1 - L'Ecclesia Dei continua a svolgere il ruolo delineato dal motu proprio Summorum Pontificum, di supervisione e controllo nell'applicazione dello stesso. Quando uscì quest'estate il motu proprio Ecclesiae unitatem, vi fu qualche preoccupazione - la cui infondatezza viene ora ribadita - che la Commissione dovesse d'ora innanzi occuparsi solo di problemi dottrinali con la FSSPX e potesse tralasciare le competenze assegnate dagli artt. 7 e segg. del m.p. Summorum Pontificum.
2 - Viene, ancora una volta, fatta giustizia di una certa vulgata progressista che del motu proprio intende dare un'interpretazione restrittiva, come se la Messa antica fosse da limitare e riservare solo ai tradizionalisti o, peggio, a gruppi che dovevano essere già formati prima ancora dell'emanazione del motu proprio
3 - E' precisato che il termine triennale previsto dalla lettera accompagnatoria del motu proprio è solo un bilancio dell'applicazione, e che ogni eventuale aggiustamento in caso di gravi difficoltà farà comunque salvo lo scopo essenziale del motu proprio (ossia, evidentemente, la liberalizzazione del Messale tridentino).
4 - Infine, mons. Pozzo ci spiega come la Commissione lavora allorché in una diocesi si verificano problemi. A giudicare dalla rapidità di soluzione, ad es., della situazione in Alaska (v. qui), è evidente che si tratta di un metodo assai efficace.
E sotto questo profilo, a rischio di apparire adulatori (ma ormai ci conoscete e sapete bene, leggendo i nostri post, che quello non è uno dei nostri pur molti difetti), ci piace dare atto dell'impressione di solidità e concretezza operativa che ci ha dato mons. Pozzo. Impressione rafforzata da quanto ci ha riferito chi ha avuto modo di affrontare con lui problemi applicativi del motu proprio ("una persona che, se dice che farà una telefonata, la fa davvero!") e anche dalla circostanza di essere riuscito ad impostare in pochi mesi il difficile lavoro preparatorio per i colloqui dottrinali che inizieranno lunedì. Ma ecco l'intervista.
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- Monsignore, una diffusa interpretazione restrittiva del motu proprio sostiene che il provvedimento papale sia rivolto principalmente, se non esclusivamente, a quei gruppi e istituti che erano già legati alla forma tradizionale, e non abbia invece alcuna funzione di promozione della forma straordinaria. A questo aveva già risposto il card. Castrillòn Hoyos, affermando a Londra, nel giugno 2008, che il Papa vorrebbe il ‘rito gregoriano’ addirittura in tutte le parrocchie. Quale la Sua opinione?
Il Motu Proprio è rivolto a tutti i fedeli cattolici che desiderano la forma straordinaria della Liturgia Romana e non soltanto a coloro che, prima della sua promulgazione, fossero legati all’antica forma del rito romano. Se certamente esso vuol venire incontro a questi ultimi e sanare antiche ferite, scopo del documento è anche quello di consentire la diffusione della forma straordinaria, a beneficio di chi ancora non la conoscesse (poiché troppo giovane per averla praticata), o ritrovasse con gioia la Messa della sua gioventù. La sempre maggior diffusione di questo tesoro liturgico, patrimonio della Chiesa, può portare molti benefici spirituali e vocazionali, anche attraverso il mutuo arricchimento tra le due forme del rito romano.
- Da molte parti sono segnalati ostacoli frapposti all’applicazione del motu proprio. Anche noi ci siamo passati... Che cosa deve fare un congruo gruppo di laici che si trovi in tali situazioni di difficoltà nell’ottenere una Messa settimanale in forma straordinaria? E quale può essere l’intervento della Commissione Ecclesia Dei?



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