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martedì 27 gennaio 2009

Commento di mons. Williamson dopo la revoca delle scomuniche



Il commento del vescovo lefebvriano Williamson, oggi apparso nel suo blog, il cui emblema di "vescosauro" (dinoscopus è il curioso nome del suo blog personale) è qui sopra riportato. Traduzione nostra.

Come naturalmente un gran numero di lettori già sa, un decreto datato 21 gennaio della Congregazione dei Vescovi in Roma (non Ecclesia Dei) ha "rimesso" il Decreto di "scomunica" del primo luglio 1988, cosicché i quattro vescovi della Fraternità San Pio X allora dichiarati "scomunicati" sono ora "ricomunicati". A mio giudizio, il più recente decreto è un grande passo avanti per la Chiesa SENZA essere un tradimento da parte della Fraternità.

E’ un grande passo avanti per la Chiesa perché se il problema della Chiesa dal Vaticano II è stato una separazione dell’Autorità Cattolica dalla Verità Cattolica, con questo decreto l’Autorità Cattolica ha fatto un passo indietro decisivo verso la loro riunione. Così come da subito dopo il motu proprio del luglio 2007, nessuno nessuno poteva più dire che il vero rito della Messa era stato bandito da Roma, anche se essi potevano ancora comportarsi come se lo fosse, così anche ora nessuno può più dire che i cattolici legati alla Tradizione sono "fuori della Chiesa". Certo un numero di conciliaristi continueranno a comportarsi come se così fosse, ma LORO CHIARAMENTE NON HANNO PIU’ IL PAPA DALLA LORO PARTE. La differenza è enorme!

Naturalmente c’è ancora una lunga strada prima che i neomodernisti in Roma, consci o meno, realizzino – se mai avverrà – come hanno travisato la fede; ma, come dice il vecchio proverbio, "Roma non fu costruita in un giorno", e non sarà riparata in un giorno. Nondimeno, "mezza pagnotta è meglio che niente" – chiedetelo a un affamato! – sicché ora fateci sapere come ringraziare Dio per questo grosso colpo di timone della Chiesa Conciliare. Ringraziamo dunque la Beata Vergine Maria, il cui intervento sarà stato decisivo, grazie ai quasi un milione settecentocinquantamila rosari offerti a Lei per questa intenzione. da molti di voi tra gli altri. E ringraziamo e preghiamo per Benedetto XVI e tutti i suoi collaboratori che hanno aiutato a giungere a questo decreto, nonostante, ad esempio, una sollevazione dei media orchestrata e programmata per prevenirlo [chissà chi gliene ha fornito un ricco pretesto, n.d.R.!]

Comunque, chiedendo e accettando questa riconciliazione con la Chiesa Conciliare, rischia la Fraternità di ritornare nel Conciliarismo? In nessun modo! Non c’è dubbio che alcuni conciliaristi a Roma sperano che il decreto servirà per ricondurre la Fraternità nell’alveo del Vaticano II ma il DECRETO IN SE, PER COME E’, impegna la Fraternità a nulla più che entrare in quelle discussioni cui la Società stessa si era impegnata nel 2000, quando propose la liberazione della Messa e la fine delle "scomuniche" come precondizioni prime.

Dunque, sono queste discussioni senza pericoli? Certamente no! Ma S. Pietro dice che noi dovremmo sempre essere "pronti a rendere ragione a chi chiede della speranza che è in voi" (I Pt. III, 15). Come può la Fraternità S. Pio X non gioire dell’opportunità di esporre in Roma, davanti alle autorità romane in persona, le profonde ragioni dottrinali che crediamo essere alla radice dell’attuale disagio della Chiesa? Guai a noi Cattolici di Tradizione se non fossimo pronti a dar ragione di quella speranza che è in noi per la riscossa della Chiesa! Così continuate a pregare il rosario, cari cattolici, per la possibile realizzazione e buon esito di tali discussioni, cosicché essi possano servire in primo e ultimo luogo, e soprattutto, gli interessi di Dio, di Dio, di Dio. Kyrie eleyson.

La Reja, Argentina

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La Redazione