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giovedì 5 gennaio 2023

La morte del Papa - Riti, cerimonie e tradizioni dal Medioevo all’Età contemporanea (galleria fotografica)

Nell’imminenza dell’inizio della della Messa esequiale per il Sommo Pontefice Benedetto XVI, riportiamo dal sito del Centro Studi sulle Nuove Religioni, un estratto dalla tesi di laurea in Scienze Politiche sui riti per la morte del Romano Pontefice – conseguita all’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, presso la cattedra di Storia moderna e contemporanea della Chiesa e delle altre confessioni cristiane – del dott. Antonio Margheriti.
In particolare, pubblichiamo l’allegato fotografico, con decine di foto riguardanti la morte di molti Papi del passato prossimo e remoto, la cui provenienza è varia: riviste d’epoca, siti internet, archivi fotografici privati (tra questi ultimi, quello di Luigi Felicioni, cultore del tema).

L.V.


Altri Papi


1 Processo al cadavere di papa Formoso. Secondo la leggenda fu fatto riesumare dal suo corrotto successore e da egli stesso, assiso il corpo sul trono e rivestitolo con le insegne pontificali, fu processato, condannato e fatto gettare nel Tevere. Olio su tela.


2 Il corpo di papa Gregorio VII collocato in una preziosa teca vitrea della cattedrale di Salerno. Riesumato nel XIX secolo, a moltissimi secoli dalla morte, il corpo risultò discretamente conservato; come i paramenti sacri che indossava, fra cui spiccava una casula della foggia attualmente in uso per il clero, e su tutto dominava il colore rosso come ci ricordano i testimoni della ricognizione: il rosso è il colore del lutto papale. Il corpo trattato con cera che si vede in foto, è rivestito con paramenti disegnati e cuciti sullo stesso modello di quelli originali. Sui due lembi della stola, due parole: “PAX NOSTRA”. Morì in esilio in questa città.


3 Santa Maria in Collemaggio, presso L’Aquila. La tomba del papa del “Gran rifiuto” Celestino V. I resti del pontefice furono disseppelliti non molti anni fa, e sottoposti ad autopsia. Risultò deceduto per un chiodo conficcatogli nella teca cranica. Probabile mandante, per ragioni politiche, il suo successore Bonifacio VIII. Oggi quello che si osserva in teca, dovrebbe essere un manichino di cera impagliato. Da notare i paramenti: non è rivestito con le insegne pontificali, ma con quelle di vescovo: al momento della sua morte Celestino aveva già da un anno abdicato, dunque gli spettarono le esequie previste per la sua condizione precedente, quella di vescovo. Fu proprio il futuro successore cardinal Caetani, vescovo di Ostia, a consacrarlo, prima che potesse salire al Soglio.


4 La piccola urna dei due papi Borgia, Alessandro VI e Callisto III: sospesa in alto, in un punto poco visibile di una cappella laterale nella chiesa degli spagnoli di Roma, nei pressi di Campo de’ Fiori.


5 Lo stupendo monumento funebre di papa Innocenzo XI Odescalchi. Il corpo del papa fu collocato nello zoccolo marmoreo che sorregge la sua effige, tappato il loculo con un magnifico bassorilievo che celebra una vittoria militare del papato. Da lì sarà estumulato negli anni ‘50 per la sua beatificazione, e collocato in una urna di cristallo di un cappella laterale della basilica vaticana.


6 L’urna che contiene il corpo del beato Innocenzo XI. Il volto è coperto da una maschera d’argento.


7 Il goffo monumento funebre di papa Pio VII Chiaramonti. Fu commissionato ad un artista danese protestante: la cosà generò grande scalpore all’epoca. L’opera non venne bene, e l’artista sbagliò anche le misure, tant’è che si dovettero fare non poche modifiche, che alla fine peggiorarono il complesso. Lo scultore Thorvaldsen si giustificò dicendo che entro quel colosso, San Pietro, è facile essere tratti in inganno con le prospettive.


8 Il monumento funebre di papa Benedetto XIII Orsini, in Santa Maria della Minerva. Ultimo papa pugliese e meridionale. Molti notarono che lo sfarzo di questo cenotafio contrastava vistosamente con la vita spartana, monacale, persino misera che era solito condurre questo domenicano. Tuttavia riteneva opportuno lo splendore durante le cerimonie liturgiche, che erano la sua grande passione.


9 Particolare del sarcofago. Si tratta però di un cenotafio non di una vera urna funeraria. Il corpo del pontefice, esumato per altro ben sue volte (solo una volta si aprì anche la bara), non vi è sepolto all’interno (vedi foto successiva).


10 Dietro questa semplice lastra marmorea è sigillato il corpo di papa Benedetto XIII. Senza insegne né indicazioni, questo anonimo loculo ho scoperto trovarsi non nello spazio della chiesa, ma all’inizio di un corridoio che porta nella sacrestia della basilica, che dà sul retro del monumento funebre.


11 Monumento funebre a papa Clemente XIV Ganganelli, nella basilica dei Santi Apostoli a Roma. Fu il primo monumento funebre scolpito dal giovane Antonio Canova, commissionato da u ricco agricoltore viterbese grato al papa defunto. La morte di Clemente fu pietosa, e oscene divennero le condizioni del suo cadavere disfatto: per questa ragione si parlò di veleno, gettandone la colpa sui gesuiti che egli aveva soppresso come ordine. Estumulato dalla tomba provvisoria in San Pietro nel 1803 per essere collocato in questo monumento, all’apertura canonica della bara risultò straordinariamente essere in buone condizioni. Il corpo del papa in Santi Apostoli, contravvenendo alla consuetudine, è sepolto entro un muretto frontale a lato del monumento, dietro una comune piccola lapide sormontata da una prosaica lampadina, il tutto alla maniera di qualsiasi sepoltura a loculo in un cimitero italiano.


12 L’ultima opera del vecchi Antonio Canova. Pio VI in preghiera. Papa Braschi aveva disposto, peccando di vanità, d’essere sepolto sotto il baldacchino del Bernini, esattamente nella centralissima cripta dei santi Pietro e Paolo, di fronte a loro. Non vi fu mai sepolto, anche perché morì in esilio prigioniero di Napoleone. Però vi fu collocata questa statua in quel punto. Vi rimase fino alla fine degli anni ’60, quando Paolo VI né ordinò la rimozione. E posta oggi in punto senza senso delle Grotte vaticane, comunque lontana dal sarcofago che contiene il corpo di Pio VI, nelle stesse Grotte.


13 Agonia, nell’esilio francese, di papa Pio VI Braschi, 1799. Stampa.


14 Santi Vincenzo e Anastasio a Fontana di Trevi, a Roma. La ex parrocchia palatina del Quirinale, in una cripta sotto l’altare maggiore, ospita i precordi (viscere ed organi) dei papi da Sisto V quasi ininterrottamente fino a Leone XIII. Gli interna corporis sono conservati dentro anfore di coccio.

Pio IX


1 Esposizione del corpo di papa Pio IX Mastai nell’appartamento di rappresentanza del Palazzo Apostolico in Vaticano nel febbraio 1878. Stampa dell’epoca.


2 Maschera funebre di papa Mastai.


3 Una interpretazione popolare della esposizione in abiti pontificali della salma di Pio IX. Disegno dell’epoca.


4 Chiusura in segno di lutto del portone del Palazzo Apostolico all’ufficializzazione del decesso dell’ultimo papa-re. Stampa dell’epoca.


5 Dopo la messa esequiale solenne, la triplice bara di papa Mastai, coperta da una coltre funebre, viene issata nel loculo delle sepolture provvisorie dei papi, che fino al 1920 circa si trovava da secoli sopra la porta dei cantori, alla sinistra della Cappella del Coro in San Pietro. Qui i papi giacevano fino alla morte del successore o finché non fosse stato ultimato il monumento funebre destinato ad accoglierne definitivamente il feretro. Il loculo dei “provvisori” sarà tappato dalla statua marmorea di papa Pio X, e spostato quindi a lato della vicina Cappella dell’Annunciazione: li fu deposto, ultimo papa, Leone XIII, in attesa di partire per il Laterano, sua ultima dimora. Negli anni ’60, anche questo secondo loculo sarà tappato: dall’enorme altorilievo bronzeo di Manzù, raffigurante papa Giovanni XXIII.


6 Particolare. Manovre per la tumulazione del feretro di Pio IX nel loculo dei “provvisori” attraverso degli argani. Febbraio 1878. Stampa dell’epoca.


7 Catafalco monumentale o Tumulo innalzato nella Cappella Sistina per le esequie novendiali di Pio IX, il 13 febbraio 1878. Le esequie col catafalco monumentale iniziavano subito dopo le esequie solenni e la sepoltura del papa, in genere tre o sei giorni dopo la dipartita del pontefice.


8 Riesumazione di papa Pio IX nel 1956. In realtà dovrebbe essere la terza e non la prima esumazione, e anche la bara deve essere stata aperta già due volte: nel 1883 e negli anni ’30, ma non ufficialmente. Così si potrebbe spiegare l’annerimento della ormai mummia, a causa degli agenti atmosferici penetrati nella cassa dopo le due aperture.


9 I paramenti pontificali del papa sono in buono stato: si noti la grande qualità delle stoffe. Al momento della morte di Pio IX, i canonici addetti erano incerti sull’opportunità di seppellire il papa con la preziosa pianeta usata per l’esposizione della salma, e si vagliò l’eventualità di sostituirla con una più semplice. I danni che si notano e sulla salma e sui paramenti sono anche dovuti a infiltrazioni di umidità provenienti dal terreno in cui era sepolta la bara nell’apposita cappelle della basilica di S. Lorenzo al Verano. Infatti (la cosa è inedita), il corpo del papa non era collocato nel sarcofago soprelevato che per anni ci è stato detto essere la “tomba” del papa: era uno specchietto per le allodole. Infatti, per evitare atti sacrileghi e profanazioni da parte dei liberali (che poco prima avevano, durante la traslazione, tentato di gettarne il feretro nel Tevere), si decise di seppellire il papa in un punto segreto e anonimo del pavimento della stessa cappella. Da qui le infiltrazioni d’umidità che hanno danneggiato i resti.


10 Ricomposizione e nuova vestizione in abiti da coro della salma di Pio IX, dopo la ricognizione canonica per il processo di beatificazione. La salma, trattata con notevole imperizia, è vistosamente danneggiata, il nuovo feretro composto da una anziché tre casse si rivelerà del tutto inadeguato. Gli abiti da coro, anche questi fuori dall’ordinario, furono rimediati dal papa regnante Pio XII, ma non corrispondevano a quelli previsti per l’esposizione di un papa in tenuta da “coro”.


11 Ennesima riesumazione dei resti di Pio IX nel 2000. La mummia è ancora peggiorata. Si notino le zone degli abiti di colore azzurro: si tratta di ossidazioni dei mediocri materiali dorati di cui era stata nel 1956 fregiata la salma per la nuova tumulazione: è evidente che il feretro era stato collocato in un luogo non riparato dall’umidità.


12 Particolare. Si noti lungo la fascia della talare lo stemma ossidato di papa Pacelli, a cui apparteneva in origine l’indumento poi donato per rivestire la salma del predecessore nel 1956.

Leone XIII


1 Papa Leone XIII sul letto funebre allestito nella sala del trono del Palazzo Apostolico, per la prima esposizione semi-pubblica a beneficio del personale vaticano. È vestito degli abiti da coro regolari, compreso camauro e mozzetta ermellinati. Su questo letto funebre con baldacchino vi fu una contesa durata secoli: l’etichetta riservava il baldacchino funebre solo alla salma del papa; tuttavia cardinali e prelati titolati d’ogni sorta spesso disponevano testametariamente che fosse adoperato alla loro morte. Un categorica circolare vaticana sotto Pio IX, ne proibì tassativamente l’uso per le esposizioni funebri di ecclesiastici diversi dal papa, chiudendo così la contesa e anni di abusi. Foto dell’epoca.


2 Luglio 1903. Papa Pecci sul letto funebre, dopo l’imbalsamazione. Foto dell’epoca.


3 Cartolina commemorativa con illustrazione popolare: il corpo di Leone XIII esposto dietro cancellata nella Cappella del Santissimo Sacramento, in San Pietro, per il tradizionale bacio del piede.


4 Foto da una rivista d’epoca: il corpo integralmente imbalsamato (sarà l’ultima imbalsamazione integrale con estrazione dei precordi) di papa Pecci, esposto sull’alto catafalco obliquo (per migliorare la visibilità della salma) nella cappella del Sacramento.


5 Rivista popolare illustrata dell’epoca. Il corpo di Leone XIII esposto nella cappella del Sacramento, vegliato da canonici e dalla guardia nobile. Ai lati del catafalco si nota uno dei due cappelli che vi si appendevano (in genere però posti ai piedi del defunto), il saturno e il galero, a indicare due delle giurisdizioni del pontefice.

Pio X


1 Pio X appena spirato, nell’agosto 1914, composto nel letto della sua camera. Famosissima foto dell’epoca che circolò in ogni formato, devozionale soprattutto.


2 Papa Sarto esposto sul catafalco nella sala del trono del Palazzo Apostolico: è scomparso, come si nota, il “letto” funebre con baldacchino, in uso ancora per la morte del predecessore, sostituito dal più comune catafalco drappeggiato di velluti cremisi. Si nota anche un grave inconveniente: la salma del papa è in veloce e notevole fermentazione gassosa. Le tegumenta sono tese, il volto tumefatto; il gonfiore del ventre sempre più debordante, crescendo verso l’alto, ritira le vesti sino a lasciare scoperte le caviglie: quelli che in foto per un effetto ottico sembrerebbero stivaletti (assolutamente non previsti nel vestiario papale da circa 800-1000 anni) sono in realtà marchingegni brevettati sul momento da coloro che rivestirono e composero la salma del papa, per mantenergli i piedi uniti.


3 La salma di Pio X composta sulla lettiga è portata dal Palazzo Apostolico alla basilica vaticana. In primo piano, sull’uscio della porta si nota un giovanissimo mons. Enrico Dante, più tardi celebre cerimoniere e maestro delle cerimonie dei papi fino a Paolo VI. Lascerà l’ufficio nei primi anni 60 per essere creato cardinale nel 1965. Morirà ultraottantenne sul finire dello stesso decennio.


4 Ancora il trasporto di papa Sarto. I veloci guasti alla sua salma furono dovuti a un fatto. Fu il primo papa che, interrompendo una utile tradizione secolare, stabilì, e per iscritto in testamento, l’assoluta proibizione di manipolare in qual si voglia modo la sua salma e che perciò fosse esentata dall’imbalsamazione, che fino al predecessore, del resto, era stata interna e integrale (ma fu l’ultimo caso), compreso l’estrazione dei precordi da traslare in Ss. Vincenzo e Anastasio. Ben sapendo, forse, a quali rischi indecorosi avrebbe esposto la sua salma non imbalsamata nelle tradizionali lunghe esposizioni pubbliche, Pio X stabilì anche che, rompendo un’altra secolare e solida tradizione, il suo corpo fosse esposto all’omaggio dei fedeli per un solo giorno e per sole 8 ore. Dopodiché si doveva procedere alla sepoltura anticipata dopo solenni esequie. Di regola l’esposizione pubblica durava tre giorni, senza contare che spesso si dovevano aggiungere altri due o tre giorni di esposizione privata e semi-privata negli appartamenti papali.


5 Una delle tantissime illustrazioni popolari in cartolina della morte del papa “santo” e “povero”, all’epoca immensamente amato dagli strati più semplici del popolo cattolico. Molto meno lo era dalle élite culturali e clericali di vedute lievemente più larghe. Naturalmente nell’illustrazione d’epoca l’aspetto e le vesti pontificali sono “interpretazioni” del disegnatore, in molti punto per nulla aderenti alla realtà: si noti, ad esempio, la filettatura del fanone, che non corrisponde affatto alla sua forma regolare, né le linee rosse (che dovrebbero essere invece dorate) si muovono secondo la direzione che nel fanone reale avevano; gravissimo l’errore di rappresentare il papa defunto con una pianeta bianca che doveva essere in realtà rossa, colore del lutto papale e lo stesso dicasi per le strane chiroteche che indossa in questo disegno; inoltre la pianeta di Pio X, e della quasi totalità dei papi defunti, ad eccezione di Giovanni XXIII, non era mai aurifregiata con arabeschi ma piuttosto semplice. Si tratta di una riproduzione grafica popolare adottata come modello per la morte dei papi Pio IX, Leone XIII e Pio X, in cui il grafico si limitava, volta per volta a cambiare semplicemente il volto del defunto lasciando intatto tutto il resto.


6 La prima sepoltura di Pio X nelle grotte vaticane. Sarà successivamente traslato nel nuovo loculo dei provvisori (sarà l’ultimo papa) nella parete laterale della cappella dell’Annunciazione, e lì rimarrà fino agli anni ’50 dietro una semplice lastra di marmo chiaro. Per la canonizzazione sarà estumulato, il corpo incapsulato in un involucro in parte metallico ed esposto permanentemente in una preziosa teca vitrea incastonata sotto l’altare della stessa cappella dell’Annunciazione, ove tuttora giace vestito degli abiti da coro tradizionali, escluso il camauro.


7 San Pio X nella teca vitrea nella basilica vaticana. Assai bizzarra per un sommo pontefice defunto è la posizione delle braccia, dritte lungo i fianchi. Difficile sapere quale necessità tecnica o quali particolari condizioni della salma spinsero gli addetti a comporre in questa maniera l’involucro sagomato che all’interno contiene i resti del papa trevigiano. Aperta la sua bara la prima volta negli anni ’30 e l’ultima negli anni ’50, si disse che fu trovato in buone condizioni, “intatto”: non imbalsamato, probabilmente si trattò di una pietosa bugia tutta curiale, diversamente si sarebbe gridato al “miracolo” (ma la medicina legale lo avrebbe ben potuto spiegare). Il corpo del papa evidentemente risultò in pessimo stato. Non si spiegherebbe altrimenti il silenzio che si fece seguire alla ricognizione, né la mancanza totale di fotografie che la documentino, né oltretutto il pesante involucro metallico con cui furono di fatto nascosti per sempre agli occhi del mondo i resti del reale corpo mortale del santo pontefice.


8 Pio X esposto sul catafalco. Continua il rigonfiamento della sua salma

Benedetto XV


1 Gennaio 1922, papa Benedetto XV Della Chiesa è morto a 68 anni per improvvise complicazioni bronco-polmonari. È esposto su un basso catafalco nella sala del Trono del Palazzo Apostolico. Vegliato da diverse figure ecclesiastiche, la cui gerarchia, precedenze e rispettive funzioni in morte del papa erano rigorosamente catalogate da un antico cerimoniale funebre. Si notano alcuni principi romani col singolare colletto seicentesco.


2 Il corpo del papa sul catafalco nella sala del Trono. È rivestito inappuntabilmente dei paramenti pontificali secondo le prescrizioni cerimoniali per le esequie del papa, “come se celebrasse”, ossia vestito come quando celebrava solennemente la Messa durante i pontificali. Tuttavia, prima del concilio Vaticano II, il papa salvo i quattro pontificali solenni dell’anno liturgico non celebrava mai in pubblico, ma in privato sine populo, o eventualmente si limitava ad assistere alla Messa, celebrata in sua vece da un cardinale, dal trono. I paramenti pontificali per la morte del papa, come si vede in foto, erano: mitra in lamina dorata bordata in filo d’oro, oppure bianca damascata bordata d’oro (eventualmente due croci sulle estremità dei lemnischi); talare bianca; falda; rocchetto; cingolo e subcintorio; cotta; tonacella e dalmatica rosse; stola rossa; pianeta rossa (in genere semplice con ordature dorate… natuaralmente tutti gli ultimi propri del “celebrare” erano abbinati); manipolo rosso; chiroteche rosse aurifregiate; anello pontificale gemmato; fanone; pallio; pantofole rosse aurifregiate.
Si noti poggiata al muro la croce grega, adoperata in cima alle processioni per il trasporto solenne (quello sacro, non quello militare, ad opera di guardie nobili o altri personaggi laici a cui volta per volta spettava) della salma papale.


3 Le guardie nobili trasportano a braccia basse la barella con la salma di Benedetto XV probabilmente verso la cappella Sistina. In realtà, però, non abbiamo notizie se vi fu veramente la sosta in Sistina anche per il corpo di papa Benedetto: vediamo in foto il papa già vestito degli abiti pontificali, così come è stato esposto nella sala del Trono, paramenti che di regola dovevano essergli indossati in Sistina e non già nella camera da letto. In questa foto potrebbe trattarsi comunque della semplice traslazione del papa dalla camera privata all’appartamento di rappresentanza. È interessante notare un particolare bizzarro: le braccia del papa sono stese lungo i fianchi e non composte sul grembo con le dita intrecciate come di regola.


4 Il cadavere di papa Benedetto dietro la sontuosa cancellata della cappella del Santissimo Sacramento in San Pietro, per il rituale (ormai solo “simbolico”) bacio del piede da parte del popolo romano.


5 Una folla enorme si accalca alle porte della basilica vaticana in quel gennaio 1917: Roma vuol dare l’ultimo saluto al suo Vescovo troppo presto scomparso.


6 Il feretro del papa, attraverso degli argani viene calato nelle grotte vaticane, dalla cripta dei santi Apostoli: Pietro lì sepolto assistente alla sepoltura del “Pietro” suo successore. È presente in basilica un giovanissimo prete che opera in segreteria di stato, don Giovanni Battista Montini, destinato a diventare anch’egli papa. Lascerà di questo evento un racconto scritto, dove esprime il suo sgomento al rimbombare del rumore dei chiodi che incassano il pontefice e allo stridere delle catene che lo precipitano per sempre nella penombra dei sotterranei della basilica.


7 Inizio dei novendiali per la morte di papa Benedetto nella Cappella Sistina, che si svolgono davanti al tumulo monumentale, secondo una antica e arzigogolata ritualità.


8 Il sarcofago contenente il corpo di papa Della Chiesa. Con effigiato in bronzo sul coperchio il papa defunto.

Pio XI


1 Nel febbraio 1939 muore Pio XI Ratti. Camera da letto del pontefice. Il papa è rivestito degli abiti da coro tradizionali: talare bianca con fascia, pantofole rosse, rocchetto, mozzetta rossa bordata di ermellino, come il camauro, dunque l’anello piscatorio. Montano la guardia ai due lati, come previsto dal cerimoniale funebre, due guardie nobili. Dinanzi al letto è sono collocati due alti ceri e un inginocchiatoio con l’aspersorio: qualunque cardinale o dignitario ecclesiastico potrà recitare breve preghiera di suffragio inginocchiato e alla fine aspergere con acqua santa il sacro corpo papale. Due francescani recitano di fronte alle letto gli uffici dei defunti: questo ordine religioso ha uno stanziamento stabile nei palazzi apostolici, e i padri hanno tutti compiti da penitenziere, per cui hanno l’obbligo di vegliare, pregando incessantemente, la salma del pontefice. Ai lati del letto si notano due famigli del papa: il maggiordomo mons. Callori di Vignale da Casale Monferrato e mons. Nasalli Rocca: entrambi avrebbero ancora trascorso molti decenni dentro il Palazzo Apostolico, alle dirette dipendenze dei vari pontefici fino a Paolo VI, che al tramonto della loro carriera li creò entrambi cardinali. Inginocchiato, parzialmente coperto dal candelabro si nota mons. Carlo Confalonieri, il segretario privato del papa, poi suo biografo, cardinale, decano del sacro Collegio e in questa veste celebrò i funerali di altri due papi nel 1978. In questa foto ha creato sempre un certo clamore il prelato “trasparente”, ossia quella figura in movimento sull’uscio della porta che come un ectoplasma gli si può guardare attraverso… naturalmente si tratta di un effetto fotografico involontario.


2 Primo piano del pontefice sul letto della sua camera, con il camauro.


3 Illustrazione da rivista popolare dell’epoca. Il camerlengo di Santa Romana Chiesa, prossimo al papato, Eugenio Pacelli, batte per tre volte il famigerato “martelletto” d’argento sulla fronte di papa Pio XI, chiamandolo per altre tre volte con nome di battesimo, domandandogli se è “veramente morto”. In realtà questo rito è caduto in disuso dai tempi della morte di Pio IX, e pare che fu l’allora camerlengo Pecci l’ultimo ad adoperarlo. Tuttavia, pare che qualcuno, o per disinformazione o per un tentativo di ristabilire l’antica bizzarra consuetudine, alla ricognizione della salma di papa Ratti lo rispolverò e lo pose nelle mani del camerlengo Pacelli, perché vagliasse con quello l’avvenuto decesso del papa. Questi lo rimirò nelle sue mani e con fare scettico, e un po’ forse per paura del ridicolo, si rivolse agli astanti e domandò, di fatto rifiutandolo, “ma vi pare proprio il caso?”, e lo ripose.


4 Un quotidiano dell’epoca annuncia la morte e la traslazione di Pio XI, insieme al cordoglio del sovrano italiano e del capo del fascismo.


5 Il papa esposto su un alto catafalco nella cappella Sistina, dopo la cancellata lignea. È in abiti da coro. Chiusa a sera la cappella sarà spogliato di tali vesti è rivestito dai canonici di San Pietro dei paludamenti pontificali liturgici. Solo al mattino (in genere) si procederà al trasporto nella basilica.


6 Il corpo di Ratti è portato a spalla dai sediari in livrea scarlatta lungo la Scala Nobile. In cima al corteo il principe assistente al trono, scelto sempre fra gli esponenti di alcuni casati dell’aristocrazia nera romana.


7 I novendiali del papa. Si continuano le preghiere e le liturgie “novendiali” intorno al catafalco monumentale (o tumulo) pontificio, inaugurato dopo le esequie solenni e successiva sepoltura del papa. Si chiuderanno con la “Messa dello Spirito Santo” e seguente clausura in conclave dei cardinali.

Pio XII


1 Agonia di Pio XII. Illustrazione su rivista popolare, dell’ottobre 1958. Si distinguono alcune figure della familia pontificia: mons. Angelo Dell’Acqua, madre Pascalina, il corrotto archiatra (sono nominalmente) del papa Galeazzi Lisi.


2 La scandalosa e vergognosa foto fatta di nascosto dall’archiatra del papa Galeazzi Lisi: Pio XII è agonizzante a Castel Gandolfo, su un lettuccio adattato per l’occasione e messo di traverso. L’archiatra fece queste foto e la vedette a un giornale francese, che le pubblicò, generando un generale riprovazione. Già da mesi, Galeazzi Lisi, abusivamente “vendeva” notizie riservate sulla salute del pontefice e sui consulti medici che faceva. Venutolo a sapere il papa, da quel momento non gli rivolse più la parola; evitò di cacciarlo dal Palazzo Apostolico solo per rispetto al fratello del medico, l’architetto Galeazzi Lisi, che era un gentiluomo, nonché aveva un altissimo ufficio dentro la Città del Vaticano; tuttavia Pacelli dispensò il medico da qualsiasi servigio sanitario prestato alla sua persona (ma di fatto da mesi non si serviva più di Galeazzi, per manifesta incompetenza), ma non lo privò ufficialmente del titolo di archiatra perché, disse, “non voglio affamare né svergognare nessuno… se vuole stare in Vaticano che stia, ma faccia in modo che io non lo veda”. Si rivelerà un errore gravissimo sottovalutare l’ingratitudine di quell’oculista che tutto doveva ad un atto di stima del cardinal Pacelli molti anni prima.


3 Una ulteriore vergognosa foto in primo piano di Pio XII agonizzante, dove si vede persino pendere dalla bocca la cannuccia dell’ossigeno. Anche qui il “fotografo” improvvisato è Galeazzi Lisi, che usò una polaroid di dimensioni assai ridotte, nascosta nella giacca.


4 Sua Santità Pio XII, il “Pastor Angelicus” è spirato. Il cardinale decano e camerlengo ad interim (Pio XII non ne aveva nominato uno), il cappuccino francese Eugene Tisserant asperge la salma. Si riconoscono partendo dai piedi del letto: il corrotto “archiatra” Galeazzi Lisi, mons. Tardini, mons. Nasalli Rocca, mons. Angelo Dell’Acqua, il cardinale Tisserant, mons. Federico Callori di Vignale.


5 Il volto del papa appena defunto è già spettrale: “ha aperto la bocca a bere l’ultimo respiro di questa terra”. In ginocchio e in preghiera, le uniche persone veramente addolorate e devote alla memoria di Pio XII, fedelissime al Lui oltre la morte: le suore della comunità fondata dalla governante da sempre di Pacelli, madre Pascalina Lenhert (è quella in ginocchio più vicina al viso del papa), che serviranno il loro Signore fino al momento della sua sepoltura. Lui vivo, si occupavano dei suoi appartamenti privati e della cura della sua persona. Pascalina e le sue suore, da questo momento riceveranno un duro e indegno trattamento da parte dei superstiti del Sacro Palazzo, e anzi ne sarebbero state cacciate in malomodo, non fosse intervenuto in loro difesa il generoso, per quanto tendente alla prosopopea, cardinale decano Tisserant.
All’angolo si nota una delle due guardie nobili poste a piantonare il letto funebri ai due lati.


6 Pio XII il 9 ottobre 1958, composto nella sua camera da letto in abiti da coro, dopo essere stato lavato (per sua esplicita richiesta) da madre Pascalina e dalle sue suore. Si nota la guardia nobile, il maggiordomo mons. Callori di Vignale e mons. Nasalli Rocca di spalle.


7 Una immagine in primo piano del papa rivestito sul letto di morte degli abiti da coro: compresi mozzetta rossa bordata d’ermellino e camauro fatto alla stessa maniera. Ma sarà l’ultimo: a partire da Giovanni XXIII si usò vestire il papa già nella camera da letto un’unica e definitiva volta, e in solenni abiti liturgici pontificali, “come se celebrasse”, cioè con mitra, fanone, pianete e tutto il resto.


8 Il Papa nella Sala degli Svizzeri a Castel Gandolfo è stato appena rivestito dei solenni abiti pontificali, il suo volto, benché improvvisamente segnato da migliaia di rughe, è ancora composto e conserva la serena ieraticità di sempre. Durerà ancora pochi minuti: è stato appena “imbalsamato” con un metodo di sua “invenzione” (l’ennesimo) dal solito ciarlatano e incompetente Galeazzi Lisi, l’oculista archiatra, che, sosteneva, aveva ricevuto l’autorizzazione del papa quand’era in vita a sperimentare l’invenzione conservativa sul suo cadavere. Risultato: si assistette nell’arco di pochi minuti alla più veloce e ributtante decomposizione in presa diretta che la storia della medicina legale ricordi.


9 Il papa nella Sala degli Svizzeri, steso sul basso catafalco cremisi in abiti pontificali: per la prima volta manca la falda, ossia lo strascico bianco aggiunto alla talare, che sparirà per sempre dai paramenti funebri del papa; anche il rocchetto, e tutto il resto, appare di modesta qualità. Alla testa due ceri e due guardie nobili in alta uniforme. In attesa della traslazione solenne verso Roma. È iniziato un furioso succedersi di fenomeni cadaverici trasformativi: è la decomposizione in diretta sotto gli occhi inorriditi degli astanti, in seguito all’aberrante “imbalsamazione” brevettata e praticata dall’archiatra Galeazzi Lisi. In questa foto il cadavere del papa si è gonfiato nella zona del ventre in seguito ai gas putrefattivi che son venutisi creando da subito; soprattutto è diventato grigio in viso per la stessa ragione, e dagli orifizi, specie dalla bocca versa liquame scuro che gli scorre lungo il volto e si deposita nelle orbite degli occhi. È visibile sul volto delle guardie nobili l’enorme sforzo di resistere all’odore nauseabondo che esala dal cadavere del papa: l’alternarsi dei turni di guardia saranno da questo momento sempre più frequenti, per evitare una eccessiva esposizione ai gas mefitici, e perché molte guardie nobili regolarmente svengono sfinite da quell’odore di morte. Ma il peggio deve ancora venire.


10 L’Osservatore Romano annuncia il trionfale rientro a Roma da Castel Gandolfo della salma di Pio XII: tutta la Città Eterna accolse il “Defensor Civitatis” con una partecipazione e una commozione che non aveva precedenti. Dentro un carro funebre comunale male adattato ad accogliere il feretro d’un simile glorioso pontefice: risultò arrangiato, pesantissimo, in definitiva volgare. Tuttavia dal Vaticano s’era in tempo fatta richiesta al comune di Roma per il prestito di una sontuosa carrozza funebre con parecchi cavalli bianchi: la richiesta a qualcuno in Campidoglio dovette sembrare assai bizzarra pare, e comunque si fece subito sapere che il comune non disponeva di questi mezzi di trasporto, semmai un carro funebre motorizzato quello sì, lo avevano, ma modesto per un papa.


11 La salma gonfia e disfatta di Pio XII, dopo una sosta al Laterano, cattedrale del papa, è trasportato in San Pietro ed esposto su un alto catafalco davanti la Confessione, sotto la gloria del baldacchino del Bernini. È la prima volta che succede: secondo l’antico cerimoniale funebre il papa non doveva mai essere esposto davanti l’altare, ma nella cappella del Santissimo Sacramento. Quindi è anche la prima volta, da quando esiste la nuova basilica vaticana, che un corpo papale non passa da questa cappella per il “bacio del piede”, venendosi a interrompere così la più antica tradizione romana in morte del papa. La cappella da questo momento cadrà in “disuso” definitivamente.


12 Molti hanno creduto che questa foto si riferisca alla morte del corpulento Giovani XXIII. In realtà si tratta del segaligno Pio XII, il cui corpo si è gonfiato all’inverosimile, afflitto da fenomeni cadaverici, fra i quali il “gigantismo cadaverico”. Durante il trasporto dal Castel Gandolfo, giunti alle porte di Roma si udì un grosso e sinistro scoppio intorno al feretro del papa: la salma maldestramente imbalsamata era letteralmente esplosa squarciandosi. Fu necessario una volta giunti al Laterano, procedere con urgenza, sfidando miasmi orribili, a riparare al meglio possibile il corpo devastato del papa, per un trasporto il meno osceno possibile, scoperto (il papa deve essere sempre “visibile” e non può essere esposto nella bara né chiusa né aperta) entro la basilica di San Pietro. Tuttavia molti ricordano timidamente, lungo la navata della basilica petrina, le zaffate tremende che si riversavano sulle teste al passaggio del cataletto e l’aspetto mostruoso del papa: diventato nerastro, gli cadde il setto nasale, ritirandosi poi i muscoli facciali risaltava la chiostra dei denti in “una risata agghiacciante”.


13 Secondo giorno di esposizione del papa in San Pietro. Qualcuno ricorda che la notte prima, chiusa la basilica, si vide il corpo del papa tirato giù dal catafalco altissimo e sdraiato sul nudo pavimento della chiesa. Quindi un gruppo di medici legali e imbalsamatori provvidero a fare, per quanto possibile, una nuova imbalsamazione del corpo, che fu soltanto un cercare di limitare i danni ormai incontenibili. Come si può notare dalla foto, con una serie di tagli si dovette applicare sul volto un tempo ieratico di Pio XII una vistosa maschera di cera o di lattice, per dissimularne l’aspetto ormai ributtante.


14 Pio XII esposto in basilica, con una maschera di cera.


15 Dopo la sepoltura del papa, continuano le esequie novendiali. Eretto il catafalco monumentale davanti la Cattedra, si notano avvolti nella cappa i cardinali (ai piedi dei principi della chiesa, seduti sui gradini, come all’epoca si usava, i loro segretari privati) che dopo la messa dello Spirito Santo si riuniranno in conclave per eleggere il successore. Si riconoscono, partendo da sinistra, i cardinali Celso Costantini (che morirà un paio di giorni dopo), Giuseppe Siri, terzo è forse il cardinale Tedeschini, quarto il card. Ottaviani (o il card. Pietro Ciriaci), il card. Valeri, il patriarca Roncalli destinato ad essere eletto papa (ai suoi piedi il segretario don Capovilla), infine il card. Gaetano Cicognani. Questo dovrebbe essere l’ultimo catafalco monumentale della storia della chiesa. Dopo Giovanni XXIII, Paolo VI dispose in testamento: “niente catafalco per noi”, preferendo per sé, per la messa solenne delle esequie, la sua nuda bara posata sul nudo pavimento, alla maniera dei nobili.


16 Il pontefice regnante, Sua Santità Benedetto XVI in pianeta prega sulla tomba di Pio XII nelle grotte vaticane, vicino alla tomba del Principe degli Apostoli: secondo l’usanza medievale, per cui il papa scendendo in visita a pregare fra le tombe dei predecessori, “entra nella serie dei pontefici defunti”, per ricordargli che “sic transit gloria mundi!”.

Giovanni XXIII


1 Papa Giovanni mentre è trasportato a spalle scoperto dal Palazzo Apostolico verso la basilica di San Pietro, passando per la piazza.


2 Giovanni XXII muore il 3 giugno 1963, mentre il concilio è ancora aperto, e la basilica occupata dalle tribune dei padri conciliari: pare fu questa l’ennesima ragione per non riproporre la cappella del Sacramento per l’esposizione, ma, come per Pio XII, il centro della basilica davanti la Confessione, su alto catafalco.


3 L’imbalsamazione brevettata dal competente prof. Gennaro Goglia (ancora vivente), che comprendeva, fra l’altro, l’iniettare molti litri di liquido conservativo a base di formaldeide attraverso le arterie principali, ebbe ottimi risultati. La salma si conservò perfettamente per tutta l’esposizione pubblica.


4 Una foto dall’alto del corpo di papa Roncalli esposto sull’alto catafalco in San Pietro, ci da un’ottima panoramica dei tradizionali abiti pontificali che è in uso indossare al pontefice per la morte e l’ultima esposizione. Fra questi la mitra laminata in oro, il fanone col pallio, rocchetto e chiroteche rosse, e dello stesso colore le pantofole, le dalmatiche, il manipolo e la pianeta. Quest’ultima, in questo caso, è particolare, essendo aurifregiata e non semplice con bordature come di regola, ed avendo gli stemmi cardinalizi del defunto: si trattava di una vecchia pianeta donatagli forse quando fu creato cardinale dalla sua gente nel bergamasco. Manca però un capo “storico” delle vesti liturgiche e funebri del pontefice: la falda, ossia lo strascico bianco di seta marezzata, applicata sul retro della talare bianca. Ma del resto mancava anche a Pio XII. Tuttavia questo è in assoluto l’ultimo funerale (quasi) all’antica: alla morte del successore scomparirà tutto l’apparato liturgico e cerimoniale di sempre, dai paramenti pontificali classici all’alto catafalco. Si entrava in un’epoca di pauperizzazione per volontà di Montini e del mondano spirito demagogico e populista dell’epoca, a cui il Montini non fu insensibile.


5 Papa Giovanni, in occasione della sua beatificazione a 38 anni dalla morte, nel 2001 fu riesumato dalle grotte vaticane. Aperta la triplice bara si notò che il “miracolo” del prof. Goglia aveva retto la sfida del tempo: il corpo del papa era ben conservato, nonostante annerimenti vari e lievi colliquazioni nelle parti declivi, la massa muscola intatta anche nella sua elasticità, sarà lasciato in un deposito per alcuni giorni entro una cassa di piombo contenente liquido conservativo e antisettico. Dunque si passò qualche settimana dopo alla ricomposizione del corpo, disinfettato, ripulito, e trattato ancora con sostanze conservative, si provvide a coprirne le parti scoperte con uno strato di cera. Dunque fu rivestito in abiti da coro, con camauro e mozzetta ermellinati stavolta, al contrario del corpo di Pio X. Quindi, dopo le varie cerimonie pubbliche, posto in una teca di vetro ermeticamente sigillata e incastonata sotto un altare laterale della basilica, nelle vicinanze della Confessione. Tuttavia si notò, tempo dopo, che la teca vitrea forse non era perfettamente sigillata: si avvertiva nei dintorni un odore sgradevole, segno che si era riattivato il processo decompositivo dei resti in seguito all’ingresso nell’urna di ossigeno. Lo si estrasse di nuovo e lo si sottopose a un bagno antisettico, immergendo la salma in formalina e sali, per diversi giorni, dopodiché fu di nuovo ricomposta in un urna ermeticamente sigillata, non prima d’avergli applicato un nuovo strato di cera sul viso e sulle mani.

Paolo VI


1 Il 6 agosto 1978 Paolo VI muore all’età di 81 anni a Castel Gandolfo. Esposto nel salone degli Svizzeri. Imbalsamata anche con l’intervento dei “tecnici di tanatoprassi”, in realtà dei praticoni romani titolari di imprese funebri, del tutto inadeguati e impreparati per operazioni professionali di simile delicatezza (specie su un sommo pontefice… questo la dice lunga sulla trasandatezza della chiesa e della curia di quei tempi), la salma si guastò molto presto, essendo oltretutto piena estate. Si adoperarono addirittura delle bombolette spray di presunti ritrovati conservativi (a detta dei “praticoni”) sulle superfici epidermiche: in poche ore invece si accentuò la fermentazione, e il volto del papa divenne rosso mattone e poi verdognolo.


2 Un noto settimanale popolare dell’epoca riporta la prima foto scattata al corpo appena adagiato sul catafalco nel Palazzo Apostolico della cittadina sul lago di Albano: stona molto il particolare dei cuscini bianchi da letto sotto il capo del pontefice, anziché quelli in uso da secoli a rigor di cerimoniale, ossia di broccatello rosso, o damascati, o comunque in velluto cremisi bordati i filo d’oro. In questo primo momento il corpo del pontefice è in buone condizioni, sebbene “scompaia sempre più sotto l’ampia casula rossa, ma sembra persino ringiovanito” ricorderà Giulio Andreotti, allora presidente del consiglio, che fra i primi andò a rendergli omaggio.


3 Paolo VI trasportato in a Roma è depositato nel luogo ormai diventato regolare per le esposizioni delle salme papali, dai tempi di Pio XII: dinanzi al baldacchino del Bernini.
Alla sua morte viene rivoluzionata e di fatto annullata la plurisecolare tradizione cerimoniale per il pio transito e le esequie del romano pontefice, che era venuta a codificarsi sin dal medioevo, specie ad opera del patriarca dei cerimonieri papali, Pietro Ameil, fra ’300 e ’400.
Già nel testamento Paolo, aveva disposto la cessazione (per sé) del catafalco monumentale dopo la sepoltura e per i novendiali; ma fu anche abolito l’alto catafalco per l’esposizione della salma in basilica, in uso sino alla morte del predecessore. Lo si sostituì con un basso e ridotto cataletto tappezzato di velluti rossi, come si vede in foto.
Ma è l’antico insieme di paramenti pontificali tradizionali, che hanno reso uguali e accomunato tutte le salme dei suoi predecessori per secoli, che viene completamente razziato: dal fanone alla pianeta, dalla dalmatica alle chiroteche, ecc. Li si sostituisce con una comune casula rossa con stola, un camice, dei mocassini rossi introdotti tutti da Montini, quindi il regolare pallio e una mitra bianca bordata di canuttiglia dorata. Si è assistito quindi ad una spoliazione dalle insegne pontificie di sempre.
In questa foto è evidente il colore verdognolo del papa r il rigonfiamento della zona addominale in seguito alla fermentazione gassosa, dovuta anche alla maldestra imbalsamazione superficiale. Si nota al lato del cataletto una croce astata da altare e alle spalle gruppi di candelabri della tipologia di quelli che emergono dalla cripta di s. Pietro, sotto il baldacchino.


4 Con Paolo VI viene ribaltato la liturgia funebre. La messa solenne di esequie non è più a porte chiese dentro la basilica, e celebrata nella parte liturgica nella cappella del Coro, ma direttamente in piazza S. Pietro. Inoltre si contravviene alla consegna che durava da secoli, del papa che mai pubblicamente deve essere esposto in una bara aperta o chiusa, ma esposto sempre su catafalco scoperto fino alla fine della messa solenne che dà avvio poi alla sepoltura. Il corpo di Paolo durante le prime esequie pubbliche della storia è deposto in una cassa di nudo legno, con solo un evangelario aperto sopra, ed è a sua volta depositata sul travertino del sagrato della basilica, per terra, come per i defunti nobili. Solo successivamente, a messa conclusa, a porte chiuse, compiuti gli ultimi uffici da parte del Sacro Collegio, la prima bara sarà sigillata e incassata nelle altre due, di piombo e di legno pregiato.
Nella foto la lastra di marmo che chiude i resti di Paolo nelle grotte vaticane. Nel suo “Testamento spirituale”, Paolo scrive: «Circa le cose di questo mondo: mi propongo di morire povero, e di semplificare così ogni questione al riguardo… Circa i funerali: siano pii e semplici (si tolga il catafalco ora in uso per le esequie pontificie, per sostituirvi apparato umile e decoroso). La tomba: amerei che fosse nella vera terra, con umile segno, che indichi il luogo e inviti a cristiana pietà. Niente monumento per me».

Luciani e Wojtyla


1 Papa Luciani, Giovanni Paolo I, muore in circostanze controverse, il 29 settembre 1978, dopo 33 giorni di pontificato. Le modalità di esposizione, vestizione e di esequie sono del tutto simili a quelle del predecessore Montini.


2 Aprile 2005, Giovanni Paolo II muore dopo quasi 27 anni di pontificato. Un papa è per la prima volta nella storia esposto nella sua cappella privata entro il Palazzo Apostolico. Prima dell’imbalsamazione professionale ad opera di medici legali e anatomisti dell’Università Tor Vergata di Roma, sono visibili sul volto del papa i segni della lunga degenza e dei potenti medicinali assunti endovena, a questi ultimi si deve la visibilità della rete venosa sulla superficie cutanea. Il corpo è visitato dal cardinale camerlengo Martinez Somalo.


3 Esposto nella sala Clementina del Palazzo Apostolico, con alle spalle un antico crocefisso d’avorio e a lato un cero pasquale. Il letto funebre è rivestito di un anomalo beige, che nulla ha a che fare con i colori per la morte del papa né con i colori del papato in generale. La sua introduzione extra-cerimoniale risaliva ad un personale gusto del Montini.


4 Primo piano in un giornale dell’epoca.


5 Esposto in San Pietro su catafalco ridotto e beige. In ginocchio tre presidenti Usa (oltre alle consorti e al segretario di stato americano), e ve ne doveva essere un quarto, Carter, ma non si trovò posto per lui nell’aereo presidenziale. È una assoluta novità, salvo qualche sovrano cattolico, in precedenza alle esequie papali partecipavano in genere gli ambasciatori e non i presidenti degli stati esteri.


6 Il cardinale decano, come di regola, celebra le esequie pubbliche di Giovanni Paolo II in piazza S. Pietro. È il tedesco Ratzinger, prefetto dell’ex Sant’Uffizio, destinato a succedergli sul trono petrino.


7 Ultime cerimonie a “porte chiuse”. Il maestro delle cerimonie, Piero Marini, come tradizione deposita nella bara del pontefice i sacchetti cremisi contenenti le monete e le medaglie del pontificato, coniate annualmente durante tutto il regno del pontefice.


8 Come tradizione, un “famigliare” (il defunto non aveva consanguinei in vita), in questo caso il segretario privato, depone il sudario sul volto del pontefice, a nasconderlo per sempre agli occhi impuri del mondo.


9 Il camerlengo assiso davanti il feretro scoperto recita le ultime preghiere pro pontifice defunto e compie e dà formale lettura degli ultimi uffici canonici, al cospetto del Sacro Collegio, nelle cui mani è deposta provvisoriamente la “potestas papae”.


10 La cassa contenente le spoglie del papa, sigillata con chiodi e silicone, quindi nastri fermati a ceralacca timbrata a caldo dagli uffici competenti, è deposta nelle altre due casse, di zinco (non piombo in questo caso) e legno pregiato con sovrimpressi le insegne e i dati del pontifice defunto.


11 I sanpietrini saldano con fiamma ossidrica la cassa metallica, ossia la seconda cassa.


12 La triplice cassa ormai formalmente sigillata in ogni strato, alla presenza del Sacro Collegio, dopo le ultime orazioni e la lettura dei verbali, è calata dai sanpietrini nella cavità scavata di fresco nelle grotte vaticane, nella stessa cappella che pochi anni prima ospitava il corpo del beato Giovanni XXIII. Sarà soprapposta una lastra di marmo bianco.


13 Sepoltura a terra del primo papa non italiano dopo 450 anni, il primo polacco.

2 commenti:

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