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giovedì 15 settembre 2022

Controstoria del Movimento liturgico #46 - "Il sacerdozio comunitario e la guerra al c.d. "rubricismo" tradizionalista: fra' Maria Laach Odo Casel O.S.B. e la riforma liturgica - (1886-1948)" di A. Porfiri

Siamo Giunti alla 46° puntata della Controstoria del Movimento liturgico (che pubblichiamo ogni giovedì alle 15.30). 
Quest'oggi il M° Porfiri ci presenta un altro benedettino, che diede materiale ai "riformisti" per attaccare la ligurgia antica: 
 "sotto le parole e i simboli della liturgia cristiana è presente l'opera redentrice stessa di Cristo. Difatti il culto della Chiesa realizza e attualizza in modo invisibile ma reale l'opera del Salvatore divino". (Così scrisse di lui Bugnini).
Icontemporanei presero la palla al balzo per ingaggiare una guerra serrata contro il c.d. "rubricismo" in favore di una liturgia disancorata dalle "regole" e più incentrata sull'incontro "col Dio vivente".  
Se poi leggiamo (sotto) le sue teorie per scardinare il sacerdozio ministeriale e la funzione del celebrante come "alter Christus" sembra proprio di ascoltare le solite manfrine che ci ripropongono i preti di oggi. 
Qui gli altri articoli 
Roberto

Il mistero del culto cristiano: 
Odo Casel (1886-1948)

Come abbiamo visto, dobbiamo contare tanti precursori della riforma liturgica, pensatori che con le loro idee hanno supportato intellettualmente il cammino del Movimento liturgico. Un Movimento liturgico che ad alcuni sembra ad un certo punto aver deviato dalle sue finalità originarie.

Uno dei pensatori senz’altro più influenti fu il benedettino di Maria Laach Odo Casel. Si laurea a sant’Anselmo ed è autore di testi senz’altro fondamentali per la concezione liturgica del secolo passato. E la sua importanza per i riformatori è facilmente percepita leggendo questo testo: “Nella storia liturgica Casel occupa un posto di notevole rilievo per la sua originale concezione della "dottrina del mistero", o "mistero del culto", che potrebbe sintetizzarsi così: sotto le parole e i simboli della liturgia cristiana è presente l'opera redentrice stessa di Cristo. Difatti il culto della Chiesa realizza e attualizza in modo invisibile ma reale l'opera del Salvatore divino. La liturgia è anzitutto una realtà d'ordine "mistico" o sacramentale, e con i"santi segni" del culto effettua quello che esprime. Queste idee, che il C. sostenne tenacemente con vasto apparato critico ed erudizione storica, suscitarono vivaci polemiche tra teologi, patrologi e liturgisti. Oggi anche i più dichiarati avversarî sono concordi nell'ammettere la serietà delle linee fondamentali della dottrina caseliana, pur non accogliendo parecchi punti secondarî; come tutti riconoscono al C. il merito di aver disancorato la liturgia dal puro rubricismo, e d'averla portata sul piano teologico e cristocentrico delle età migliori” (Enciclopedia Italiana). 
Ci ha scritto questo testo? Non altri che l’allora padre Annibale Bugnini, che alcuni giudicano come l’anima nera della riforma liturgica. 
Fabio Cittadini (korazym.org) ribadisce questo punto riguardo il cosiddetto “rubricismo”: “Il suo indubbio merito è stato ed è quello di aver disancorato la liturgia al solo e puro rispetto formale delle regole e, quindi, di averla studiata dal punto di vista teologico: la liturgia è un incontro con il Dio vivente”. 
Certo ci viene da riflettere che oggi molti si trovano a riscoprire questo benedetto rubricismo, che in realtà, quando applicato correttamente, protegge i fedeli dalle stravaganze del sacerdote e il sacerdote dalla tentazione del protagonismo.

Parlando della sua dottrina del mistero Odo Casel dice in un suo testo: “Per mezzo del mistero, siamo immessi nella totale pienezza della realtà del Salvatore, nella forza della sua incarnazione, nel sangue redentore del suo sacrificio, nella gloria trasfigurante della sua risurrezione”. Ernest B. Koenker mette in luce l’influenza di Casel nel campo liturgico: “Se il tempo lo permettesse, altre aree significative toccate dal Rinascimento liturgico dovrebbe essere affrontate: in particolare dovrebbe la ricca di Mysterientheologie, opera dei monaci di Maria Laach e in particolare del compianto Dom Odo Casel, per cui la teologia dei sacramenti e sacramentali si raccolgono in una nuova unità, per essere trattate. Condivide con gli obiettivi precedenti il ​​fatto che si presenta come un ritorno alla Chiesa primitiva; tuttavia, il fatto stesso che sia difficile dargli una presentazione adeguata ha portato alla sua limitata estensione e accettazione” (Koenker, Ernest B. “Objectives and Achievements of the Liturgical Movement in the Roman Catholic Church since World War II.” Church History, vol. 20, no. 2, 1951, pp. 14–27). 

 Parlando di nuova concezione del sacerdozio, troviamo questa critica di Odo Casel nel campo cattolico tradizionalista: “Qual è dunque l'azione compiuta da questo nuovo sacerdozio? Ascoltiamo di nuovo Odon Casel: "Tutta la liturgia non è altro che un ricordo degli atti del Signore nel suo senso oggettivo. (...) Se questa chiave di volta venisse rimossa dall'edificio liturgico, l'intera costruzione si sbriciolerebbe e non rimarrebbe altro che detriti insignificanti". Cos'è questa memoria, questo memoriale o una commemorazione rituale? È un'applicazione della nuova teoria del sacramento. Pertanto, la memoria rituale della Chiesa è sacramento e quindi ha il potere di rendere presente la realtà evocata. La Chiesa, ricordando il Cristo vittorioso attraverso la comunità riunita, rende presente il Cristo glorioso, così come la sua stessa vittoria, presente in lui. Il memoriale esercitato dal sacerdozio comune della Chiesa è diventato la causa della presenza di Cristo e dei suoi atti salvifici durante la Messa. Qui siamo lontani dall'affermazione di San Tommaso e di tutti i Padri della Chiesa che l'unica causa strumentale di questa presenza è solo il sacerdote! Questa teoria è alla base del cambiamento nelle parole della consacrazione. Diventate "narrazioni dell'istituzione", queste parole non sono più pronunciate dal sacerdote nel nome di Cristo sacerdote, unica causa della sua presenza e della sua immolazione volontaria, ma nel nome della Chiesa riunita, essendo Egli "Presidente" di questa assemblea". In questo modo le nuove teorie del monaco di Maria Laach furono il fondamento teologico della nuova messa di Papa Paolo VI”. 

Insomma, non c’è dubbio che Casel fu studioso di indubbio valore e che egli sia stato un’influenza importante che porterà la riforma liturgica del Vaticano II. Certo le sue idee avranno un’attuazione che porterà alla difficile situazione liturgica che viviamo oggi.

4 commenti:

  1. Due osservazioni.
    1) Bisogna correggere il titolo perché maria laach è l'abbazia e non il nome di casel.
    2) Tutto il giudizio dell'articolo si basa su commenti e non sui testi di casel, appena citati. Il fatto che abbia approfondito l'aspetto teologico sotteso all'aspetto rituale esteriore non vuol dire disprezzo del rito. E sul sacerdozio, non vedo dove casel ponga le basi per ciò che dice il commento.

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  2. Casel, nonostante molti limiti, è riuscito ha dare un motivo solito per giustificare il fatto che la Messa sia un sacrificio, ovvero perchè è il memoriale sacramentale della Morte e della Risurrezione, senza rendere l'Eucarestia un sacrificio distinto dal Calvario.
    ha il limite di dare troppo peso all'analogia con i riti misterici dell'epoca ellenistica, ignorando le radici ebraiche della liturgia cristiana

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  3. Questa teoria è alla base del cambiamento nelle parole della consacrazione. Diventate "narrazioni dell'istituzione", queste parole non sono più pronunciate dal sacerdote nel nome di Cristo sacerdote, unica causa della sua presenza e della sua immolazione volontaria, ma nel nome della Chiesa riunita, essendo Egli "Presidente" di questa assemblea"

    però il sacerdote consacra a nome della Chiesa tutta e in particolare di quella porzione riunita assieme a lui, infatti la preghiera eucaristica è pregata in prima persona plurale. a nome di tutta la Chiesa, per il ministero di Cristo, lui loda il Padre, gli rende grazie, lo placa e ottiene grazie e favori per il bene di tutti.

    comunque le 'parole della consacrazione' non sono l'unica causa della presenza e del sacrificio, ma anche la preghiera del sacerdote nell'anafora, e in particolare l'epiclesi

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La Redazione