martedì 20 novembre 2018

Conferenza a Parma sulla S. Casa di Loreto sabato 24 novembre

Per i nostri lettori della zona di Parma.
L


Sabato 24 novembre 2018 - dalle ore 15:00

PARMA, chiesa di S. Teresina di Lisieux, via Garibaldi 28
S. Rosario e Conferenza del Prof. G. Nicolini su "La Miracolosa Traslazione della S. Casa di Loreto" 

I Vescovi irlandesi hanno promosso la bestemmia?

Dagli amici di Libertà e Persona.
L

Enrico Maria Romano, 5-11-18
È mai possibile che un intero episcopato si schieri per la piena libertà di bestemmiare? Purtroppo, nei tempi assurdi e anticristici che stiamo vivendo, sì!

È quanto appena accaduto nella (ex) cattolicissima Irlanda, ormai a ritmi piuttosto celere divenuta una nazione completamente laica, se non laicista e smemorata. Iniziamo dai fatti: “Irlanda abolito il reato di bestemmia e riconfermato il presidente Higgins”, così titolava fieramente il quotidiano ateista Repubblica, sabato 27 ottobre.

BLASFEMIA IN TV : RAI, non avrai i miei soldi per mandarmi all'Inferno

“Parlando a un gruppo di bambine durante la trasmissione ‘La TV delle ragazze’ in onda su RAI 3, Angela Finocchiaro ha detto testualmente che gli uomini sono tutti pezzi di m.. e quando una bambina le ha chiesto stupita ‘anche il mio papà?’, la vergognosa risposta è ‘soprattutto il tuo papà’. Dire a un bambino che il suo papà – o la mamma – è un “pezzo di m..” è vera e propria violenza psicologica sui minori: non è tollerabile che simili discorsi di odio, coperti dalla foglia di fico della presunta comicità, passino sulla TV pubblica, col denaro pubblico sulla pelle dei bambini. Ci aspettiamo scuse pubbliche e immediate da parte della signora Finocchiaro. Chiederemo in ogni caso spiegazioni alla RAI, agli autori e alla diretta interessata su questa vergognosa vicenda” .... Lo dichiara Simone Pillon, ... vicepresidente della Commissione parlamentare per l’Infanzia e l’Adolescenza". ( QUI )
Purtroppo c'è di più che interessa direttamente noi cattolici... 
AC  

RAI, non avrai i miei soldi per mandarmi all'Inferno  
di Silvana De Mari

L'oscena e blasfema "scenetta" della Finocchiaro alla Tv delle ragazze su Rai3. 
Una parodia della Madonna di Fatima per dire a delle bambine che "gli uomini sono tutti pezzi di merda". Non avrete i miei soldi per mandarmi all’inferno. 

Not with my money. Alla TV di Stato, pagata col denaro di tutti, quindi anche

lunedì 19 novembre 2018

Gianfranco Amato: "Le radici cristiane della nostra terra" a Ravenna il 20 novembre

Per gli amici della zona di Ravenna.
L.

Martedì 20 novembre 2018 - ore 21
RAVENNA, ostello Galletti Abbiosi, via di Roma, 104
Avv. Gianfranco Amato, "Le radici cristiane della nostra terra"



Giovanni Formicola: "Il Sessantotto. Macerie e speranze"

Il nuovo libro del caro amico Giovanni Formicola, recensito da Stilum Curiae.
L

Marco Tosatti, 8-11-18

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, questo è un periodo di libri. Ieri abbiamo parlato del caso Viganò, visto da Aldo Maria Valli. Oggi ci occupiamo di un bel libro – tragico ed illuminante – di Giovanni Formicola: “Il ’68. Macerie e speranze” per i tipi di Cantagalli. Un’analisi storica filosofica e religiosa di un fenomeno che se fosse riconducibile a una singola forma umana potrebbe essere definito con il titolo di un altro bellissimo libro: “Un principe del nostro disordine”.

Strage di cristiani nella Repubblica Centrafricana. Uccisi anche due Sacerdoti

La nostra preghiera di suffragio per i nostri fratelli in Cristo della Repubblica Centrafricana  uccisi dai miliziani islamici il 15 novembre scorso nei pressi nella Cattedrale di Alindao ( poi data alle fiamme) . 
Secondo la Fondazione Pontificia Aiuto alla Chiesa che soffre i guerriglieri  avrebbero  trucidato quasi 100 cristiani rifugiati in un campo per sfollati  allestito da tempo all’interno del complesso della diocesi di Alindao, nel sud est della Repubblica Centrafricana. ( Alla data odierna sembra che sono stati uccisi 48 cristiani).
Padre Amos Boubas, un sacerdote centrafricano che studia a Roma e che è in contatto con i suoi confratelli nella Repubblica Centrafricana ha dichiarato che “i Caschi blu non hanno difeso la gente” . 
Nel 2013 dopo un colpo di stato  nella Repubblica Centrafricana ha preso il potere  una coalizione a maggioranza musulmana chiamata Seleka  i cui miliziani da allora devastano il paese infierendo soprattutto contro i cristiani. 
Fra le vittime innocenti della recente strage anche due Sacerdoti:  Monsignor Blaise Mada Vicario Generale della diocesi di Alindao e il parroco di Mingala don Celestine Ngoumbango. 
Preghiamo per quei nostri fratelli e sorelle in Cristo così duramente perseguitati! 
AC 
  
Strage di cristiani in Repubblica centrafricana: più di 40 morti 

di Renato Zuccheri 
  
Orrore nel compound della cattedrale di Alindao, dove un gruppo di guerriglieri ex Seleka ha ucciso almeno 42 cristiani, tra cui due sacerdoti 
Strage di cristiani in Repubblica centrafricana. 
Un gruppo di guerriglieri ha assaltato una missione dove si trovavano rifugiati quasi tutti di religione cristiana. 
L'assalto compiuto dai terroristi ha portato alla morte di 42 persone, ma secondo le prime

domenica 18 novembre 2018

Incontro a Pistoia sabato 24 novembre su '68 e rivoluzione

Per i nostri lettori della zona.
L

Sabato 24 novembre 2018 - ore 17
PISTOIA, villa Baldi Papini, via dei pappagalli 29
Conferenza: 1968-2018, analisi di cinquant'anni di rivoluzione culturale e sociale.


Omosessualità e sinodalità?

Nella tragica situazione odierna una collettanea di articoli di approfondimento. 
Pensiamo che sia utile la lettura di questo piccolo ebdomadario sull'argomento.
Non capiamo l'apparente schizofrenia di questa situazione veramente terribile. 
Forse qualcuno della gerarchia ecclesiastica dovrebbe fare qualche domanda pubblica su tutto ciò.
E non possiamo pensare che le dimissioni di qualche cardinale ottanta o novantenne possa bastare quando parte dell'inner circle di S. Marta sdogana o pare giustificare tutti i giorni i vizi contro natura e avere Prefetti di Congregazioni conviventi per anni con noti pederasti vestiti di rosso.
Per difendere i nostri figli e molti seminaristi molestati dobbiamo anche noi alzarci in piedi e chiedere conto di tutto ciò.
L

E' colpa dei "tradizionalisti" se i fedeli sono banali! Il clericalismo dell'altare delle "teste mozzate" di Gallarate.

Un altare che non attira ma, anzi, respinge lo sguardo del fedele allora significa che c'è qualcosa che non è andata a buon fine.
Al vecchio adagio che recita "al cuore non si comanda!" aggiungiamo pure che "all'occhio non si comanda!
In moltissimi, persone semplici- quelle più devotamente vicino a Dio- e  tanti intellettuali cattolici, hanno espresso loro cristiana indignazione per il nuovo altare  "con le teste mozzate" (QUI) della Basilica di Santa Maria Assunta a Gallarate consacrato domenica scorsa dell'Arcivescovo di Milano. Non c'è bisogno di riflessioni particolari poichè è l'occhio a comandare ed ad imprimere al cuore l'emozione del sentimenti visivo.
Ci aspettavamo, come da copione, la difesa d'ufficio del manufatto di Avvenire come l'ennesima espressione del più scontroso clericalismo.
Ci ha invece colto di sopresa l'articolo di  Maurizio Crippa, attento giornalista de Il

sabato 17 novembre 2018

Conferenza della TFP a Milano il 26 novembre "Continuità o rottura della missione della Chiesa? Bilancio del pontificato di Papa Francesco"

Dagli amici della TFP.
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lunedì 26 novembre - ore 18.00
MILANO, 
Auditorium Agorà, via Valpetrosa, 3 (100 mt dal duomo) 
Conferenza su: "Continuità o rottura nella missione della Chiesa?
Un bilancio quinquennale del pontificato di Papa Francesco"

S. Messa a San Paolo d'Argon (BG) sulle sublimi note del Requiem di Mozart

sabato 24 novembre - alle ore 15.00
SAN PAOLO d'ARGON (Bg) chiesa di S. Paolo ap,
"S. Messa  da Requiem" (Requiem di Mozart) 


Gruppo stabile in Versilia. Per i lettori che fossero interessati.

A distanza di anni (30.05.2013http://blog.messainlatino.it/2013/05/gruppo-stabile-camaiore.html) ci scrive di nuovo un affezionato lettore toscano per reiterare la disponibilità a essere contattato dai fedeli della Versilia che volessero costituire un gruppo stabile nella zona. 
A distanza di 5 anni fa, la situazione in Toscana è migliorata, ma resta scoperta una vasta zona costiera in cui non si celebra la Messa in rito tridentino: la zona comprende Viareggio, Camaiore (diocesi di Lucca) e Pietrasanta (diocesi di Pisa).  Le Messe più "vicine" sono lontane e ad orari poco pratici: una a Pisa (S. Apollonia, sabato sera) e una Lucca (Monte S.Quirico domenica ore 8.30).
Se ci fossero fedeli motivati, desiderosi di qualcosa di più sostanzioso delle (pur valide) Messe N.O. e di assistere alla Liturgia in Vetus Ordo nella zona, anche pochi, per potere costituire un sia pur piccolo coetus per farne richiesta, possono contattare il Sig. Federico per mail: fontanini.federico@tiscali.it per un incontro e organizzare il da farsi. 
Ovviamente, qualora si formasse un coetus, potrà affidarsi anche al Coordinamento Nazionale dei gruppi stabili scrivendo a cnsp2007@gmail.com

Roberto

S. Messa antica a Varsavia sabato scorso (10.11.2018) per la Marcia per la Patria

Ecco alcune foto che il vostro inviato L. ha scattato per MiL alla S.Messa Tridentina celebrata sabato pomeriggio (10.11.2018) a Varsavia, nella chiesa di S. Clemente di Hofbauer, in occasione della Marcia per la Patria. 
Prima della celebrazione i fedeli hanno recitato il S. Rosario. 
L.





S. Messa

 per altre foto:

Non tutti i vescovi sono così "solidali": Mons. Barbarito di Palm Beach (USA)

Piccole belle notizie.
L

venerdì 16 novembre 2018

Il Summorum Pontificum è una legge ecclesiastica universale e speciale, valida, vigente ed efficace. E canonicamente fondata. Parola di canonista.

Codex Iuris Canonici
auctoritate
IOANNIS PAULI PP. II
promulgatus

Come tutti voi, siamo rimasti basiti dai mirati e studiati tentativi con cui tre vescovi e uno studioso in occasione dell'Assemblea Generale Straordinaria della CEI (forse in qualche commissione, forse in seduta plenaria, ma poco importa, visto il malevolo impegno profuso) hanno cercato di delegittimare il  Motu Proprio Summorum Pontificum. 

Per quanto riguarda l'aspetto "pastorale", non spendiamo parole perché la teoria del Girardi è quanto mai scollegata con la realtà. Come si può ritenere "non pastorale" un Messale (o rectius, di una forma liturgia) che per (almeno) 500 anni ha sfamato generazioni di fedeli e che tutt'ora, pur nella versione modificata del 1962 soddisfa l'anelito ieratico e spirituale di moltissimi fedeli che ne fanno rischietsa di loro spontanea volontà?  E poi, se proprio vogliamo essere così fiscali, nemmeno la "messa" neocatecumenale è conforme alla volontà dei padri conciliari! Eppure nessuno - tranne noi - osa criticarla e dichiararla illegittima, ecc.. ecc.. come di recente è stato fatto nei confronti del Messale di San Giovanni XXIII. 

Sull'aspetto giuridico-canonistico, invece, pur avendo analizzato l'infondatezza e manifesta illogicità delle argomentazioni canonistiche svolte contro la validità del motu proprio, abbiamo preferito affidarci ad un iurisperitus che ne sa: l'Avv. Fabio Adernò, dottore in Diritto Canonico.  Egli, raccogliendo il nostro quaesitum, ci ha cortesemente inviato il suo responsum, che ci ha autorizzato a pubblicare. 
Non intendiamo apporre glossa alcuna perché per la chiarezza del contenuto e la limpidezza espositiva rendo il testo immediatamente comprensibilissimo e ogni sintesi ne depaupererebbe la portata.
Unica nota con cui possiamo indegnamente chiosare il commento dell'Avv. Adernò, è che mirabilmente alcune sue considerazioni squisitamente giuridiche sul M.P. mostrano riflessi anche pastorali: questo perché nella mente del supremo Legislatore il bonum  che egli aveva a cuore era il bene dei fedeli.  

Roberto
P.s. il sottolineato è nostro.  

  
Spett.le Redazione,

sento vivo il dovere di accogliere la Vostra richiesta e di intervenire sulla questione delle presunte discussioni avvenute nell’ultima assemblea plenaria dei Vescovi italiani – conclusasi, come sappiamo, con l’approvazione (sarebbe interessante leggere i verbali con le proporzioni dei voti pro e contra) del decreto di modifica della Prece Dominica e dell’Inno Angelico – che pare abbiano appalesato (sembra, comunque, in minima parte) una qual certa insofferenza nei confronti del fenomeno della diffusione della celebrazione della Santa Messa nella c.d. “forma straordinaria” e, addirittura, qualcuno dei Presuli sia giunto anche a ipotizzare sulla “mancanza di fondamento giuridico” del M.P. Summorum Pontificum.

Inutile, in questa più che edotta sede, fare premesse circa la più recente storia ecclesiastica, quantomeno a partire da quel 7 luglio 2007 in cui Benedetto XVI promulgò la Lett. Ap. motu proprio data “Summorum Pontificum”.

Tuttavia preciso che le seguenti considerazioni sono di ordine strettamente tecnico, e sono volte a dissipare i dubbi che possano esser sorti nei lettori in merito all’argomento trattato. Non è, dunque, una risposta diretta ad una posizione esplicitata – che peraltro, oggettivamente, non c’è – ma un tentativo di spegnere, sul nascere, una inutile polemica.

Non è mai bello essere autoreferenziali, ma questa volta non posso esimermi.

Invitato a parlare nel 2013 ad un convegno sull’applicazione del M.P. al Rito Ambrosiano (cf. http://chiesaepostconcilio.blogspot.com/2013/02/fabio-aderno-profili-giuridici-e.html) ebbi modo di soffermarmi sulla natura giuridica della disposizione di Benedetto XVI, ritenendo che trattavasi, insieme, di “Legge universale e speciale” a mente del can. 8 CIC, emanata dal Sommo Pontefice in forza del can. 838 §§ 1 e 2 CIC.

In quella stessa circostanza sollevavo io stesso la problematica connessa all’infelice espressione circa la “non abrogazione” del Messale c.d. di Giovanni XXIII (1962), sostenendo – senza che oggi abbia mutato opinione – che sarebbe stato più opportuno affermare che il Messale Romano (non solo quello del 1962) era piuttosto “inabrogabile” poiché conteneva delle consuetudini venerabili e un apparato normativo ab immemorabili, che nell’Ordinamento canonico gode da sempre di singolari privilegi di stabilitas


Se è vero quanto si riferisce sul  post del Vostro blog Messainlatino (http://blog.messainlatino.it/2018/11/cei-va-abrogata-la-messa-antica-papa.html), non si può dire che erri tecnicamente parlando l'Arcivescovo di Gorizia nell’affermare che non corrisponde al vero che il Messale del 1962 non fu mai abrogato (cf. SP, art. 1); ma da una mera

I grandi protagonisti della musica sacra romana. Sesto "Medaglione": Cristobal de Morales

Pubblichiamo  il sesto contributo che il Maestro Aurelio Porfiri ha donato a MiL (il primo,  su Palestrina, QUI, il secondo, su Orlando di Lasso, QUI, il terzo su de Victoria QUI, il quarto QUI su G. M. Nanino, il quinto QUI su Domenico Massenzio da Ronciglione e le aggregazioni laicali).
L

IL DONO DELLA SINTESI

Purtroppo ai nostri tempi siamo troppo proni alle influenze di ogni tipo, nel campo artistico. Molti musicisti si sentono bene se somigliano a questo o a quello stile, senza troppo considerare il patrimonio che hanno in dote in virtù della loro nascita. Questo patrimonio non è solo dei repertori colmi di capolavori di arte musicale e specificamente di grandi opere di musica sacra, ma anche di un senso della tradizione, di idee che sono vilipese da coloro che poco le conoscono o le conoscono male. Insomma, corriamo appresso a quello che non ci appartiene per non aver ben considerato la nostra grande eredità. Non siamo capaci di fare sintesi, come sapevano fare i nostri grandi predecessori.

Un esempio di questo, ma ce ne sono molti, è quello offerto dallo spagnolo Cristobal de Morales (1500-1553), da Siviglia, che fu cantore pontificio a Roma.

Non abbandonarli alla tentazione di cambiare il “Padre nostro”

Il nostro Amico don Alfredo, ci ha ricordato un suo bellissimo articolo sul "Padre Nostro" e sulle spinte idealistiche che sin dal 2010 premevano per introdurre una modifica alla VI domanda della "preghiera del Signore".Molto volentieri, se pur con molta amarezza nel cuore, lo riproponiamo oggi, all'indomani della nefasta decisione approvata dalla CEI (Assemblea Generale Straordinaria 12-15 nov. 2018) di cambiare il testo del Padre Nostro nel Messale.Due riflessioni:1) quindi il testo del Padre Nostro che si recita nel S. Rosario NON è stato modificato, e meno male.2) secondo gli "ingenui" vescovi italiani, il crollo della pratica religiosa degli ultimi 50 anni è dovuta alla traduzione (fin ora sbagliata) del Padre Nostro? Sembrerebbe di sì.
Bene: ora torneremo ad avere le chiese piene. Ottimo! Grande! Avanti così! 
Roberto

Non abbandonarli alla tentazione di cambiare il “Padre nostro”

di don Alfredo Morselli [*]

1 - Lo status quaestionis

La traduzione classica della VI domanda del Padre nostro "non ci indurre in tentazione" è sotto il tiro di tanti critici da molti anni, ancor prima che la versione CEI del 2008 proponesse "non abbandonarci alla tentazione"; pochi giorni fa il Santo Padre Francesco ha manifestato approvazione per questo modo di tradurre [1], dando probabilmente il colpo di grazia alla versione a cui siamo abituati. E così la preghiera che Gesù ci ha insegnato è destinata a subire un cambiamento anche nei testi liturgici ufficiali in lingua italiana.
Perché questo cambiamento? Per evitare che qualcuno pensi che Dio possa positivamente indurre qualcuno in tentazione, o possa essere Egli stesso causa della tentazione.
Si tratterebbe veramente di uno scandalum mere receptum, perché è molto facile ricordare, con S. Giacomo, che “Nessuno, quando è tentato, dica: "Sono tentato da Dio"; perché Dio non può essere tentato al male ed egli non tenta nessuno” (Gc 1,13).
Sono ben altri i passi difficili, che possono turbare la coscienza dei più deboli; e, sempre in tema di una certa azione positiva e diretta di Dio nella tentazione, è molto più problematico del Padre nostro quanto troviamo in 2 Ts 2,11: “Dio perciò manda loro una forza di seduzione, perché essi credano alla menzogna”. Grazie al cielo, qui nessuno ha ancora pensato di cambiare il testo sacro.

CEI: "Va abrogata la messa antica, papa Ratzinger ha sbagliato".

Le voci che ci erano giunte sono state confermate: a Roma, in occasione dell'Assemblea della CEI, si è provato a colpire il motu proprio di Benedetto XVI. E quindi lui stesso, che ebbe così cara quella riforma, tanto da affrontare impavido un'opposizione assatanata. 

Che cosa è accaduto? 

Mons. Redaelli, vescovo di Gorizia (che sappiamo avere conseguito la laurea in diritto canonico presso la Pontificia Università Gregoriana) ha asserito che il Messale Antico di Giovanni XXIII era stato abrogato da Paolo VI (e ciò contrariamente a quanto dichiarato da Benedetto XVI nel Motu Proprio) e che quindi il Summorum Pontificum, essendo errate le premesse giuridiche da cui muove i passi, è inefficace nella parte in cui afferma la continuazione di validità del messale antico e ne riconosce l'immutata vigenza ai giorni nostri. Per tale motivo, il motu proprio è un "non-sense" giuridico e la liturgia "tridentina" non è stata legittimamente ristabilita dal motu proprio e non può considerarsi liberalizzata.

Con la conseguenza, sperata dai vescovi più ostili, di una cancellazione totale e senza deroghe di tutti i centri messa nati e fioriti dopo il 14.09.2007

Al che rispondiamo da giuristi professionisti, non semplici dottori in legge in tutt'altre faccende impegnati come l'Eccellenza: quand'anche fosse stata errata la premessa del motu proprio di una liturgia antica numquam abrogata (ed errata non era, come dimostra, a tacer d'altro, la preesistente facoltà di celebrarla con il regime dell'Indulto), il dato essenziale è che il Summorum Pontificum esprime una ratio legis inconfutabile: ossia che la forma straordinaria sia d'ora innanzi liberamente utilizzabile; sempre per le Messe private, e su richiesta di un gruppo stabile per quelle pubbliche. Sicché la critica di Mons. Redaelli, se pur fosse fondata (e non lo è), non avrebbe alcuna incidenza sul diritto canonico vigente dopo il 2007.

A quell'intervento da causidico si è affiancato quello ancor più ostile di Girardi, rettore dell'istituto di liturgia pastorale di Santa Giustina di Padova (uno degli epicentri  delle aberrazioni postconciliari), imbottito della peggiore ideologia dello "aggiornamento".

Scevro di cognizioni giuridiche ma colmo di tracotanza liturgistica (la nota facezia che circola in Vaticano è che la differenza tra un liturgista e un terrorista è che con il secondo, di solito, si può trattare...), il Girardi ha spiegato che il Summorum Pontificum è pernicioso dal punto di vista della pastorale, poichè contrario alle indicazioni conciliari dei Padri che richiedevano (a suo dire) una modifica radicale all'antico messale. Il che per inciso non è per nulla vero, come dimostra la lettura della costituzione conciliare Sacrosanctum Concilium, che ad esempio non prevede che il prete debba stare girato verso il popolo e al n. 36 prescrive categoricamente: «L'uso della lingua latina, salvo diritti particolari, sia conservato nei riti latini».

A dare manforte al liturgista hanno parlato anche un Vescovo pugliese e mons. Brambilla, vescovo di Novara, che seppur in maniera più elegante ha sferrato  un colpo comunque duro contro il motu proprio. 

Certo, dopo essersi preoccupati di cambiare le traduzioni inveterate del Gloria e del Padre Nostro, senza che nessuno ne sentisse la necessità (ah, ovviamente non è stato ancora modificato il "per voi e per tutti": quello sì palesemente in contrasto con la versione originale, ossia con le parole stesse di Nostro Signore che disse: "per voi e per molti"), perché mai le Loro Eccellenze dovrebbero perder tempo ad analizzare i veri motivi della grave crisi di fede in cui sta vivendo la Chiesa Italiana (fuga dai seminari, abbandono della tonaca di molti sacerdoti, crollo della pratica,  episodi terribili di omosessualità e pederastia, altari delle teste mozze, crollo dell' 8xMille alla Chiesa Cattolica, solo per citare alcuni esempi)? 

L'urgenza del momento era, a quanto pare, scagliarsi contro la liturgia antica ed auspicarne la messa al bando.

C'è qualcosa di sinistramente psicopatico in tutto ciò ed è l'invidia del fallito: nel crollo delle proprie utopie, nel gelo dell'inverno in cui si è tramutata la radiosa 'primavera conciliare', è troppo doloroso guardare in faccia la realtà ed ammettere onestamente i propri errori. Meglio allora cercare di distruggere quel poco che ancora funziona, come lo zelo ed il decoro delle celebrazioni in rito antico e il fiorire delle vocazioni negli istituti religiosi tradizionali. Il caso dei Francescani dell'Immacolata e l'odio per la liturgia immemoriale sono un chiaro esempio di questa insana frenesia di naufraghi impazziti, che cercano di capottare le poche zattere che ancora galleggiano, anziché pensare a salirvi sopra o a costruirne di nuove.


Roberto ed Enrico

giovedì 15 novembre 2018

CEI: Ecco come sarà il nuovo Messale (III edizione). Comunicato ufficiale


Ecco qui la versione integrale del comunicato della CEI dei lavori di questa assemblea generale straordinaria 
Quello che ci interessa è il punto 1 sulla traduzione della 3ª edizione del Messale. 
Alcune cose emergono a prima vista:
1) Sono state approvate le modifiche della traduzione del Padre Nostro e del Gloria. 
2) mentre si fa riferimento al valore sacramentale della parola di Dio (?) non si fa cenno alcuno alla Santissima Eucarestia 
3) da un lato si esprime la condanna di protagonismi e creatività liturgica (che vanno per la maggiore nelle nostre ahimè sempre più disertate messe parrocchiali) ma dall’altra risuonano inutilmente alcuni moniti volti ad evitare estetismi fini a se stessi e freddi ritualismi. Noi che non siamo di primo pelo non pensiamo di sbagliare nel dite che quest’ultima raccomandazione faccia riferimento ad una certa categoria di seri sacerdoti vicini alla ieraticità vera della liturgia. Parimenti siamo certi che il biasimo verso il creativismo liturgico resterà sulla lettera.   
Roberto


Conferenza Episcopale Italiana72ª ASSEMBLEA GENERALERoma, 12-15 novembre 2018
Comunicato finale
1. Messale Romano, approvata la nuova edizione
L’Assemblea Generale ha approvato la traduzione italiana della terza edizione del Messale Romano, a conclusione di un percorso durato oltre 16 anni. In tale arco di tempo, Vescovi ed esperti hanno lavorato al miglioramento del testo sotto il profilo teologico, pastorale e stilistico, nonché alla messa a punto della Presentazione del Messale, che aiuterà non solo a una sua proficua recezione, ma anche a sostenere la pastorale liturgica nel suo insieme.
Nell’intento dei vescovi, infatti, la pubblicazione della nuova edizione costituisce l’occasione per contribuire al rinnovamento della comunità ecclesiale nel solco della riforma liturgica. Di qui la sottolineatura, emersa nei lavori assembleari, relativa alla necessità di un grande impegno formativo.
La formazione è destinata ad abbracciare sia i ministri ordinati che i fedeli; diventa ancora più decisiva negli itinerari dell’iniziazione cristiana, nei Seminari e nelle proposte di formazione permanente del clero. Come è stato evidenziato, si tratta di assumere il criterio di «nobile semplicità» per riscoprire quanto la celebrazione sia un dono che afferma il primato di Dio nella vita della Chiesa. In quest’ottica si coglie la stonatura di ogni protagonismo individuale, di una creatività che sconfina nell’improvvisazione, come pure di un freddo ritualismo, improntato a un estetismo fine a se stesso.
La liturgia, hanno evidenziato i Vescovi, coinvolge l’intera assemblea nell'atto di rivolgersi al SignoreRichiede un’arte celebrativa capace di far emergere il valore sacramentale della Parola di Dio, attingere e alimentare il senso della comunità, promuovendo anche la realtà dei ministeri. Tutta la vita, con i suoi linguaggi, è coinvolta nell'incontro con il Mistero: in modo particolare, si suggerisce di curare la qualità del canto e della musica per le liturgie.
Per dare sostanza a questi temi, si è evidenziata l’opportunità di preparare una sorta di «riconsegna al popolo di Dio del Messale Romano» con un sussidio che rilanci l’impegno della pastorale liturgica.
Il testo della nuova edizione sarà ora sottoposto alla Santa Sede per i provvedimenti di competenza, ottenuti i quali andrà in vigore anche la nuova versione del Padre nostro («non abbandonarci alla tentazione») e dell’inizio del Gloria («pace in terra agli uomini, amati dal Signore»).
2. (Omissis), 

Conferenza a Brescia sulla Santa Casa di Loreto il 23 novembre

Per i nostri lettori della zona di Brescia.
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