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domenica 2 maggio 2021

D.d.l. Zan incardinato in Commissione, nota CEI, Concita De Gregorio

Proseguiamo le analisi d’autore sulla nota della Conferenza Episcopale Italiana sul d.d.l. Zan, la quale ha suscitato molte critiche tra i commentatori (QUI, QUI e QUI i post precedenti), proponendovi le precise e dettagliato ricostruzioni incorniciate da un gustoso commento di Giuseppe Ronconi pubblicate sul sito Rossoporpora.

L.V.


La Commissione Giustizia del Senato italiano ha approvato mercoledì 28 aprile con 13 sì contro 11 no la calendarizzazione del disegno di legge Zan ‘contro l’omotransfobia’ approvato alla Camera il 4 novembre 2020. Le previsioni. La nuova nota – de facto mollacciona – della presidenza della CEI. Reazioni varie. Concita De Gregorio e la democrazia.

Mercoledì 28 aprile, verso le 09.30, la Commissione Giustizia del Senato italiano ha approvato con 13 voti contro 11 la calendarizzazione per il mese di maggio del ddl Zan ‘contro l’omotransfobia’, approvato dalla Camera dei deputati il 4 novembre 2020 e trasmesso alla Camera gemella il giorno dopo. In favore della calendarizzazione il centro-sinistra (compresa ‘Italia viva’ di Renzi), contro il centro-destra compatto.

Non si sa ancora esattamente quando si incomincerà in Commissione a discutere del d.d.l. liberticida. È possibile che il relatore – come da regolamento il presidente della Commissione Andrea Ostellari (Lega) – presenti la relazione introduttiva (insieme con quelle riguardanti altri quattro testi di argomento analogo) tra una decina di giorni. A tale relazione seguiranno prevedibilmente in Commissione molte audizioni di esperti della materia e dei senatori che vorranno intervenire per esprimere la propria opinione; si proseguirà poi con l’esame del testo e a quel punto si dovranno discutere anche i prevedibilmente numerosi emendamenti che verranno presentati.

I tempi si prospettano non brevi, anche perché sempre per maggio sono stati calendarizzati altri atti legislativi in materia di negazionismo sulle foibe, sull’omicidio nautico, sulla riforma del processo civile, sulla tutela degli animali, sullo svantaggio economico endo-familiare, sulle spese di giustizia, sui praticanti avvocati, sulla riforma del Consiglio superiore della magistratura, sulla conoscenza delle origini biologiche, sull’istigazione all’autolesionismo e al suicidio, sul pignoramento della prima casa, sulla videoregistrazione nelle indagini preliminari, sui reati contro il patrimonio culturale. A tutto questo ben di Dio bisogna aggiungere – in via prioritaria, come ha detto il presidente Ostellari – gli adempimenti dovuti per obbligo costituzionale o legislativo come i disegni di legge di conversione di decreto-legge o i pareri su atti del Governo.

Realisticamente il percorso del d.d.l. Zan in Commissione del Senato si prevede non facile. Sicuramente il centro-destra farà muro per tentare di affossarlo (come sarebbe doveroso per ragioni antropologiche e di libertà di espressione). Nel centro-sinistra Italia viva di Renzi presenterà – secondo quanto è stato annunciato – proposte di modifica che, se poi approvate dall’Aula, imporrebbero il ritorno del d.d.l. alla Camera con la possibilità che, dati i tempi di legislatura, lo stesso d.d.l. sarebbe de facto affossato.

È evidente che in Senato il centro-sinistra, senza Italia viva, non può contare sulla maggioranza dei voti. Italia viva lo sa e dunque se ne approfitterà, tentando di costringere il resto della coalizione ‘progressista’ a votare i propri emendamenti così che il d.d.l. Zan possa essere approvato pur rimaneggiato (ma temiamo non nei punti più delicati). Possibile però anche che i compagni della coalizione ‘progressista’ rifiutino il ricatto politico. E allora Italia viva che farà? Voterà contro il d.d.l. Zan, rendendo possibile la vittoria del centro-destra? Oppure – come è già capitato altre volte – digerirà il testo attuale del d.d.l. in cambio di svariati contentini poco ideologici? È chiaro che Italia viva – che è fortemente infiltrata dalla nota lobby – è politicamente inaffidabile su temi eticamente sensibili (e la coppia – allora piddina – Renzi-Boschi l’ha ampiamente dimostrato nel 2016 in tema di unioni civili, con una legge de facto imposta scandalosamente al Parlamento troncando la discussione in Commissione, contingentando numero e durata degli interventi in Aula, pretendendo il voto di fiducia).

Al centro-destra non resta che condurre un’opposizione dura e senza sconti al d.d.l. Zan, già in Commissione. È anche vero che – al contrario di Lega e Fratelli d’Italia – Forza Italia al Senato al suo interno presenta delle incrinature ad opera di qualche senatrice che ci tiene ad apparire politicamente corretta agli occhi di certi ambienti (ne abbiamo parlato in precedenti articoli sul tema). È essenziale perciò che la lotta del centro-destra sia sostenuta dalla società civile, anche con insistite manifestazioni di piazza pur limitate nella partecipazione dalle note restrizioni imposte al popolo italiano.

In tal senso assume un ruolo fondamentale la capacità di mobilitazione delle associazioni per la famiglia e per la vita. Il ‘Family Day’ in un comunicato “esprime tutto il suo sconcerto e grande delusione per la decisione della Commissione giustizia del Senato di incardinare il d.d.l. Pd, M5s, Leu e Italia viva sono degli irresponsabili e violano l’appello all’unità del premier Draghi e del presidente Mattarella, portando avanti una proposta inutile e dannosa”. E rileva più oltre: “In un momento di crisi economica e sanitaria senza precedenti, una parte di maggioranza vuole tenere il parlamento occupato a parlare di un testo divisivo, che introduce nell’ordinamento un vago e pericoloso concetto di identità di genere, che apre a derive liberticide e all’indottrinamento nelle scuole tramite corsi affidati alle sigle LGBT, rallentando così la discussione e l’approvazione delle riforme necessarie per implementare il recovery plan”. Concludendo: “Leviamo quindi il nostro appello ai parlamentari chiamati a decidere sul percorso di questo d.d.l. inutile e liberticida ed esortiamo tutti i nostri simpatizzanti e le donne e gli uomini liberi della nostra nazione a far sentire chiara e forte la loro voce in difesa della libertà. Il Family Day darà battaglia e tornerà a manifestare il suo dissenso nelle piazze italiane”.

Anche “Pro Vita&Famiglia” (oltre all’Associazione “Non si tocchi la famiglia”), in un altro comunicato esprime la volontà di combattere, per voce di Antonio Brandi e di Jacopo Coghe, che rileva: “Dati alla mano, per fortuna in Italia non esiste nessuna ‘emergenza omofobia’. Il Covid è un’emergenza. Il lavoro perso è un’emergenza. La disabilità abbandonata è un’emergenza. La scuola chiusa è un’emergenza. L’emergenza omofobia è un’invenzione mediatica fomentata dalla Sinistra per nascondere sotto al tappeto le emergenze reali che non è in grado di risolvere. Sconcertante! Daremo battaglia, anche in piazza se servirà, per bloccare questa pericolosa legge, profondamente discriminatoria”.

LA NOTA DELLA CEI DEL 28 APRILE 2021: CERTO PIÙ MOLLACCIONA RISPETTO A QUELLA DEL 10 GIUGNO 2020

Mercoledì 28 aprile 2021 mattina è stata diramata una nota della Presidenza della Conferenza episcopale italiana (CEI) a proposito del disegno di legge Zan contro ‘l’omotransfobia, ecc ecc”. La nota – si legge – riprende il comunicato del 10 giugno 2020, in cui – sotto il titolo “Non serve una nuova legge” – si puntualizzava che già nelle leggi vigenti, a proposito di ‘omotransfobia’, “non solo non si riscontra alcun vuoto normativo, ma nemmeno lacune che giustifichino l’urgenza di nuove disposizioni”. Anzi: “Un’eventuale introduzione di ulteriori norme incriminatrici rischierebbe di aprire a derive liberticide, per cui – più che sanzionare la discriminazione – si finirebbe col colpire l’espressione di una legittima opinione, come insegna l’esperienza degli ordinamenti di altre Nazioni al cui interno norme simili sono già state introdotte”. A conclusione del comunicato si esprimeva la necessità di “un confronto autentico e intellettualmente onesto”.

La nota del 28 aprile è indubbiamente più ‘morbida’. Mentre il 10 giugno si insisteva sull’inutilità di una nuova legge e sui rischi di derive liberticide ove fosse stata approvata, ora gli accenti sono assai diversi. Se l’Agensir (agenzia della Conferenza episcopale) evidenzia: “Ddl Zan, CEI: ‘Una legge contro la discriminazione non può e non deve perseguire l’obiettivo con l’intolleranza’, l’Avvenire è più sfumato e mette l’accento sul dialogo: “Troppi dubbi sul ddl Zan, serve un dialogo aperto e senza pregiudizi” in versione online e addirittura con titolone d’apertura di prima pagina nella versione cartacea di giovedì 29 aprile: “Legge anti-omofobia: ora un vero dialogo”. Subito sorge spontanea una domanda: ma se nella nota di giugno 2020 la nuova legge era ritenuta inutile dal punto di vista normativo, che bisogno c’è di dialogare? Se è inutile, dialogare è una perdita di tempo. E de facto una resa sostanziale a chi vuole imporla.

Nella nota del 28 aprile si rileva che “una legge che intende combattere la discriminazione non può e non deve perseguire l’obiettivo con l’intolleranza, mettendo in questione la realtà della differenza tra uomo e donna”. Così proseguendo: “In questi mesi sono affiorati diversi dubbi sul testo del d.d.l. Zan in materia di violenza e discriminazione per motivi di orientamento sessuale o identità di genere, condivisi da persone di diversi orizzonti politici e culturali. È necessario che un testo così importante cresca con il dialogo e non sia uno strumento che fornisca ambiguità interpretative”. Notiamo qui che la presidenza della CEI parla di “identità di genere”, dando per scontato che esista… una svista derivata da un approccio connotato almeno da una certa superficialità? Più in là si legge: “Alla luce di tutto questo sentiamo il dovere di riaffermare serenamente la singolarità e l’unicità della famiglia, costituita dall’unione dell’uomo e della donna, e riconosciamo anche di doverci lasciar guidare ancora dalla Sacra Scrittura, dalle Scienze umane e dalla vita concreta di ogni persona per discernere sempre meglio la volontà di Dio”. Dopo una buona dose di melassa filo-arcobaleno, la nota conclude: “Auspichiamo quindi che si possa sviluppare nelle sedi proprie un dialogo aperto e non pregiudiziale, in cui anche la voce dei cattolici italiani possa contribuire alla edificazione di una società più giusta e solidale”.

La nota del 28 aprile è meno drastica di quella del 10 giugno. È come se la CEI si fosse rassegnata all’approvazione della legge, sperando però che venga modificata in alcuni punti sensibili. Una legge modificata dovrebbe tornare naturalmente dal Senato alla Camera, con la possibilità che l’approvazione definitiva non avvenga prima della fine della legislatura (e dunque il d.d.l. decadrebbe).

Tale calcolo ci sembra rischioso. Già il ‘dialogo aperto’ (auspicato a suo tempo soprattutto da Avvenire con compagnia cattofluida) sul tema del riconoscimento delle ‘unioni civili’ si è rivelato un vero fallimento (anche) dal punto di vista della dottrina sociale della Chiesa. Si vuole perseverare? Per le solite ragioni di piccolo cabotaggio più o meno economico o magari per non inimicarsi la nota lobby (sempre più radicata nella Chiesa, pure a certi livello di vertice)?

Un’altra annotazione: il comunicato della CEI del 28 aprile è giunto quasi contemporaneamente alla decisione commissionale di calendarizzare il d.d.l. Zan. In sintesi e in sostanza, come abbiamo visto, la CEI accetta oggi la legge, ma chiede che sia modificata in alcuni passi sensibili. Che tale posizione rispecchi quella del presidente del Consiglio Mario Draghi, interessato a far sì che la sua strana maggioranza non rischi di sfaldarsi o comunque di entrare in forte fibrillazione? Può anche sorgere il sospetto che la CEI (probabilmente lo stesso cardinal Bassetti) abbia contattato Draghi a tale proposito e i due abbiano valutato e concordato i passi da compiere. Certo è vero che il d.d.l. Zan è un’iniziativa parlamentare e non governativa, ma l’esecutivo non potrà fingere disinteresse per lungo tempo davanti allo scontro originato dal disegno di legge al suo interno.

QUALCHE PERLA TRA LE REAZIONI…

Qualche perla tra le molte reazioni. La nota Monica Cirinnà (piddina “Dio, Patria, Famiglia… che vita de m…”) reagisce da par suo alla nota della CEI, prendendosela con l’affermazione (da noi riportata) sulla singolarità e unicità della famiglia formata da uomo e donna: “Con rispetto ricordo alla CEI che per la legge italiana esistono famiglie diverse (non solo formate da uomo e donna)”. Famiglie diverse? Ma quando? Ma dove?

Il noto piddino Alessandro Zan osserva, sempre da par suo: “L’Europa da anni ci chiede una legge. Tolta Ungheria e Polonia ce l’hanno tutti una legge contro i crimini d’odio. Anche Albania, Montenegro, Cipro”. A parte l’espressione truffaldina una legge contro i crimini d’odio, chissà che piacere proveranno albanesi, montenegrini, ciprioti nel sentirsi così apprezzati dall’indomito combattente contro le discriminazioni…

Non poteva mancare la voce di un esperto costituzionalista, tale Fedez. In prima battuta il finissimo legislatore s’era adirato contro Andrea Ostellari, presidente leghista della Commissione Giustizia del Senato, per le sue ‘manovre dilatorie’ e gli aveva urlato: “Ostellari, non sei Beyoncé!” (N.d.R.: cantautrice, ballerina, attrice, imprenditrice). Appresa la notizia che Ostellari, come da regolamento, sarebbe stato il relatore in commissione del d.d.l. Zan, l’ha irriso: “La diva si proclama imperatore!”.

Di tale circo ‘artistico’ fa parte anche la nota soubrette elvetica Michelle Hunziker, che – non paga di essersi scusata con i cinesi per aver fatto gli occhi a mandorla durante una puntata di ‘Striscia la notizia’ – ha annunciato il suo “forte sostegno” al d.d.l. Zan. Scelta identica a quella di altri noti personaggi (vedi rossoporpora.org/rubriche/italia/1011-ddl-zan-murgia-merlo-la-campagna-di-vanty-fair-crepe-a-sinistra.html), cui si sono aggiunti Maurizio Costanzo, Simona Ventura, Francesca Michielin e la ex-parlamentare berlusconiana (e ministro nel governo Letta 1) Nunzia De Girolamo. Ha detto la sprovveduta Hunziker, dimostrando di non aver letto il testo del d.d.l. Zan, nonché di essere completamente all’oscuro della legislazione italiana vigente: “Basta. Siamo nel XXI secolo, bisogna evolversi. E laddove non c’è il buonsenso, purtroppo ci vuole una legge, che regolamenti i comportamenti delle persone”.

LA PERFETTA DEMOCRAZIA SECONDO CONCITA DE GREGORIO

Tra gli editorialisti del prodotto cartaceo e online maestro inarrivabile nelle campagne mediatiche di linciaggio (denominato Repubblica) – oltre al noto Francesco Merlo, che ha ripetutamente definito ‘vigliacchi’ i parlamentari che ostacolano la marcia trionfale del luminoso disegno di legge Zan (vedi rossoporpora.org/rubriche/italia/1008-vento-di-follia-il-merlo-di-repubblica-l-ulivo-di-battaglia.html) – troviamo Concita De Gregorio, già direttrice de L’Unità tra il 2008 e il 2011. Su Repubblica di mercoledì 28 aprile 2021 la nota radical-chic ci ha voluto offrire nella sua rubrica (a pagina 25) in poche righe un saggio eloquente di quel che intende per ‘democrazia’.

Leggete un po’ che scrive la Concita, sotto il titolo “Se il preside dice no all’Arcigay”: “Voi chi chiamereste a scuola, se voleste ascoltare qualcuno che vi parli di omofobia, bullismo, che vi spieghi bene i pro e i contro del Ddl Zan, che risponda alle vostre domande su cosa significhi sentirsi diversi? Gli studenti del liceo Tito Livio di Martina Franca, in Puglia, hanno invitato all’assemblea d’istituto un esponente dell’Arcigay di Taranto. MI pare una scelta coerente, una delle molte possibili certo: magari Zan in persona non poteva, magari il vescovo non è solito dibattere di sessualità e affettività, magari così hanno deciso a maggioranza. Se non che il preside ha negato l’autorizzazione. Alle prime proteste, ha rettificato: potete farla (certo, l’assemblea d’istituto non è una gentile concessione dell’autorità) ma deve essere su un altro tema. Motivo, riferito alla stampa locale da uno studente: ‘Ha detto che la scuola non può sostituirsi ai genitori nell’educazione all’affettività e che per fare una cosa del genere occorre il consenso informato da parte dei genitori. Chiedere il consenso informato (come previsto dagli orientamenti ministeriali), dato che in un liceo la maggior parte degli studenti è ancora minorenne? “Un testacoda della logica”, secondo la Concita, assai sprovveduta in materia.

Curiosissimo poi il concetto di democrazia espresso dalla nota pasionaria al caviar: per spiegare agli studenti un d.d.l. controverso come lo Zan basta invitare un esponente dell’Arcigay. Che bisogno c’è di invitare qualcun altro? Pensate… l’esponente dell’Arcigay illustrerebbe le proprie ragioni e anche quelle degli oppositori. Brava la ‘democratica’ Concita, che – figlia di madre catalana ed eccitata dalle prodezze totalitarie odierne di Pedro Sanchez e Pablo Iglesias – vorrebbe forse provare l’ebbrezza di far rivivere in Italia la Spagna rossa del Fronte popolare, quella che negli Anni Trenta originò l’Alzamiento del 18 luglio 1936.

Dulcis in fundo. Scrivendo il commento del 28 aprile, la Concita pasionaria nella foga è andata in tilt, confondendo due avvenimenti diversi (come scrive lei stessa in un post scriptum redatto la sera dello stesso giorno). È nel febbraio 2019 che il preside non ha autorizzato l’assemblea con l’esponente dell’Arcigay. Stavolta invece l’assemblea non autorizzata intendeva essere dedicata al caso Malika, la ragazza di famiglia musulmana di stretta osservanza – padre marocchino, madre italiana convertita – cacciata di casa (vicenda penosissima, ma strumentalizzata in favore del d.d.l. Zan… come sostiene Avvenire, ci sono ancora aspetti da chiarire). Si conferma invece che il preside ha obiettato che per l’occasione ci voleva il consenso informato dei genitori. Resta il fatto che la Conchita pasticciona non ha invece pasticciato sul suo concetto curioso di democrazia, che ha voluto gentilmente offrire ai suoi lettori nella sede più adeguata: quella di Repubblica.

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