Con il sinodo sui giovani dal titolo "discernimento vocazionale" il Papa vuole arrivare a

sabato 28 marzo 2009

Il vescovo di Amiens 'interpreta' la lettera del Papa pro domo sua


Come ricorderete, mons. Bouilleret, vescovo di Amiens (nella foto, tratta da qualche sua messa, è quello che sembra il gemello di Bobo, personaggio dei fumetti di Staino, e di Umberto Eco; il quale peraltro, se fosse prete, rifiuterebbe di certo di mettersi addosso una stola come quella), è divenuto internazionalmente famoso perché rifiuta di imprestare o affittare alla comunità di fedeli della Fraternità San Pio X, sfrattati dal locale che utilizzavano fino a due anni orsono, una delle decine di chiese chiuse e non utilizzate della sua diocesi, costringendo quei fedeli ad assistere alla Messa all’addiaccio, anche nel rigido clima invernale. Naturalmente, questo non esclude che altre comunità religiose non in comunione con Roma (gli ortodossi rumeni e varie confessioni protestanti) abbiano invece ottenuto quanto ai lefebvriani è negato. Della questione ci siamo già occupati in questo post di gennaio (allorché i fedeli, non potendo celebrare sul sagrato che era diventato uno lastra di ghiaccio, entrarono nella cattedrale, aperta ma non utilizzata d’inverno, per celebrare a un altare laterale) e in quest’altro, successivo alla revoca delle scomuniche, per dare notizia che nulla è cambiato nonostante il decreto del Papa. Anzi: ecco quel che il vescovo di Amiens pretende di leggere nella lettera del Papa ai vescovi in merito alla revoca delle scomuniche: un’arma per sé per perseverare nella sua politica di esclusione e rifiuto.

Il Papa ha voluto spiegare la sua mossa e la chiave ne è in primo luogo spirituale: lo esprime citando la Bibbia e la necessità di riconciliarsi con “il fratello che ha qualcosa contro di te”. Ma ha scelto di indirizzarsi a noi come fratello vescovo e non più come capo, il che è del tutto inabituale, e pieno di calore per noi. In questa lettera si esprimono ad un tempo il cuore e la ragione. Sono stato particolarmente contento di riceverla perché nella nostra diocesi, noi siamo di fronte a una posizione molto forte dei membri della fraternità S. Pio X. A metà gennaio, essi hanno invaso la cattedrale per celebrare l’eucarestia: rifiutano l’argomento che io oppongo loro, secondo cui non hanno alcuna legittimità sacramentale. Che il papa abbia scritto nero su bianco che la Fraternità non ha statuto canonico e che i suoi ministri non hanno alcuna legittimità per i sacramenti è dunque un punto importante per noi sul campo. D’altronde ha ripetuto anche con forza, e con tutta la sua autorità pontificale, che il magistero della Chiesa non si ferma al 1962 ma include il concilio Vaticano II, e dunque che non c’è scarto tra il papa e il concilio, mentre tutto il gioco della Fraternità è precisamente di giocare “il papa contro il concilio”: come se si potesse riconoscere il magistero del primo senza riconoscere quello del secondo. Il papa ricorda anche che dopo aver regolato la questione disciplinare, si è entrati nella fase dottrinale, e non dà anticipazioni sul suo esito. Perché l’unità ha anche le sue condizioni: non si può fare senza articolarsi con la verità. Egli aspetta dalla Fraternità che entri nella piena comunione e, per lei, è la sua ultima possibilità per farlo”.

Jean Luc Bouilleret, vescovo d’Amiens

Fonte: La Vie - E' significativo che dei 29 commenti lasciati a questo pezzo su La Vie, periodico cattoprogressista, uno solo è favorevole al presule, 27 molto critici ed uno, perplesso, si chiede se per caso questa dichiarazione "settaria" non sia un falso montato dai lefebvriani per screditare il vescovo, domandandosi però allora perché La Vie si sia prestata a questa manovra contro Bouilleret...

18 commenti:

  1. Ecco, dinanzi ad atti, atteggiamenti e figure del genere anche chi cerca di mantenere una posizione equilibrata e di perseguire la salubre e pacifica via di mezzo indicata da Benedetto XVI perde la pazienza. E viene una gran voglia - scusate la franchezza - di compiere una bonifica à la Cromwell (non perché egli fosse protestante, ma perché cacciò gli inetti fuori dal parlamento a pedate nel fondoschiena). Del resto già Qualcuno, a suo tempo, si fabbricò una sferza di cordicelle e...

    RispondiElimina
  2. E' una situazione in se tristissima ma provvidenziale. Sono da situazioni come questa che la FSSPX potrà chiedere mooolto a Roma; e Roma, do fronte a casi come questi non può che rassegnarsi sconsolata: o caccia via vescovi come quello di Amiens (cosa impensabile in questo frangente storico collegialista) oppure concede esenzione totale dall'autorità dei vescovi. E se questi ultimi non voglion dare chiese che se le tengano.
    La FSSPX non ha problemi ad arrangiarsi.
    E così qualcuno potrà ripetere: voi avete le chiese, noi abbiamo la fede.
    Amen.
    E il vescovo continui a fare il pagliaccio.

    p.s. chissà se questo solerte vescovo si è mai chiesto se gli ortodossi hanno legittimità sacramentale!

    RispondiElimina
  3. mamma mia! questo vescovo ha solo 56 anni!!!! Dio provveda.

    RispondiElimina
  4. DANTE PASTORELLI28 marzo 2009 20:18

    E' un augurio di buon viaggio e felice eterno incontro don Dio?

    RispondiElimina
  5. A dir la verità spero che provveda al più presto il suo Vicario.

    RispondiElimina
  6. Sì, sì.... fatelo parlare questo vescovo di Amiens.... sta facendo più lui per la causa della Tradizione che qualunque altro...
    Consiglio agli amici della san Pio X di continuare a pazientare alla fine sarà loro consegnata su un piatto d'argento non una ma cento chiese... io prego e spero tutto questo e prego anche che il vescovo di Amiens si converta finché è in tempo.
    don bernardo

    RispondiElimina
  7. DANTE PASTORELLI28 marzo 2009 20:53

    Aspetta e spera, Emanuele!

    RispondiElimina
  8. Sono andato a leggermi i commenti impostati a corredo della dichiarazione di questo vescovo, sul sito "La Vie", constatando come, evidentemente, il pensiero del presule in questione appare così madornalmente deviante, da non riuscire a trovare un significativo conforto, nemmeno presso i "cristiani adulti" che si riuniscono presso quel luogo telematico progressista che ha diffuso il messaggio.

    A questo punto, mi sorgono spontanee un paio di domande:

    1) Chi mai crede di poter rappresentare mons. Bouilleret, visto che nemmeno i "neoterici" riescono a concordare con il suo pensiero che, per altro, si mostra altresì del tutto estraneo, rispetto alle categorie fondanti del cattolicesimo?

    2) Posto che mons. Bouilleret, assolutamente estraneo alla sensibilità spirituale dei fedeli, rappresenta pressoché solo se stesso, qual mai senso (anche soltanto pastorale) può rivestiere la sua permanenza sulla Cattedra di Amiens?

    Cordialmente.

    RispondiElimina
  9. DANTE PASTORELLI28 marzo 2009 20:59

    AREKI, non t'illudere. Questa prospettiva non esiste, almeno a breve e medio termine. A lungo termine chissà. Se si fosse nella situazione da "pre-piatto d'argento" saremmo già fuori della crisi. E non mi sembra proprio che se ne possa uscir prima di mezzo secolo, ma non so se ne basta uno, visti i tempi romani.

    RispondiElimina
  10. Certamente, l'ottimo Dante Pastorelli espone opinioni più che sensate, tuttavia, da "realtà assolutamente invisa e vietata", la liturgia tradizionale è stata volta dalla volontà dei Pontefici in una "realtà che si deve tollerare".

    Certo, per potersi tramutare in una "realtà pienamente accettata" (o, ancor meglio, in una "realtà auspicata") il cammino è ancora lungo ed irto d'ostacoli, tuttavia, un primo passo è stato tratto; un primo passo dal quale si rivelerà assai arduo (e, soprattutto, illecito!) il poter far recedere il clero ed i fedeli sensibili alla Tradizione.

    Seppur parziale e combattuta, si tratta di una situazione reale che, sino a pochissimi anni addietro, poteva, al massimo, fornire materia per i sogni più irrealisticamente illusori ...

    Cordialmente.

    RispondiElimina
  11. vandeaxsempre28 marzo 2009 21:31

    Questo 'vescovo',(mi ripugna chiamarlo cosi',ma non posso usare altri termini senza cadere nel turpiloquio), e' un persecutore di cattolici e dovra' un giorno rendere conto al Signore di tutti i suoi atti. Se mai leggera' questo commento, gli consiglio di leggere 'de mortibus persecutorum' di Lattanzio, e dopo una sana meditazione, di confessarsi e di dimettersi da vescovo.
    Supplico il Papa affinche' liberi la Chiesa francese da questo individuo al piu' presto:non si puo' aspettare altri 19 anni per attendere che ne compia 75 !

    RispondiElimina
  12. O Anonimo che osservi come colui abbia solo 56 anni. La tua è notazione opportuna. L'uomo infatti è un esemplare della generazione sessantottino-settantasettina. Una generazione che, a parte rarissime eccezioni il cui unico fondamento teleologico è quello di confermare la regola, si distingue per l'organica atrofia dei recettori del sacro e per la fede profonda... nel tangibile (specie nel "commestibile"), nel quantificabile.

    RispondiElimina
  13. DANTE PASTORELLI28 marzo 2009 23:22

    Caro IMERIO, è proprio l'essere una "realtà tollerabile" che mi preoccupa, direi mi spaventa.
    Finché si è invisi, si posson nutrir speranze di mutamento d'opinione e si è disposti anche a subire ed a combatter per far capire l'amore che diamo e le sberle che ci vengon rifilate.
    Quando si diventa figli tollerati è più difficile che si possa passare al rango, se non a distanza di tempo incommensurabile, figli amati.
    Accade persino nelle famiglie: spesso i figli tollerati perché non voluti non riescono a conseguire il sogno d'essere amati. E muoiono con quest'immensa tristezza, i foprti, i meno forti, nell'odio e nella ribellione.
    Accade così nella Chiesa. "Che volete di più, vi abbiamo dato anche troppo" e non si va avanti: il muro resta.
    E col muro anche i figli si acquietano nella condizione di "tollerati" e l'amore anche in loro s'attenua, s'inaridisce ed alla fine si sentono estranei.
    Si vorrebbe che ciò non accadesse ma, umanamente parlando, ciò è già in molte realtà nella Chiesa, ciò potrebbe accader anche a noi. A me che ormai son già così avanti nel declino penso che non accadrà,almeno in forme estreme, ma agli altri più giovani?

    RispondiElimina
  14. Non mi pare che il rito antico manchi propio di nulla se non prevede una "liturgia della parola".
    Il rito antico considera i Sacramenti, non certi surrogati.
    Comunque, nessuno vieta che un diacono possa usare la parte didattica del rito antico come devozione privata, come spunto per la lectio divina (anche in comune con altri fedeli) laddove non c'è possibilità di aver la messa.
    Credo che questo sia molto meglio che "tridentinizzare" il nuovo rito della liturgia della parola.
    Io sono sempre per i prodotti originali, "di marca" non per i prodotti finto-originali da discount.

    RispondiElimina
  15. Il nostro monsignore ha fatto qualche passo in avanti, comunque. A quanto pare riconosce - a modo suo - l'autorità del papa e trova - sempre a modo suo - validi i suoi argomenti. E chissà mai che venga a conoscenza che il papa ha emanato anche un certo motu proprio... E chissà ancora che faccia due più due e capisca che il modo migliore per togliere consensi alla S. Pio X è autorizzare qualche messa tradizionale nella sua diocesi... (Sì, lo so, sono un illuso, vi risparmio l'obiezione).

    RispondiElimina
  16. Jacopo scrive: "E chissà ancora che faccia due più due e capisca che il modo migliore per togliere consensi alla S. Pio X è autorizzare qualche messa tradizionale nella sua diocesi... (Sì, lo so, sono un illuso, vi risparmio l'obiezione)".

    In effetti è quello che è avvenuto: dopo (dopo, naturalmente) che la FSSPX ha iniziato a celebrare sui sagrati, il vescovo ha pensato bene di far celebrare una messa tridentina (con le solite condizioni di profilassi sanitaria anti-epidemiche: chiesa isolata e celebrazione una settimana sì e una no).

    La mossa, la cui strumentalità è evidente, non ha però inciso sulla frequenza alle Messe in piazza.

    Per inciso: è storicamente accertabile che negli anni molti vescovi francesi hanno concesso messe dell'indulto solo quando nei pressi veniva aperta una cappella lefebvriana. Un merito storico indubitabile della Fraternità, utilizzata e considerata come "spauracchio".

    Forse dovremmo tutti noi, quando ci troviamo di fronte un episcopo protervo, invitare sacerdoti lefebrviani a fare un giro turistico nelle nostre diocesi...

    RispondiElimina
  17. Be', allora c'è qualche speranza. Ci sono casi molto peggiori di sordità irreversibile. Se poi da lassù arriva un'illuminazione...

    RispondiElimina
  18. ha fatto benissimo a negare le chiese agli scismatici di Lefebvre.. Ortodossi e protestanti sono chiese che non hanno nulla a che fare con la Chiesa Cattolica e in nome di una sovra-giustizia evangelica si possono concedere luoghi di culto.. La Fraternità S. Pio X è in aperta contrapposizione con la Chiesa Romana pur pretendendo di definirsi "cattolica". E' diverso...

    RispondiElimina

L'inserimento senza moderazione dei commenti è limitato ai soli post usciti nella medesima giornata di inserimento e nel giorno precedente. Per i post più vecchi, i commenti saranno sottoposti a moderazione.
Qualora fosse attiva la moderazione, possono passare anche alcuni giorni prima del controllo da parte della Redazione.