sabato 17 ottobre 2009

In diretta dal convegno di Roma: presentazione del P. Nuara

Dai vostri inviati al convegno romano sul motu proprio:

Dopo la Messa prelatizia di mons. Schneider, ha inizio il convegno col canto del Veni creator, in una sala strapiena, con gente in piedi, mentre molti si sono dovuti sedere in stanze laterali.

Il Padre Nuara apre i lavori ricordando come il motu proprio, specie sulle prime, fu in molti ambienti ecclesiali snobbato e considerato provvedimento caduco e di applicazione pressoché nulla. Con conseguenti gravi opposizioni, che sono poi un'ulteriore spia di quella crisi della Chiesa che l'allora card. Ratzinger considerava essere conseguenza principalmente del crollo della liturgia.

Una nuova liturgia troppo incentrata sull'uomo, su un vago filantropismo, su una dimensione puramente comunitaria ha comportato, come dice mons. Gherardini, una Chiesa che ha ridotto in buona parte la Messa ad una tavola fraterna, l'ecclesiologia ad una dimensione sociologica.

Gli oppositori del motu proprio sono i fautori di una pretesa nuova Chiesa che sarebbe nata dal cantiere conciliare. Come diceva il card. Ratzinger: la liturgia postconciliare è un grande cantiere, ma un cantiere di cui s'è perso il progetto, e ognuno va avanti anarchicamente per la sua strada. Ma dividere la Chiesa tra pre e post Concilio è stato un sacrilegio. La Chiesa è una, anche diacronicamente.

Per molti il motu proprio è uno spauracchio mortale, perché li fa temere che la Chiesa possa 'tornare indietro'. Ma anche se fosse così, la Chiesa, in realtà, va sempre avanti. Recuperando elementi e tesori perduti.

Oggi la vera novità della Chiesa è la Tradizione e operare per il suo recupero è cogliere il segno più chiaro dei tempi. Pena l'aggravarsi e lo sprofondare della crisi della Chiesa.

Quale la situazione dell'applicazione del motu proprio? Dopo due anni, molto è cambiato. Aumentati gli altari dove si celebra l'antico rito, aumentate le Messe, i sacerdoti, i fedeli e, cosa rimarchevole, moltissimi giovani. Anche i vescovi si avvicinano a questo rito come, questa mattina, mons. Schneider. Ma certo la strada è ancora lunga, e per molti aspetti ancora dura.

Attendiamo ancora una Messa alla Rai, alla Radio Vaticana, Sat 2000, Tele Pace, ecc. Però (notizia in anteprima dataci da P. Nuara) Radio Maria trasmetterà la prima domenica di avvento (domenica 29 novembre, ore 1o,30) la prima Messa tridentina.

Ci sono ancora sacerdoti derisi, impauriti, minacciati; laici esasperati e rimandati a mani vuote. E' nota l'intolleranza degl'intolleranti. E proprio da chi più si sciacqua la bocca di accoglienza e tolleranza.

Ma di queste sofferenze spirituali e battaglie, Nostro Signore si serve per santificarci, purificarci e farci avvicinare al Suo Sacrificio. Questo è il tempo dell'offerta: le persecuzioni sono il nostro offertorio. Perché la Chiesa deve rimeritare davanti a Dio quello che ha abbandonato o perfino rigettato con tanta superficialità.

In tutte le diocesi in cui v'è stata maggiore opposizione, i frutti sono stati ancora maggiori, dando maggiore volontà e determinazione a sacerdoti e fedeli.

E comunque: alle Messe va poca gente, nei seminari ancor meno; vogliamo forse rigettare questa gente? Bisogna essere rispettosi alla Gerarchia, ma anche farsi valere quando il loro diritto è la volontà del Santo Padre. Un lungo appplauso spontaneo ha accompagnato il ringraziamento a Benedetto XVI nel corso della relazione.

9 commenti:

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  2. Quanta negatività nel commento che precede! Non meritavano certamente questo le pacate e profonde riflessioni del P.Nuara.

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  3. La gioia cattolica17 ottobre 2009 15:04

    Noi non siamo contro il Concilio (che accettiamo) ma contro una sua errata interpretazione.
    Sono molto felice di sapere che radio Maria trasmetterà la messa tridentina, come vi ho già detto padre Livio non è progressista.

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  8. Potrei anche condividere, dal punto di vista della logica dell'evoluzione liturgica, gli scritti precedenti.
    Trovo , tuttavia, che per una serie di motivi estico- storico-dottrinali,il rito tradizionale debba essere lasciato invariato.
    Ci penserà la Provvidenza a decretare la sua crescita o la sua morte.
    Per quanto riguarda il rito "pastorale" o "ordinario" ho l'impressione che esso dovrà essere opportunamente supportato da molte iniezioni dottrinali prima di essere riformato adeguatamente.
    Non vedete che l'Episcopato sta rigettando in toto la nota papale della corretta traduzione "pro multis" ?
    Senza un solenne pronunciamento dottrinale sulla Sacra Liturgia non si potrà fare la ben più minima riforma della riforma.
    Lasciamo che la Provvidenza faccia il suo corso decretando anche per questo messale la crescita o la morte.
    Noi accettiamo il Concilio Vaticano II e siamo rispettosi dei pronunciamenti del santo Magistero.
    Amiamo la Chiesa e preghiamo affinchè il Signore , che l'ha posta come unico mezzo di salvezza per l'umanità errante, la preservi da ogni pericolo.
    Oremus.
    A.C.

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  9. Positivo è il solito troll neocatecumeno sotto nuove, ma riconoscibilissime spoglie. Qualsiasi cosa scriva sarà cancellata, quindi non rispondetegli.

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