lunedì 8 ottobre 2018

Lettera del card. Oullet contro Viganò e commenti

Pubblichiamo la lettera aperta del Card. Oullet, Prefetto della Congregazione per i Vescovi,  a mons. Viganò resa pubblica ieri.
Aggiungiamo il commento ad essa di Tosatti (anche QUI) della Bussola, il link al commento di Aldo Maria Valli (QUI) e del Wall Street Journal (QUI).
Mi pare che Valli e Tosatti riprendano bene gli elementi di debolezza della lettera di Oullet e non li ripetiamo. Solo due piccole aggiunte da parte nostra:
  • il Cardinal Ouellet nega tutto e per giustificare l'episodio del giugno 2013 in cui Viganò disse di McCarrick a Bergoglio afferma che quest'ultimo non si filava un Cardinale ritirato che non aveva incarichi da 7 anni. Ma McCarrick, solo tra il 2013 e il 2014,  è andato in Cina, Filippine ed Armenia per conto della Santa Sede.
  • Certe piaggerie a favore della new wave ecclesiale su Amoris Laetizia e sulla  supposta "tradizione vivente" ce le poteva risparmiare.
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Settimo Cielo 7-10-18

Caro confratello Carlo Maria Viganò,

Nel tuo ultimo messaggio ai media, in cui denunci Papa Francesco e la Curia romana, mi esorti a dire la verità su dei fatti che tu interpreti come un’endemica corruzione che ha invaso la gerarchia della Chiesa fino al suo più alto livello. Con il dovuto permesso pontificio, offro qui la mia personale testimonianza, come Prefetto della Congregazione per i Vescovi, sulle vicende riguardanti l’Arcivescovo emerito di Washington Theodore McCarrick e sui suoi presunti legami con Papa Francesco, che costituiscono l’oggetto della tua clamorosa pubblica denuncia così come della tua pretesa che il Santo Padre si dimetta. Scrivo questa mia testimonianza in base ai miei contatti personali e ai documenti degli archivi della suddetta Congregazione, che sono attualmente oggetto di uno studio per far luce su questo triste caso.

Consentimi di dirti innanzitutto, in piena sincerità, in forza del buon rapporto di collaborazione esistito tra noi quando eri Nunzio a Washington, che la tua attuale posizione mi appare incomprensibile ed estremamente riprovevole, non solo a motivo della confusione che semina nel popolo di Dio, ma perché le tue accuse pubbliche ledono gravemente la fama dei Successori degli Apostoli. Ricordo di aver goduto un tempo della tua stima e della tua confidenza, ma constato che avrei perso ai tuoi occhi la dignità che mi riconoscevi, per il solo fatto di essere rimasto fedele agli orientamenti del Santo Padre nel servizio che mi ha affidato nella Chiesa. La comunione con il Successore di Pietro non è forse l’espressione della nostra obbedienza a Cristo che l’ha scelto e lo sostiene con la Sua grazia? La mia interpretazione di "Amoris Laetitia" che tu lamenti, si inscrive in questa fedeltà alla tradizione vivente, di cui Francesco ci ha dato un esempio con la recente modifica del Catechismo della Chiesa Cattolica sulla questione della pena di morte.

Veniamo ai fatti. Tu dici di aver informato Papa Francesco il 23 giugno 2013 sul caso McCarrick nell’udienza che ha concesso a te, come a tanti altri rappresentanti pontifici da lui allora incontrati per la prima volta in quel giorno. Immagino l’enorme quantità di informazioni verbali e scritte che egli ha dovuto raccogliere in quell’occasione su molte persone e situazioni. Dubito fortemente che McCarrick l’abbia interessato al punto che tu vorresti far credere, dal momento che era un Arcivescovo emerito di 82 anni e da sette anni senza incarico. Inoltre le istruzioni scritte, preparate per te dalla Congregazione per i Vescovi all’inizio del tuo servizio nel 2011, non dicevano alcunchè di McCarrick, salvo ciò che ti dissi a voce della sua situazione di Vescovo emerito che doveva obbedire a certe condizioni e restrizioni a causa delle voci attorno al suo comportamento nel passato.

Dal 30 giugno 2010, da quando sono Prefetto di questa Congregazione, io non ho mai portato in udienza presso Papa Benedetto XVI o Papa Francesco il caso McCarrick, salvo in questi ultimi giorni, dopo la sua decadenza dal Collegio dei Cardinali. L’ex-Cardinale, andato in pensione nel maggio 2006, era stato fortemente esortato a non viaggiare e a non comparire in pubblico, al fine di non provocare altre dicerie a suo riguardo. È falso presentare le misure prese nei suoi confronti come “sanzioni” decretate da Papa Benedetto XVI e annullate da Papa Francesco. Dopo il riesame degli archivi, constato che non vi sono documenti a questo riguardo firmati dall’uno o dall’altro Papa, né nota di udienza del mio predecessore, il Cardinale Giovanni-Battista Re, che desse mandato dell’obbligo dell’Arcivescovo emerito McCarrick al silenzio e alla vita privata, con il rigore di pene canoniche. Il motivo è che non si disponeva allora, a differenza di oggi, di prove sufficienti della sua presunta colpevolezza. Di qui la posizione della Congregazione ispirata alla prudenza e le lettere del mio predecessore e mie che ribadivano, tramite il Nunzio Apostolico Pietro Sambi e poi anche tramite te, l’esortazione a uno stile di vita discreto di preghiera e penitenza per il suo stesso bene e per quello della Chiesa. Il suo caso sarebbe stato oggetto di nuove misure disciplinari se la Nunziatura a Washington o qualunque altra fonte, ci avesse fornito delle informazioni recenti e decisive sul suo comportamento. Mi auguro come tanti che, per rispetto delle vittime ed esigenza di giustizia, l’indagine in corso negli Stati Uniti e nella Curia romana ci offra finalmente una visione critica complessiva delle procedure e delle circostanze di questo caso doloroso, affinché fatti del genere non si ripetano nel futuro.

Come può essere che quest’uomo di Chiesa, di cui oggi si conosce l’incoerenza, sia stato promosso a più riprese, sino a rivestire le altissime funzioni di Arcivescovo di Washington e di Cardinale? Io stesso ne sono assai stupito e riconosco dei difetti nel procedimento di selezione che è stato condotto nel suo caso. Ma senza entrare qui nei dettagli, si deve comprendere che le decisioni prese dal Sommo Pontefice poggiano sulle informazioni di cui si dispone in quel preciso momento e che costituiscono l’oggetto di un giudizio prudenziale che non è infallibile. Mi sembra ingiusto concludere che le persone incaricate del discernimento previo siano corrotte anche se, nel caso concreto, alcuni indizi forniti da testimonianze avrebbero dovuto essere ulteriormente esaminati. Il prelato in causa ha saputo difendersi con grande abilità dai dubbi sollevati a suo riguardo. D’altra parte, il fatto che vi possano essere in Vaticano persone che praticano e sostengono comportamenti contrari ai valori del Vangelo in materia di sessualità, non ci autorizza a generalizzare e a dichiarare indegno e complice questo o quello e persino lo stesso Santo Padre. Non occorre innanzitutto che i ministri della verità si guardino dalla calunnia e dalla diffamazione?

Caro Rappresentante Pontificio emerito, ti dico francamente che accusare Papa Francesco di aver coperto con piena cognizione di causa questo presunto predatore sessuale e di essere quindi complice della corruzione che dilaga nella Chiesa, al punto di ritenerlo indegno di continuare la sua riforma come primo pastore della Chiesa, mi risulta incredibile ed inverosimile da tutti i punti di vista. Non arrivo a comprendere come tu abbia potuto lasciarti convincere di questa accusa mostruosa che non sta in piedi. Francesco non ha avuto alcunché a vedere con le promozioni di McCarrick a New York, Metuchen, Newark e Washington. Lo ha destituito dalla sua dignità di Cardinale quando si è resa evidente un’accusa credibile di abuso sui minori. Non ho mai sentito Papa Francesco fare allusione a questo sedicente gran consigliere del suo pontificato per le nomine in America, benché Egli non nasconda la fiducia che accorda ad alcuni prelati. Intuisco che questi non siano nelle tue preferenze, né in quelle degli amici che sostengono la tua interpretazione dei fatti. Trovo tuttavia aberrante che tu approfitti dello scandalo clamoroso degli abusi sessuali negli Stati Uniti per infliggere all’autorità morale del tuo Superiore, il Sommo Pontefice, un colpo inaudito e immeritato.

Ho il privilegio di incontrare a lungo Papa Francesco ogni settimana, per trattare le nomine dei Vescovi e i problemi che investono il loro governo. So molto bene come egli tratti le persone e i problemi: con molta carità, misericordia, attenzione e serietà, come tu stesso hai sperimentato. Leggere come concludi il tuo ultimo messaggio, apparentemente molto spirituale, prendendoti gioco e gettando un dubbio sulla sua fede, mi è sembrato davvero troppo sarcastico, persino blasfemo! Ciò non può venire dallo Spirito di Dio.

Caro confratello, vorrei davvero aiutarti a ritrovare la comunione con colui che è il garante visibile della comunione della Chiesa Cattolica; capisco come delle amarezze e delle delusioni abbiano segnato la tua strada nel servizio alla Santa Sede, ma tu non puoi concludere così la tua vita sacerdotale, in una ribellione aperta e scandalosa, che infligge una ferita molto dolorosa alla Sposa di Cristo, che tu pretendi di servire meglio, aggravando la divisione e lo sconcerto nel popolo di Dio! Cosa posso rispondere alla tua domanda se non dirti: esci dalla tua clandestinità, pentiti della tua rivolta e torna a migliori sentimenti nei confronti del Santo Padre, invece di inasprire l’ostilità contro di lui. Come puoi celebrare la Santa Eucaristia e pronunciare il suo nome nel canone della Messa? Come puoi pregare il santo Rosario, San Michele Arcangelo e la Madre di Dio, condannando colui che Lei protegge e accompagna tutti i giorni nel suo pesante e coraggioso ministero?

Se il Papa non fosse un uomo di preghiera, se fosse attaccato al denaro, se favorisse i ricchi a danno dei poveri, se non dimostrasse un’infaticabile energia per accogliere tutti i miseri e donare loro il generoso conforto della sua parola e dei suoi gesti, se non moltiplicasse tutti i mezzi possibili per annunciare e comunicare la gioia del Vangelo a tutti e a tutte nella Chiesa e al di là delle sue frontiere visibili, se non tendesse la mano alle famiglie, ai vecchi abbandonati, ai malati nell’anima e nel corpo e soprattutto ai giovani in cerca di felicità, si potrebbe forse preferirgli qualcun altro, secondo te, con atteggiamenti diplomatici o politici diversi, ma io che ho potuto conoscerlo bene, non posso mettere in questione la sua integrità personale, la sua consacrazione alla missione e soprattutto il carisma e la pace che lo abitano per la grazia di Dio e il potere del Risorto.

In risposta al tuo attacco ingiusto e ingiustificato nei fatti, caro Viganò, concludo dunque che l’accusa è una montatura politica priva di un reale fondamento che possa incriminare il Papa, e ribadisco che essa ferisce profondamente la comunione della Chiesa. Piaccia a Dio che questa ingiustizia sia rapidamente riparata e che Papa Francesco continui ad essere riconosciuto per ciò che è: un pastore insigne, un padre compassionevole e fermo, un carisma profetico per la Chiesa e per il mondo. Che Egli continui con gioia e piena fiducia la sua riforma missionaria, confortato dalla preghiera del popolo di Dio e dalla solidarietà rinnovata di tutta la Chiesa assieme a Maria, Regina del Santo Rosario.

Marc Cardinale Ouellet
Prefetto della Congregazione per i Vescovi

Festa di Nostra Signora del Santo Rosario, 7 ottobre 2018

[Viganò ha chiamato in causa il cardinale Ouellet soprattutto nel secondo suo intervento scritto sul caso McCarrick, reso pubblico il 27 settembre - ndr].

Marco Tosatti, 7-10-18
Il prefetto della Congregazione dei Vescovi, il card. Marc Ouellet, ha scritto ieri una lettera aperta all’arcivescovo Carlo Maria Viganò, che l’aveva chiamato in causa direttamente con il suo secondo messaggio. La lettera è stata pubblicata sul sito di VaticanNews.
In essa il cardinale rimprovera l’arcivescovo per la sua presa di posizione nei confronti del Pontefice, a cui non risparmia elogi a non finire. La parte certamente più interessante del messaggio è quella in cui tocca alcuni punti centrali della testimonianza di mons. Viganò; in particolare l’udienza del 23 giugno 2013, in cui l’ex nunzio avrebbe detto chiaramente chi era e che cosa aveva fatto McCarrick, e come Benedetto XVI l’avesse punito; e appunto le “sanzioni” verso l’arcivescovo predatore omosessuale. 
Il punto centrale della testimonianza di mons. Viganò riguarda il colloquio del 23 giugno 2013 con il Pontefice. Scrive Ouellet: “Veniamo ai fatti. Tu dici di aver informato Papa Francesco il 23 giugno 2013 sul caso McCarrick nell’udienza che ha concesso a te, come a tanti altri rappresentanti pontifici da lui allora incontrati per la prima volta in quel giorno. Immagino l’enorme quantità di informazioni verbali e scritte che egli ha dovuto raccogliere in quell’occasione su molte persone e situazioni. Dubito fortemente che McCarrick l’abbia interessato al punto che tu vorresti far credere, dal momento che era un Arcivescovo emerito di 82 anni e da sette anni senza incarico”.
Questa obiezione avrebbe un senso, forse, se mons. Viganò avesse abbordato di sua iniziativa il tema McCarrick. Ma così non è stato. Fu il Pontefice a chiedergli “McCarrick come è?”. Al che il nunzio gli rispose dicendogli cose di una gravità e pesantezza tale che difficilmente avrebbero potuto passare inosservate, o essere dimenticate. E questo cardinale  americano lo interessava a sufficienza per chiedere di lui; e per mandarlo in Cina e altrove a suo nome, modificando quindi la situazione di proibizione dei viaggi e delle presenze pubbliche chiesta dal predecessore. Quindi questo tentativo di minimizzare l’importanza dell’incontro del 23 giugno per quanto lodevole ai fini di deresponsabilizzare il Pontefice, non funziona molto; anzi autorizza a pensare che il resoconto dell’udienza resa pubblica da Viganò sia corretto.
Ci furono sanzioni o no verso McCarrick, all’epoca di Benedetto (2009-2010 circa)? Scrive Ouellet: “Inoltre le istruzioni scritte, preparate per te dalla Congregazione per i Vescovi all’inizio del tuo servizio nel 2011, non dicevano alcunché di McCarrick, salvo ciò che ti dissi a voce della sua situazione di Vescovo emerito che doveva obbedire a certe condizioni e restrizioni a causa delle voci attorno al suo comportamento nel passato. (neretto nostro). L’ex-Cardinale, andato in pensione nel maggio 2006, era stato fortemente esortato a non viaggiare e a non comparire in pubblico, al fine di non provocare altre dicerie a suo riguardo. È falso presentare le misure prese nei suoi confronti come ‘sanzioni’ decretate da Papa Benedetto XVI e annullate da Papa Francesco”. 
Qua siamo di fronte a puri giochi verbali. Sanzioni, o restrizioni, o condizioni, chiamiamole come vogliamo, non scritte, ma verbali, nei confronti di McCarrick dunque ci furono. È una conferma importante, che sgombra il campo da un interrogativo su cui si è giostrato a non finire, specie da parte della stampa vicina al Pontefice. Non viaggiare; ma la prima cosa che McCarrick disse a Viganò incontrandolo dopo l’elezione del marzo 2013 fu di aver parlato con il Papa, e che questi gli aveva detto di andare in Cina. Quindi papa Francesco modificava le “condizioni” fissate da Benedetto XVI per McCarrick, cioè non viaggiare e non comparire in pubblico. Che cosa è più falso, presentare queste “esortazioni” come sanzioni o cercare di far credere che Francesco non abbia avuto verso McCarrick un atteggiamento diverso da quello di Benedetto XVI?
Scrive ancora Ouellet che c’erano “lettere del mio predecessore e mie che ribadivano, tramite il Nunzio Apostolico Pietro Sambi e poi anche tramite te, l’esortazione a uno stile di vita discreto di preghiera e penitenza per il suo stesso bene e per quello della Chiesa”. Dunque, anche in assenza di ordini scritti sotto forma di sanzioni, McCarrick era esortato a comportarsi come se ci fossero sanzioni reali; la vita che conduce adesso, per ordine del Vaticano, è di preghiera e penitenza. E questo avrebbe dovuto valere fino a quando Jorge Mario Bergoglio non è diventato papa: da allora – è la cronaca di questi anni, non il card. Ouellet che ce lo dice – esortazioni, condizionamenti o sanzioni sono scomparse. Però il prefetto dei Vescovi anche in questo caso conferma la testimonianza di Viganò.
Scrive ancora Ouellet: se avessimo avuto elementi più sicuri “il suo caso sarebbe stato oggetto di nuove misure disciplinari se la Nunziatura a Washington o qualunque altra fonte, ci avesse fornito delle informazioni recenti e decisive sul suo comportamento. Mi auguro come tanti che, per rispetto delle vittime ed esigenza di giustizia, l’indagine in corso negli Stati Uniti e nella Curia romana ci offra finalmente una visione critica complessiva delle procedure e delle circostanze di questo caso doloroso, affinché fatti del genere non si ripetano nel futuro”. Giustissimo. Ma questa esortazione-argomentazione non tiene conto di una serie di fattori, che la rendono molto debole, e rendono debole la posizione della Curia Romana tutta intera nella vicenda.
Leggete questa parte della prima testimonianza di mons. Viganò: “Parimenti, il Nunzio Sambi trasmise al Cardinale Segretario di Stato Tarcisio Bertone una Memoria di accusa contro McCarrick da parte del sacerdote Gregory Littleton della diocesi di Charlotte, ridotto allo stato laicale per violazione di minori, assieme a due documenti dello stesso Littleton, in cui raccontava la sua triste storia di abusi sessuali da parte dell’allora arcivescovo di Newark e di diversi altri preti e seminaristi. Il Nunzio aggiungeva che il Littleton aveva già inoltrato questa sua Memoria a circa una ventina di persone, fra autorità giudiziarie civili ed ecclesiastiche, di polizia ed avvocati, fin dal giugno 2006, e che era quindi molto probabile che la notizia venisse presto resa pubblica. Egli sollecitava pertanto un pronto intervento della Santa Sede. Nel redigere l’Appunto su questi documenti che come Delegato per le RR.PP. mi furono affidati il 6 dicembre 2006, scrissi per i miei superiori, il Card. Tarcisio Bertone e il Sostituto Leonardo Sandri, che i fatti attribuiti a McCarrick dal Littleton erano di tale gravità e nefandezza da provocare nel lettore sconcerto, senso di disgusto, profonda pena e amarezza e che essi configuravano i crimini di adescamento, sollecitazione ad atti turpi di seminaristi e sacerdoti, ripetuti e simultaneamente con più persone, dileggio di un giovane seminarista che cercava di resistere alle seduzioni dell’arcivescovo alla presenza di altri due sacerdoti, assoluzione del complice in atti turpi, celebrazione sacrilega dell’Eucaristia con i medesimi sacerdoti dopo aver commesso tali atti. In quel mio Appunto che consegnai quello stesso 6 dicembre 2006 al mio diretto superiore, il Sostituto Leonardo Sandri, proponevo ai miei superiori le seguenti considerazioni e linea d’azione:
  • Premesso che a tanti scandali nella Chiesa negli Stati Uniti, sembrava che se ne stesse per aggiungere uno di particolare gravità che riguardava un cardinale;
  • e che in via di diritto, trattandosi di un cardinale, in base al can. 1405 § 1, n. 2˚, “ipsius Romani Pontificis dumtaxat ius est iudicandi”;
  • proponevo che venisse preso nei confronti del cardinale un provvedimento esemplare che potesse avere una funzione medicinale, per prevenire futuri abusi nei confronti di vittime innocenti e lenire il gravissimo scandalo per i fedeli, che nonostante tutto continuavano ad amare e credere nella Chiesa.
Aggiungevo che sarebbe stato salutare che per una volta l’Autorità ecclesiastica avesse ad intervenire prima di quella civile e se possibile prima che lo scandalo fosse scoppiato sulla stampa. Ciò avrebbe potuto restituire un po’ di dignità ad una Chiesa così provata ed umiliata per tanti abominevoli comportamenti da parte di alcuni pastori. In tal caso, l’Autorità civile non si sarebbe trovata più a dover giudicare un cardinale, ma un pastore verso cui la Chiesa aveva già preso opportuni provvedimenti, per impedire che il cardinale abusando della sua autorità continuasse a distruggere vittime innocenti. Quel mio Appunto del 6 dicembre 2006 fu trattenuto dai miei superiori e mai mi fu restituito con un’eventuale decisione superiore al riguardo”.
E questo non bastava, secondo il card. Ouellet?
Non solo. Nell’aprile 2008, fu pubblicato una lunga denuncia in internet nel sito richardsipe.com lo “Statement for Pope Benedict XVI about the pattern of sexual abuse crisis in the United States”, di Richard Sipe, un religioso. Esso “fu trasmesso il 24 aprile dal Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede Card. William Levada, al Cardinale Segretario di Stato Tarcisio Bertone, e fu a me consegnato un mese dopo, il successivo 24 maggio 2008”, scrive Viganò. Sipe, scrive il National Catholic Register, “riportava che un certo numero di seminaristi al seminario Pontificio di St. Mary a Baltimore era andati da lui preoccupati per il comportamento dell’allora vescovo di Metuchen Theodore McCarrick”. Sipe conosceva i nomi di almeno quattro preti che avevano avuto rapporti sessuali con McCarrick. Diceva anche di aver lettere che registrano testimonianze di prima mano e testimoni oculari che riportavano che McCarrck, allora arcivescovo di Newark aveva sesso con un prete, e altre volte faceva oggetto un altro prete delle sue avances sessuali. E già nel 2006 l’allora Sostituto mons. Sandri chiedeva a un ex rettore di seminario, mons. Ramsey, notizie. Ramsey aveva scritto nel 2000 una lettera all’allora nunzio Gabriel Montalvo, che l’aveva trasmessa a Roma, in cui si denunciava il fatto che McCarrick dormisse con seminaristi. Ora il card. Ouellet definisce “voci” e “dicerie” questa mole di elementi, nel tentativo di alleggerire alcune responsabilità; antiche e recentissime. E certamente nella Congregazione che Ouellet dirige c’è molto di più, su McCarrick. Ma Ouellet non ne parla.
In conclusione. Il card. Ouellet è stato ricevuto in udienza dal Papa subito dopo la sua chiamata in causa da parte di Viganò. È ragionevole pensare che nella conversazione si sia parlato anche di questo. Da quello che possiamo capire dalla lettera aperta di Ouellet, oltre all’indignazione nei confronti dell’ex nunzio e all’elogio incondizionato del suo superiore, l’udienza del 23 giugno c’è stata, e si è parlato di McCarrick; McCarrick aveva subito delle misure restrittive nei viaggi e nella presenza pubblica da parte di Benedetto XVI; questa situazione è cambiata radicalmente a dispetto dell’avvertimento di Viganò con l’elezione di papa Francesco. Ouellet minimizza a voci e dicerie le puntuali denunce che la Santa Sede aveva, sin dal 2000 su McCarrick. E solo con Benedetto c’è stata una reazione a queste denunce, cancellata però a partire dal 2013. Non ci sembra che nei fatti le dichiarazioni del card. Ouellet smentiscano molto. Tutt’altro.