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venerdì 6 gennaio 2023

Mons. Georg: Francesco mi ha reso un Prefetto dimezzato

Altre dolorose affermazioni di mons. Georg Gänswein. "[...] il papa gli aveva ordinato di non sedere più alla sua destra nelle udienze pubbliche; di non andare nemmeno in ufficio e di assistere soltanto Benedetto al Monastero".
QUI ancora il Corriere.
QUI e QUI Franca Giansoldati.
QUI Libero.
QUI la Nation.
Luigi

“QUANDO PAPA FRANCESCO MI CONGEDÒ RIMASI SCIOCCATO, MI HA RESO UN PREFETTO DIMEZZATO” - MONSIGNOR GEORG GÄNSWEIN TORNA, NELLA SUA BIOGRAFIA “NIENT’ALTRO CHE LA VERITÀ”, AL MOMENTO IN CUI BERGOGLIO LO CONGEDÒ DA CAPO DELLA PREFETTURA DELLA CASA PONTIFICIA - E SEMPRE SECONDO PADRE GEORG, A QUESTA NOTIZIA, JOSEPH RATZINGER AVREBBE COMMENTATO IRONICAMENTE: “PENSO CHE PAPA FRANCESCO NON SI FIDI PIÙ DI ME E DESIDERI CHE LEI MI FACCIA DA CUSTODE...” - NEL LIBRO SI PARLA ANCHE DI UNA LETTERA SCRITTA AL PAPA PER INTERCEDERE: MA QUELLA LETTERA NON EBBE EFFETTO…05.01.2023 20:14

Da www.corriere.it via Dagospia, 5-1-22

«Restai scioccato e senza parole»: così monsignor Georg Gänswein racconta — nella sua biografia, «Nient’altro che la Verità» — il momento in cui nel 2020 è stato «congedato» da Papa Francesco da capo della Prefettura della Casa Pontificia. È lo stesso segretario di Ratzinger a definirsi «un prefetto dimezzato», in una rivelazione che arriva a poche ore dal funerale di Benedetto XVI.
«Lei rimane prefetto ma da domani non torna al lavoro», avrebbe detto Francesco, secondo quanto riferisce Gänswein. E — sempre secondo il racconto di Gänswein — Benedetto avrebbe commentato ironicamente: «Penso che Papa Francesco non si fidi più di me e desideri che lei mi faccia da custode...». Nel libro si parla anche di una lettera scritta al Papa per intercedere: ma quella lettera non ebbe effetto.
Le parole di Gänswein arrivano non solo a poche ore dal funerale di Benedetto XVI, ma anche a breve distanza da altre affermazioni che hanno fato discutere — questa volta, a un giornale tedesco, Die Tagespost. Nell’intervista al direttore del giornale cattolico, considerato vicino all’Opus Dei e pubblicato a Wurzburg, Gänswein spiegava di aver visto come un «punto di svolta» nei rapporti con Jorge Mario Bergoglio il momento in cui da Casa Santa Marta, residenza di Francesco, arrivò la decisione di scoraggiare la celebrazione della Messa in latino. Quella stretta, ha detto monsignor Gänswein, «lo ha colpito molto duramente. Penso che abbia spezzato il cuore di Papa Benedetto». «Togliere questo tesoro alla gente, perché? Non credo di poter dire di essere a mio agio con questo», ha aggiunto, parlando della decisione di papa Francesco.

Come spiegato qui da Massimo Franco, le parole di Gänswein al giornale tedesco hanno segnato, di fatto, l’avvio di una «fase due» del pontificato di Francesco:

«Le ali più radicali del cattolicesimo stanno estremizzando le divergenze reciproche da tempo. La filiera più ortodossa del cattolicesimo è in fermento. E ora che manca il diaframma moderatore di Ratzinger, promette di tracimare».

Il fatto che Gänswein venne congedato (proprio il Tagespost — ricorda sempre Franco — «scrisse che il papa gli aveva ordinato di non sedere più alla sua destra nelle udienze pubbliche; di non andare nemmeno in ufficio e di assistere soltanto Benedetto al Monastero») era stato «l’epilogo di un sordo conflitto tra i tradizionalisti cattolici che cercavano di strattonare il papa emerito perché criticasse di più Francesco, e la cerchia della “corte parallela” di Casa Santa Marta. Gänswein, stretto sempre più nella gabbia di una doppia fedeltà, alla fine era diventato il capro espiatorio dello scontro.

La cosa singolare è che la sua scomparsa accanto a Bergoglio dal 15 gennaio del 2020 non è mai stata mai annunciata dal Vaticano. Per tre anni nessun comunicato ufficiale. Nessuna motivazione, tranne quella un po’ goffa secondo la quale non c’era stata “nessuna sospensione”: solo “un’ordinaria redistribuzione dei vari impegni e funzioni” del Prefetto della casa pontificia, spiegò imbarazzato il portavoce vaticano Matteo Bruni. Ma quella scomparsa dalla scena pubblica, sostituito dal suo vice monsignor Leonardo Sapienza, è stato il primo indizio di una continuità interrotta, e di un’armonia incrinata.

E ora che Benedetto è morto, ci si chiede se stia per cominciare una stagione di confronto più aspro tra i vari settori della Chiesa; di critiche aperte nei confronti di alcune scelte del pontefice argentino; e di resa dei conti finale con “don Georg”, magari usando anche la sua ultima intervista al quotidiano tedesco».

«Il futuro di monsignor Georg Gänswein?», ha detto il presidente della Conferenza episcopale tedesca, monsignor Georg Baetzing, rispondendo alle domande dei giornalisti in un punto stampa dopo la celebrazione delle esequie del Papa emerito Benedetto XVI. «Credo dipenda innanzitutto da lui. E poi, naturalmente, dalle persone che sono deputate a queste scelte nella Curia vaticana».