venerdì 26 dicembre 2008

Chi è padrone del passato, è padrone del futuro. La preghiera eucaristica di Ippolito

Alzi la mano chi, manifestando a qualche prete il proprio interesse per il rito antico, non si è sentito rispondere con sufficienza che la riforma liturgica è stata un ritorno alla più antica e autentica Tradizione, sfoltita delle "incrostazioni medioevali", mentre i fautori della Messa tridentina sono afflitti da una visione miope e incompleta della tradizione, limitata al periodo successivo alla Controriforma e al Concilio di Trento ("si chiama tridentina ben per questo, ‘sta messa, no?"). Tanto vero, prosegue di solito questo sacerdote ipotetico (ma molto reale), ripetendo quanto appreso sui testi di liturgia del seminario, la riforma liturgica ha restaurato non solo l’orientamento originario verso il popolo ("Gesù mica dava le spalle agli Apostoli!"), ma anche tesori della liturgia dei primi secoli, come la preghiera dei fedeli e la preghiera eucaristica di S. Ippolito, la più antica che si conosca, anteriore di secoli rispetto al canone romano della Messa tridentina (che è attestato "solo" dal quarto secolo d.C.).

Il fedele amante della tradizione, a questo punto, è di solito costretto ad incassare; magari penserà tra sé che, se la liturgia dei primi secoli era proprio come quella di oggi, la diffusione del cristianesimo nel mondo ha avuto davvero molto di inspiegabile e di miracoloso. Se ha confidenza col sacerdote, il fedele gli farà notare la contraddizione tra il criticare le incrostazioni medioevali e insieme un’idea di tradizione che non risalirebbe oltre il Concilio di Trento, che fu ben posteriore alla fine del Medioevo; ma il discorso finirà comunque con una sostanziale resa agli argomenti, in apparenza incontrovertibili, del prete insofferente di questi petulanti che "vogliono spostare all’indietro le lancette della storia".

Ma la diffusione di internet ha questo di buono: ha reso accessibile a chiunque, con pochi clic, testi che, chiusi nelle biblioteche, erano finora appannaggio esclusivo di studiosi e liturgisti; e questi ultimi, in maggior parte modernisti, non li andavano certo a divulgare.

O meglio, se divulgavano, ecco che cosa scrivevano: "Quanto alla seconda [preghiera eucaristica], si noti che è presa quasi letteralmente dal più antico testo liturgico conosciuto, quello della Tradizione apostolica di sant'Ippolito (inizio del III secolo). Quello stesso Ippolito che, dopo essersi opposto al papa Callisto da lui accusato d'essere troppo indulgente coi peccatori, si ritrovò con il successore di questo pontefice, s. Ponziano, condannato come lui per la fede, ad essere deportato in Sardegna!" (Y. CONGAR, La crisi nella Chiesa e Mons. Lefebvre, Queriniana, 1976, p. 32). Abbiamo evidenziato noi quell’avverbio "quasi letteralmente", perché giudicherete voi quanto sia appropriato.

Ma ora, dicevamo, anche il fedele qualsiasi che abbia voglia di documentarsi un po’ (è già un punto di partenza leggere la nostra pagina sugli scritti liturgici dell’allora card. Ratzinger), scopre agevolmente che quelle affermazioni sono una vera e propria mistificazione, un travisamento della storia. Come aveva ben capito George Orwell (nel suo profetico libro 1984), domina il futuro chi è in grado di riscrivere il passato. Ma oggi, grazie a internet, possiamo recuperare, dai "buchi della memoria" dove li avevano cacciati i riformisti, i dati seguenti:

- La Messa tridentina non è per niente... tridentina, perché il Papa S. Pio V, dopo il Concilio di Trento, si limitò a rendere universale il rito in uso a Roma da secoli (cioè dai tempi dei più antichi Messali conosciuti e, nella sostanza, fin dai tempi di S. Gregorio Magno,