mercoledì 17 aprile 2013

La liturgia non può essere povera: è simbolo della divinità!

  Riprendento il tema del rapporto della povertà e della liturgia, che secondo San Francesco povera non poteva e non doveva esserlo affatto, proponiamo questo bell'articolo pubblicato su Il Foglio il 3 aprile 2013. 
 
LA LITURGIA NON PUO' ESSERE POVERA,

LA SUA RICCHEZZA E' SIMBOLO DI ALTERITA' E DIVINITA'.

di Mattia Rossi, tratto da Il Foglio, 3 aprile 2013



L’undicesimo volume dell’Opera omnia di Joseph Ratzinger, quello sulla “Teologia della Liturgia”, riporta sul retro della copertina una neanche troppo velata dichiarazione:

Nel rapporto con la liturgia si decide il destino della fede e della chiesa”.
Questi primi giorni di pontificato (anzi, di episcopato?) di papa Francesco la rendono tremendamente attuale e ci impongono inevitabilmente una riflessione sul rapporto tra la povertà (e non il pauperismo) e la liturgia.

Una riflessione che, non va sottovalutato, è tra una dimensione umana, la povertà, e quella divina, la liturgia
Già, perché è sfuggito, in questi anni di convulsioni post conciliari, la NATURA SQUISITAMENTE DIVINA DELLA LITURGIA: un affacciarsi del Cielo sulla terra, la prefigurazione terrena della Gerusalemme che, pertanto, ne deve richiamare la maestà e la gloria.

Nella liturgia, attualizzazione incruenta del Sacrificio di Cristo sulla croce, è Dio che incontra l’uomo: essa non è fatta dall’uomo – altrimenti sarebbe idolatria – ma è divina, come richiama anche il Concilio Vaticano II.

In questo quadro, assume, evidentemente, una notevole importanza anche il discorso relativo ai paramenti.

Lo ha già sottolineato magistralmente Annalena Benini nelle sue “Nostalgie benedettine” sul Foglio del 23 marzo scorso: “Benedetto XVI si rivestiva di simboli e di tradizione mostrando a tutti che lui non apparteneva più a se stesso, né tantomeno al mondo”.
Era di Cristo, era l’“alter Christus” quale è il sacerdote nella liturgia. Con il paramento egli non è più un uomo privato, ma “prepara” (parare) il posto a qualcun altro: e quel qualcun altro è il Re dell’Universo.

Impoverire la maestosità del paramento significa, inevitabilmente, impoverire Cristo.
Ed è proprio Gesù stesso ad aver separato il concetto di povertà personale da quella dell’istituzione chiesa.
Lo fa nel vangelo di Giovanni, laddove accettò l’unzione di una donna di Betania: “Maria allora, presa una libbra di olio profumato di vero nardo, assai prezioso, cosparse i piedi di Gesù e li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì del profumo dell’unguento. Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che doveva poi tradirlo, disse: “Perché quest’olio profumato non si è venduto per trecento denari per poi darli ai poveri?”. Questo egli disse non perché gl’importasse dei poveri, ma perché era ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro. 

Gesù allora disse: “Lasciala fare, perché lo conservi per il giorno della mia sepoltura. I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me. Versando quest’olio sul mio corpo lo ha fatto in vista della mia sepoltura. In verità vi dico: dovunque sarà predicato questo vangelo, nel mondo intero, sarà detto anche ciò che essa ha fatto, in ricordo di lei” (Gv 12, 3-5). 

Innanzitutto, Egli giustifica il culto con oli costosi (e, guarda caso, Giovanni ricorda che è Giuda a lamentare lo spreco di danaro che, invece, avrebbe potuto essere destinato ai poveri) e, soprattutto, emerge l’esistenza di una cassa comune tra i dodici.
Torniamo alle origini?

Allora si dovrà tornare ai drappi d’oro e porpora ritrovati nella tomba di Pietro.
E’ evidente, dunque, che, non essendo il pauperismo un tratto distintivo della vita cultuale della chiesa, essa ci “trasmette ciò che ha ricevuto”, per usare un’affermazione dell’apostolo Paolo (1Cor 15, 3).
PIO XII, emblema collettivo dell’opulenza liturgica, si dice che dormisse su tavole di legno nude e crude e seguisse modestissime diete. Ma in privato.
L’ancoraggio liturgico alla tradizione fatta di mozzette, pianete e fanoni, è parziale manifestazione della Gerusalemme celeste, della liturgia degli angeli, come dice san Gregorio Magno.

Una tradizione fatta di canto gregoriano, che è incarnazione sonora della Parola di Dio, è garanzia di corretta risposta alla Parola stessa.
Una tradizione fatta di una lingua sacra, il LATINO, immutabile nella quale ogni parola è già essa stessa teologia.

BENEDETTO XVI, nella scuola di liturgia delle sue messe papali, ci ha insegnato magnificamente questo:

ristabilire il primato della liturgia, fonte e culmine della vita della chiesa, e il primato di Cristo.
“Non più io vivo, ma è Cristo che vive in me”, afferma san Paolo.
Il sacerdote, coi paramenti, si “riveste” di Cristo (Gal 3, 27), dell’uomo nuovo (Ef 4, 24), per diventare per Cristo, con Cristo e in Cristo. Il Padre misericordioso, ci ha insegnato Joseph Ratzinger, dopo averlo abbracciato al suo ritorno, che è una risurrezione spirituale, ordina di andare a prendere “il vestito migliore” (Lc 15, 22).
E questo altro non è che l’applicazione di quel Concilio Vaticano II al quale molti si appellano per dimostrare il definitivo superamento dell’arte sacra della tradizione: “Una vigilanza speciale abbiano gli Ordinari nell’evitare che la sacra suppellettile o le opere preziose, che sono ornamento della casa di Dio, vengano alienate o disperse” (Sacrosanctum Concilium, 126) e precisa, inoltre, l’Ordinamento generale del Messale romano:

“Nei giorni più solenni si possono usare vesti festive più preziose” (n. 346).

18 commenti:

  1. Concordo in tutto!
    Articolo molto ben scritto, fatelo leggere ai vostri parroci.

    Giacomo

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  2. Già, quando ce vò ce vò.

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  3. D'accordissimo. Peccato quest'articolo abbia avuto scarsa eco (l'unica "risposta" a me nota è quella tristemente negativa di Tornielli).
    C'è solo un punto su cui sono perplesso: accostare mozzetta e paramenti liturgici. Se qualcuno sa confortarmi o chiarirmi le idee su questo punto, gli sono grato.
    Carolus

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  4. Ottimo Tornielli. Santo subito! Premio Nobel del giornalismo!

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  5. La cosa mi sembra anche più ovvia e naturale:

    a chi amiamo e riteniamo importante per la nostra vita cerchiamo di dare il meglio di noi stessi e di quanto abbiamo.
    Diversamente non siamo credibili.

    Pongo inoltre uno spunto per la riflessione:

    perchè NSGC non ha impedito che la vedova versasse il suo preziosissimo obolo nel tesoro del tempio?

    Forse che Lui ha ben chiaro che esiste un "economia" più alta e utile all'uomo di quella che conosciamo noi ?

    Inoltre: chi dobbiamo compiangere per il suo triste destino tra Lazzaro e il riccone ?

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    1. E' più facile per un cammello passare per la cruna di un ago che per un ricco entrare in Paradiso. Il resto sono bizantinismi.

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  6. La liturgia è simbolo della divinità? Assolutamente sì. Ma di quale divinità? Del Dio filosofico con tutti i suoi attributi proiettati dal limite umano o del Dio di Gesù che "agisce" in libertà?
    Nessuno è contrario ai paramenti, nemmeno io che sono un, direte voi, "cattocomunista".
    Ma c'è una bella differenza tra un piviale elegante e più che dignitoso confezionato con materie nobili pur nella sobrietà e un piviale ricamato con mezzo chilo d'oro, per non parlare delle pietre preziose o quant'altro.
    No, no, mi sforzo di ascoltare le vostre ragioni (sono un cattocomunista che sa ascoltare, abbiate comprensione...) ma più lo faccio e più mi arrendo all'evidenza. Vi piacciono i pizzi e i merletti, appunto.

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    1. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  7. Sono tutte cazzate, fate i fatti invece di parlare a vanvera per ore.

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  8. Maleducato e cafone questo anonimo che non ha neppure il coraggio di firmarsi! Complimenti vivissimi

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  9. Caro dario,

    mi spieghi a cosa serve l'oro, le pietre preziose e i marmi pregiati se non li usiamo per glorificare Dio?
    L'oro e le pietre preziose potremo usarli per farci bracciali, catenine e anelli per donne esibizioniste...?
    I marmi pregiati per rivestire le hall delle banche, dei tribunali, degli uffici postali, il colosseo o magari il cesso di qualche miliardario russo...?
    Preferisco che l'oro venga utilizzato per la liturgia e per abbellire la Santa Dimora di Dio che è innanzitutto il Tabernacolo e tutta la Chiesa, che è uno spazio SACRO!
    Preferisco che l'oro venga utilizzato per i vasi SACRI, che contengono il VERO Corpo e Sangue di Nostro Signore Gesù Cristo nella perpetuazione incruenta del Suo SACRIFICIO per mezzo del quale ci ha redenti!
    Preferisco che le pietre preziose siano usate per un ostensorio che per produrre gioielli e comunque tutte cose inutili per cui la gente ruba, si ammazza, si indebita, ...
    Capisco che qualcuno potrebbe dire: ma perchè non vendiamo l'oro e gli oggetti preziosi per aiutare i poveri?
    Quel qualcuno c'è già stato e purtroppo per lui ha fatto anche una pessima fine...
    I poveri li avremo sempre con noi e se c'è qualcuno che nella Storia ha SEMPRE aiutato i poveri, quella è la Chiesa.
    Ma bisogna rendersi conto che se è vero che c'è una povertà materiale che affligge tante persone (e oggi forse più che mai!) è ancor più vero che c'è una povertà ancora più grave ed è quella spirituale per cui non vi è solo indifferenza per Dio ma vi è proprio un rifiuto sistematico di Dio, della sua creazione e della sua salvezza per noi, specialmente fra gli strati più semplici della popolazione, quelli che un tempo erano la vera ricchezza della Chiesa.
    All'interno della stessa Chiesa, sacerdoti, teologi, pensatori, opinionisti e anche alti prelati, diffondono idee e letture in evidente contrasto con la dottrina e con la Tradizione millenaria.

    Ti ripeto le sue parole perchè mi sembra che Benedetto XVI inquadrò in modo eccellente la questione: "Nel rapporto con la liturgia si decide il destino della fede e della chiesa".

    Riflettici e pensa che se qualcosa di prezioso abbiamo (oltre la nostra stessa vita, l'intelligenza e la libertà!) questo lo dobbiamo a Dio e poi cosa c'è di più prezioso della Sacra Liturgia in cui Egli si manifesta nella sua Potenza?
    Se non SACRIFICHIAMO tutto quello che abbiamo per Dio, allora faremo fatica a sacrificare anche noi stessi a Lui.

    Pensaci!

    Giacomo

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    1. Preferisco usare l'oro e le pietre in ambito elettronico o biomedico invece che per puri scopi ornamentali. Questo tipo di discorsi dimostrano come i tradizionalisti idealizzino il passato con un metro di giudizio che non tiene minimamente da conto il progresso scientifico.
      Un caro amico, oggi cardinale, mi disse una volta al passaggio di una processione: "Ma c'è bisogno di agghindare la Vergine Maria con oro e perle come una mantenuta per esprimere il significato del suo essere nella teologia? Tutto ciò conduce ad una sterile idolatria".

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    2. Durante la seconda guerra mondiale la gente del mio paese in Liguria pur non avendo nulla da mangiare non esitò a fondere quel poco di oro che aveva in casa per fare una pisside nuova dove contenere il Corpo di Cristo! Questo che può sembrare agli occhi dei materialisti pura follia in realtà denota la grandezza della fede di quelle povere persone che nonostante tutto avevano capito che il vero Pane da ricercare non era quello materiale ma quello che sfama per sempre..."cercate prima il regno di Dio" dice il Signore.
      Analogalmente la ricchezza delle statue nelle processioni testimonia l'amore della semplice gente nei confronti della Santa Vergine o di questo o quell'altro Santo..e i fedeli di una volta stai pur tranquillo che sapevano bene chi andava adorato e chi invece venerato..

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    3. Finchè tra i cardinali siederanno gli amici del Nuovo, non c'è da meravigliarsi se viene eletto uno come Bergoglio.

      Meo.

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  10. Ah! per fortuna che c'è la tecnologia che ci salverà!
    Oggigiorno c'è più oro nei contatti di un iphone che nel calice per la Santa Messa!
    Scendendo al tuo livello: a questo punto ognuno si sceglie cosa "idolatrare" ...

    Ad maiorem "Job" gloriam!

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    1. Però quando ti ammali ti curi con farmaci moderni, prodotti spesso di quella scienza avversata proprio dalla corrente oscurantista, o ti fai le frizioni di acqua santa? Quanta ipocrisia.

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    2. Ti ricordo che la scienza moderna è nata grazie a tanti uomini di Chiesa e grazie alla cultura cattolica che indagava il creato per conoscere il Creatore.
      Io quando mi ammalo mi curo con le medicine, ma ci sono anche malattie che le medicine più avanzate non possono curare e nemmeno le strumentazioni più sofisticate riescono a indagare. Questo per quanto riguarda le varie malattie del corpo.
      Comunque non era a queste nello specifico che mi riferivo, ma forse sei un po' duro di comprendonio.
      Ben più gravi delle malattie del corpo vi sono poi quelle dello spirito (ripetiamolo per chi evidentemente legge una riga sì e una no...).
      E dovremmo sapere che la più grande malattia dello spirito è il peccato e la più efficace medicina si chiama Grazia di Dio.
      La Grazia di Dio viene somministrata nei Sacramenti attraverso i "medici delle anime" (che sono i sacerdoti).
      Devo ripeterti anche i sette Sacramenti oppure quelli te li ricordi? Se hai fatto catechismo...
      Oppure ne riconosci di meno come i protestanti...?
      La Santa Messa è il momento in cui lo spazio e il tempo diventano infinito ed eterno perchè è la manifestazione del divino nel ripetersi del sacrificio incruento di Nostro Signore Gesù Cristo, morto in croce per la nostra salvezza.
      La Santa Messa è il luogo dove vi è la più grande pioggia di Grazia e celebrare questo momento degnamente e con solennità è un modo anche per rispettare questo immenso Mistero in cui si ripete l'avvenimento che ha cambiato la Storia.
      Se tu ritieni che tale Mistero possa essere celebrato come solitamente si svolge una seduta del consiglio comunale o l'assemblea di condominio sei "libero" di pensarlo ma non venire a predicarci la tua posizione con saccenza e superiorità.
      Evidentemente le nostre sensibilità non sono le stesse forse perchè non sono le stesse le priorità e forse perchè non sono nemmeno le stesse le fonti della dottrina alla quale ci nutriamo.
      Mi dispiace per te se credi che l'oro debba essere usata per tecnologie elettroniche e biomedicali piuttosto che per la gloria di Nostro Signore, è una tua opinione che a noi non fa nè caldo nè freddo.
      Comunque fà un po' come ti pare ma mi sembra che qui l'unica ipocrisia sia soltanto la tua.

      Magari preferisci leggere altri articoli: http://www.webmasterpoint.org/speciale/2005apr11-smonta-computer-cellulare-guadagna-oro-argento.html

      Giacomo

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  11. Caro Nuovo l'ideologia di cui si fa portavoce rischia di farle perdere la ricchezza la profondità la trascendenza e l'amore di cui è pieno ogni detto o fatto di NSGC narrato dai Vangeli.

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