venerdì 13 gennaio 2017

Ferrara: S. Messa di requiem per Cristina Campo

Messa di requiem per Cristina Campo, nel quarantesimo anniversario della morte, organizzata dal Coetus Fidelium ferrarese Cardinal Cornelio Bentivoglio d'Aragona. MiL ne aveva dato l'avviso qui.

Il sacerdote, avvolto in un'ampia pianeta nera dal taglio antico, declamava i versi ben cadenzati del Dies irae, prestando la propria voce alla defunta. Risonava in tutta la chiesa, seppur si celebrasse ad un altare laterale, come se gli angeli nella navata e i fedeli sepolti sotto il pavimento della basilica si unissero all'austera cantilena. All'elevazione, tutto converge sull'Ostia bianchissima e il calice snello. A questo stesso altare, nel giorno di Pasqua del 1171, dall'Ostia consacrata sgorgò un fiotto di sangue le cui tracce ancora si vedono sulla volta soprastante, segno della reale presenza di Cristo nelle specie eucaristiche, e della resurrezione della carne, non del solo spirito.
Cristina Campo viveva di una religione corporea e materiale, per lei (come vuole un retto cristianesimo) Dio e le creature spirituali agivano attraverso gli oggetti e le sostanze materiali: olii, incensi, campane, stoffe di volta in volta sontuose o ruvide, liturgiche o penitenziali.
Vide il primo trionfo dell'eresia informale, del rinato iconoclasmo degli anni cinquanta (già citava, fra inorridita e curiosa, le nuove chiese cementizie di Roma costruite prima del Concilio Vaticano II), sessanta, settanta. Attenta ad ogni carattere del rito, aborriva i microfoni che storpiano la voce umana ed eliminano le differenze di registro vocale nella celebrazione, imponendo un'uniformità fastidiosa in luogo del crescendo dalle silenziose preghiere ai piedi dell'altare fino al solenne recitativo del prefazione, e la nuova ultima fioritura dell'Ite missa est.
Da un lato dovette scappare al diffondersi della furia antiliturgica, in cerca di rifugi sempre più lontani: prima l'abbazia dell'Aventino, quindi il pontificio istituto Russicum, ma dall'altro pose le basi per la rinascita dell'antico rito romano: fondatrice e maggiore animatrice di Una Voce Italia, fece salvare materialmente libri cerimoniali, paramenti, sacre suppellettili, aiutò sacerdoti abati e vescovi rimasti fedeli alla tradizione, li spronò a resistere contro la disperazione di credere tutto ormai perduto, e diffuse fra i pochi laici allora interessati la conoscenza della civiltà cattolica antica, medievale, tridentina.
Oggi possiamo godere nuovamente della Messa tridentina, abbiamo una relativa facilità nel procurarci il breviario, e lo dobbiamo anche a lei, alla sua azione veramente instancabile, alla rete di contatti ed amicizie che riuscì a tessere attorno all'antico rito.
Riteniamo quindi doveroso assicurare preghiere e Messe per la sua anima generosa ed eletta, proprio secondo quei formulari che lei amò prima di noi, e che tanto contribuì a trasmetterci.


Francesco Righini


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