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lunedì 19 dicembre 2022

Caso Rupnik: "Trascrizione dello scambio con i giornalisti" del 14 dicembre con l'ammissione della scomunica. ALCUNE NOSTRE DOMANDE

Pubblichiamo di seguito la trascrizione (QUI dal sito ufficiale della Gesuiti e QUI la versione in inglese) sembrerebbe completa, dello scambio con i giornalisti del 14 dicembre scorso in cui p. Sosa S.J. ammette, finalmente, la scomunica a p. Rupnik S.J. e prosegue con una serie di ammissioni/dichiarazioni.
Alcune nostre osservazioni: 
  • in generale, ha senso che sia stato prescritto il reato sugli abusi, sembra definiti "raccapricianti", malgrado l'articolo 7 dello Statuto della CDF?
  • sempre in generale, CHI ha tolto la scomunica?
  • Sulla terza domanda: è sensata la risposta di p. Sosa, che p. Rupnik possa continuare il suo lavoro artistico malgrado i gravissimi atti compiuti?
  • Sulla quinta domanda: è credibile p. Sosa quando afferma: "io non ho canale diretto con il Papa. Papa Francesco non mi ha mai parlato del caso"?
  • Sulla settima domanda: è sensato mettere al dubitativo (e non all'indicativo) che p. Rupnik possa fare il corso di esercizi programmato per febbraio a Loreto?
  • Sull'ottava domanda: è sensato che, con il permesso del suo superiore locale, p. Rupnik possa fare ancora prediche? E tale permesso perchè è sempre stato dato? 
  • Sulla decima domanda: è sensato che p. Sosa affermi "non stiamo ora cercando altre possibili vittime, ma se risulterà che nell'andare avanti bisognerà farlo, lo faremo"?
Possiamo chiedere una risposta a queste domande?
QUI i post pubblicati sul caso Rupnik da Mil.
Luigi

14 dicembre 2022 
Trascrizione dello scambio con i giornalisti 

1ª domanda 

Chiede chiarimenti sull’espressione “ferite da una parte e dall’altra”. Chiede di che cosa stiamo parlando: che tipo di abusi e qual è lo stato attuale di Rupnik (e a Roma?) (omelie rese pubbliche su internet e ascoltabili ovunque nel mondo: di che restrizioni stiamo parlando?). Rupnik è una personalità pubblica: i giornalisti considerano tanto più limitata la privacy quanto più le persone hanno un ruolo pubblico. In alcune vittime ci può essere la paura di venire allo scoperto quando una persona è particolarmente potente, per cui il parlare di queste cose può essere un atto di giustizia nei confronti di eventuali vittime che ancora non si sono fatte avanti.
 
P. Generale: 

L’equilibrio è molto difficile. Primo vorrei dire che una cosa è insabbiare un caso e un’altra cosa è quanto si comunica o meno. Quello che non si fa, non abbiamo fatto e non vogliamo fare in nessun caso è di non riconoscere il fatto. Il fatto è riconosciuto. Qui il caso è stato riconosciuto e tutte le procedure legali sono state fatte. Rupnik ha una restrizione del suo ministero legata al tipo di situazione denunciata che è oltrepassare i limiti di una relazione tra adulti. Nello specifico una relazione tra un prete che fa un ministero sacramentale e la persona che riceve questo ministero. È in questo contesto che si sono prodotti questi scavalcamenti dei limiti della relazione. La relazione adulta tra uomo e donna è una mescolanza di diversi aspetti, affettivi, psicologici, dipendenze in alcuni casi, che può finire in manipolazione delle persone. Questo è l’ambito che è stato toccato dalle denunce. Tutto questo, quando si produce nel ministero sacramentale, è qualcosa che deve essere analizzato e preso in carica dalla DDF. Quando la denuncia è arrivata si sono prese misure cautelari. Quando la procedura è terminata - quando il DDF ha cioè dichiarato che eventuali reati erano da considerarsi prescritti - queste misure che erano cautelari, sono rimaste da parte nostra misure attive (per ora provvisorie, perché vogliamo andare avanti nell’analizzare la cosa). Le misure che Rupnik aveva ricevute, le ha ancora adesso. Le restrizioni sono direttamente legate al contenuto della denuncia, che riguarda l’oltrepassare i limiti. Non può confessare (cioè non può amministrare il Sacramento della Riconciliazione), non può accompagnare spiritualmente persone, non può dirigere corsi o accompagnare esercizi spirituali ignaziani in nessun modo. Queste sono le restrizioni amministrative. Non ci sono altre restrizioni. Poi, per quanto riguarda altri interventi (conferenze, pubblicazione di articoli o libri...) deve avere l’approvazione esplicita, caso per caso, del suo superiore locale, cioè del superiore della sua comunità. Queste sono le misure fino a adesso. Per il futuro, dipende come va avanti il processo: se ci saranno altre misure o no... 
Ora è a Roma e continua il suo lavoro come artista e continua il suo lavoro ministeriale-presbiterale negli ambiti che non sono toccati da queste misure. 

2ª domanda 

Una precisazione. Ci fu una condanna nel 2020 da parte di un tribunale ecclesiastico per un reato di assoluzione di un complice, che comporta di per sé una scomunica latae sententiae, che poi è stata rimessa. Mi domando perché non è stato comunicato questo. Mi sembra che ci sia un legame sia con la prescrizione che con le denunce. Solo la metà della storia viene raccontata. 

P. Generale: 

No. Sono due casi diversi. Il caso cui lei accenna riguarda la scomunica latae sententiae. L’espressione significa che nel momento stesso in cui si compie questo atto, la persona che lo fa è ipso facto scomunicata. Come si leva questa scomunica? Prima bisogna dichiarare che c’è stato il delitto. In quel caso del 2019, si è fatta l’indagine previa ed è stato fatto il processo amministrativo penale alla fine del quale la CDF ha dichiarato che c’è stata effettivamente assoluzione del complice. Dunque è scomunicato. Per togliere la scomunica la persona deve riconoscere il fatto e formalmente pentirsi. E Rupnik ha fatto così. Rupnik aveva restrizioni ministeriali già dal 2020, a seguito di questo processo. 

3ª domanda 

Il lavoro di artista di Rupnik è da considerarsi come parte del suo ministero? Potrebbe essere considerato come un’omelia, come qualcosa che ha una valenza teologica e spirituale? 

P. Generale: 

No. Il suo lavoro artistico non è un ministero sacramentale. Non è stato fatto alcun giudizio sulla sua teologia. È il suo comportamento come persona nell’esercizio del suo ministero presbiterale ad essere sotto questione. Quando si fa uno sbaglio, occorre riparare lo sbaglio. Perciò ho cercato di sottolineare che vogliamo andare al di là della questione strettamente giuridica per andare a guardare i processi che portano le persone a fare questo tipo di sbagli e accompagnare le persone che sono state ferite da questo comportamento per guarire. Se noi siamo credenti, uomini di fede, guarire vuole dire anche perdonare, riconciliarsi. È una strada lunga, molto lunga. Sappiamo la complessità dei processi di giustizia riparativa (non solo in casi di abusi, ma anche politici, sociali) che riescono alla fine a ristabilire la dimensione umana delle relazioni. Ma il punto di partenza è riconoscere l’errore iniziale e la ferita creata. 

4ª domanda 

Cosa è esattamente questo “gruppo Loyola” e quale il controllo della Compagnia su questo gruppo e su queste suore? Chi l’ha fondato, perché si chiama “Loyola” e quali le conseguenze sulla vita di queste suore delle azioni di Rupnik? 

P. Generale: 

Devo dire che non conosco i dettagli del percorso e la storia della comunità Loyola. All’epoca (fine anni ’80) non conoscevo nulla di questa realtà nata in Slovenia. Da quello che so oggi, è stata fondata in relazione con alcuni gesuiti sloveni e tra questi Rupnik che ha avuto un ruolo molto diretto nella fondazione. Anche alcuni vescovi della Slovenia e un gruppo di giovani (uomini, donne, preti...) erano coinvolti nella fondazione della comunità che tuttavia era una comunità unicamente femminile. Non sono propriamente “suore”, ma persone consacrate nel contesto di questo genere di gruppi nati dopo il CV II che non fanno voti canonici pubblici, ma un tipo di promessa. Quando la situazione tra questo gruppo e Rupnik è diventata conflittuale, lui è stato estromesso dal gruppo e dalle responsabilità sul gruppo. Alcune persone, all’epoca, sono uscite completamente dal gruppo, altre sono rimaste nel gruppo, altre sono venute a Roma con Rupnik e hanno fatto nascere la realtà presente oggi al Centro Aletti. Alcune di queste donne che sono a Roma collaborano con diverse responsabilità nella Gregoriana, nella Santa Sede e sono donne di altissimo livello intellettuale e spirituale. 
Le situazioni denunciate oggi sono legate agli eventi accaduti a quel momento, trent’anni fa. 

5ª domanda 

Il ministero sacramentale include la celebrazione della Messa o no? Lei ha parlato con il Papa di questo caso? Lui è intervenuto direttamente nelle decisioni del Dicastero?

P. Generale: 

La restrizione non riguarda questo aspetto. Le misure sono proporzionali allo sbaglio. 
Io non ho canale diretto con il Papa. Papa Francesco non mi ha mai parlato del caso. I Capi Dicastero parlano regolarmente col Papa. Posso immaginare che il Prefetto del Dicastero, prima di prendere la decisione abbia parlato col Papa. Mi sembra normale. Ma non posso dire né sì né no. 

6ª domanda (Gruppo Donne nel Ministero Apostolico della Compagnia) 

(omissis) 

7ª domanda 

Quale il controllo sulle restrizioni. A tutt’oggi è ancora possibile prenotarsi sul sito web per un corso di esercizi programmato per febbraio a Loreto. Può chiarire questo punto? 

P. Generale: 

Serve chiarire. Questo non è possibile. E cercheremo di far sì che questo non sia possibile. 

8ª domanda 

Rupnik può fare prediche se ha il permesso del suo superiore quindi? 

P. Generale:
 
Esatto. Va chiarito che il permesso non è generale. Va dato ogni volta dal suo superiore locale. 

9ª domanda 

Le restrizioni che oggi Rupnik ha sono una continuazione delle restrizioni date dalla CDF o voi ne avete aggiunte altre? 

P. Generale: 

La CDF non ha mai emesso misure, non è il loro compito. L’unico processo che c’è stato in CDF è legato al primo caso. La CDF ha detto: c’è stata assoluzione del complice, quindi Rupnik è sotto la situazione di scomunica latae sententiae. La CDF ha levato la scomunica. Le misure sono state emesse da noi. In quel caso e in questo caso. 

10ª domanda 

Quando avete fatto l’investigazione, sono emersi solo i casi legati alla Slovenia, o sono emersi anche altri casi? State pensando di guardare se ci sono altre vittime? State attivamente cercando altre vittime? 

P. Generale:

Entrando in un processo più largo, certamente guarderemo più largamente. Ma noi non siamo prosecutors. Cerchiamo di far luce su un problema per trovarvi una soluzione. Non stiamo ora “cercando” altre possibili vittime, ma se risulterà che nell’andare avanti bisognerà farlo, lo faremo.

1 commento:

  1. Davvero rimango sbigottita e profondamente delusa, amareggiata, dolorante per cadute così meschine, infamanti per il ministero sacerdotale istituito da Nostro Signore, il Cristo. Ma un sacerdote che ha liberamente abbracciato questo Ministero, e dunque "giurato" fedeltà agli insegnamenti di Gesù, si lascia dunque così mollemente scivolare in un peccato tanto odioso e irrispettoso della dignità umana ai danni di "sottoposti" (solo nel senso gerarchico, sia chiaro!) senza sapersi/volersi contenere, controllare, senza provare vergogna di fronte a se stesso, di fronte a Dio? Ma ci crede in Dio?
    Povero Gesù! E tremo alle Sue parole:"...quando il Figlio dell'uomo verrà, troverà ancora la fede?"
    P.s.: finalmente ho la risposta alla mia da sempre scarsa ammirazione verso le figure deformi dei mosaici di p.Rupnik. Devo aver involontariamente intuito che là c'era un'anima appesantita forse da troppa "fama terrena" e dunque incapace di librarsi in volo, verso l'Alto. Gli auguro di provare un sincero pentimento, prego perché il Signore lo tocchi nel cuore.
    C.P.B.

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