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giovedì 27 gennaio 2022

Controstoria del Movimento Liturgico #15 - Anno liturgico e vita quotidiana: Beato L. Biraghi (1801-1879) di A. Porfiri

15º appuntamento con la controstoria del Movimento Liturgico del M° Aurelio Porfiri.
Qui i precedenti.
Roberto

Anno liturgico e vita quotidiana: Beato Luigi Biraghi (1801-1879)
di Aurelio Porfiri

I fermenti intorno alla liturgia, come abbiamo visti, non possono essere ricondotti soltanto a quello che tecnicamente definiamo come il “Movimento Liturgico” che dalla metà del XIX secolo prenderà il via e che poi nel ventesimo secolo si indirizzerà ad una certa idea di riforma non sempre conforme all’indirizzo originario. Esistono anche prima, e lo abbiamo visto, tanti studiosi che dirigono il proprio interesse all’approfondimento della liturgia. Uno di questi fu il sacerdote Luigi Biraghi, oggi Beato.

Nato in provincia di Milano, fu poi attivo nella Milano stessa come sacerdote e formatore di sacerdoti e poi nella Biblioteca Ambrosiana, dove la sua fama di erudito fu apprezzata molto anche dal papa Pio IX. L’incontro con una ragazza desiderosa di farsi suora, Marina Videmari, lo spinse alla fondazione di una congregazione religiosa dedita specialmente all’educazione della gioventù femminile, le suore marcelline. L’istituto conobbe una certa espansione e mons. Biraghi morì in una delle loro case, dopo una vita di grande impegno apostolico. Fu beatificato nel 2006.

Si dedicò con ogni premura alla formazione spirituale delle sue suore e alle sue figlie spirituali. La formazione liturgica occupava un posto di primo piano. In un messaggio alle suore marcelline del 1841 diceva: “Studiare e imitare Gesù sacramentato, modello di ogni virtù. Vedetelo infatti. È modello di carità, poiché la grande carità verso di noi lo indusse ad istituire questo Sacramento e vi sta continuamente a nostro conforto, aiuto, sostegno, sacrificando tutto se stesso” (1).

La preoccupazione di una spiritualità di carattere liturgico la troviamo bene espressa in un pensiero indirizzato in una lettera a Marina Vademari del 1837: “Siamo all’Avvento. Che cosa preparate voi a Gesù che viene a noi? Qual dono gli volete offrire? Una profonda umiltà. Però cercherete sempre di contrariarvi, di abbassarvi, di far la volontà della Superiora vostra. Gli uffici più bassi amateli, o carissima, in onore di Gesù gran Re, che fa la solenne sua entrata in questo mondo entro di una stalla. Oh gran mistero d’umiltà che confonde la superbia nostra. E insieme gran mistero d’amore. Noi eravamo quel meschino spogliato dai ladri, ferito e quasi morto, senza aiuto, senza speranza e Gesù Cristo ci compatì, venne basso fino a noi, ci prese sulle sue spalle, ci guarì, ci fece suoi fratelli ed eredi del Suo Regno. Or potremo noi non amare Gesù? Meditate spesso questo pensiero”. Notiamo come la contemplazione dell’anno liturgico si incarna poi nella vita quotidiana e non è la vita quotidiana che si pretende distorcere il senso della liturgia.

Ci sarebbero veramente tanti spunti negli scritti di questo sacerdote, per esempio c’è questo messaggio indirizzato sempre a Marina Videmari il primo maggio 1839: “Venerdì essendo s. Croce date mezza festa alle ragazze, e conducetele a passeggio. Oggi è cominciato il mese di Maria. Che bel mese! Mese dei fiori e delle rose, mese del tepore e della santità, mese del rinnovamento d’ogni cosa! Santificatelo e onorate Maria. Maria è un giardino di tutti i fiori di virtù. In essa però io ammiro sopra ogni cosa quel cuore sì umile sicché si teneva proprio l’ultima di tutte. Essa è la nostra carissima madre. Poniamo in lei ogni nostra speranza, e sare- mo consolati.

Ieri giorno di s. Caterina da Siena il mio cuore fu sempre rivolto a voi quattro, pensando come il Signore ha fatto a voi parte dei santi privilegi fatti a quella santa, che morì d’anni 32. Nel leggere il Vangelo della Messa, mi richiamava voi. “In mezzo ai cristiani vi è un tesoro nascosto sotto terra. Uno si accorge del tesoro, va, vende ogni sua cosa e lo possiede. Un negoziante era in cerca di gemme preziose, e trovatane una di una preziosità straordinaria, pieno di contento va, vende ogni cosa e compera quella gemma.” Così avete fatto voi, care figliuole: avete abbandonato tutto per comperare la verginità e lo stato religioso, vero tesoro, vera gemma. Ringraziate il Signore, tenete da conto la vocazione; pregate Maria e pregatela anche per me”. Questi pochi passaggi fra i tanti consigli di saggia direzione spirituale fanno intravedere come anche le devozioni extra liturgiche fossero fiori che in un certo senso crescevano sul terreno della liturgia e come essa fosse vissuta da molti non come una cosa astratta, ma come il pascolo spirituale da cui scaturiva tutta l’esistenza.

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(1) BIRAGHI, Luigi (2002). Lettere alle sue figlie spirituali (1837-1842). A cura di suor Giuseppina Parma. Brescia: Editrice Queriniana.

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