
Il novello Sacerdote saluta i fedeli prima della S. Messa
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Foto di gruppo dei celebranti dopo la S. Messa
Il ritorno alla Tradizione è una gioia anche per i senioresAbbiamo già narrato (leggi qui) della straordinaria (in tutti i sensi) Prima Messa di don Francesco, novello sacerdote diocesano (e questo è il particolare più importante, che dà l'idea di come per le giovani generazioni di preti la Messa antica sia non solo perfettamente accettabile, ma anzi alimento privilegiato di una vita di fede che si svolgerà in parrocchie del tutto normali e 'ordinarie'). Pubblichiamo ora con particolare piacere il commento che ci ha fatto avere il nostro Cerimoniere, insieme ad alcune fotografie della magnifica celebrazione.
Nella cornice della Chiesa parrocchiale di Dolcedo, uno splendido edificio del barocco ligure, si è svolta domenica 11 Gennaio alle ore 16.30 la Prima Santa Messa del novello sacerdote Don Francesco Ramella. E' stata un'esperienza indimenticabile, che ha saputo rendere in terra - seppur in modo pallido come tutte le terrestri realizzazioni - lo splendore delle celesti litugie.
La S. Messa è stata celebrata con le cerimonie della Messa Solenne (ovvero con Diacono e Suddiacono) e con il Prete Assistente, che è di per sé riservato per le Funzioni Pontificali, ma viene concesso ai sacerdoti novelli, onde assisterli e aiutarli nei primi passi.
Alle ore 16.30 tutto il clero si è recato alla porta della Chiesa ove il Sacerdote novello, rivestito degli abiti comuni è stato accompagnato all'altare. Qui giunto, tutto il clero, il Prevosto del luogo Don Giancarlo Cuneo, Can. on., ha indirizzato un breve pensiero e ha presentato al neonista il regalo della Comunità Parrocchiale. Immediatamente Don Ramella ha risposto e ha ringraziato tutti gli astanti. Terminate queste "formalità" il clero si è recato in sagrestia per prepararsi alla S. Messa. Come è già stato notato molti erano gli ecclesiastici presenti: Il Vicario generale Mons. Giorgio Brancaleoni; Mons. Francesco Drago, Prevosto emerito della Basilica di S. Maurizio e Protonotario Apostolico Soprannumerario, il Can. Ivo Raimondo, attuale Prevosto della Basilica di S. Maurizio, il Cancelliere della Diocesi, Can. Tiziano Gubetta, il Can. Marco Cuneo del Capitolo della Basilica di Porto Maurizio (che ha svolto il ruolo del Presbiter assistens), i Mansionari del Capitolo Cattedrale: Don Maurizio Morella (che ha svolto il ruolo di diacono), don Alessandro Ferrua, cerimoniere vescovile e segretario di Mons. vescovo, don Fabrizio Tonelli, Archivista della Curia Vescovile, don Luca Broggini, amministratore parrocchiale di due comunità nella periferia di Imperia (che ha svolto il ruolo di suddiacono), i Padri Benedettini dell'Immacolata, Don Sandro Marsano, Prevosto emerito di Dolcedo e superiore della Comunità S. Filippo Neri.
A questi vanno aggiunti gli altri sacerdoti intervenuti e i chierici del Seminario.
E' stato già commentata la parte musicale... qui mi limiterò a dare alcune spiegazioni su differenti particolarità che si son potute notare: anzitutto sia il Vicario generale sia Mons. Drago portavano la Mantelletta, abito che la tradizione riserva ai prelati senza giurisdizione, come i vescovi fuori del loro territorio, i vescovi ausiliari e i vari prelati
minori, (a dire il vero qualcuno infervorato ha fatto indossare al protonotario apostolico anche la croce pettorale nonostante le molte proteste del cerimoniere); i Canonici e i mansionari del Duomo e della Concattedrale, purtroppo, avevano la mozzetta, poichè è impossibile reperire tutte le antiche cappe particolari dei singoli capitoli.Commovente è stato il rito del bacio delle mani, secondo l'antico uso, quando i presenti - iniziando dai chierici fino all'ultimo fedele - si sono inginocchiati davanti al sacerdote novello per baciare il palmo delle mani ancora profumate dell'olio che le ha consacrate e hanno così fatto una splendida professione di fede nel Sacerdozio cattolico!
Che il Signore ci conceda non altre cento, non altre mille, ma tutte le SS. Messe con la sublimità di questo rito, espressione perfetta della nostra Fede.



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