venerdì 11 marzo 2016

"NELLE CHIESE DI OGGI SI CANTANO SOLO CANZONETTE": parola di Riccardo Muti. "La musica è un servizio liturgico per dare a Dio ciò che c’è di più bello"

 Ormai il buon senso ce l'hanno più i laici che gli ecclesiastici...
Già altre volte il M° Muti si era espresso sulla musica sacra, ma nessuno sembra ascoltarlo. Qui il suo intervento nel 2010 (e la replica dell'Osservatore Romano) qui nel 2011, qui nel 2012, 
L
di Rino Camilleri

Riccardo Muti è uno dei più grandi direttori d'orchestra del mondo e non ha bisogno di presentazioni. È stato anche insignito, nel 2001, del Premio per la Cultura Cattolica a Bassano del Grappa, il che lascia supporre che sia un credente, anche se il Maestro non ha mai enfatizzato la sua fede. Frugando nel web ho trovato alcune sue dichiarazioni del 2011, pronunciate in occasione della cittadinanza onoraria conferitagli a Trieste e riportate dall'agenzia Asca il 21 maggio di quell'anno. Non so a quali domande abbia risposto, ma forse qualcuno, dato il personaggio e il suo credo personale, deve avergli chiesto che cosa ne pensa dell'attuale musica liturgica. Il titolo riassuntivo del lancio è: "Non capisco le canzonette in chiesa". Proprio così: canzonette. E se lo dice lui...
Certo, gli autori - tutti anonimi, per umiltà si suppone - di tali composizioni potrebbero offendersi se, per esempio, una cosa del genere l'avesse detta il sottoscritto, ma l'ha detta il Maestro Muti, dal quale i professori delle maggiori orchestre del pianeta sono onorati di farsi dirigere a bacchetta. Voglio rovinarmi: non l'ha detta nemmeno l'ex papa Ratzinger, musicista e musicologo di roba "alta". No, Muti dixit. Ora, hai voglia di chiamarle "canti", hai voglia di menarla con santagostiniano "chi canta prega due volte": canzonette restano. Infatti, sant'Agostino, discepolo di sant'Ambrogio, di "canti" aveva sentito solo quelli "ambrosiani", padri di quelli "gregoriani", e a questi si riferiva.

LA MUSICA È SERVIZIO LITURGICO
Ma sentiamo ancora Muti, di solito avaro di esternazioni (e perciò fedele al suo cognome), però, quando lo fa, non si nasconde mai dietro le quinte del politicamente corretto: "La storia della musica deve molto alla Chiesa e non mi riferisco solo al periodo gregoriano che è strepitoso, ma anche ai giorni nostri. Ora io non capisco le chiese, tra l'altro quasi tutte fornite di organi strepitosi, dove invece si suonano canzonette".
Il tono discorsivo e le ripetizioni rivelano l'oralità delle affermazioni mutiane, le quali proseguono implacabili: "È un modo semplicistico e senza rispetto del livello di intelligenza delle persone". Mamma mia! - direbbero gli Abba. Il Venerabile Pio XII direbbe (come disse ricevendo i rappresentanti del mondo asiatico) che l'arte deve "elevare", non "abbassare". Bertoldo, infine, direbbe (al parroco): vabbè, il complessino domenicale serviva a incoraggiare i ragazzi a venire a messa, ma perché continui a tenerli in stato d'infanzia? Potevi dir loro, superata la fase d' "incoraggiamento": la musica è un servizio liturgico e bisogna dare a Dio ciò che c'è di più bello; perciò, chi di voi si sente portato a questo servizio studi musica seria, e la parrocchia appoggerà.

NON SI VA IN CHIESA PER DIVERTIRSI
Qualche parroco, a questo punto, potrebbe obiettare: ma se faccio così, non vengono più. Giusta obiezione, alla quale si potrebbe tuttavia replicare che, se uno viene in chiesa a condizione che gli si permetta di divertirsi a modo suo, forse ha sbagliato porta. Ma lasciamo la parola al Maestro: "Perché allora mettere quattro-cinque ragazzi di buona volontà a strimpellare delle chitarre o degli strumenti a plettro con testi che non commento?". Oh, Maestro, ci manca tanto il suo commento ai testi dei "canti di chiesa", ma forse a lei è mancato il cuore (o lo stomaco).
Muti, imperterrito, prosegue: "E poi, se si sente l'Ave Verum di Mozart in chiesa, sicuramente anche la persona più semplice, più lontana dalla musica può essere trasportata in una dimensione spirituale. Ma se sente invece canzonette è come stare in un altro posto". Magari alla sagra della porchetta.

UN DONO CRISTIANO FATTO AL MONDO
Tuttavia, proprio nell'Anno della Misericordia le "persone più semplici", quelle delle "periferie" della città o del pianeta, i "poveri", potrebbero trovare grazia per le loro orecchie. Qualcuno, a un certo punto, deve aver chiesto al Maestro che cosa ne pensava degli spirituals, che sono pur essi canti di chiesa, anche se di chiese non cattoliche. Muti ha espresso gran rispetto, ma ha ricordato che "comunque è una cosa che non ci appartiene". Già: la notazione musicale l'ha inventata un prete, Guido d'Arezzo, che ha dato alle note i nomi delle iniziali dei versi di un inno al Battista: do-re-mi... Il mondo anglosassone, forse per avversione al papismo, le chiama a-b-c..., ma sempre quelle sono (i curiosi vadano a vedere i termini musicali nel vocabolario inglese: sono tutti in italiano). Insiste Muti: "Quello che ci è appartenuto con Perosi, Rossini e Verdi sono cose importantissime per la Chiesa e per lo spirito. Perché tutto questo sta sparendo quando è nostro patrimonio di cui se ne stanno impadronendo altre nazioni? La Cina oggi ha milioni di pianisti e violinisti con le fabbriche di strumenti che si sono centuplicate".
Infatti, i pianisti e i violinisti (e i tenori, i soprano eccetera) sembrano diventati tutti cinesi, giapponesi e coreani, ci si faccia caso. La musica - ha ricordato papa Ratzinger - è un altro dei grandi doni che il cristianesimo ha fatto al mondo intero (si confronti la tradizioni musicale dell'Occidente con quella altrui).

UN ABBANDONO FIGLIO DEL RELATIVISMO
Ancora Muti (con riferimento all'Italia): "E allora se noi non ci fortifichiamo nella consapevolezza della nostra cultura finiremo in pochi anni per diventare il museo del mondo". E giù duro: "Ma così diventiamo solo il paese della canzonetta, dimenticando il contributo fondamentale dell'Italia al mondo" (il Maestro non aveva ancora visto le scuole italiane rinunciare all'insegnamento della musica per non "offendere" gli studenti musulmani). Il Maestro se la prendeva con i "decenni e decenni di abbandono della cultura, come elemento che può accumunare un popolo e identificarlo". Tuttavia, questo abbandono è anch'esso figlio di una "cultura", la quale ha un nome preciso e si chiama relativismo politicamente corretto. Che non è altro che quanto è rimasto della "cultura" sessantottesca dopo che il marxismo, restato orfano del Sol dell'Avvenire, ha dovuto cambiare nome e andarsi cercare il "proletariato" in categorie umane diverse dall'"operaio".

14 commenti:

  1. "Ho visto l'orrenda strage degli uomini di pietà e degli uomini di cultura"-Teresa Neumann.
    11.3.2016 - Anno XVII del Tempo di Caino.

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  2. Le chitarre le picchierei in testa a chi dico io!!! B A S T A !!!! :-)

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  3. Il Palestrina e Tomasso Luigi da Victoria sono i paradigma della musica sacra o liturgica, come oggi si ama dire. Sono i representanti della Scuola Romana, e dopo il Canto Gregoriano devono occupare la preferenza nelle Chiese. Poi viene il dimenticato Lorenzo Perosi, riabilitato al tempo di Papa Benedetto XVI da mons. Guido Marini. Cesar Frank, il grande organista di Santa Clotilde di Parigi ha bellisime compsizione da varie voci ed organo ed organo solo. Per l'organo e' il mio preferito -senza preterire a Bach che e' unico. Da Pergolesi e' indimenticabile il suo Stabat Mater.
    Come si vede, la Chiesa ha un repertorio Sacro Musicale di valore unico, a maggior lode di Dio in parole del grande Bach: ho composto per solo onorare Dio. Manca una educazione nei Seminari e Atenei Ecclesiastici per fsre amare la Musica Sacra o Liturgica e un maggior impegno dei Sacri Pastori, seguendo le orme del Magistero della Chiesa. Cosi si nutre l'anima e si da gloria a Dio, che e' il fine della Sacra Liturgia.

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    1. Palestrina e Luigi de Victoria sono ormai corpi estranei al culto? cattolico.

      Gli unici che eseguono ancora questi Autori sono quelli che si rivolgono alla Messa antica.

      Il fatto non è un caso. Dove viene celebrato Dio la più alta espressione dell'arte musicale (ma anche il 700,800 fino a Bruckner è degno di citazione) è pertinente; dove viene celebrato l'uomo-nuovo dio (messa di Paolo VI) tutto si ammanta di finitezza, di secolo e di stoltezza.

      La Messa di Paolo VI è una concausa della rovina spirituale di milioni di anime, della rovina della cristianità e della sua passata cultura: VA ABOLITA QUANTO PRIMA!

      Vedere le odierne cerimonie papali impressiona per la carenza di ogni apertura al divino. PURO SQUALLORE, NELLA SUA BRUTTEZZA PERFINO VOLGARE.

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  4. Ma perché disprezzate le canzoni semplici? Semplice non è sinonimo di brutto! Pensiamo per esempio a quanto sanno scaldare il cuore, pur nella loro semplicità, le canzoni natalizie. Io credo che sant'Agostino si riferisse ad ogni bel canto che esce dal cuore che veramente ama. Per esempio a Padre Pio, se non sbaglio, piaceva molto la canzone "Mamma" di Beniamino Gigli. Perciò l'importante, secondo me, è che nelle chiese vengano cantate canzoni belle, semplici o complesse che siano.

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    1. Non mi risulta che Padre Pio l'ascoltasse durante la Messa la canzone "Mamma".

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    2. E chi mai l'ha detto? Volevo solo mettere in evidenza che Padre Pio non disprezzava le "canzonette".

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  5. Sulla guerra, subdola o sfacciata, da parte dei novatori del CVII contro la musica liturgica fondata sulla tradizione gregoriana e polifonica, esiste una documentazione che dovrebbe far vergognare tanti vescovi e preti. Né sapeva qualcosa il perseguitato grande Bartolucci e la sua indimenticabile Sistina. ( E,F.)

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  6. Grazie per ricordarmi il grande compositore Josef Anton Bruckner ( 1824-1896 ) austriaco, pratticamente sconosciuto nei paesi latini. Uomo di grande religiosita', le sue composizione sono famose nei paesi germanici. Da valutare tra noi.
    In quanto alla Messa, e' una triste realita'. Ma non ha la colpa il Novus Ordo -anche io preferisco l'antico- ma la inosservanza delle Norme Liturgiche. Anche il Rito Papale si ha impoverito. Ancora ricordo la potente voce di Papa Giovanni Paolo II - anni ottanta del secolo scorso- cantando il Prefazio di Natale -nella Basilica Vaticana.

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  7. Non disprezzamo i canti religiosi popolari. Io apprezzo a San Alfonso di Liguori "Tu scendi dalle Stelle" e anche il bellissimo "Anima Christi" de Frisina che mi ricorda i Corpus Domini al Laterano con Papa Giovanni Paolo II una sera indimenticabile.

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  8. Sant Agostino si riferiva agli Inni Liturgici di Sant'Ambroggio che oggi ornano i Breviario Romano. IL Canto Religioso popolare non deve escludersi (Musicae Sacrae Disciplina ) ma lo stesso Concilio Vaticano II raccomanda che i fedeli siano capaci di cantare in latino le parti della Messa che li corrispindano (cfr. Sacrosanctum Concilium) che anche riconosce il Latino come proprio della Liturgia Romana. Ahime' ! Il Concilio Vaticano II, il grande sconosciuto.

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  9. Io per tutti gli anni del liceo (2003-2008) non sapevo neanche cosa fosse il vetus ordo. Ma una bravissima signora, insegnante di scuola media, ci ha reso familiari Palestrina Da Vittoria i Gabrieli e compagnia bella (e tra di noi la musica la studiavamo in pochi). Li cantavamo a messa (n.o.) e li cantavamo per strada con la naturalezza con cui altri cantavano le canzonette del momento. Da chi dipende quando si cantano oscenità? Certo, i preti dovrebbero sapere sapere cosa si può/deve cantare e cosa no. Ma anche chi prete non è ma canta o suona o insegna può benissimo essere informato e influenzare (es. la signora di cui sopra). A me è capitato che mi chiedessero di suonare/cantare cose non adatte e mi son sforzato di rispondere "no, questo non si può fare e quindi io non lo faccio". Io credo che tante volte in questi casi i preti stessi apprezzino che uno del popolo prenda posizione e che questo li faccia riflettere.

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  10. Don Parisi ha detto in un corso di musica liturgica: ti piace Bach, Però si o il gregoriano? Ascolta li a casa tua! Esegui piuttosto le mie musiche.
    Questo è quello che ci propina la CEI.
    Maestro Muti sei un grande! Fatti sentire che qui crolla tutto.

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  11. Bruciate le vostre chitarre sui sagrati delle chiese.

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