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Elenco Messe tradizionali in Italia: URGE UN AGGIORNAMENTO

Cari lettori di MiL, molti di voi ci hanno scritto, giustamente, per lamentarsi del fatto che l'elenco delle Messe tradizionali del nost...

mercoledì 3 agosto 2022

Ancora sul cardinale Cupich e l’ignobile cacciata dell’Istituto di Cristo Re da Chicago: la reazione dei fedeli ed i retroscena #traditioniscustodes

Domenica 17 luglio avevamo riportato l’indiscrezione (QUI) e poi mercoledì 21 luglio la conferma ancora ufficiosa della notizia (QUI) secondo la quale il card. Blase Joseph Cupich, Arcivescovo metropolita di Chicago (nonché Gran priore per gli Stati Uniti d’America Centrali dell’Ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme), avrebbe annunciato la sua decisione di chiudere l’apostolato di Chicago dell’Istituto di Cristo Re Sommo Sacerdote a far data da lunedì 1º agosto.
Purtroppo domenica 31 luglio la notizia ha trovato quella conferma che fino all’ultimo abbiamo sperato non giungesse.
Ora stanno emergendo le toccanti storie ed i profondi ricordi delle centinaia di fedeli (400-500 ogni domenica), accanto ai retroscena decisamente meno confortanti che hanno portato Sua Eminenza ad un tale gesto di aperta «guerra».
Tra le tante riflessioni, abbiamo trovato particolarmente significativa quella condivisa sulla pagina Facebook di un fedele di Chicago, che vi proponiamo nella nostra traduzione; di seguito, sempre in nostra traduzione, l’articolo di Maike Hickson pubblicato sul sito Life Site News.
Rimane sempre vivo il nostro invito a continuare a pregare per tutti gli Istituti (già) «Ecclesia Dei» (FSSP, FSVF, SIM, ICRSS, IBP e FSSR) e per i loro fedeli, seminaristi, chierici e sacerdoti, che – soprattutto nell’ultimo anno – sono sottoposti a durissime prove per la loro fedeltà alla Tradizione.

L.V.


Questo è stato il luogo in cui io e April Dauscha ci siamo sposati, dove entrambe le nostre figlie sono state battezzate; il luogo che ha subito un terribile incendio; una chiesa storica che è stata continuamente minacciata di essere demolita dall’Arcidiocesi di Chicago (e difesa dalla città e dal suo sindaco [Daley]); l’unica chiesa cattolica accessibile al pubblico in un quartiere a maggioranza afroamericana; il luogo che è rimasto aperto per servire la gente del posto 24 ore su 24, 7 giorni su 7; il luogo che ha migliorato il quartiere e ha portato un afflusso di fondi, rilevando un’altra struttura adiacente; un luogo i cui fedeli sono una vera rappresentazione della diversità degli Stati Uniti: La decisione razzista e odiosa del cardinale Blase J. Cupich, alla luce di tutto questo, non è solo punire la Messa latina tradizionale. È punire una comunità multiculturale diversificata che ha prosperato in un quartiere altrimenti svantaggiato del Southside di Chicago. In verità, «Li riconoscerete dai loro frutti».

***


LifeSiteNews ha appreso in precedenza che il cardinale Cupich ha ordinato ai sacerdoti locali dell’Istituto di Cristo Re di firmare un documento che va «contro il loro carisma».

Clero e fedeli dell’ICRSS in adozione fuori dalla loro chiesa di Chicago, 31 luglio 2022

Il Santuario di Cristo Re, gestito dall’Istituto di Cristo Re Sommo Sacerdote (ICRSS) di Chicago, ha confermato domenica che le Messe pubbliche e le confessioni dei sacerdoti dell’ICRSS sono state annullate. Un cartello ufficiale dell’Istituto è stato affisso in diverse località, con la scritta: «A partire dal 1º agosto, la celebrazione delle Messe pubbliche è sospesa. Gli orari di confessione sono sospesi. La cappella rimane aperta per la preghiera».

Schermata del cartello che annuncia la chiusura della chiesa per le Messe

Il rapporto di LifeSite del 18 luglio è stato confermato. Il rapporto forniva i retroscena di questa sospensione, basandosi sulle conoscenze privilegiate di Keith Armato, un importante laico cattolico di Chicago coinvolto nell’Istituto.

Armato, che ha potuto leggere la lettera del cardinale Cupich che annunciava la sospensione dei sacerdoti dell’ICRSS a partire dal 1º agosto, ha spiegato a LifeSite che la ragione di questa sospensione è che l’Istituto non poteva, in coscienza, firmare un documento presentato loro da Cupich.

In tale documento, che contiene diversi punti, si chiedeva ai sacerdoti dell’ICRSS di firmare che la Messa Novus Ordo è l’unica vera espressione del rito romano, rifiutando così il rito romano tradizionale. Tra le altre cose, ai sacerdoti è stato anche chiesto di accettare che avrebbero dovuto chiedere all’arcivescovo il permesso di celebrare la Messa latina tradizionale, e che tale permesso sarebbe stato limitato a due anni e avrebbe potuto essere revocato in qualsiasi momento. Armato aveva detto a LifeSite che l’Istituto non poteva firmare questo documento perché andava «contro il loro carisma».

Il Santuario dell’Istituto è dedicato al rito romano tradizionale e ha servito circa 400-500 fedeli ogni domenica che ora saranno privati della Messa e dei sacramenti tradizionali. L’Istituto si trova nel South Side di Chicago, quindi serve una comunità eterogenea con gruppi diversi e alcuni di loro piuttosto poveri. Ora saranno privati di gran parte della cura pastorale dei sacerdoti dell’Istituto.

Come LifeSite ha appreso, a parte i cartelli affissi in diverse sedi dell’Istituto, i sacerdoti stessi non hanno parlato della questione questa domenica durante la Messa. Si sono limitati a chiedere preghiere. Molti osservatori non capiscono il loro silenzio, anche alla luce del fatto che molti parrocchiani hanno fatto loro una cospicua donazione per il restauro della loro chiesa di Chicago, andata a fuoco qualche anno fa e bisognosa di essere restaurata.

Dopo la Messa, ieri l’Istituto ha fatto una processione eucaristica. I presenti sono stati visti piangere.

Jeremy Dannebohm, editore di Memorare Media, ha postato su Facebook una foto della processione eucaristica:

Un’immagine che fa riflettere. Dopo una processione eucaristica, i fedeli del Santuario di Cristo Re hanno pregato i Misteri Dolorosi del Rosario alla presenza del Santissimo Sacramento all’ingresso del loro luogo di rifugio spirituale, che è stato chiuso dall’Arcidiocesi di Chicago. Riflettendo su questa immagine, mi vengono in mente le parole di San Giovanni Crisostomo che disse: «Non credo che tra i vescovi ce ne siano molti che si salveranno, ma molti di più che periranno».

Matt Gaspers, direttore di Catholic Family News, ha lanciato una sfida su Twitter, chiamando in causa il cardinale Cupich per aver permesso che eventi pro-LGBT si svolgessero nelle sue chiese mentre sospendeva l’ICRSS. Ha chiesto a Cupich: «Perché permetti a omosessuali “sposati” di tenere una “riflessione sulla festa del papà” a @oldstpats e a @soulplay18 (un laico) di predicare alla Sacra Famiglia, mentre perseguiti sacerdoti fedeli dediti alla Messa e ai sacramenti tradizionali (@ICRSS)?».



Sui social media, i cattolici stanno reagendo con forza a questa soppressione dell’ICRSS, alcuni chiamando in causa Cupich, altri criticando l’ICRSS per non aver reagito abbastanza. Alcuni invitano l’ICRSS a seguire l’esempio dell’arcivescovo Marcel Lefebvre, che si è lanciato nella disobbedienza per preservare il rito romano tradizionale e gli insegnamenti tradizionali della Chiesa. Altri – come il dottor Peter Kwasniewski – mostrano più simpatia per l’attuale situazione dell’ICRSS, che potrebbe essere soppresso del tutto come ordine, se dovesse entrare in uno stato di disobbedienza.

È chiaro che la responsabilità finale di questa situazione a Chicago è nelle mani di Papa Francesco che, dal luglio 2021, ha dichiarato guerra al rito romano tradizionale. Pubblicando il suo documento Traditionis Custodes che dichiara che «i libri liturgici promulgati da San Paolo VI e San Giovanni Paolo II [cioè la Messa Novus Ordo], in conformità con i decreti del Concilio Vaticano II, sono l’espressione unica della lex orandi del Rito Romano», Francesco ha così cancellato i Sacramenti del rito antico che risalgono a secoli fa.

Non solo l’Istituto di Cristo Re è stato cancellato a Chicago, ma molte altre parrocchie diocesane sono attualmente private della Messa latina tradizionale e dei Sacramenti tradizionali.

LifeSite ha appena riportato la notizia che il vescovo Michael Burbidge, della diocesi di Arlington, ha ridotto i luoghi per le Messe tradizionali da 21 a 8, e alcune delle Messe rimanenti sono state spinte fuori dalle chiese parrocchiali in palestre e altre sale. Questa restrizione entrerà in vigore l’8 settembre, festa della Natività di Nostra Signora.

Come nel caso dell’ICRSS, i fedeli diocesani sono indignati per il trattamento che stanno ricevendo dalla Chiesa cattolica che, sotto l’attuale pontificato, parla così spesso di misericordia e contro la rigidità.

LifeSite ha contattato l’arcidiocesi di Chicago per chiedere un commento. Aggiorneremo questo rapporto in caso di risposta.

6 commenti:

  1. Sì, ma basta! Che ignobile!? Un vescovo non può organizzare la sua diocesi come crede meglio? Deve prima consultarsi con voi?

    E, com’era prevedibile, partono le manifestazioni e le proteste. Tutto per “difendere la fede”, ovvio.

    Senza pietà, di fronte a meschine sceneggiate come questa.

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    1. Un vescovo cattolico dovrebbe innanzitutto essere cattolico.

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    2. Come tutti i tradizionalisti fondamentalisti, credi di essere l’unico in diritto di dare patenti di cattolicità a destra e a manca. Proprio la tipica aria da “solo io posso parlare perché sono l’unico che ha capito tutta la tradizione ed il magistero della Chiesa. Gli altri? Tutti eretici in fila per l’inferno”.
      Lo dico sempre: la Messa in latino non è il problema. È questo atteggiamento settario il problema, ma voi ve ne gloriate come di una medaglia. Non piagnucolate quando vi chiudono le chiese, però.

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  2. AMICI, Questo vuol dire avere a che fare con i vescovi Vat/secondisti. Ne avete riconosciuto autorità e tutto. Quello che fanno o vi sta bene, o vi sta bene. Preparatevi ad andare i massa dagli "irregolari". Se questi ultimi, vi chiederanno esami di catechismo e, magari ri-ordinazioni sub conditione, non meravigliatevi.

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    1. Visto come si comportano, ne riconoscono l’autorità puramente di facciata. Gratta gratta, sono tutti più o meno sedevacantisti.
      Personalmente, stimo molto più coerenti le sette che si sono elette un loro papa in maniera autonoma. Almeno non tengono il piede in due scarpe.

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  3. I vescovi conciliaristi non sono insensibili al richiamo dei poteri forti. Bergoglio style.

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La Redazione