giovedì 5 settembre 2013

La coesistenza di antico e nuovo rito: continua il dialogo con P. Augé


di don Alfredo Morselli

Il rev. P. Augè è stato così cortese da pubblicare dopo poche ore una sua risposta ( QUI )  a quanto da me proposito su Messa in latino ( QUI ).

Proseguo volentieri il dialogo, sperando che tutto contribuisca a chiarire le problematiche liturgiche odierne.

Il P. Augé scrive:

"Don Morselli preferisce riversare le accuse di infedeltà al Vaticano II sulla forma ordinaria. La riforma liturgica di Paolo VI sarebbe andata oltre la lettera del Concilio e per provarlo sono ricordati alcuni numeri della Costituzione sulla liturgia"

Ciò mi consente di chiarire quanto ho potuto constatare al riguardo. 
Possiamo paragonare la riforma liturgica a un nuovo edificio, alla cui costruzione hanno contribuito gli architetti (I Padri conciliari, guidati dallo Spirito Santo), i geometri e i capimastri (Il Consilium ad exequendam...) e i muratori (i preti).

I geometri, nel realizzare la riforma, hanno apportato decisive varianti in corso d'opera, rispetto al progetto originario (il testo conciliare); i muratori (i preti sessantottini), talvolta richiamati con tirate d'orecchio più da nonna che da reale ammonizione canonica, hanno sbroccato nei cosiddetti abusi al limite del sopportabile (Benedetto XVI).

Questa è storia: un caro confratello di Bologna, confessore in seminario e per alcuni anni facente parte della famiglia di Don Dossetti, mi fece una confidenza. 
Ai tempi del Card. Lercaro, quando a Bologna si svolgevano esperimenti di ogni sorta, circolava nelle riunioni del clero il seguente adagio: "Il Concilio ha scritto 'Si faccia… ma anche'; il si faccia lo abbiamo scritto in Concilio per i Vescovi vecchi, il ma anche è il vero Concilio".
Il  si faccia ma anche è stato, storicamente, il grimaldello per andare ben oltre le indicazioni conciliari. 
Il fatto che Paolo VI abbia ratificato la riforma liturgica, mi rende tranquillo nel ritenere come cattolico il Novus ordo, ma non rende lo stesso non migliorabile e non discontinuo rispetto agli stessi testi conciliari.

Il P. Augé poi continua, elencando una serie di testi conciliari, da me non ricordati, che tirerebbero acqua al mulino di una continuità tra Concilio e riforma.  

Prima di entrare in un commento specifico alle obiezioni, vorrei fare una considerazione di genere: il Concilio - come tutto il Magistero e come tutto ciò che la Chiesa ci propone a credere, non è un plateau des fromages dove si sceglie il pezzettino che fa comodo: bisogna prendere il tutto, quel tutto unificato e riproposto continuamente dal Magistero vivo (di cui, ahimé per i novatori, fa parte anche il magistero di Benedetto XVI, non scaduto dopo le sue dimissioni).

Scegliere il pezzo che fa comodo comporta un peccato contro tutta la fede simpliciter, portando la fede stessa da dono soprannaturale a scelta naturale: l'io penso sostituisce l'io accolgo.

Inoltre si presenterebbe un Concilio come un regno di Belzebub diviso in se stesso, dando argomenti a chi, purtroppo, si ostina a riufiutarne l' accettazione.

E adesso veniamo agli argomenti specifici presentati dal P. Augé.

1) L'antica liturgia è preconciliare e quindi è giocoforza dissonante rispetto al Concilio stesso.

Rispondo dicendo che anche la Bibbia è stata redatta prima del Concilio, così come i testi patristici etc. Non tutto ciò che è prima del Concilio è dissonante rispetto al Concilio .

Inoltre, i Padri stessi si sono raccomandati variazioni solo organiche, cioè consonanti a quanto c'è stato per quasi due millenni.

2) L'idea di partecipazione attiva, richiamata tante volte dalla costituzione conciliare, contrasterebbe con l'antico rito
Il padre Augé saprà senz'altro che il termine è stato usato da San Pio X, e ripreso in testi successivi del magistero: e già Pio XII era intervenuto quando se ne era perso l'esatto significato: il termine partecipazione indica sempre un riferimento a ciò che è principale; e ciò che è principale nella liturgia è l'actio Christi, l'azione di Cristo. 
La partecipazione attiva non è altro che l'unione dei fedeli all'azione di Gesù, la quale si ripresenta, risuccede, si riattualizza, in mistero.
Non è quindi la danza liturgica, il dimenarsi, l'inventare sempre qualcosa di nuovo, modificare le monizioni in piccole omelie, i flash mob e altre porcherie simili.
Ed ecco il testo di San Pio X:
“Essendo infatti Nostro vivissimo desiderio che il vero spirito cristiano rifiorisca per ogni modo e si mantenga nei fedeli tutti, è necessario provvedere prima di ogni altra cosa alla santità e dignità del tempio, dove appunto i fedeli si radunano per attingere tale spirito dalla sua prima e indispensabile fonte, che è la partecipazione attiva ai sacrosanti misteri e alla preghiera pubblica e solenne della Chiesa (Motu proprio “Tra le sollecitudini”, 22-11-1903).
Quindi, caro Padre, la partecipazione attiva non è una scoperta del Concilio: questo senz'altro la ripropone energicamente, ma  - fatto salvo di intenderla rettamente -, questa non è inconciliabile con la forma extra-ordinaria.
Per approfondimenti si veda il mio Vera e falsa partecipazione attiva, e liturgia gregoriana : (http://blog.messainlatino.it/2009/10/vera-e-falsa-partecipazione-attiva-e.html)

Ancora il P. Augé:
Il Concilio afferma che “Cristo associa realmente sempre a sé la Chiesa, sua sposa amatissima, la quale prega il suo Signore e per mezzo di lui rende culto all’eterno Padre” (SC, n. 7). Nella celebrazione non agisce solo il ministro ordinato, ma l’intera comunità.
Rispondo :  forse che i preti di una volta dicevano al popolo: "non disturbate troppo, tanto non contate un fico secco"? 
Il continuo dialogo autenticamente mistagogico, fatto di tanti Dominus vobiscum ad ogni piè sospinto, indica l'unione del sacerdote con la chiesa militante: il bacio della pietra sacra e il richiamo ai santi "quorum reliquiae hic sunt" all'inizio della Messa e "et istorum" all'offertorio (cosa che non può succedere su tante nuove tavole), indica la stretta unione anche con la chiesa trionfante, talmente presente che ne è necessario il segno fisico. 
Quindi la forma extra-ordinaria non conduce a una celebrazione solinga, né contrasta con i testi conciliari.
Il caro P. Augé muove altre obiezioni minori, tipo la raccomandazione conciliare della preghiera dei fedeli: la liturgia del venerdì santo mostra come questa non è inconciliabile con l'antico rito. 

Se non vado errato essa è presente anche in qualche celebrazione in rito ambrosiano: sempre essa è presente nella liturgia di S. Giovanni Crisostomo. 
In ogni caso essa è sempre codificata, salvaguardando i fedeli dalle banalizzazioni demagogiche dei famigerati foglietti della domenica (perché la Chiesa si spogli delle sue ricchezze etc.) o dalle estemporanee preghiere per la salute del gatto o simili, che sarebbero espressioni finalmente del popolo di Dio… etc etc.

In Corde Matris

Don Alfredo Morselli

12 commenti:

  1. Non esageriamo sempre....le messe post conciliari, per la maggiore, sono celebrate con fede con partecipazione di popolo. Basta contrapporre le 2 celebrazioni ognuna è il sacrificio di Cristo sulla Croce danno la stessa grazia e i medesimi doni. E' un Sacramento della Chiesa. Se poi qualche fedele in una diocesi preferisce pregare con formule antiche lo fraccia liberamente e la smetta di attaccare tutto e tutti....Non ho mai sentito una preghiera dei fedeli irriverente mi raccomando don Morselli altrimenti l' annoveriamo tra i contrari del Concilio Vaticano II e qundi eretico ipso facto e ne chiederemo la valutazione alla Congregazione per la Dottrina della Fede

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    1. Ave Maria! La informo che sottopongo sempre tutto quello che scrivo al mio Arcivescovo, il Card. Carlo Caffarra
      Non ho mai negato la bontà di tante S.Messe celebrate secondo il NO
      Il mio scritto è una risposta a chi dichiara inconciliabile la forma extra-ordinaria con il Vaticano Ii, dal quale invece è il NO - è la mia tesi - che si discosta
      Don Alfredo

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  2. Appunto caro anonimo: non esageriamo! Di sicuro non si esagera nella Messa More Antiquo ma molto spesso in quelle attualmente celebrate. Sono d'accordo che nella generalità dei casi la messa di Paolo VI è celebrata con fede e partecipazione ma si ricordi sempre che il Messale di diretta promanazione della Sacrosanctum Concilium (e quindi del CVII stesso) avrebbe dovuto essere quello del 1965 con molte parti recitate in volgare. L''attuale Messale purtroppo è stata una forzatura che oggi può essere arbitrariamente sfruttata per perpetrare abusi....

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  3. Buona la risposta di Don Morselli; non nota però, forse per cortese rispetto all'interlocutore, la estrema genericità dei passi conciliari da questi citati a sostegno delle sue idee. Inutile ricordare che il cv2 ha prodotto un mare magnum di parole, molti documenti anche belli, altri incerti, altri -oggi come oggi- vecchi ed inadeguati. Ecco, ciò considerato, prendere a ritaglio passi generici di un concilio "generico" è vago, troppo vago per essere un credibile appiglio argomentativo. Il povero p. Augè lo sa, tuttavia si ostina. Prego per lui il Signore: che lo accechi come Saulo -fuor di metafora lo confonda nelle sue posizioni ideologiche- e, ridatagli la vista, lo trasformi in Paolo -fuor di metafora: gli dia il dono di celebrare la S. Messa, quella più vera ed autentica-. Solo celebrando con devozione il venerabile Rito, p. Augè potrà capire l'abisso di differenza e il suo intimo arrossirà tra sé e sé pensando alla piramidale boiàta espressa affermando che la "forma straordinaria" sarebbe carente rispetto a quella "ordinaria".
    Se potessi fare una preghiera dei fedeli la formulerei col contenuto sovresposto e solleciterei tutti i lettori di MIL a rispondere in coro: "Exaudi nos, Dòmine!".
    L. Moscardò

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  4. Anonimo delle 12:08, ma Lei dove vive? Nell'unica oasi NOM preservata dall'abuso? Un vero marziano. Marziano che però conosce bene la leggenda nera dell'Inquisizione...ma non eravate per la "medicina della misericordia"???
    L. Moscardò

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  5. Dunque: Mi par di capire che il Concilio non abbia detto se nel nuovo edificio dovessero esserci o no le finestre. Era primavera ed i geometri, per farci la cresta non le misero, venne l'inverno molti preti se ne andarono, quei pochi che rimasero si ammalarono di una malattia dei polmoni originata da uno strano fumo. La scorsa primavera a Roma un VDR ha finalmente abbattuto l'edificio e in estate, tutti ( ma proprio tutti) sono andati a festeggiare in discoteca a Copacabana. Siamo in settembre e i muratori discutono ancora se sia meglio usar mattoni o calcestruzzo ma i committenti sanno che ai primi freddi sarà messo loro a disposizione ad Erfurt qualche vecchio prefabbricato. Gli orfani del Cattolicesimo Romano Roma sarà meglio che si affrettino a trovar casa.

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  6. La coesistenza delle due forme, da molti giudicata impossibile, sinceramente io la vedo già in atto. Anzitutto nei sacerdoti (e don Morselli è uno di essi) che celebrano secondo le due forme senza contrapposizioni dettate da "zelo amaro", ma con pari devozione ed umiltà per la Presenza che si manifesta in entrambe. Poi nei fedeli che si accostano alla Santa Messa nell'una e nell'altra forma pregando, a loro volta, con umiltà e devozione. Ricordo di avere visto gli orari domanicali di una parrocchia di Monaco di Baviera in cui era prevista sia la celebrazione in tedesco NO, sia la celebrazione VO in lingua latina.
    Paradossalmente proprio quella logica degli "oppure", che ha portato a risultati esecrabili nel Messale del 1970, potrebbe essere la chiave della coesistenza quando si ritenesse - con serenità e senza spirito fazioso - la forma straordinaria un "oppure", ossia un opportunità di celebrare l'unico rito romano. In questa direzione mi ha colpito avere letto che il b. Giovanni Paolo II aveva in animo di includere il messale di Pio V come appendice dell'editi tipica e che rinunciò a seguito di resistenze curiali.
    Ritengo che l'unica cosa veramente necessaria per la "compresenza" delle due forme sarebbe l'unificazione del calendario. Certo vi sono tradizionalisti che non rinuncerebbero al famoso "iota unum"...
    Antiquario

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  7. Questo sito, altri simili e l'opportunità di assistere alla Messa di sempre mi hanno fatto fare una scoperta terribile ... ci hanno protestantizzato la Messa, quella a cui si "partecipa" nelle chiese delle nostre parrocchie!!!
    Una domenica, avendo perso quella "di sempre", sono andata a quella della parrocchia e seguivo un po' quella in italiano, un po' quella che avevo per quella domenica sul messale romano.
    Alla ricchezza e alla profondità di ciò che, celebrando la messa , avrebbe dovuto pregare il sacerdote,anche e soprattutto " submissa voce", ricordando con termini sublimi la vera essenza del sacrificio di Cristo che si attualizzava, la "nuova" messa sostituiva precisamente ciò che Lutero avrebbe tanto desiderato che tutta la Chiesa , già ai suoi tempi, facesse: grande risalto alle letture (anche come tempi) e grande risalto alla messa come assemblea della comunità, come cena, come ricordo e commemorazione . Naturalmente c'è qualcosa che ricorda il sacrificio... ma così limitato che forse avrebbe trovato d'accordo anche Martin L. ... e tanto, tanto bla, bla, bla che sarà pure in italiano , ma un italiano così povero e nelle poche traduzioni pure infedele.
    I miei vecchi, pur non avendo il messale come ho io, assistevano con grande fede alle funzioni perchè, con i concetti appresi a dottrina, sapevano ciò che il sacerdote faceva ...
    Noi invece "capiamo" tutto ma, in realtà, non sappiamo più, pur comprendendo le parole, che cosa realmente si stia compiendo.
    Abbiamo lo strumento più potente dell' universo per farci ascoltare dal Padre grazie alla sublime e potentissima preghiera sacrificale del Figlio e non lo sappiamo !!!
    Non per nulla un giovane un giorno mi ha detto :" Che senso ha andare a Messa ? Tutti in piedi, tutti seduti, tutti in piedi, tutti seduti, bla bla bla, bla bla bla..." quel giorno ho capito quanto risponde al vero "lex orandi, lex credendi" .
    Una cattolica che vuole tornare alle fonti della sua fede.

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    1. Stia tranquilla è già successo anche a me....scoperta la messa More Antiquo ho capito cosa sia la vera Messa e la celebrazione del Sacrificio Eucaristico. Tutt'altra cosa del memoriale che si fa nella nuova messa....

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  8. Con la marea di assurdi e sacrileghi abusi liturgici e di dottrina che vengono fuori in moltissime diocesi con il Nuovo Rito della Messa, volete segnalare Don Morselli alla Congregazione della Dottrina della Fede?

    Ma è uno scherzo o Voi modernisti crudeli e meschini fate sul serio?

    Stefano Gizzi, Ceccano

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  9. La cura per la Nostra Chiesa è la seguente:

    - altare verso Dio
    - celebrazione in lingua volgare con parti in latino (guardate una messa su EWTN)
    - comunione alla balaustre (quelle poche rimaste in piedi)
    - sacerdoti in talare

    Papa Benedetto non l'ha visto nessun sacerdote ? non è venuto a nessuno la voglia di imitarlo?

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    1. Le fonti della fede non sono solo quelle della Messa precedente. La storia della liturgia ci racconta diverse cose a proposito di mutamenti, mutazioni, di sensibilità, di interventi di papi (penso al papa che ha introdotto il Kirie eleison perchè sentiva la nostalgia dei suoi riti, visto che era orientale...) di situazioni storiche e vicende culturali.
      Non so se possono esistere o coesistere due riti di uno stesso rito, ma sono sicuro che estremizzare le posizioni non porta a nulla.Dovremmo anche ricordarci che nella chiesa al di là del rito sono i frutti dell'eucarestia, del sacrificio di Cristo che ricerchiamo, che vogliamo, che desideriamo. San Francesco celebrava in un rito completamente differente e San Benedetto ancora in un altro, i santi del quattrocento un'altro ancora... A nessuno è stata tolta la sua santità

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