venerdì 9 ottobre 2009

Elena Bono parte II: “Sancte Michaël Arcangele, defende nos in proelio...”


« Signor San Michele,
gran capitano delle milizie celesti
rimaste fedeli, che, al terribile grido
di “Chi come Dio?”,
guidasti a battaglia e a vittoria
contro le schiere ribelli ed il re tenebroso,
Tu tutto luce, non mi guardare
con occhio severo all’ombra dell’elmo
ma con pietà e con amore.
Ricorda che ancora bambina
farfugliavo alla meglio la bella preghiera latina
composta in Tuo onore da un papa sapiente
del mio Lazio vetusto.
Non mi pesare su quelle Tue giuste bilance
per quello che valgo, che è meno di niente,
ma per l’amore fedele che ti ho sempre portato
per mano conducimi al cospetto di Dio.
Intercedi per me presso Maria
ch’io non venga cacciata dal Regno,
Tu spada tremenda di Dio
tenerezza infinita di Dio.»

La “bella preghiera latina” che Elena Bono ricorda qui fra le dolci abitudini dell’infanzia è una delle cosiddette “preci leonine”, che per iniziativa di papa Leone XIII (nato a Carpineto, nel “Lazio vetusto”) si cominciarono a recitare, al termine delle messe “private”, a partire da fine ottocento. Si trattava di preghiere extraliturgiche, e per questo motivo non erano riportate nel messale romano ufficiale e potevano essere recitate anche in lingua italiana. Personalmente ne ricordo una diffusione molto ampia e popolare: erano presenti, con tanto di dotazione d’indulgenze, in tutti i libri di devozione, tipo “Massime eterne” e simili.

Furono cancellate dalla riforma bugniniana: il clima di sconsiderato “ottimismo” di quell’epoca mal si conciliava, evidentemente, con la consapevolezza della malvagità e delle insidie del Demonio.

Personalmente ho preso l’abitudine di recitare l’invocazione a San Michele, nello splendido latino di papa Leone, fra le mie preghiere del mattino e della sera:

Sancte Michaël Arcangele,
defende nos in proelio,
contra nequitiam et insidias diaboli
esto praesidium:
ìmperet illi Deus,
sùpplices deprecamur;
tuque, princeps militiae coelestis,
Satanam
aliosque spiritus malignos,
qui ad perditionem animarum
pervagantur in mundo,
divina virtute
in infernum detrude.
Amen


[San Michele Arcangelo, difendici nella lotta, contro la malvagità e le insidie del Demonio sii nostro soccorso: che Dio lo tenga sottomesso, supplichevoli ti preghiamo; e tu, condottiero della milizia celeste, con la potenza di Dio ricaccia nell’inferno Satana e gli altri spiriti maligni che a perdizione delle anime vanno vagando per il mondo.]

“Per mano conducimi al cospetto di Dio”, chiede la poetessa a San Michele; ricordandosi probabilmente il ruolo che all’Arcangelo viene riconosciuto in più luoghi della Messa dei Morti e delle Esequie; per esempio, nell’Offertorio della Messa (“Domine Jesu Christe”), là dove, riferendosi alle anime di tutti i fedeli defunti, si dice: “Sed sìgnifer Sanctus Michaël repraesentet eas in lucem sanctam quam olim Abrahae promisisti et semini ejus”.
* * *

Ma con questo secondo appuntamento con la scrittrice di Chiavari voglio attirare l’attenzione soprattutto su una bella poesia dal titolo “Una nevosa sera di Natale”, che mi crea commozione ogni volta che la leggo (e rileggo), a partire da un benemerito post del blog di Luigi Accattoli che s’intitolava – se ben ricordo – “Mi sono innamorato di Elena Bono”. Il povero diavolo peccatore e disperato, che si sente andare a fuoco la testa quando l’organo e il coro intonano il “Gloria in excelsis Deo”, è davvero indimenticabile: la Messa di sempre, in latino e in gregoriano, è una semina di gioia e di perdono, è un miracolo di Dio quale, forse, solo la poesia è in grado di rappresentare.

«Senza fissa dimora e senza pace
girovagava un angioletto nero
sempre in pianto e in affanno
non riuscendo a capire
come e perché
si fosse mai imbrancato
con gli angeli cattivi
nel maledetto dì della rivolta.
Gli angeli della luce lo schivavano
come fellone reo di tradimento.
I tenebrosi invece
gli davano la caccia
con bieco accanimento
per inforcarlo ed isquartarlo
come elemento inaffidabile.
Lui si rendeva inafferrabile
vagolando alla cieca
qual foglia al vento,
ora in questo ora in quel travestimento.
Sfinito, intirizzito, disperato
per non poter manco impiccarsi
né buttarsi giù in mare,
essendo – ahimé – immortale,
una sera nevosa di Natale
si travestì da marocchino
e si mise alla porta della chiesa
dei reverendi Padri Cappuccini
offrendo inutilmente
fazzoletti di carta
e certe rose bianche
rubacchiate qua e là
da serre e da negozi di fiorai.
Terminato il viavai,
accovacciato a terra lacrimava
sulle sue rose bianche
rubate inutilmente
e sull’animo duro
della cristiana gente –
ma quando organo e coro
intonarono il Gloria,
gli andò a fuoco la testa
e si precipitò dentro la chiesa,
volò d’un balzo al soffitto azzurrino
dipinto a stelle d’oro
cantando alla distesa
insieme al coro
in perfetto latino
Gloria in excelsis Deo
con quel che segue
di quel salmo divino.
Indi, confuso, spaventato
si rifugiò nella gran nicchia
dell’Immacolata
sull’altare maggiore
e depose le rose
su quei piccoli piedi immacolati
che calpestavano il serpente
così serenamente.
“Un pipistrello, un pipistrello!”
strillò un bambino.
Ma nessuno lo vide.
Anche perché Maria
aprì il manto celeste e lo nascose,
lui e le sue bianche rose.»
Giuseppe

2 commenti:

  1. Ma a voi piace sta roba?

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  2. Caro Anonimo delle 21.50:
    è difficile rispondere a un interlocutore iperlaconico, come tu mostri di essere.
    Bisognerebbe capire che cosa intendi per “questa roba”. Che cos’è – dicci, dicci! – che non ti piace?
    - lo stile di Giuseppe?
    - le poesie di Elena Bono?
    - le poesie in generale?
    - gli echi tridentini?
    - la letteratura?
    - Leone XIII?
    - i papi in generale?
    - tutta la storia della Chiesa fino a cinquant’anni fa?
    - tutta, senza eccezioni?
    - i cattolici adulti?
    - i cattolici adulteri?
    - i novissimi?
    - il Gloria gregoriano?
    - la Messa vetus ordo (che noi chiamiamo Messa di sempre?)
    - la Messa tout court?

    Caspiterina! Qui occorrerebbe niente meno che un sondaggio Doxa!
    Ma poiché siamo momentaneamente impegnati in altra iniziativa pregressa, ti seccherebbe, caro amico, spiegarti meglio o – perdonami – andare lemme lemme a quel paese?

    RispondiElimina

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