Vi proponiamo – in nostra traduzione – la lettera 1154 pubblicata da Paix Liturgique il 27 gennaio, in cui Christian Marquant, Presidente dell’associazione Oremus-Paix Liturgique (contact@veilleurs-paris.fr), prendendo spunto dalla recente nomina di suor Simona Brambilla M.C. quale Prefetto del Dicastero per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica, riflette sulla deriva declericalizzante e femminilizzante imposta da papa Francesco alla Chiesa per adeguarsi alle mode del mondo.
L.V.
Cari amici
a Roma fanno di tutto! Papa Francesco ha nominato suor Simona Brambilla M.C., una persona molto gentile, Prefetto del Dicastero per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica, in altre parole Prefetto della vita religiosa. Questo significa che è responsabile di tutti i religiosi e i consacrati del mondo e, in particolare, delle comunità di rito tradizionale, degli istituti ex-Ecclesia Dei, dei Benedettini dell’Abbaye Sainte-Madeleine di Le Barroux, dell’Abbaye Notre-Dame di Fontgombault e delle figlie di Fontgombault, dei religiosi della Fraternité Saint Vincent Ferrier del Couvent Saint Thomas d’Aquin di Chémeré-le-Roi, dei Canonici regolari della Madre di Dio nell’Abbaye Sainte-Marie di Lagrasse e così via.
Il problema, come spiegano i canonisti, è che i Dicasteri romani hanno il potere di «giurisdizione ordinaria» per delega del Papa, che comprende poteri legislativi, amministrativi e talvolta anche dottrinali. Tuttavia, il canone 274 § 1 del codice di diritto canonico stabilisce che «solo i chierici possono ottenere uffici il cui esercizio richieda la potestà di ordine o la potestà di governo ecclesiastico» (= giurisdizione). E una donna, anche se suora, ha lo status di fedele laico: non può ricevere questo potere dal Papa.
Tuttavia, papa Francesco ha nominato il card. Ángel Fernández Artime S.D.B. come suo Pro-prefetto, che firmerà tutti i documenti insieme al Prefetto. Il Prefetto deciderà e il Pro-prefetto convaliderà dal punto di vista canonico. In altre parole, non è Prefetto di nulla, ma fa tutto come un Prefetto. Una trovata pubblicitaria, insomma, che non costa nulla. A parte un doppio stipendio… Geniale!
Ho un’idea folle: visto che sogniamo di declericalizzare e femminilizzare, perché fermarsi qui? Perché non nominare una sacerdotessa a capo di una Parrocchia con accanto un pro-prete, o una vescova a capo di una Diocesi con un pro-vescovo? Andiamo oltre. Perché non una cardinalessa con un pro-cardinale? E persino, perdonate la mia audacia sinodale, una papessa con un pro-papa?
Mi sto facendo prendere la mano dalla polemica, direte voi. Resta il fatto che nell’Arcidiocesi di Malines-Bruxelles, Rebecca Alsberge, madre di quattro figli, è stata nominata coordinatrice territoriale per il Vicariato del Brabante vallone con il titolo di delegata episcopale. L’Arcivescovo ha chiesto ai suoi sacerdoti di nominare questa vicaria generale nella preghiera eucaristica: «E ora, Signore, ricordati di tutti coloro per i quali offriamo il sacrificio: in primo luogo, il tuo servo papa Francesco, il nostro Vescovo Luc, tutti i Vescovi, i sacerdoti e i diaconi, la nostra delegata episcopale Rebecca Charlier-Alsberge, e tutti coloro che sono responsabili del tuo popolo» [QUI su MiL: N.d.T.].
E l’introduzione surrettizia di laici in ruoli clericali si è moltiplicata. Inoltre, con la lettera apostolica Spiritus Domini in forma di «motu proprio» sulla modifica del canone 230 § 1 del codice di diritto canonico circa l’accesso delle persone di sesso femminile al ministero istituito del Lettorato e dell’Accolitato dell’11 gennaio 2021, papa Francesco ha deciso che i ministeri del lettorato e dell’accolitato possono essere conferiti alle donne, una decisione peraltro di puro principio, visto che già esercitavano queste funzioni. Vediamo donne non sacerdotesse ma «ministre» che partecipano alle concelebrazioni. Vi ho raccontato che in Svizzera, a Zurigo, l’operatrice pastorale zurighese Monika Schmid concelebrava e addirittura presiedeva le concelebrazioni, naturalmente con accanto dei veri sacerdoti [QUI su MiL: N.d.T.]. Questo principio di mescolare clero e laici nelle celebrazioni è una formula che sta diventando sempre più comune. Vi ho riferito che in Malesia, lo scorso giugno, dopo una sessione di lavoro, il card. Sebastian Francis, Vescovo di Penang, è rimasto seduto al tavolo di lavoro e ha concelebrato con i sacerdoti, anch’essi seduti tra gli altri partecipanti di sesso maschile e femminile [QUI su MiL: N.d.T.].
Possiamo vedere alcune signore, non diaconesse, ma quasi, fare l’omelia. A Fortogna, in Italia [frazione del comune di Longarone, in provincia di Belluno: N.d.T.], ricordiamo che l’omelia domenicale è stata tenuta da Manuela Murazzano, predicatrice del gruppo Sabaoth Missione Dolomiti (un gruppo «valdese», come si dice in Italia per descrivere i protestanti locali), specialista del Vangelo, liturgicamente vestita di nero con la stola, davanti a parrocchiani attoniti [QUI su MiL: N.d.T.]. Più sinodale, muoio.
Quanto a noi, fedeli di Cristo, laici che intendono rimanere tali, preghiamo per questa Chiesa che viene stravolta e martirizzata per adeguarsi alle mode del mondo, e dove si fa di tutto per rompere la tradizione liturgica. Preghiamo e guardiamo. Il nostro numero sta lentamente crescendo davanti agli uffici dell’Arcivescovo (10 di rue du Cloître-Notre-Dame), dove recitiamo il Santo Rosario dal lunedì al venerdì, dalle ore 13:00 alle ore 13:30. Sempre «vigili» sono quelli dell’Église Saint-Georges di La Villette (114 avenue Simon Bolivar, XIXe), che lo recitano il mercoledì alle ore 17:00, e quelli davanti all’Église Notre-Dame-du-Travail (59 rue Vercingétorix, XIVe), che lo recitano la domenica alle ore 18:15.
Echi delle veglie: un gruppo di poliziotti ci passa accanto; uno di loro annuisce discretamente e ci fa un pollice in su in segno di sostegno. Nello stesso momento, un senzatetto che ci conosce bene ci rivolge il suo solito sorriso e saluto, alzando le mani al cielo. Uomini di pace…
In unione di preghiera e amicizia.
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