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giovedì 22 dicembre 2022

Caso Genova: alcuni chiarimenti sulla Messa tradizionale (II parte) e repliche di MiL

  Ieri (21.12.2022) abbiamo pubblicato la prima parte di una lettera inviataci dalla "Associazione S. Alberto O.P." sulla storia della Messa Tradizinale a Genova. Essa contiene alcune precisazioni a seguito di commenti a margine del decreto dell'arcivescovo Mons. Tasca con cui ha spostato e discplinato le celebrazioni in rito antico nella città genovese. 
Siccome viene citato anche il blog MiL, ci permettiamo di svolgere alcune NOSTRE PRECISAZIONI:
1) tempistiche
premessa: la prima versione del decreto e dell'annesso regolamento (facentene parte, e che MiL aveva pubblicato il 2 dicembre sera) prevedeva l'infelice onere per i fedeli tradizionalisti di corrispondere un importo fisso (pur lecito, civilisticamente parlando) di 300,00 euro mensili a forfait (per il rimborso delle spese che la Confraternita proprietaria dell'oratorio avrebbe sostenuto dal 4 dicembre 
 -per luce, acqua, pulizia, assicurazione e materiale per il culto quale ostie, vino e candele-). Alle 20 del 2 dicembre MiL aveva pubblicato il testo, criticando il punto 6 del Regolamento in cui era previsto tale esplicito vergognoso onere. 
Cosa dice l'Associazione
i
n questa seconda parte della lettera, l'Associazione dice che del testo del decreto e del regolamento da noi stigmatizzato fosse stata felicemente chiesta la modifica nel pomeriggio del 2 dicembre, durante un cordiale incontro dei responsabili dell'Associazione con la Curia. Si dice inoltre che la pubblicazione alle 20.00 da parte di MiL del testo della prima versione ormai "superata" (e delle relative critiche) aveva colto tutti di sorpresa e  aveva indotto un responsabile a chiedere a MiL la cancellazione del testo onde evitare irrituazioni curiali. 
Cosa dice MiL.
Per quanto ci risulta, nostre fonti, ci hanno informato che in realtà sia avvenuto proprio il contrario: si è deciso in fretta e furia di cambiare il testo del decreto - o meglio -, del Regomento, solo a seguito della pubblicazione (alle 20:00 del 2 dic.) del post di MiL col testo "prima versione" da noi criticato. 
2) numero di Protocollo
Cosa dice l'Associazione
L'associazione, non si sa per quale motivo, si impegna a dire che il decreto "prima versione" pubblicato da MiL era stato firmato dall'arcivescovo ma era ancora aperto a modifiche. Inoltre aggiunge che, per tale motivo, esso non "esisteva" ufficialemnte perchè non era stato ancora comunicato ai destinatari: tant'è vero che era sprovvisto di n. di protocollo.  
Cosa dice MiL. Non è vero: il decreto che avevamo pubblicato il 2 dicembre alle ore 20:00 era dotato di protocollo. (si veda foto a fianco).
Era stato protocollato e inviato ai destinatari. Quindi era la versione ufficiale alle 20.00. Altrimenti non lo avremmo pubblicato (o lo avremmo pubblicato con riserve, presentandolo come bozza).
Tutto quanto sopra, avvalora la nostra versione dei fatti secondo la quale, se pur già ufficiale, il testo sia stato cambiato DOPO la pubblicazione del testo "incriminato" da MiL.  Si può notare che quello nella foto è la "prima stesura" perchè al n. 2 non prevede, al secondo capoverso, l'esclusione delle celebrazioni riservate al parroco (quindi battesimi, cresime, prime comunioni e funerali). Modifica questa
in peius aggiunta nella seconda versione. Chissà come mai. 
3) A
pprofittiamo dell'occasione per rispondere all'interrogativo finale che si pone l'avv. Ferro Canale: la prima versione del decreto e del regolamento ci è stata inviata da una persona che era seriamente preoccupata per il tenore degli stessi, specialmente nel punto in cui prevedeva l'onere di pagamento di 300,00 euro... (vedendolo, come in effetti era, come una grave discriminazione a danno dei fedeli tradizionalisti, rispetto agli altri fedeli a cui non viene chiesto alcunchè - eccetto la libera questua - dalle rispettive parrocchie) e per la scelta di un delegato che, a suo dire, non era certo il sacerdote più indicato a seguire il gruppo stabile.  
Siamo addolorati che in un pezzo mandato a MiL siano stati inserite polemiche a nostro parere inutili, con dati preventivamente non verificati (e che non c'entrano con la Storia della Messa tradizionale a Genova, ad es. la questione del protocollo e, ci pare, che il lungo brano su MiL sia scritto totalmente a sproposito). 
Eravamo stati anche in dubbio se pubblicare questa seconda parte ma, per buona creanza, lo abbiamo fatto. 
Roberto 


(segue dalla prima parte qui)

L'ultima settimana, naturalmente, l'ansia e anche una certa preoccupazione per il decreto che ancora non si vedeva hanno raggiunto il culmine. Da Mons. Ganabano è giunta la notizia che la bozza prevedeva che le offerte dovessero essere destinate alla Parrocchia; si è fatta pervenire di volata, sempre suo tramite, l'osservazione scritta che, ai sensi del can. 531, quella è la sorte normale delle offerte per le funzioni parrocchiali, ma dopo il m.p. “Traditionis Custodes” queste Messe non lo sono più, rientrano in una cura pastorale che compete direttamente al Vescovo. Infine, il 2, l'incontro in Curia per la discussione del testo, cui potevano partecipare – ci è stato detto – due dei nostri al massimo. Siamo andati io e il Dott. Gaggioli, preavvertendone gli altri tramite la chat di gruppo.

L'incontro si è rivelato proficuo e costruttivo, perché il testo, sebbene già firmato dall'Ecc.mo Arcivescovo, era considerato ancora aperto a modifiche: abbiamo così potuto muovere osservazioni che sono state annotate, qualcun'altra ne abbiamo aggiunta a riunione conclusa, perché dimenticata nell'ampia discussione, e adesso riscontro con soddisfazione che tutti i rilievi di sostanza sono stati accettati.

Quella sera stessa, però, siamo stati colti di sorpresa dall'avvenuta pubblicazione su MiL di un documento che sembrava il testo definitivo e ufficiale del decreto, con tanto di firma dell'Arcivescovo... ma non lo era, anzi doveva trattarsi di una bozza già superata ancora prima della riunione, perché il testo era diverso da quello discusso nel pomeriggio. (Cambiare testi già firmati può sembrare strano, e magari lo è, tuttavia in diritto canonico gli atti amministrativi vengono ad esistenza compiuta solo quando sono comunicati ai destinatari; solo a quel punto assumono un numero di protocollo, di cui infatti il testo odierno è munito mentre l'altro ne era privo)

Il punto non era di poco conto, perché l'articolo di commento si concentrava su un aspetto specifico, la previsione di un contributo pecuniario fisso di trecento euro mensili, stigmatizzato in termini assai critici. Essa in verità figurava anche nella bozza lettaci nel pomeriggio, ma eravamo usciti dalla riunione con la certezza di averla fatta cambiare, in favore di un approccio più flessibili, aperto anche ad apporti in natura o prestazioni d'opera, e soprattutto della scelta di demandare il tutto alle opportune intese tra noi e la Confraternita. L'Associazione, quindi, si è consapevolmente assunta la grave responsabilità di chiedere la rimozione dell'articolo, spiegandone le ragioni alla redazione di MiL, e va a loro onore averle comprese e accettate sebbene, per ovvi motivi, noi in quel momento non potessimo certo esibire un “controdocumento” a sua volta scritto e firmato.

Alla prima S. Messa nella nuova sede, i fatti ci hanno rassicurati sulla capienza dell'Oratorio e anche sulla risposta dei fedeli: lo abbiamo riempito, non si può dire che sia avanzato molto spazio... però nessuno è rimasto fuori e, all'interno, la bellezza della Liturgia ha saputo sollevare verso il Cielo gli animi di tutti. Un pensiero, forse, è rimasto a turbare un poco la serenità raggiunta: è stata data lettura soltanto del decreto, modificato in accordo con quel che ci si era detti, ma non l'allegato regolamento, destinato a contenere la disciplina di dettaglio tra cui la questione del contributo economico. Mons. Ganabano ha spiegato, in separata sede, che stavano ancora finendo di rivederlo e che, perciò, il documento completo sarebbe stato disponibile nel giro di qualche giorno, come poi avvenuto. Nel frattempo, però, ci siamo trovati in una situazione non gradevole e non facile, perché frattanto la notizia dell'articolo di MiL, malgrado la rapida rimozione, è stata rilanciata sui social. Noi abbiamo avvertito chi potevamo raggiungere, naturalmente; nondimeno, persone che “hanno lo zelo di Dio, ma non secondo la conoscenza” (Rm 10,2), nulla sapendo e nulla chiedendo di come stessero effettivamente le cose agli unici che potessero saperlo, cioè a chi del decreto era concretamente andato a discutere, si sono buttate lancia in resta nella polemica di turno. Dalla taccagneria genovese al raffronto con l'ospitalità gratuita per altre confessioni cristiane, fino a paralleli con i trenta denari di Giuda che, se presi sul serio, sarebbero insulti assai gravi e addirittura al delitto canonico di simonia, si è sentito evocare di tutto e di più.

Io non so, e molto probabilmente non saprò mai, chi abbia fatto filtrare il documento in questione, né cosa pensasse mai di ottenere, né per quali vie lo abbia avuto, né se sapesse a chi rivolgersi per avere lumi. Qualcuno però doveva pur saperlo, da qualche parte nella catena – breve o lunga – che ha portato alla sua divulgazione. E allora, sperando che alla porta di ignote coscienze queste mie parole riescano almeno a bussare, vorrei osservare che l'Ottavo Comandamento proibisce sia la detrazione sia il sospetto temerario, perché per un cattolico il dovere di ricerca della verità viene prima, molto prima, del diritto di dire la propria... perché i diritti non spettano all'opinione e meno ancora all'impressione, ma appunto alla verità.

   Genova, 12 dicembre 2022

 Avv. Guido Ferro Canale
Associazione “S. Alberto Magno O.P.
Presidente

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