Vi proponiamo le interessanti riflessioni del dott. Marco Tosatti, pubblicate il 19 marzo sul sito Stilum Curiae.
L.V.
Cari amici e nemici di Stilum Curiae, dopo oltre un mese dal ricovero di Jorge Mario Bergoglio gli interrogativi sulla sua persona e sul futuro della Chiesa aumentano. Alcune questioni sono di primaria importanza: quale papa uscirà, quando uscirà dal Policlinico Gemelli? E quale tipo di gestione della Chiesa gli sarà possibile? I medici del Policlinico Gemelli in questo periodo hanno tenuto una sola conferenza stampa in quattro settimane. Da allora l’informazione è limitata ai bollettini – scarni e ripetitivi – che vengono emessi a giorni alterni. Il povero Matteo Bruni, direttore della Sala Stampa della Santa Sede, ha il non facile compito di presentarsi ai giornalisti con quello che gli viene detto al decimo piano. «Sono sempre le stesse cose. – ammette un collega – Di notte ossigeno con la maschera, di giorno ossigeno ad alti flussi con le cannule. Sta migliorando, il quadro resta complesso, non vede nessuno». O quasi. L’opinione prevalente fra i colleghi che seguono quotidianamente la situazione è che questa bolla di impenetrabilità sia un’espressa volontà di papa Bergoglio. Il silenzio è stato rotto solo dalle brevi parole in spagnolo – una voce inquietante, irriconoscibile – e la fotografia di qualche giorno fa.
Conoscendo il pontefice regnante, si può facilmente immaginare quanto sia pessimo il suo umore, di fronte a questa situazione. Chi lo conosce sa che era facile a sfuriate e scatti di umore, quando stava bene. Figuriamoci adesso. Quindi, silenzio completo o quasi.
Ma la cosa singolare è che è un silenzio che coinvolge tutti, sia all’interno del Policlinico Gemelli, dove anche personaggi di notevole livello medico professano totale ignoranza di quanto accade in cima al palazzo, sia nel Collegio cardinalizio. Fonti affidabilissime mi parlano di Cardinali della Curia Romana che cercano di sapere qualche cosa rivolgendosi ai giornalisti. E in una situazione di crisi come questa il Collegio cardinalizio dovrebbe – in teoria – essere responsabilizzato e informato.
Qualche voce diceva che sarebbe stata intenzione dei medici – se tutto procedeva al meglio – permettere a papa Bergoglio di lasciare la struttura ospedaliera prima di Pasqua. Ma nei giorni scorsi questa possibilità sembra essersi affievolita.
La grande questione è il dopo. Se le difficoltà di respirazione autonoma persistono, non è escluso che il papa sia spaventato dall’eventualità di essere condannato a una forma di invalidità permanente.
E quindi si torna ai due interrogativi fondamentali: quale Papa, e quale governo?
Sara' un punto d'onore per l'Ospedale rimandarlo a casa. C'e' stato mai un Papa che e' morto in Ospedale? E' chiaro che ha subìto un grande sconquasso in un quadro di comorbidita' poiche' l'eta' di ottantotto anni non sarebbe molta in una fibra forte. Quanto al linguaggio: forse farfuglia, forse smozzica le parole o le pronuncia in modo confuso. Non credo abbia preparato in anticipo di dimettersi in caso di invalidita' permanente, altri governeranno in sua vece? In tempo di sinodalita' sinodale sara' questo il quadro?
RispondiEliminaE chi non sarebbe spaventato dall'eventualità di essere condannato ad una forma di invalidità permanente.Per chi poi di norma non delega niente a nessuno deve essere un dramma terribile....Ciò premesso inutile al momento fare supposizioni .
RispondiEliminaDiciamo che il finale del suo pontificato è purtroppo coerente col suo inizio e il suo svolgimento. Considerando che è un riferimento (non Bergoglio, ma il Papa) per oltre un miliardo di cattolici, non mi sembra corretto tenerli all'oscuro delle sue reali condizioni. Detto questo, a noi non resta che pregare per lui
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