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domenica 7 marzo 2010

Echi tridentini in letteratura: Gertrud von Le Fort

Fra i grandi della letteratura tedesca del Novecento, Gertrud von Le Fort (1876-1971) nacque protestante, si convertì al cattolicesimo nel 1925, fu autrice di romanzi, poesie, racconti, fiabe, saggi importanti. Un capolavoro assoluto, apprezzato anche in Italia, è L’ultima al patibolo (1931), breve romanzo storico ambientato all’epoca della rivoluzione francese. Ad esso si ispirò Georges Bernanos per i suoi Dialoghi delle Carmelitane (1948); con lo stesso titolo abbiamo due film (1959, con Jeanne Moreau e Alida Valli; e 1983, per la regia di Pierre Cardinal) e un’opera di Francis Poulenc (libretto proprio, 1957).

Il 17 luglio 1794, al culmine del Terrore, sedici suore carmelitane, strappate al loro monastero di Compiègne, furono ghigliottinate a Parigi, martiri della Fede. La loro colpa: non essersi piegate al vento della libertà. Fra i diritti dell’uomo proclamati cinque anni prima, in testa a tutti svetta, come è giusto, la libertà: ma accettare di farsi suore vuol dire rifiutare di essere libere: si tagli dunque la testa in pubblico a chi non vuole la libertà di essere libera. Sei libera, cittadina, libera di fare quello che io stabilisco essere, per te, la libertà ["pas de liberté pour les ennemis de la liberté", diceva Saint Just]

Fra le migliaia di martiri, massacrati dai liberatori, le sedici carmelitane di Compiègne lasciarono un segno incancellabile: giunsero in piazza, con le braccia legate dietro la schiena, cantando inni e salmi. Persino l’orrida marmaglia indemoniata cessò un attimo il frastuono, stupefatta. Cantando fin sotto la mannaia, offrirono la vita a Dio una dopo l’altra, senza un grido. Due di loro avevano 79 anni, la più giovane 28. La madre superiora chiese e ottenne di essere l’ultima al patibolo e a tutte recò conforto.

Il 27 maggio 1906 papa Pio X le proclamò beate.

Il romanzo di Gertrud von Le Fort è fedelissimo ai fatti storici, anche i nomi delle suore corrispondono. Aggiunge però un personaggio di fantasia, Bianca de la Force, figlia di un nobiluomo simpatizzante per la causa rivoluzionaria e ciò nonostante – come spesso avviene – vittima della medesima. Il carattere timido, evidente fin dalla prima infanzia, è divenuto in lei una vera e propria nevrosi: “si sarebbe tentati di dire che si angosciasse, oltre che di ogni cosa, perfino della propria paura”. Novizia a Compiègne, alle prese con la violenza dei rivoluzionari, attanagliata dal terrore, ecco come si presenta al colloquio con la madre superiora, che vorrebbe consigliarle di lasciare il Carmelo:

«Bianca ritrasse le mani dal visetto minuto: ogni espressione in esso appariva quasi contratta, ma nello stesso tempo il volto suggeriva stranamente l’idea d’una terribile vastità. La superiora stentava adesso a riconoscerlo. Nella sua fantasia sorse repentina una schiera d’immagini slegate: uccelli morenti, guerrieri feriti sul campo di battaglia, criminali ai piedi del patibolo. Non le pareva più di osservare l’angoscia di Bianca, ma, né più né meno, le pareva di aver davanti l’angoscia di ogni creatura.»

La lotta fra una paura invincibile e una Fede intrepida e ostinata sembra concludersi con una sconfitta: Bianca fugge dal Carmelo. Tornata a casa, assiste terrificata al linciaggio di suo padre, cedendo persino all’inaudita violenza di becere megere che la costringono ad accostare le labbra a una coppa che raccoglie il sangue di lui. Intanto si consuma il destino delle carmelitane, arrestate, processate e condannate a morte. Trascinata fra le tricoteuses, irriconoscibile, Bianca assiste alla tragedia da sotto la ghigliottina.

«Mi trovavo – racconta il narratore testimone – in mezzo al pigia pigia della folla urlante (...) non sono alto di statura (...) potevo appena sentire. (...) Le Carmelitane giunsero sulla piazza della Rivoluzione cantando; s’udiva il loro canto già da lontano; perveniva straordinariamente netto attraverso l’urlìo della plebe, o forse taceva il tumulto della massa crudele all’apparire delle vittime? Io distinsi con gran chiarezza le ultime parole del Salve Regina, che si canta, come lei sa, quando muore una monaca, e subito dopo le prime del Veni Creator. C’era nell’inno qualcosa di luminoso e di gentile, un tono delicato ma nello stesso tempo molto sicuro e sereno; (...) Quel canto annullava completamente quel senso del tempo, annullava la piazza insanguinata della Rivoluzione, annullava la ghigliottina, annullava – Creator Spiritus, Creator Spiritus! – l’immagine del Caos. (...) Il canto a questo punto era sostenuto solo da due voci (...) poi se ne spense una (...)».

Ma ecco l’imprevedibile, l’impensabile: una vocina nuova, esile, fine e infantile, si aggiunge, proveniente da «qualche punto dal profondo della folla, quasi che fosse la folla stessa a rispondere. (...) In quell’istante, davanti a me (...) vidi (...) in mezzo al vortice delle terribili donne, Bianca de la Force: il suo viso pallido, minuto e raccolto si staccava da tutte le figure che le stavano intorno respingendole via, lungi da sé, come stracci. La riconobbi. Era impavida. Cantava. Cantava con la debole vocetta da bimba ma senza il minimo tremito, anzi piena di gioia come quella d’un uccellino. E cantò sola, sulla grande piazza della Rivoluzione, il Veni Creator delle sue sorelle fino alla fine.

Deo Patri sit gloria
et Filio, qui a mortuis
surrexit, ac Paraclito
in saeculorum saecula.

Sentii chiaramente anche il Credo del Dio trino; l’Amen non potei udirlo. Lei sa che quelle megere furiose trucidarono Bianca sul posto.»


***


Il tema del romanzo è il rovesciamento radicale, la sovversione cristiana, lo sconvolgimento. Chi vuol salvare la propria vita la perderà. Cristo, appeso alla Croce, innalza il mondo fino a sé. Bianca, che perde la propria vita, la riacquista, lei debole e spaurita, trionfante su Satana e i suoi scherani, imponendo la forza della Fede (non sfugga il senso di quel cognome; che assomiglia poi in modo illuminante a quello dell’autrice.


Rovesciamento, nel bene come nel male: chi non raccoglie con Cristo disperde. Satana è solo la scimmia di Dio: si comincia con un messaggio che sembra cristiano (libertà, uguaglianza, fraternità) e rapidamente si giunge al Terrore; si parte dai diritti dell’uomo e si finisce organizzando i campi di sterminio.

[Due riflessioni, prima di chiudere.
1. Si direbbe che anche le idee, come le persone, vengano al mondo con un loro “peccato d’origine”. Anche la prosopopea dei diritti dell’uomo ha avuto bisogno di un battesimo: il battesimo del sangue di queste nostre sorelle di Fede, così fragili e così intrepide. Solo grazie a loro è diventata giusta e santa.
2. Cadute nel fango e nello sterco le insegne del comunismo, milioni di facce di bronzo si sono riciclate recuperando i Lumi e i princìpi dell’89. Chissà che prima o poi qualcuno di loro, stremato da presuntuosi, compulsivi e pluridecennali “colloqui con Io”, arrivi a chiedere perdono per le atrocità dei suoi padri, àvoli e arcàvoli...]

[L’ultima al patibolo è facilmente rintracciabile, in economica, nel catalogo della BUR.
La scena finale, con la resurrezione e morte di Bianca, è rappresentata nello spezzone del film del ’59 all’indirizzo http://www.youtube.com/watch?v=7fc2_DmegYU&NR=1
Il finale dell’opera di Poulenc: con una regia un po’ astratta ma di grande fascino, all’indirizzo http://www.youtube.com/watch?v=od4m5lN1HOo&feature=related; con una regia più “realistica”, all’indirizzo http://www.youtube.com/watch?v=GcUXp-fpiD0&feature=related
Per la Salve regina in gregoriano, vedi: http://www.youtube.com/watch?v=vpXu-kULxVc
Per il Veni Creator Spiritus gregoriano, vedi: http://www.youtube.com/watch?v=VnUJWDEQDW4]


Giuseppe

4 commenti:

  1. Luis Moscardò8 marzo 2010 11:25

    Grazie per questa segnalazione che dà anche validi spunti di riflessione e che arricchisce di buona curiosità su opere di autori che si conoscono solo in superficie....
    Seguo questa che è diventata ormai quasi una "rubrica" del sito, sempre con interesse.

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  2. Grazie a te, caro amico.

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  3. Nobis quoque peccatoribus8 marzo 2010 13:17

    Segnalo anche l'oratorio Jeanne d'Arc au bucher di Honneger, su testo di Claudel.
    FdS

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  4. <span>persino Papa Giovanni Paolo II ha riconosciuto che la Consacrazione della Russia non è ancora stata compiuta come richiesto dalla Madonna. Subito dopo aver consacrato il mondo, il 25 marzo 1984, il Santo Padre si staccò dal testo preparato, e pregò: “Illumina specialmente quei popoli dei quali Tu Stessa stai aspettando la nostra consacrazione ed il nostro affidamento”. Il Papa aveva in questo modo riconosciuto, pubblicamente e dinanzi a 250.000 persone, che la Madonna di Fatima sta ancora aspettandola Consacrazione della Russia. Il giorno seguente, il quotidiano del Papa – L’Osservatore Romano – riportò le parole qui citate (vedi la riproduzione fotografica de L’Osservatore Romano del 26 marzo 1984); vedi inoltre L’Osservatore Romano del 10 aprile 1984 [in Inglese] per la riproduzione della traduzione inglese. </span>

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