Uno studio storico, teologico e liturgico circa Hic sanctam Communionem distribuendi modus che meriterebbe l’attenzione soprattutto dei Sacerdoti e dei Consacrati.
Per questo consigliamo di stamparlo e donarlo ai propri parroci o ai propri superiori.
Un ringraziamento al responsabile del blog ( link sotto) per aver curato la traduzione.
Circa la Comunione sulla mano
-NO (Non placet): 1233 Vescovi
Per esempio quelle degli ariani, gnostici, marcioniti, antropomorfisti, artotiriti, doceti (che offrivano formaggio e pane nella liturgia), acquariani (che offrivano solo acqua nel Calice), ofiti, catafrigi… Alcuni davano l’Eucarestia ai neonati.
San Giovanni Crisostomo (sec.IV) ci fa notare che il Serafino che purifica le labbra di Isaia con un carbone ardente, preso dall’altare, lo prende con una tenaglia, mentre i fedeli ricevono il Santissimo nella mano, e avverte: “Questa (l’Eucarestia) è molto più grande di ciò che ha toccato il Serafino”. E’ un’altra incongruenza: “Noi non siamo più puri dei Serafini. E quando San Cirillo (sec.IV) spiega che nel comunicarsi “si mette la mano sinistra come trono della destra” aggiunge: “attenzione che non si perda nemmeno un frammento. E se si perde una minima quantità considerala come un’amputazione delle tue stesse membra”.
San Cirillo presenta i pericoli dell’Eucarestia nella mano dei fedeli.
9.- Lo sapevate che lo Spirito Santo perfeziona la Chiesa con il passare del tempo?
Ci ricorda il Concilio Vaticano II: “Dio scelse il popolo d’Israele, con il quale stabilì un Patto, e che istruì gradualmente… nel corso della sua Storia” (L.G. II, 9). “Lo stesso Spirito Santo perfeziona costantemente la Fede per mezzo dei suoi Doni” (D.V. 1,5).
La
Comunione in mano divampò lontano da Roma, però man mano che si
approfondiva la comprensione del Mistero, e cresceva il senso
dell’indegnità e il rispetto, s’imponeva di riceverla nella bocca.
Imitando le norme dell’Antica Alleanza, San Sisto I (sec.II) proibì ai
laici di toccare i vasi sacri, e San Gregorio Nisseno (sec.IV) che si
toccasse l’Altare.
si comunicavano nella mano, e cadevano nell’incongruenza di dare più
importanza al contenitore che al Contenuto.
San Giovanni Crisostomo (sec.IV) ci fa notare che il Serafino che
purifica le labbra di Isaia con un carbone ardente, preso dall’altare,
lo prende con una tenaglia, mentre i fedeli ricevono il Santissimo nella
mano, e avverte: “Questa (l’Eucarestia) è molto più grande di ciò che ha toccato il Serafino”.
non siamo più puri dei Serafini. E quando San Cirillo (sec.IV) spiega
che nel comunicarsi “si mette la mano sinistra come trono della destra”
aggiunge: “attenzione che non si perda nemmeno un frammento. E se si
perde una minima quantità considerala come un’amputazione delle tue
stesse membra”.
San Cirillo presenta i pericoli dell’Eucarestia nella mano dei fedeli.
testi che dimostrano come si stava sviluppando nelle prime comunità
l’abbandono della Comunione nella mano, come si vede nel punto 11.
E se la Chiesa, guidata dalla Spirito Santo, aveva rinnegato questa
pratica da tanti secoli, perché ci si è messi contro la maggioranza
dell’Episcopato?
Senza dubbio i responsabili hanno “rattristato lo Spirito Santo”.
10.- Lo sapevate che NON ESISTONO FONDAMENTI BIBLICI per giustificare il rito della Comunione sulla mano, ma ne esistono per negarlo?
Dio rivela il contenuto liturgico nell’Antico Testamento, del quale Cristo non viene ad abolire “nemmeno uno iota”.
Testamento è come un cliché che si deve rivelare nell’era cristiana. Il
rito del non toccare le cose sacre (Num 4,15; 2Sam 6,1-9; Gdt 11, 13),
si realizza nel Nuovo Testamento, quando Cristo dice alla Maddalena (Gv.
20,17): NOLI ME TANGERE! (“non mi toccare”), e si rivela quando la
Chiesa, raggiunta la maturità sufficiente nella comprensione del Mistero
Eucaristico, proibisce la Comunione in mano.
Allora si compie anche il Salmo 81: “Apri la tua bocca e Io la riempirò”, in un passaggio in cui Dio promette di alimentare i suoi fedeli con “Fior di farina e miele della Roccia”.
11.- Lo sapevate che NON ESISTONO FONDAMENTI NELLA TEOLOGIA TRADIZIONALE che giustificano la comunione sulla mano?
Già San Sisto I, Papa (115 125) proibisce ai laici di toccare i vasi sacri (Mansi 1, 653).
A maggior ragione si dovette proibire la Comunione in mano.
Nell’epoca di San Giustino (100-166) solamente i diaconi davano la Comunione ai fedeli (Apologia 1, 65,5).
Questa usanza è confermata dalla Didaké (15,1) e da Sant’Ignazio di Antiochia (+107).
Il
Papa Sant’ Eustachio (275-283) su “Esortazione ai Sacerdoti” decreta
che “nessuno abbia la presunzione di far dare la Comunione da un laico o
da una donna ad un infermo” (Patrol. Latina 5,165).
San
Basilio (329-379) nella lettera dell’anno 372, non permette la
Comunione nella mano ad eccezione di situazioni straordinarie come in
caso di persecuzione (Ep.93, Patrol. Greca, 32,483,6).
San Geronimo (347-420), segretario del Papa San Damaso, applica la
Dottrina Biblica (Es 19,5; 1 Sam 21,5) per scoraggiare la Comunione
nella mano: “Chiunque
sia stato con la sua sposa non può mangiare il pane della Proposizione…
Quanto meno potrà essere violato e toccato da loro quel Pane che
discese dal Cielo? (C. di Panm., 49, 15).
Sinodo di Roma dell’anno 404, celebrato sotto Papa Innocenzo 1
(401-417) s’impone il rito di dare la Comunione sulla lingua (Mansi X,
1205).
Il Papa San Leone I “il Grande”, (440-461) ricorda nel “Sermone V” che
il SS.mo Sacramento deve essere ricevuto sulla lingua (Patrologia
Latina, 54, 1385).
Il Papa Sant’ Agapito (535-536) guarì rniracolosamente un sordomuto, la
cui lingua si sciolse nel dargli la Comunione nella bocca (S.Greg. Dial.
III,
Il Papa San Gregorio “il Grande” (590-604) dava la Comunione sulla lingua (Patrol. Lat. 75, 103).
Sinodo di Rouen (649-653), seguendo la linea osservata a Roma, si
proibisce la Comunione sulla mano, e si dà ordine ai Sacerdoti di non
trasgredire questa disposizione (Mansi X 1199-1200).
III Concilio Ecumenico di Costantinopoli (680-681) si proibisce ai
fedeli di comunicarsi da soli, e si minaccia la scomunica a coloro che
osassero farlo (Mansi XI, 969).
Tommaso d’Aquino il “Dottor Angelico” ci dice: “Per riverenza a questo
Sacramento (l’Eucarestia), nessuna cosa che non sia stata consacrata
entri in contatto con Esso; per questo motivo deve essere consacrato non
solo il corporale ma anche il Calice e, allo stesso lempo, le mani del
Sacerdote, per toccare quel Sacramento. Si deduce quindi che a nessun
altro è permesso toccarlo” (S.Th. III, q.82, a.3).
Per questo dice San Francesco d’Assisi: “Solo loro (i Sacerdoti) devono
amministrarlo, e non altri” (Lettera 2° a tutti i fedeli, 35).
Questi divieti sano mantenuti nel Concilio di Trento (1545-1563) di carattere dogmatico.
Già Sant’Agostino aveva avvertito: “E’ un’irragionevole insolenza il
discutere che si puó fare, quando tutta la Chiesa universale osserva una
pratica già stabilita…” (Lettera 54,6, a Gennaro).
Il
“Dottore Supremo”, Papa Pio XII, 15 secoli più tardi, mantiene la
stessa posizione: “Si deve biasimare severamente la temeraria audacia di
chiunque introduca intenzionalmente nuove usanze liturgiche, o facciano
rinascere riti già in disuso, che non siano d’accordo con le leggi e le
disposizioni vigenti” (Mediator Dei, 17).
E nel Concilio Vaticano II ci si offre l’insegnamento per rendere nulla
la pratica alla guale ci riferiamo: “Quantunque i vescovi, presi a uno a
uno, non godano della prerogativa dell’infallibilità, quando tuttavia,
anche dispersi per il mondo, ma conservando il vincolo della comunione
tra di loro e col successore di Pietro, si accordano per insegnare
autenticamente che una dottrina concernente la fede e i costumi si
impone in maniera assoluta, allora esprimono infallibilmente la dottrina
di Cristo” (L.G., 25).
E la maggioranza dei Vescovi era d’accordo che la Comunione nella mano
fosse dannosa per la Chiesa. Si è rotto, quindi, con la Tradizione, uno
dei Pilastri della Vera Chiesa.
E’
l’insegnamento della Tradizione Ecclesiastica (”Opera Maestra dello
Spirito Santo”) con basi filosofiche e teologiche, dei Santi Padri
(Origene, Tertulliano, S. Anastasio, S. Cirillo d’Alessandria, S.
Cirillo da Gerusalernme, S. Efrem, S. Geronimo, S. Tommaso d’Aquino…),
passando per i Concili come quelli di Firenze e di Trento, fino ai
nostri giorni. Per questo nella Liturgia attuale s’impone che nel
ricevere la Comunione si deve utilizzare la Patena dei fedeli: “Chi
prende la Comunione risponde Amen, e riceve il Sacramento tenendo la
Patena sotto la bocca” (M.Romano, n.117). Però chi si preoccupa oggi del
destino della Santa Particola nel dare la Comunione nella mano? E
quanti Sacerdoti hanno fatto sparire la Patena dalla comunione dei
fedeli!
13.-
Lo sapevate che la Comunione sulla mano contribuisce a far sì che si
perda il senso del Sacro?
Una cosa è Sacra quando viene segregata, separato dal suo uso normale,
per dedicarsi esclusivamente al Culto Divino. Nel dare la Comunione
nella mano, il rito prende una dimensione più terrena e la simbologia
del prendere l’Ostia ricorda di più una volgare mangiata;
nell’umanizzare le cose divine, nel naturalizzare il soprannaturale, si
perde il senso del sacro: si produce una DESACRALIZZAZIONE del Mistero
più importante della Fede, vuotandolo di buona parte del suo contenuto
ed efficacia.
In un certo senso, nel prendere la Comunione in mano il rito si degrada:
il Santissimo è trattato come un oggetto… sacro, però un oggetto; come
una cosa… un po’ speciale, tra le mie cose. E’ difficile capire, in
questo gesto volgare, l’unione della nostra anima con Dio Altissimo.
Quanta audacia nelle nostre mani peccatrici! Senza essere state scelte,
consacrate…
Non c’è da stupirsi che dopo aver maneggiato il Santissimo, il
comunicando non senta più l’obbligo di adorarLo in ginocchio, la
necessità di sentirsi nulla davanti al Creatore… che sia incapace di
riconoscere il Mistero della Croce attualizzato nel Sacramento, e che
non senta la chiamata ad una rinuncia assoluta, di fronte all’Amore
infinito di Dio che si è umiliato per noi nel Sacramento per la mia
Salvezza.
14.- Lo sapevate che esistono documenti che dimostrano che la Massoneria, dal secolo XIX, ha cercato di far sì che i Cattolici prendessero la Comunione sulla mano ed in piedi?
Nella Lettera Apostolica “Domenicae Cenae” ci diceva: “Il toccare le sacre specie, la loro distribuzione con le proprie mani, è un privilegio degli ordinati” (24-2-80).
Non è un
fatto isolato, ma un fenomeno mondiale. In paesi come Argentina, Australia, Austria, Belgio, Ecuador, Spagna, Stati uniti, Guatemala, Italia, Messico, Polonia…, si attribuiscono al Cielo rivelazioni che disprezzano questa forma di comunicare.
20.- Lo sapevate che si è avverato quello che si temeva: la pratica della Comunione sulla mano ha aumentato incalcolabilmente il numero di profanazioni?
1.- “Gesù diede la Comunione sulla mano agli Apostoli nel Cenacolo”.
I Vangeli non lo scrivono.
2.- “La Chiesa l’ha approvata”.
Contrariamente a quanto pensa la maggioranza dei Vescovi nel mondo. E non rappresentano anch’essi la Chiesa?
Non è una questione di anatomia ma di dignità.
Le mani toccano qualunque cosa, anche le più basse. Sulla lingua, invece, si pone solo ciò che è pulito e puro. Inoltre, il toccare ha in sé una certa espressione di dominio sull’oggetto, e il Santissimo Sacramento è un Dono ricevuto da Dio Padre, senza che io lo meriti.
Ma che fu vagliata e respinta dalla Chiesa, che è guidata dallo Spirito Santo, ed è guidata verso la sua perfezione. La reintroduzione della Comunione sulla mano non è solo un anacronismo ma una disastrosa ri-adozione di una pratica pericolosa. C’è un’ulteriore difficoltà: quando questa pratica veniva usata, il Mistero Eucaristico non era compreso in tutta la sua profondità.
Ma nella Santa Eucarestia non c’è nulla di naturale. Tutto è sopranaturale. Le apparenze non ci donano la Vita.
L’argomento denota veramente poca Fede. Gesù attraverso la sua Tunica risanò la donna emorroissa.
E’ una tentazione. Cristo non diede il suo Corpo alle folle nel Monte delle Beatitudini. Là offrì solo un simbolo eucaristico, ed Egli nutrì la folla con il Pane della sua Parola. Ma il Suo Corpo e il Suo Sangue li riservò per l’intimità del Cenacolo. Ecco perché una celebrazione liturgica con grande partecipazione di popolo dovrebbero essere bene organizzate, con un numero sufficiente di preti, accoliti, e inginocchiatoi, o altrimenti dovrebbe essere celebrata solo la Liturgia della Parola.
9.- “In alcune Parrocchie, che per mancanza di preti non hanno la Messa domenicale regolarmente, è bene che alcuni laici o suore celebrino la Parola e distribuiscano la Comunione”.
Quante cose e quanto tempo per fare qualcosa che non è buono!
La cerimonia è abbreviata, piuttosto, quando i fedeli si dispongono da soli in ginocchio, ma anche qui non si tratta di tempo, si tratta di dignità.
E non si può lesinare il tempo a Dio.
Allora si compie anche il Salmo 81: “Apri la tua bocca e Io la riempirò”, in un passaggio in cui Dio promette di alimentare i suoi fedeli con “Fior di farina e miele della Roccia”.
San Basilio (329-379) nella lettera dell’anno 372, non permette la Comunione nella mano ad eccezione di situazioni straordinarie come in caso di persecuzione (Ep.93, Patrol. Greca, 32,483,6).
San Geronimo (347-420), segretario del Papa San Damaso, applica la Dottrina Biblica (Es 19,5; 1 Sam 21,5) per scoraggiare la Comunione nella mano: “Chiunque sia stato con la sua sposa non può mangiare il pane della Proposizione… Quanto meno potrà essere violato e toccato da loro quel Pane che discese dal Cielo? (C. di Panm., 49, 15).
Il Papa San Leone I “il Grande”, (440-461) ricorda nel “Sermone V” che il SS.mo Sacramento deve essere ricevuto sulla lingua (Patrologia Latina, 54, 1385).
Il Papa Sant’ Agapito (535-536) guarì rniracolosamente un sordomuto, la cui lingua si sciolse nel dargli la Comunione nella bocca (S.Greg. Dial. III,
Il Papa San Gregorio “il Grande” (590-604) dava la Comunione sulla lingua (Patrol. Lat. 75, 103).
Nel Sinodo di Rouen (649-653), seguendo la linea osservata a Roma, si proibisce la Comunione sulla mano, e si dà ordine ai Sacerdoti di non trasgredire questa disposizione (Mansi X 1199-1200).
San Tommaso d’Aquino il “Dottor Angelico” ci dice: “Per riverenza a questo Sacramento (l’Eucarestia), nessuna cosa che non sia stata consacrata entri in contatto con Esso; per questo motivo deve essere consacrato non solo il corporale ma anche il Calice e, allo stesso lempo, le mani del Sacerdote, per toccare quel Sacramento. Si deduce quindi che a nessun altro è permesso toccarlo” (S.Th. III, q.82, a.3).
Per questo dice San Francesco d’Assisi: “Solo loro (i Sacerdoti) devono amministrarlo, e non altri” (Lettera 2° a tutti i fedeli, 35).
Questi divieti sano mantenuti nel Concilio di Trento (1545-1563) di carattere dogmatico.
Già Sant’Agostino aveva avvertito: “E’ un’irragionevole insolenza il discutere che si puó fare, quando tutta la Chiesa universale osserva una pratica già stabilita…” (Lettera 54,6, a Gennaro).
Il “Dottore Supremo”, Papa Pio XII, 15 secoli più tardi, mantiene la stessa posizione: “Si deve biasimare severamente la temeraria audacia di chiunque introduca intenzionalmente nuove usanze liturgiche, o facciano rinascere riti già in disuso, che non siano d’accordo con le leggi e le disposizioni vigenti” (Mediator Dei, 17).
13.- Lo sapevate che la Comunione sulla mano contribuisce a far sì che si perda il senso del Sacro?
Una cosa è Sacra quando viene segregata, separato dal suo uso normale, per dedicarsi esclusivamente al Culto Divino. Nel dare la Comunione nella mano, il rito prende
una dimensione più terrena e la simbologia del prendere l’Ostia ricorda di più una volgare mangiata; nell’umanizzare le cose divine, nel naturalizzare il soprannaturale, si perde il senso del sacro: si produce una DESACRALIZZAZIONE del Mistero più importante della Fede, vuotandolo di buona parte del suo contenuto ed efficacia.
In un certo senso, nel prendere la Comunione in mano il rito si degrada: il Santissimo è trattato come un oggetto… sacro, però un oggetto; come una cosa… un po’ speciale, tra le mie cose.
Nella Carta “Domenicae Cenae” ci diceva: “Il toccare le sacre specie, la loro distribuzione con le proprie mani, è un privilegio degli ordinati” (24-2-80).
19.- Lo sapete che che le apparizioni del Signore e della Vergine, avvenute in ogni parte del mondo, ci dicono che il Cielo non accetta il rito della Comunione nella mano?
Non è un fatto isolato, ma un fenomeno mondiale. In paesi come Argentina, Australia, Austria, Belgio, Ecuador, Spagna, Stati uniti, Guatemala, Italia, Messico, Polonia…, si attribuiscono al Cielo rivelazioni che disprezzano questa forma di comunicare.
I Vangeli non lo scrivono. E’ solo una supposizione. Ma anche se così fosse avvenuto, gli Apostoli erano Vescovi ordinati. Non erano semplici fedeli.
Contrariamente a quanto pensa la maggioranza dei Vescovi nel mondo. E non rappresentano anch’essi la Chiesa? E il Papa, perché la proibì nella Diocesi di Roma? Non è forse lui che rappresenta la Chiesa meglio di chiunque altro? E nemmeno sono stati consultati i laici, che sono anch’essi la Chiesa. Ogni Vescovo ha l’autorità sia di approvare come di rifiutare questo rito. Data la situazione, dire “la Chiesa l’ha approvata”… non è dire la verità tutta intera.
Non è una questione di anatomia ma di dignità. E’ una rivelazione liturgica e un traguardo tradizionale che dovremmo accettare con umiltà e obbedienza. La liturgia ci parla delle “sante e venerabili Mani” di Gesù. Tali sono le mani del sacerdote alla sua ordinazione: ma non quelle dei fedeli, adatte a svolgere compiti più o meno profani.
Le mani toccano qualunque cosa, anche le più basse. Sulla lingua, invece, si pone solo ciò che è pulito e puro. Inoltre, il toccare ha in sé una certa espressione di dominio sull’oggetto, e il Santissimo Sacramento è un Dono ricevuto da Dio Padre, senza che io lo meriti.
Ma che fu vagliata e respinta dalla Chiesa, che è guidata dallo Spirito Santo, ed è guidata verso la sua perfezione. La reintroduzione della Comunione sulla mano non è solo un anacronismo ma una disastrosa ri-adozione di una pratica pericolosa. C’è un’ulteriore difficoltà: quando questa pratica veniva usata, il Mistero Eucaristico non era compreso in tutta la sua profondità. Ciò è confermato proprio dal documento che legalizzò la sua re-introduzione: “Memoriale Domini”.
Per alcuni, sì. Ma il paragone non è valido, se i Cristiani ai quali ci si riferisce non conoscevano un altro metodo di comunicarsi. E la predicazione dei Santi Padri esortò essi a ricevere la Comunione “con timore e tremore”, e proibì a loro di toccare il Calice e l’Altare, e già richieda a gran voce il Rito della Comunione sulla lingua.
6.- “Nelle mani è un gesto più naturale”.
Ma nella Santa Eucarestia non c’è nulla di naturale. Tutto è sopranaturale. Le apparenze non ci donano la Vita.
L’argomento denota veramente poca Fede. Gesù attraverso la sua Tunica risanò la donna emorroissa. E il Suo Corpo trasmetterebbe malattie? Sant’Ippolito dice: “Ogni fedele si accosti all’Eucarestia… se è pieno di fede nel riceverla, anche se gli fosse dato veleno, non avrebbe potere su di lui”. Sono parole fondate su quelle di Cristo: “Se berrete veleno, non vi farà male” (Mc 16,18). Non si tratta però di igiene, ma di dignità.
E’ una tentazione. Cristo non diede il suo Corpo alle folle nel Monte delle Beatitudini. Là offrì solo un simbolo eucaristico, ed Egli nutrì la folla con il Pane della sua Parola. Ma il Suo Corpo e il Suo Sangue li riservò per l’intimità del Cenacolo. Ecco perché una celebrazione liturgica con grande partecipazione di popolo dovrebbero essere bene organizzate, con un numero sufficiente di preti, accoliti, e inginocchiatoi, o altrimenti dovrebbe essere celebrata solo la Liturgia della Parola.
Un’altra tentazione. Se c’è mancanza di preti, è necessario tenere “giornate di rogazione” per chiedere al Padrone della Vigna di mandare operai nella Sua Vigna. E se non c’è la Messa, si possono organizzare i fedeli per pregare il Rosario e meditare la Parola, e fare la Comunione Spirituale. Santa Caterina da Siena, Dottore della Chiesa, dice che se la Comunione Sacramentale non è possibile, si possono ricevere le medesime Grazie nella Comunione Spirituale.
Ma che non seguono l’esempio dei Papi, che proibirono questa pratica nella Diocesi di Roma. Possono anche essere disinformati. E poi bisogna obbedire a Dio -la Verità- piuttosto che agli uomini.
Ma noi non riceviamo cibo ordinario; al contrario, quando riceviamo la Santa Comunione, siamo trasformati da Cristo, davanti al Quale dovremmo sentirci come bambini per poter entrare nel suo Regno.
E’ tutto il contrario. Quelli che ricevono la Comunione sulla mano dovrebbero:
1º Fare un atto di adorazione (Messale Romano e altri documenti).
2º Il prete osserva se se la mano del comunicante è pulita (Doc. 3-4-85)
3º Il comunicante pone la mano sinistra sopra la destra.
4º Il Prete espone l’Ostia consacrata dicendo “Il Corpo di Cristo” e aspetta che il fedele risponda “Amen”.
5º Il Prete depone l’Ostia consacrata sulla mano del comunicante.
6º Egli quindi prende l’Ostia consacrata con la mano destra e la consuma davanti al Prete (lettera annessa a “Memoriale Domini”).
7º Il Prete come i fedeli devono controllare che nessun Sacro Frammento rimanga sulla mano (Lettera cit., Instr. “Immensae Caritatis” 5).
Quante cose e quanto tempo per fare qualcosa che non è buono!
La cerimonia è abbreviata, piuttosto, quando i fedeli si dispongono da soli in ginocchio, ma anche qui non si tratta di tempo, si tratta di dignità. E non si può lesinare il tempo a Dio.
Fonte: Giovanni da Rho, blog QUI pagine in lingua italiana tratte dal sito Sobre la Comunión en la mano, curato dall’ Asociación Cultural Católica “Mensajeros de la Vida”, Torrelavega, España.








