PREMESSA.
Non avremmo voluto neppure “scrivere” questo primo post per rispetto dell’immagine della Comunità di un popoloso centro del comasco e del suo Parroco da tutti amato e stimato.
Famiglia Cristiana nell’articolo di Antonio Sanfrancesco del 12 gennaio scorso recante l’intervento del noto liturgista don Silvano Sirboni che ha fatto conoscere a tutti una vicenda accaduta nel giorno di Natale.
Cosa si può fare per bloccare i malumori dei fedeli generati dagli abusi liturgici e dalle inaccettabili , improvvisate espressioni di ecumenismo fai-da-te rivolte unicamente nei confronti degli islamici?
Semplice la risposta: mettere in ballo il Papa !
Semplice la risposta: mettere in ballo il Papa !
Per questo il Professore Sirboni con l’intento di convincere della bontà dell’accaduto non ha citato lo “spirito del Concilio” ( come si faceva sempre ed in ogni occasione ) ma direttamente ” Papa Francesco” la cui popolarità riuscirebbe, secondo qualcuno, a “giustificare” qualsiasi operazione buona o meno buona.
Il nostro post , lo ripetiamo, desidera , come in altre occasioni, essere pervaso da carità cristiana nei confronti del quasi ignaro Parroco (così ci dicono i suoi Confratelli preti) e della sua Comunità Parrocchiale ma vuole soprattutto rivolgere una domanda chiara e semplice al liturgista di Famiglia Cristiana Professore Silvano Sirboni: “ Secondo Lei l’Ordinamento del Messale Romano va seguito, rispettato oppure è superato e lasciato dunque al libero arbitrio interpretativo?“
Dall’Ordinamento del Messale Romano prendiamo il Capitolo 309 che si riferisce proprio all’Ambone, oggetto dagli anni ’70 di esagerate e maniacali iper-attenzioni da parte di sconsiderati liturgicisti che in molti casi l’hanno equiparato – e spesso preferito- al Tabernacolo : l’uso unicamente liturgico ( tant’è che viene benedetto ) gli appartiene a motivo della sua sacra ed involabile natura collegata all’annuncio della Parola di Dio e all’invito alla preghiera comunitaria ( preghiera dei Fedeli & similia) :
L’Ambone
309.L’importanza della parola di Dio esige che vi sia nella chiesa un luogo adatto dal quale essa venga annunciata, e verso il quale, durante la Liturgia della Parola, spontaneamente si rivolga l’attenzione dei fedeli[117]. Conviene che tale luogo generalmente sia un ambone fisso e non un semplice leggio mobile. L’ambone, secondo la struttura di ogni chiesa, deve essere disposto in modo tale che i ministri ordinati e i lettori possano essere comodamente visti e ascoltati dai fedeli. Dall’ambone si proclamano unicamente le letture, il salmo responsoriale e il preconio pasquale; ivi inoltre si possono proferire l’omelia e le intenzioni della preghiera universale o preghiera dei fedeli. La dignità dell’ambone esige che ad esso salga solo il ministro della Parola.È conveniente che il nuovo ambone sia benedetto, prima di esser destinato all’uso liturgico, secondo il rito descritto nel Rituale Romano[118].
AC
di Antonio Sanfrancesco
Como, il Corano alla Messa di Natale. Il liturgista: «Scelta corretta»
Alla parrocchia San Martino di Rebbio (Como), al termine della celebrazione eucaristica, una rappresentante dell’ associazione culturale Assirat che rappresenta la comunità libanese musulmana ha letto alcuni versi del Corano che annunciano la nascità di Cristo.
Per l’ esperto don Silvano Sirboni «è stata liturgicamente corretta perché collocata al termine del rito ed è stata una iniziativa di dialogo nello stile indicato dal Papa»
12/01/2016
Nella parrocchia San Martino di Rebbio (Como) la mattina di Natale i fedeli presenti alla messa hanno ascoltato i versetti del Vangelo ma anche, a fine celebrazione, quelli del Corano che annunciano la nascita di Cristo.
A leggerli, come informa il sito della parrocchia, Nour Fayad rappresentante dell’associazione culturale … che si prende cura della comunità libanese musulmana sciita in Italia.
Dopo, ha preso la parola il presidente dell’associazione, …, che ha letto un messaggio d’ auguri. «In questo giorno santo si celebra la nascita del Messia, Gesù, figlio di Maria.
Che la pace sia su entrambi», ha detto. ( Nel blog UFFICIALE della Parrocchia si legge, per la verità, qualcosa di più … N.d.R.)
Da alcuni anni, il parroco mette a disposizione della comunità musulmana uno spazio per la preghiera e per eventi culturali.
Abbiamo chiesto al liturgista don Silvano Sirboni un parere sulla decisione di leggere il Corano sia pure alla fine della celebrazione eucaristica all’ interno di una chiesa cattolica.
L’ iniziativa, spiega Sirboni, è una «ventata di aria non inquinata dall’odio e da quello scontro religioso che, purtroppo, sta innalzando muri che non aiutano a costruire ponti e che non risolvono i gravi problemi dell’immigrazione di massa, ma acuiscono le divisioni, avvelenano gli animi e alimentano quegli estremismi che strumentalizzano la religione per giustificare guerre e orribili atrocità che di santo non hanno proprio niente».
Nulla da eccepire quindi neanche dal punto di vista liturgico?
«La presenza dei rappresentanti dell’ associazione», risponde, «è stata liturgicamente corretta perché collocata al termine del rito eucaristico cristiano, come pure i due interventi e la lettera di auguri. Testi molto rispettosi della fede e dell’identità cristiana».
Per Sirboni, l’ iniziativa va nella direzione auspicata da papa Francesco: «Dal punto di vista di quel rispetto reciproco che non rinuncia alla propria identità, ma neppure al dialogo è stato certamente un fatto positiva la presenza in chiesa dell’Associazione culturale che si prende cura della comunità musulmana libanese», chiarisce.
«È sorprendente e significativo che questo dialogo interreligioso sia addirittura oggetto della Bolla di indizione del Giubileo straordinario della Misericordia.
Vale la pena di riportarlo al di sopra di tutte le altre considerazioni.
“La misericordia possiede una valenza che va oltre i confini della Chiesa.
Essa ci relaziona all’Ebraismo e all’Islam, che la considerano uno degli attributi più qualificanti di Dio…
L’Islam, da parte sua, tra i nomi attribuiti al Creatore pone quello di Misericordioso e Clemente.
Questa invocazione è spesso sulle labbra dei fedeli musulmani, che si sentono accompagnati e sostenuti dalla misericordia divina perché le sue porte sono sempre aperte.
Questo anno giubilare vissuto nella misericordia posssa favorire l’incontro con queste religioni e con le altre nobili tradizioni religiose; ci renda più aperti al dialogo per meglio conoscerci e comprenderci; elimini ogni forma di chiusura e di disprezzo ed espella ogni forma di violenza e di discriminazione” (Misericordiae Vultus, 23)».
Per questo, conclude Sirboni, «la comunità cristiana di … sembra che si sia inserita correttamente, senza sbavature, in questo contesto giubilare».
