineare che, con questo gesto, non mi sento nè superiore nè migliore di altri, ma mi sento personalmente più aiutato ad accostarmi a Colui che è il mio Signore.
    Riccardo

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  5. Non aggiungo altro all'analisi storica del prof. Augè, apprezzabile senza alcun dubbio.
    Fariseismo? Attaccamento a simboli, posture e manierismi?
    Non lascerò mai veicolare o influenzare la mia fede da ragionamenti infecondi. Testimonio la riscoperta in tantissimi giovani delle Adorazioni Eucaristiche, si accostano a Gesù Eucarestia abbandonando l'uso di porgere la mano.
    Cosa sta succedendo? Questi giovani sono dei bigotti, tradizionalisti incalliti, ignoranti e privi di conoscenza della Liturgia? Oppure hanno scoperto ed altri si accingono a scoprire che tutto ciò che era stato loro trasmesso, da pessimi maestri, sull'Eucarestia, non era per loro convincente?
    E' nota a tutti la libertà concessa alle Conferenze Episcopali di decidere se ammettere o meno la comunione sulle mani, ma è altrettanto noto che proprio questa "libertà" fa tuttora rabbrividire i nostri fratelli Ortodossi? Ciò dovrebbe far riflettere. Loro, i fratelli Ortodossi, attaccati e innamorati dei propri Riti, della propria divina liturgia (che, guarda un pò.., ha tanti simpatizzanti cattolici: teologi, liturgisti, preti, vescovi..)..,e noi? Sì, sì, questo va rinnovato, quell'altro riformato, questo va ritoccato perchè non ha fondamenta storiche etc., ma si potrebbe esprimere con un nuovo linguaggio.., i riti non esprimono la fede del credente e non bisogna attaccarsi ai riti eccessivamente...
    Questo modo di fare, sta stancando e i giovani se ne sono accorti.

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  6. Ho dimenticato di firmarmi.

    Bruno

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    1. se si crede davvero che nella particola c'è Gesù è l'anima ed il cuore che portano a prenderlo direttamente in bocca ed in ginocchio. come si fa a non inginocchiarsi davanti al RE dei RE!
      carmela

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  7. Anticamente l'Eucaristia veniva portata a casa e conservata tra le mura domestiche.
    Dobbiamo ritornare a questo uso?
    Non tutto ciò che si faceva in antico è la perfezione assoluta, così come non tutto ciò che si faceva in antico può essere riproposto pure oggi.
    La Chiesa non ha progredito nei secoli nella cpomprensione del mistero eucaristico; la Chiesa è stata GUIDATA, nel corso dei secoli, dallo Spirito Santo ad approfondire il mistero del Corpo e Sangue sacramentali del suo Sposo, anche, se non soprattutto, attraverso le polemiche dottrinali e le eresie eucaristiche.
    Non è corretto dire che la comunione sulla lingua ha causato un allontanamento dalla frequenza. San Giovanni Crisostomo si lamentava propio della disaffezione dalla comunione frequente; eppure come dottamente ricordatoci dall'Augé a quei tempi ci si comunicava in mano!
    Ciò che oggi dobbiamo chiederci non è come si comunicavano i cristiani mille o duemila anni fa, ma ci dobbiamo chiedere quale sia oggi il modo migliore per comunicarsi; la comunione in mano dà qualche vantaggio all'anima? la comunione in mano aumenta il rischio di profanazioni e perdita di frammenti?
    Il passaggio dalla comunione in mano a quella sulla lingua (e in seguito pure all'inginocchiarsi) non è avvenuto per motivi futili, ma per difendere e sottolineare la grandezza del mistero. Non mi pare che oggi questi motivi siano venuti meno, anzi!
    Una cosa è certa: la comunione in mano ha causato un incredibile perdita di rispetto verso la Presenza Reale.
    Ci interessa difendere il Corpo e il Sangue del Signore oppure ci interessa di più difendere posizioni archeologiste?

    Ciò che conta è l'amore e il desiderio con cui riceviamo Cristo, non la forma.
    L'inginocchiarsi e il riceverlo sulla lingua esprime tutto: adorazione, amore, rispetto; stare in piedi (in faccia a Dio dritti come fusi) e allungare le mani manifesta molto meno tutto ciò.

    Difendendo forme arcaiche i novatores dimostrano di essere ostinatamente attaccati più alla forma che alla sostanza.

    Antonello

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  8. Per inopportuno:

    il Dio di Gesù non è vicino.
    Il Dio di Gesù è in noi, nel nostro cuore.

    Antonello

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  9. P.S. Dio è in noi, nel nostro cuore, se siamo in istato di grazia; se ne allontana se pecchiamo mortalmente. Per ritornare prontamente in noi se pentiti ci confessiamo.

    Dico questa ovvietà nel caso qualche lettore poco ferrato in materia possa credere che si può avere Dio nel propio cuore anche vivendo in peccato.

    Antonello

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  10. Raoul de Gerrx1 maggio 2009 13:15

    À Luisa (je réponds à votre commentaire d'hier soir):

    Mon Amie,

    Vous évoquez les abus intolérables, universellement répandus, et la perte de la foi, universellement constatée, et le silence scandaleux des évêques…
    Mais, je vous le demande, la liturgie traditionnelle — l'extraordinaire liturgie traditionnelle — a-t-elle jamais donné lieu, au cours des siècles, à de semblables abus?
    Evidemment non!
    Donc la réforme bugnino-montinienne de 1969, destinée à plaire aux protestants, et inspirée en partie de la messe de Luther, est mauvaise, et il faut avoir le courage de l'abolir.
    C'est elle la source de tous les scandales que vous signalez.
    Il n'y a rien d'indigne à rétracter une erreur. Au contraire.
    Jeanne d'Arc l'a fait devant ses juges. Pie VII devant Napoléon. Saint Pierre aussi, et il en a pleuré amèrement.
    Il y faut simplement du courage, de l'humilité, de la foi — dont la source est en Dieu, pas en nous-même…
    Puisse Benoît XVI avoir ce courage et clore ainsi ce chapitre atroce de l'histoire de l'Église.

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  11. A proposito della questione relativa alla cosiddetta "Comunione sulla mano",
    riporto un brano di un articolo del R. P. Giuseppe Pace, S. B. D.,
    pubblicato nel n° di gennaio 1990 del periodico Chiesa Viva
    (Editrice Civiltà, via Galileo Galilei, 121, 25123 Brescia).]
    «I fautori della Comunione in mano fanno appello a quell'archeologismo pseduoliturgico condannato apertis verbis da Pio XII. Dicono infatti e ripetono che in tal modo la si deve ricevere, perché in tal modo si è fatto in tutta la Chiesa, sia in Oriente che in Occidente dalle origini in poi per mille anni.
    È vero e certo che dalle origini in poi per quasi duemila anni i comunicandi dovevano astenersi da qualsiasi cibo e bevanda, dalla vigilia fino al momento della santa Comunione, in preparazione alla medesima. Perché quelli dell'archeologite non restaurano un tale digiuno eucaristico? che certamente contribuirebbe non poco a mantenere vivo nella mente dei comunicandi il pensiero della santa Comunione imminente, e a disporveli meglio.
    È invece certamente falso che dalle origini in poi per mille anni ci sia stata in tutta la Chiesa, in Oriente e in Occidente, la consuetudine di deporre le sacre Specie nelle mani del fedele.

    Il cavallo di battaglia di quei pesudoliturgisti è il seguente brano delle Catechesi mistagogiche attribuite a san Cirillo di Gerusalemme:
    «Adiens igitur, ne expansis manuum volis, neque disiunctis digitis accede; sed sinistram velut thronum subiiciens, utpote Regem suscepturæ: et concava manu suscipe corpus Christi, respondens Amen». (Andando quindi [alla Comunione] accostati non con le palme delle mani aperte, né con le dita disgiunte; ma tenendo la sinistra a guisa di trono sotto a quella che sta per accogliere il Re; e con la destra concava ricevi il corpo del Cristo, rispondendo Amen).
    Giunti a questo Amen, si fermano; ma le Catechesi mistagogiche non si fermano lí, ed aggiungono:
    «Postquam autem caute oculos tuos sancti corporis contactu santificaveris, illud percipe… Tum vero post communionem corporis Christi, accede et ad sanguinis poculum: non extendens manus; sed pronus [in greco: 'allà kùpton, che il Bellarmino traduce genu flexo], et adorationis ac venerationis in modum, dicens Amen, sancticeris, ex sanguine Christi quoque sumens. Et cum adhuc labiis tuis adbaeret ex eo mador, manibus attingens, et oculos et frontem et reliquos sensus sanctifica… A communione ne vos abscindite; neque propter peccatorum inquinamentum sacris istis et spiritualibus defraudate mysteriis». (Dopo che tu con cautela abbia santificato i tuoi occhi mettendoli a contatto con il corpo del Cristo, accostati anche al calice del sangue: non tenendo le mani distese; ma prono e in modo da esprimere sensi di adorazione e venerazione, dicendo Amen, ti santificherai, prendendo anche del sangue del Cristo. E mentre hai ancora le labbra inumidite da quello, toccati le mani, e poi con esse santifica i tuoi occhi, la fronte e tutti gli altri sensi… Dalla comunione non staccatevi; né privatevi di questi sacri e spirituali misteri neppure se inquinati dai peccati). (P. G. XXXIII, coll. 1123-1126).

    Chi potrà sostenere che un tale rito fosse sia pure un po' meno che per mille anni consueto nella Chiesa universale? E come conciliare un tale rito, secondo il quale è ammesso alla santa Comunione anche chi è inquinato di peccati, con la consuetudine certamente universale sin dalle origini che proibiva la santa Comunione a chi non era santo?: «Itaque quicumque manducaverit panem hunc, vel biberit calicem Domini indigne, reus erit corporis et sanguinis Domini. Probet autem seipsum homo: et sic de pane illo edat, et de calice bibat. Qui enim manducat et bibit indigne, indicum, sibi manducat et bibit non diiudicans corpus Domini». (Perciò chiunque abbia mangiato di questo pane e bevuto del calice del Signore indegnamente, sarà reo del corpo e del sangue del Signore. Si esamini dunque ognuno: e cosí [trovatosi senza peccati gravi] di quel pane si cibi e di quel calice beva. Colui infatti che ne mangia e ne beve indegnamente, mangia e beve la propria condanna, non discernendo il corpo del Signore ). (I Corinti, 11, 27-29).

    Un tal stravangante rito della Santa Comunione, la cui descrizione si conchiude con l'esortazione di fare la santa Comunione anche se inquinati di peccati, non fu certo predicato da San Cirillo nella Chiesa di Gerusalemme, né poté essere lecito in qualsivoglia altra Chiesa. Si tratta infatti di un rito dovuto alla fantasia, oscillante tra il fanatismo e il sacrilego, dell'autore delle Costituzioni Apostoliche: un anonimo Siriano, divoratore di libri, scrittore instancabile, che riversa nei suoi scritti, indigerite e contaminate dai parti della sua fantasia, gran parte di quelle sue stesse letture; che al libro VIII di dette Costituzioni apostoliche, aggiunge, attribuendo a san Clemente Papa, 85 Canoni degli Apostoli; canoni che Papa Gelasio I, nel Concilio di Roma del 494, dichiarò apocrifi: «Liber qui appellatur Canones Apostolorum, apocryfus (P. L., LIX, col. 163).
    La descrizione di quel rito stravagante, se non necessariamente sempre sacrilego, entrò nelle Catechesi mistagogiche per opera di un successore di san Cirillo, che i piú ritengono sia il vescovo Giovanni, cripto-ariano, origeniano e pelagiano; e perciò contestato da sant'Epifanio, da san Gerolamo e sant'Agostino.
    Come può il Leclercq affermare che: «… nous devons y voir [in detto rito stravagante] une exacte représentation de l'usage des grandes Eglises de Syrie»? Non lo può affermare che contraddicendosi, dato che poco prima afferma trattarsi di: «… une liturgie de fantasie. Elle ne procède et elle n'est destinée qu'à distraire son auteur; ce n'est pas une liturgie normale, officielle, appartenant à une Eglise déterminée» (Dictionaire de Archeologie chretienne et de Liturgie, vol. III, parte II, col. 2749-2750».

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  12. Comunione in mano come avveniva in antico?
    OK ma solo se si ripristina pure il digiuno che in antico si faceva prima di comunicarsi. Non si può prendere dell'antico solo ciò che fa comodo e lasciare ciò che non piace!

    Non ci deve essere nessuna disputa; il modo ordinario di ricevere la comunione ufficialmente è sempre lo stesso: in ginocchio e sulla lingua. Son state concesse dispense che prima o poi verranno ritirate perché gli inconvenienti che genera tale prassi sono talmente gravi che non si posson tollerare.

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  13. Carissimi,
    da quanto leggo, e con una formazione di giurista, noto che in tale materia l'indulto tende a per imporre una nuova legge di dubbio valore devozionale, in quanto favorita dalle gerarchie (non certo l'indulto per la Messa tradizionale).
    Per quanto mi riguarda sono per la comunione in ginocchio, alla balaustra e sulla lingua. Ho notato con piacere che anche in alcune celebrazioni con il NOM il celebrante ha messo a disposizione dei fedeli degli inginocchiatoi. Appena si da' questa possibilita' vedo che viene utilizzata in molti casi.
    Ma con la Messa tridentina ho riscopoerto anche l'importanza del digiuno eucaristico (per me sempre dalla mezzanotte), della confessione, della preparazione alla comunione e del successivo ringraziamento.
    L'Evoluzione di tale aspetto della liturgia dall'VIII secolo testimonia della sempre maggiore consapevolezza della natura del mistero eucaristico, mistero sublime e terribile al tempo stesso, dono mistico trascendente.
    E' veramente triste e miserevole vedere come la nostra societa',complice un'episcopato smarrito, non sia piu' consapevole del tesoro sublime e unico custodito nel seno della Santa Madre Chiesa.
    Ringrazio tutti per i preziosi e dotti commenti.
    F.d.S.

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  14. Personalmente ho ritrovato con immensa gioia il rito della mia gioventù, che mi era stato tolto con una violenza indimenticabile.
    Una comunità formata da giovani famiglie, con molti bambini, da tanti giovani e meno giovani che aumenta di domenica in domenica.
    Ho ritrovato il silenzio che permette la preghiera, l`incontro, l`ascolto, la partecipazione orante e attiva ma diversamente da quella participatio actuosa intesa come un`agitazione permanente, che rifugge dal silenzio, che si direbbe ha paura del silenzio.
    Dopo il mio allontanamento e successivo ritorno alla pratica della fede, e dopo un lungo turismo parrocchiale, avevo finito per trovare una parrocchia tenuta dai fratelli di Saint Jean, molto rispettuosi del NOM, ma quanta agitazione nello spazio sacro, senza dubbio con una grande buona volontà, ma sempre di animazione si trattava e lo sopportavo molto male, e quei banchi che si svuotavano tutti al momento della santa Comunione, non una persona che restava al suo posto.
    Insomma la comunione come un rituale previsto ad un certo punto della Messa, ti alzi, ti metti in fila, prendi l`ostia, ritorni al tuo posto e ti siedi.
    Non voglio generalizzare ma ho assistito a diverse scene che non lasciavano alcun dubbio sull`incoscienza delle persone sul Chi stavano per ricevere o avevano appena ricevuto.
    Ho ritrovato con la Messa tridentina, gregoriana, anche il raccoglimento, il silenzio pieno e orante che accompagna il momento della Comunione .
    E ciò che mi stupisce di più è vedere i fedeli che alla fine della Santa Messa restano in chiesa in adorazione e preghiera.
    Per concludere, penso che una persona può anche ricevere la sacra Ostia nelle mani ma dovrebbe inginocchiarsi per manifestare così la sua adorazione verso Colui che riceve.

    Stendo un velo pietoso su chi si comunica stando comodamente al suo posto, normalmente in piedi ora, dopo averlo fatto restando seduti durante 40 anni.

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  15. Per una versione (piu` ?) completa dell'articolo del R. P. Giuseppe Pace, S. B. D.,

    http://www.unavox.it/032b.htm

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  16. Il documento Memoriale Domini richiamato dall'Augé è tipicamente "montiniano": vede già in anticipo, in maniera chiarissima, i problemi che nasceranno e nonostante questo concede ciò che si sa già causerà un danno enorme nella fede dei fedeli!

    L'Augé poi, come tutti i liturgisti attuali, è tipicamente "post montiniano": vede i danni causati da certe concessioni ma per lui l'antichità
    di un segno è più importante della perdita della fede, delle inevitabili profanazioni e dello smarrimento, inevitabile, di qualche frammento consacrato.

    La forma cioè, è più importante della sostanza.

    Myaterium fidei!

    Antonello

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  17. vir liturgicus1 maggio 2009 20:26

    "La forma -secondo Augè- è più importante della sostanza" dice Antonello.
    No!
    Il problema, lo status della liturgia è riassumibile invece nel vecchio brocardo:
    FORMA DAT ESSE REI
    Il fenomeno non è meno del significato, non c'è accesso al significato se non nel fenomeno, nel segno e nel rito.
    Non capire questo, è professare un razionalismo antiliturgico, tipico esempio la frase modernistica
    "il Dio di Gesù è in noi, nel nostro cuore",
    cui non basta rimediare in corner facendo appello ad una grazia disincarnata.
    Il "forma dat esse rei" servirà pure al prof. Augè per giustificare l'ingiustificabile, ma in sè è inappuntabile e non può essere eluso.

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  18. Azzardo a scrivere un mio commento, anche se non sono un "dotto" in materia, anzi !
    Da quando ho scoperto la messa tridentina ho trovato uno stato di raccoglimento spirituale che prima non avevo mai trovato: giunti alla Comunione mi sembra naturale inginocchiarmi e aprire la bocca, una conseguenza spontanea degli attimi precedenti della funzione. Come potrei mai toccare con le mie mani impure il Santissimo Corpo di Gesù ? Ho appena detto "Domine, non sum dignus, ut intres sub tectum meo ecc..." e avrei il coraggio o, meglio, l'impudenza di toccarlo ? Nel rito ordinario, poi, ne ho viste di tutti i colori: dopo aver stretto mani ai vicini (e anche lontani), tra abbracci e baci, magari spiaccicato il "cicles" sotto la panca, tutti in fila per "ritirare" l'Eucarestia nelle mani (altro che destra sotto, a forma di croce, ... come capita). E ciò che più mi disturba è il vedere che anche le suore seguono questa prassi, senza neanche un'inchino prima, altro che genuflessione ! Mi viene da pensare: quanti credono veramente nella presenza reale di Gesù Cristo nell'Eucarestia ? Altrimenti come farebbero ad accettare che mani di peccatori (e comunque impure anche dal punto di vista igenico, visto il precedente scambio del segno di pace) tocchino il Suo Corpo ? I miei non sono argomenti storici, nè tantomeno filosofici o teologici ma solamente spontanei e forse un po' ingenui, può darsi anche fariseici (mi aspetto qualche pungente replica del solito inopportuno ...), ma questo solo Dio lo può giudicare, perchè Lui vede nel cuore delle persone.

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  19. A proposito dell'articolo sulla comunione in mano di P. Giuseppe Pace (citato da Alfredo, ore 13.37), rimando a quanto ha appena scritto Augé nel suo blog.

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  20. Dott. Silvano, qui ho scoperto altro fariseismo, quello di chi insulta a prescindere, che ignora che la Redazione mi ha chiesto di tradurre un articolo, che io ho tradotto e ho postato (errore, chiedo scusa) nel posto sbagliato; e allora dove è il problema? se è off topics mettetelo voi al posto giusto, ma prima copritevi di cenere

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  21. Ma visto che sono tirato nella polemica, perchè è "mettersi in coda" per la comunione e non è "mettersi in coda" per la processione del CorpusDomini? Qualche processione è evidentemente più uguale delle altre. Io preferisco il pubblicano che si sporca le mani e si pente, agli ottocentisti chi si lavano i gomiti mentre vomitano pregiudizi contro il sacrosanto Concilio.

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  22. don gianluigi b1 maggio 2009 23:59

    Inopportuno, sei patetico! Ma di quale sacrosamto concilio stai parlando? Ma ritirati, invece di fare il piangina, rispondi argomentando, ché di sparare baggianate ed ecclisarci siam capaci tutti.
    Un conto è mettersi in fila per ricevere la comunione un altro discorso è la processione del corpus D.ni dove si porta l'Eucaristia, evidenziando l'atteggiamento di adorazione e di fede in Cristo, viatico della chiesa pellegrinante.

    Permettetemi poi una considerazione da parroco. La comunione in piedi e sulle mani favorisce la diminuzione del rispetto e dell'adorazione verso il corpo di Cristo e a lungo andare fa perdere la fede nella presenza reale.

    1. perché spesso vengono a comunicarsi bambini e non con le mani sporche, senza nessun atto di adorazione (inchino o genuflessione), senza mettere le mani in modo da ricevere la particola, bensì prendendola direttamente con indice e pollice,

    2. perché ritornando al posto, nessuno più fa un ringraziamento degno di tale nome, ma si siede direttamente e al massimo si unisce al canto.

    3. perché spesso cadono frammenti minuscoli e nessuno sembra preoccuparsene più di tanto.

    Ultimo rilievo. Perché gli stessi provvedimenti (in piedi e in mano) sono stati i primi adottati dai riformatori protestanti e anglicani?
    Sarà un caso, ma essi lo fecero per sradicare la convinzione cattolica che il pane eucaristico è realmente e sostanzialmente il corpo di Gesù... e ci sono riusciti.

    Vogliamo continuare sulla stessa strada????

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  23. Je suis ignorant. Quel est l'erreur rétracté par Pie VII devant napoleon?

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  24. Grazie di cuore a Don Gianlugi per le sue schiette parole. La realta' e' sotto gli occhi di tutti.
    Aggiungo che conosco cattoprogressisti che si lamentano sempre della scarsa devozione attuale, senza pero' mai osare di andarne a ricercare le cause.
    F.d.S.

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  25. "I fedeli si comunicano in ginocchio o in piedi, come stabilito dalla Conferenza Episcopale. Quando però si comunicano stando in piedi, si raccomanda che, prima di ricevere il Sacramento, facciano la debita riverenza, da stabilire dalle stesse norme" (Ordinamento Generale del Messale Romano, n. 160)

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  26. A Vir Liturgicus che definisce "modernistica" la mia frase "Dio è in noi" non rispondo nè citando la Sacra Scrittura che lo rivela, nè la Dottrina cattolica che lo insegna perché li conosce sicuramente meglio di me.

    Nascondersi dietro l'inappuntabilità formale, sorvolando sui disastri che essa provoca poi.....

    Summum ius, summa iniuria!

    Al di là delle nostre opinioni e formalismi varii una cosa è certa: la comunione in mano ha fatto disastri.

    Antonello.

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  27. Silvano.Dottori: il tuo intervento è interessante, volevo solo sottolineare come non possiamo parlare di "mani di peccatori"; non sono argomenti validi, perché la lingua non pecca meno delle mani ( e pertanto sarebbe ugualmente indegna ). Non si tratta di maggiore o minore degnità, ma esclusivamente di opportunità. E' opportuno esporre l'Eucaristia a profanazioni e smarrimenti? La questione è semplicissima, talmente semplice che i novatores la complicano.

    E ancora una volta dobbiamo tirare in ballo Paolo VI: se avesse resistito alle richieste, estirpando gli abusi, avrebbe esvitato: profanazioni, sarilegi e....inutili discussioni.
    E invece venne dato riconoscimento giuridico a un abuso gravissimo.

    Antonello

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  28. vir liturgicus2 maggio 2009 09:13

    Dio può essere in noi in tanto in quanto lo riconosciamo davanti a noi, prima di noi e dopo di noi.
    Non solo nell'anima, ma nel corpo e col corpo; altrimenti siamo modernisti, gnostici e giansenisti. Questo lo sperimentiamo nella liturgia, nella quale conta certo l'intenzione retta, ma anche il gesto giusto. Il gesto non è l'involucro. Detto questo, ci sono mille modi per dimostrare liturgicamente l'ortodossia cattolica, a patto che non sia una dimostrazione razionalistica già avvenuta prima o contro la celebrazione liturgica. Allora ha ragione quell'anonimo del 1 maggio 2009 14.00 che un gesto è dentro un contesto: è modernista non il gesto, ma attenersi al gesto senza tutto il contesto; così come è modernista chi difende la messa antica, disconoscendo che gli antichi avevano una percezione molto più biologica e corporale di noi: mangiare, bere, salire, scendere, entrare, uscire etc. erano gesti molto più vissuti e capiti (non librescamente) allora, rispetto ad oggi; mangiare in compagnia e bere in compagnia ... idem; mangiare lo stesso pane e bere allo stesso bicchiere ... ancora di più e così via. Questa è la Tradizione, prima del singolo rito. Io sono d'accordo con la Messa di sempre, ma vi invito a viverla come la vivevano i Padri di sempre.

    ps.
    Ma perchè chi dice cose intelligenti non si mette un nome? senza nomi è una conversazione surreale.

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  29. Avete notato quanto scomodo e inutile il manipolo, perchè insistere a portarlo?

    RispondiElimina
  30. Il Papa s'è accorto del danno enorme provocato dall'abbandono della comunione in ginocchio e sulla lingua e vi sta mettendo rimedio nel modo più intelligente: con l'esempio.
    E in diverse chiese i parroci han già predisposto un genuflessorio. e i fedeli han capito a cosa serve.


    Antonello

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  31. don gianluigi b2 maggio 2009 10:08

    Bravo Inopportuno, quando non sai cosa rispondere te cambi argomento, perfetto: segno di grande maturità! Vai avanti così!

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  32. don gianluigi b2 maggio 2009 10:10

    Inopportuno, a proposito di manipolo, perché non vai a rompere le scatole agli Ortodossi che ne portano due (uno a destra e uno a sinistra)

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  33. Ma quanto salmeggiano bene questi preti antimodernisti.
    2 domande:
    1: gli apostoli all'ultima cena si sono lavati fino ai gomiti, sono stati imboccati da Gesù, avevano i bicchieri di plastica usa e getta? [se no così, allora le aggiunte sacralizzanti no fanno capire più l'intenzione del Signore di creare la comunità escatologica, dove non istituto di igiene delle mani che tenga]
    2: a che serve il manipolo nella vecchia liturgia? oggi chi lo porta, sembra portarlo come piuma frou frou, è giusto profanare così la cena del Signore?

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  34. don gianluigi b2 maggio 2009 10:45

    caro difensore dell'ortodossia. Tu che sai come si è svolta l'ultima cena, Gesù, non avendo il manipolo, portava la casula o la pianeta? Stando al tuo eccelso ragionamento "apostolico" bisognerebbe celebrare la Messa in maniche di camicia in estate o con il cappotto d'inverno? Perché se non ha senso il manipolo, che senso hanno la casula, la stola, il cingolo, l'amitto, la palla e il corporale?
    Vatti a rileggere la Mediator Dei SAPIENTONE!!

    Sì sono un prete antimodernista, tu cosa sei?

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  35. Sopra tutte queste considerazioni, opportune e inopportune, si consideri anche questo: l'ipocrita CEI ha aspettato che il Cardinal Siri passasse a miglior vita per far passare la comunione in mano. fino ad allora, per timore o falso rispetto, hanno sempre soprasseduto.... Ma appena e' morto.....

    RispondiElimina
  36. Il Concilio voleva abolire tutto, ma ha permesso per qualche tempo, per la durezza del vostro cuore, la presenza di paramenti; per me basta una tunica del colore liturgico, così:
    1: non fa troppo stacco con l'inquinamento sacralizzante perpetrato da Costantino a oggi
    2: i cristiani bambini e interdetti che voi volete al posto degli adulti, si sentono molto coccolati e poco stressati

    ma don Giovanni Luigi non lasciarci in braghe di tela con la tua sapienza
    rispondi
    se è il manipolo o il faldistorio o qualunque cosa liturgica che fa la transustanziazione o la santa Parola di Dio
    rispondi
    se gli apostoli volevano un nuovo Levitico o un nuovo rito Cananeo


    oppure la libertà antisacrale
    dai riti
    dagli arcani
    dalle ierofanie
    dalle gerarchie
    dalla magia
    e dalla superstizione

    rispondi rispondi rispondi

    RispondiElimina
  37. don gianluigi b2 maggio 2009 11:07

    caro inopportuno, vedo che mi conosci e che ironizzi sul mio cognome (Braga). Ma io non ho nessun problema a presentarmi col mio nome e cognome e mi sento molto inadeguato a celebrare i santi misteri di cui qui trattiamo e mi sento altresì non all'altezza dei tuoi sublimi pensieri, però dato che tu mi conosci, se vuoi interloquire con me fatti riconoscere altrimenti stai nel tuo brodo.

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  38. Cavolicchio,
    Inopportuno è ubiquo.
    Lui si che nel film "La Tunica" saprebbe rispondere a Marcello:
    "Tu c'eri...lì? Voi non c'eravate, non potete... capire...".
    Sì "Io, Inopportuno, c'ero", direbbe: nel consiglio trinitario, nell'Ultima Cena e anche al Concilio Vaticano II.

    Altro che padre Pio,
    propongo un gruppo di preghiera!

    RispondiElimina
  39. sì si caro Hagrid, sputaveleni,

    c'ero anche sul blog di quel lefevriano di Tornielli
    e la ho letto gesta et verba di don Gianni Gigi

    che no ho l'onore di conoscere di persona ma di sucuro è bravissimo, purtroppo è lefevriano e quindi non assistito dallo Spirito

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  40. Don Gianluigi,
    però comunque mi scuso se ti ho offeso
    pace e bene

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  41. don gianluigi2 maggio 2009 11:36

    e no inopportuno non ti permetto di spandere falsità. Parla di te stesso non degli altri. Io sono un prete diocesano, parroco approvato dal vescovo. Ragiono con la mia testa e non con quella di lefebvre, né di martini, né di nessun altro. Per favore

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  42. Nervi saldi, è solo un provocatore che si sta divertendo. Fra un po' dirà che Jimi Hendrix è il profeta della nuova religione.

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  43. Il povero inopportuno è molto afflitto: Don Gianluigi hai ragione a offenderti,

    però
    io chiamo lefebriani per modo di dire
    tutti gli anticonciliari e i sostenitori della tridentina e della spiritualità ottocentista

    forse esagero, ma meglio che sia meglio che io sia sincero

    oppure che usi la lingua smaltata della curia?
    pace e bene

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  44. Per penitenza Inopportuno dovrebbe tacere, almeno fino a che la Redazione non ci sottopone la sua scoperta bibligrafica.

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  45. Ma Jimi Hendrix è o no il tuo profeta? Dài, inopportuno, facci sognare!

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  46. La mia risposta direttamente a padre Augè sul suo Blog ^__^

    ...sarà sbagliato citare il libricino Dominus Est del vescovo Athanasius Schneider e con la presentazione di mon. Malcom Ranjith nella quale si denuncia l'abusiva pratica della comunione alla mano nella sua conseguenza IMPOSIZIONE dell'eleminazione degli inginocchiatoi e l'obbligo di educare a ricevere l'Eucarestia alla mano....??
    scrive mns. Ranjith:
    " E' strano che tali provvedimenti (imporre la comunione alla mano e togliere gli inginocchiatoi) siano stati presi nelle diocesi, dai responsabili della liturgia, o nelle chiese, dai parroci, senza una minima consultazione dei fedeli,anche se oggi più che mai si parla (erroneamente) di democrazia nella Chiesa....."
    Ora, un conto è correggere termini impropri da lei riportati padre Augè e che tanto l'hanno a ragione, scandalizzato, ma è anche vero che ciò che ci deve scandalizzare è ben altro...è L'ABUSIVISMO liturgico, il problema non è la comunione alla mano si o no, ma l'aver imposto quella alla mano...come le dissi ho due figli, alla loro prima Comunione uno fece la Comunione alla bocca perchè fu dato il calice, l'altra fu OBBLIGATA ALLA MANO e non le venne dato neppure il Calice....lei sottovaluta l'obbligo imposto ai fedeli di ricevere l'Eucarestia alla mano! Sbaglia forse anche il Pontefice nell'aver ripristinato l'inginocchiatoio?

    Infine si cita il passato quando fa comodo, non credo infatti che una volta scoperta l'elettricità e la sua comodità, qualcuno pretenda di ritornare all'uso delle candele nelle case...^__^ La Chiesa ha dato l'opportunità di prendere la Comunione nei due modi, il problema che si vuole ignorare è che quella alla mano è stata IMPOSTA e quella alla bocca è stata lentamente VIETATA...se vuole le faccio i nomi dei parroci e delle parrocchie nelle quali è VIETATO insegnare al catechismo la Comunione con entrambi i modi...Roma doma o dorme?^__^

    Fraternamente CaterinaLD

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  47. Inopportuno, almeno un segreto della tua identità ti chiediamo di rivelarcelo.

    Sei chierico, religioso o laico?

    Affila comunque le sciabole: domani pubblichiamo la tua traduzione sugli abiti liturgici frou-frou, come li chiami tu. Quindi non è il caso di anticipare qui (e off-topic) i tuoi argomenti sartoriali preferiti, i tuoi quattro assi ("bada bene, di un colore solo").

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  48. Mah, io sento puzza di zolfo. Gitarella a Sarsina, inopportuno?

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  49. Sono chierico, religioso o laico? Distinzione irrilevante. Gesù no voleva sacerdoti ...
    Fate voi.

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  50. Poi, avete sbagliato cantante.
    Voi no siete dei gregori, ma solo vecchioni.

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  51. Inopportuno, noN ti viene allo spirito che in fatto di età quelli che la pensan come te farebbero meglio a pensare ai reumatismi e alla prostata, che dare dei "vecchioni" a chi ha la metà degli anni?

    E anche ad intendere il termine in senso spirituale, credi forse che sia più mentalmente 'ggiovane chi ha fermato l'orologio del proprio cervello agli Anni Settanta anziché chi ludidamente vede (seguendo in ciò un certo Ratzinger) che senza un recupero di elementi tradizionali non c'è futuro nella Chiesa (che ora sta rotolando verso l'apostasia: parola di Giovanni Paolo II, non nostra)?

    Infine: dicendo che Gesù non voleva sacerdoti, esci completamente dal cattolicesimo ed entri nel nebbioso reame del protestantesimo. E quindi viene meno l'interesse ad un confronto, non trovi? Qui parliamo di liturgia cattolica; con protestanti e buddisti possiamo scambiarci carinerie, ma non confrontarci su argomenti concreti di fede.

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  52. Redazione carinissima, stavolta hai topato. Inopportuno ha reagito con 2 battute
    alla citazione de padre della Chiesa frate Francesco de Gregori, citanto un altro padre della chiesa, Vecchioni; certo, ci ho messo in mezzo la cattiveria, ma voi ci siete cascati, come sempre e partite per la tangente. Un'altra volta ho detto che se uno sente lo Spirito del Concilio è sempre giovane; il concilio è giovane l'anticoncilio ci ha solo le ossa morte e spolpate
    Sempre il Concilio ha ricordato che il Battesimo, non la liturgia battesimale, è fonfamento, è più importante è di qualche ministero storicamente accettabile per la durezza del cuore dell'uomo.
    Se leggete il carisma dell'Opus Dei o di Ruini, che stanno dalla vostra parte reazionaria e papalina,
    [ mica come il venerabile padre Martini o il servo di Dio Ernesto Balducci]
    vi accorgete che per loro c'è il motto: poca, poca liturgia e sacramentalizzazione, molta molta vita; la vita è cavalleresca, come sono cavalieri di oggi i santi martirizzati dai capitalisti nordamenricani come Romero o Ellecuria,
    la liturgia, traoppa liturgia rende molli e lassi.

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  53. Inopportuno, un pochino di Catechismo della chiesa Cattolica, magari il Compendio, non guasterebbe tra le tue infinite letture ...

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  54. Ritengo che comunque all'inopportuno si debba sempre ribattere, qualunque eresia dica. Negazione del sacerdozio cattolico e della transustanziazione.
    Il manipolo simboleggia il panno per detergere il sudore e il sangue della vittima del sacrificio (come sai la S. Messa e' la rinnovazione incruenta del Sacrificio del Calvario). Mi correggano i veri liturgisti se sbaglio.
    Anche una superficiale lettura delle Sacre Scritture (ma prima assisti alla S. Messa e recita un Rosario) ti fara' agevolmente comprendere che Cristo Signore ha istituito il Sacerdozio e il Primato petrino. Il fatto che a sostegno delle tue affermazioni osi invocare il Concilio Vaticano II e' riprova della tua disonesta' intellettuale, il che e' gia' un complimento perche' ti attirbuisce quantomeno un qualche intelletto.
    Ricorda comunque che e' stata la Chiesa a esprimere le Scritture e non il contrario. Cristo Signore ha istituito la Chiesa non ha lasciato Scritture, che sono seguite a distanza di tempo per divina ispirazione, come tali riconosciute dalla S. Chiesa e dai Papi.
    In Cristo Signore,
    F.d.S.

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  55. Don Leonardo Maria Pompei3 maggio 2009 23:39

    La Comunione in mano è solo una vergogna, un oltraggio gravissimo alla Santità ed alla Maestà divina, una assoluta mancanza di adorazione ed un'offesa alla sacralità del sacerdozio. San Francesco d'Assisi e san Tommaso non avevano dubbi che solo le mani consacrate di un sacerdote potessero toccare il corpo Santissimo di Gesù. Che tale prassi fosse consentita (o meglio normale) nei primi secoli, prova solo che la Chiesa, come Gesù promise nel Vangelo di Giovanni ("lo Spirito vi guiderà alla verità tutta intera") è gradualmente cresciuta nella coscienza e nelle pratiche di espressione della sua immutabile Fede. Che un uomo di 50 anni cominci a balbettare come un infante per essere "fedele alle sue origini" fa sorridere qualunque persona sensata... Con la benedizione e l'avallo dell'Immacolata Madre di Dio, che, stante tutte le fonti di mia conoscenza (tra cui la splendida "Mistica città di Dio" di Maria di Gesù d'Agreda) non ha mai osato di toccare con le proprie mani l'ostia consacrata, Ella che sarebbe stata senz'altro l'Unica, tra i non sacerdoti, ad avere la purezza necessaria per farlo ed anche l'altrettanto necessaria confidenza (Lei che aveva avuto tra le braccia ed allattato Colui che nell'Ostia è realmente e tutto intero presente). Siano lodati Gesù e Maria. Don Leonardo Maria Pompei

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  56. GRAZIE a Don Pompei!!
    F.d.S.

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  57. non entro nel merito perchè non sono un liturgista ma da quando ho iniziato a navigare su questo sito la lettura dei vari post mi ha indotto a ritenere che per me il modo più giusto di ricevere la Comunione sia quello in bocca. Se ci fosse un inginocchiatoio mi inginocchierei ma purtroppo non se ne vedono più al momento della distribuzione della Comunione. Alessandro

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  58. all'anonimo del 1° maggio delle 11,16: a Torino s'iniziò a dare la Comunione sulla mano anzichè sulla lingua fin dall'inizio degli anni '70 poichè l'arvivescovo cardinale Pellegrino ben volentieri tollerava (non già una prassi ma) un abuso liturgico. Il suo episcopato fu devastante sotto molti punti di vista e i suoi successori (Ballestrero e Saldarini) sudarono le proverbiali 7 camicie per rimetterre solo un pochino d'ordine nell'arcidiocesi. Alessandro

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  59. anonimo di Torino5 maggio 2009 10:51

    Sono sempre il torinese...dopo aver letto i vostri commenti sono un po' sconcertato...così come non trovo ragionevole dare del fariseo a chi ama i gesti esteriori come propria espressione della devozione a Gesù, trovo ingiusto e ideologico, a volte, che diate per scontato che il fedele che prende la comunione in mano sia un miscredente e profanatore. Io non sono così, ho molti amici della cui fede e santità di vita non ho dubbi che prendono la comunione in mano...L'educazione a capire Chi sia Gesù nella vita è la cosa fondamentale...in teoria potrei anche considerare ipersacre le specie eucaristiche, non toccarle, venerarle, inginocchiarmi...ma se non capisco che nell'eucarestia è il Figlio che è venuto da me per trascinarmi nell'incontro col Padre di cosa parliamo? L'incontro con Gesù è l'incontro con un Tu, io in paradiso voglio incontrare Gesù, mica un'ostia consacrata!
    Saluti

    PS sono di ritorno da Lanciano dove è visibile il più grande miracolo eucaristico...è il corpo di Gesù, che toccato dall'emorroissa, che voleva essere salvata, non l'ha rimproverata (lei era assolutamente impura e non poteva toccarlo!) ma le ha detto la tua fede ti ha salvata!

    N.B. ricordate:
    In necessariis unitas, in dubiis libertas, in omnibus caritas

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  60. don gianluigi b5 maggio 2009 19:23

    @ Torinese
    Non mi sembra che la questione stia nel giudicare chi prende la comunione sulla mano. Io non faccio storie, anche se mi addolora, obbedisco a una prescrizione della liturgia nuova e la consegno così a chi allunga la mano. Ma...c'è un "ma" grande come una casa, non è indifferente il fatto che, inevitabilmente, particelle visibili delle particole si stacchino e cadano in terra e vengano calpestate. Ora il passare sotto silenzio una tale distrazione significa non credere alla santità dell'eucaristia. Un santo padre della chiesa diceva pressapoco così: "se fosse oro quello che tenete in mano, stareste ben attenti di non lasciar cadere nulla".

    Ti dirò di più. Ho visto il vescovo dopo la comunione farsi lavare le mani dai ministri che poi buttano l'acqua come fosse quella del Lavabo all'offertorio. Cosa significa, secondo te? Il vescovo si era sporcato toccando l'eucarestia? Tu mi dirai che anche nel rito tradizionale era previsto una tale abluzione. È vero, ma prima si purificava le dita nel calice e assumeva la purificazione.
    Ora mi chiedo: è solo questione di ripristinare un uso antico o non piuttosto un disprezzo dell'eucarestia? Fatto in buona fede, ma sempre una mancanza di rispetto per il corpo del Signore.

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  61. E' dai particolari che dipende la qualità... E' dai frutti che si conosce la pianta...
    E' interessante notare che, data in mano o sulla lingua, in piedi o in ginocchio, raramente al comunicando e al sacerdote si aggiunge un chierichetto che con il "piattino" si preoccupa di quella minuscola percentuale di "inconvenienti" (purtroppo mai pari a zero) che toccano al Signore (appena rimembrato nel suo andare in croce, ad ulteriore disdegno) presente nell'ostia consacrata.
    Raramente le gocce di vino (sangue di Cristo) cadute sulla "tovaglia" vengono onorate come tali.
    Raramente l'acqua con cui il sacerdote lava le mani dopo l'eucaristia non somiglia ad una "sciacquatura senza mira", cioè senza il senso del "recupero" di frammenti di corpo di Cristo, simbolo anche di tante "pecore perdute" di cui non ci si dà pena, limitandosi ad un "lavaggio" (della coascienza?).
    Raramente l'elevazione non viene seguita da un "deposito" dell'ostia delicato e devoto.
    Sempre più raramente sacerdoti, religiose e ministri straordinari scandiscono "il Corpo di Cristo" ed i comunicandi un sonoro "Amen".
    Si potrebbe continuare... Personalmente a messa cerco di non guardare per non distrarmi, ma poi ci sono le messe in cui mi lascio tentare, trasportato da "climi" poco consoni, e a volte quelle in TV e li "mi rifaccio", con qualche sussulto... Non mi sento migliore di nessuno, ma mi chiedo: possibile che nessuno dica nulla? Va bene che non tocca a me puntualizzare... Ma a chi spetta?
    Farisei i "regolari"? Può essere...
    Dire però che "va tutto bene" nell'altro modo non è sempre misericordia, purtroppo talora rasenta l'irresponsabilità e l'irriverenza.
    Un'altra chicca: da quando si passano 5 minuti a dare avvisi nel momento del ringraziamento, tale momento è totalmente "disturbato e snaturato". La cosa divertente è che, finiti i canti, appena c'è una pausa silenziosa c'è sempre quello che dice: "adesso facciamo un mometo di silenzio" inanellando subito un elenco di intenzioni...
    Venti secondi dopo, dato un furtivo sguardo all'orologio, il "silenzio" riscompare e partono gli avvisi...
    Lo dico davvero: non ce la faccio, mi è diventato pesante... Pecco?

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  62. ho notato che forse la cosa migliore è quella di ricevere la santa comunione sotto le due specie (l'ostia "inzuppata" nel vino): in questo modo non solo la partecipazione al corpo di cristo è più "completa", ma si elimina la possibilità di ricevere in mano la santa comunione. richiede però un'attenzione maggiore da parte del sacerdote.

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  63. anonimo di Torino6 maggio 2009 11:23

    @Don Gianluigi
    E' vero che molte volte vi è disattenzione...io con il tempo ho imparato a fare attenzione alle briciole che possono rimanere sulla mano...E' anche vero che una catechesi come quella di S.Cirillo (sull'attenzione al Corpo del Signore) non l'ho mai sentita fare da nessuno...In realtà il problema principale è la coscienza della Sua presenza, così che qualunque modalità venga purificata da eccessi...
    Faccio anche notare che ci sono anche questioni culturali: una volta era impensabile per un uomo normale toccare la regina d'Inghilterra e ora è ammesso.... non è detto che avere una familiarità con il Mistero presente sia per forza negare il Suo essere incommensurabile per me...così come avere una venerazione di un certo tipo può portare a sentire Dio lontano...
    Giovanni si è chinato sul grembo di Gesù perchè era prediletto da Lui, non perchè era sacerdote...
    Salute a tutti

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  64. don gianluigi b6 maggio 2009 12:23

    @ Anonino torinese

    Ti ripeto, non giudico e salvo la buona fede e la devozione anche di chi non presta attenzione all'eucarestia come converrebbe. Tuttavia non si può ridurre la liturgia alla cultura di un particolare momento storico e a maggior ragione alle mode del tempo.

    Se oggi si può toccare la regina d'Inghilterra, può darsi che domani non ci sia più nemmeno la monarchia, mentre l'eucaristia è costitutiva della chiesa e quello che celebriamo è patrimonio della fede che proviene dagli apostoli.

    Ora se gli apostoli hanno trasmesso e i pontefici con tutta la chiesa hanno conservato ed accresciuto il senso di rispetto e di adorazione verso questo santissimo sacramento, non vedo perché noi dovremmo cambiare i gesti esponendo i "piccoli" al pericolo della perdita della fede o della profanazione del corpo e del sangue di Gesù.
    Sarebbe una grave imprudenza da parte dell'autorità.

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  65. Pace a tutti!
    Quando vado a ricevere la SS. Eucaristia, mi preoccupo di prepararmi meglio possibile per l'incontro col Signore, il Quale si degna di abbassarsi abissalmente per venire in un poveraccio come me che però ha bisogno assolutamente di Lui. Quale umiltà e carità somme da parte Sua!
    Ora se comprendo ciò, perché non dovrei usare la minima accortezza nel riceverlo sulla lingua anziché sulla mano, evitando la sola possibilità di far disperdere un solo frammentino del Suo Corpo Santissimo? Non sarebbe una mancanza di delicatezza e di carità verso di Lui?
    Amore, ci vuole, solo amore. Il resto viene di conseguenza.
    Preghiamo a vicenda per ricevere dalla Sua e nostra Madre Maria Immacolata, l'amore che non ancora abbiamo. Ella ci illumini e ci benedica tutti.

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  66. pinturicchio 607 febbraio 2010 17:53

    Per Don Leonardo Maria Pompei
    Con i laici che offrono il corpo e il sangue di Cristo  come la mettiamo?
    Sia sempre lodato Gesu e Maria.

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  67. pinturicchio 607 febbraio 2010 18:08

    Per Don Leonardo Maria Pompei
    Come la mettiamo con i diaconi?
    Siano lodati Gesù e Maria

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