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giovedì 6 ottobre 2022

Controstoria del Movimento liturgico #49 - La liturgia per la comprensione del Medioevo: Ernst Kantorowicz (1895-1963) - di A. Porfiri


49° appuntamento con i nostri "medaglioni" liturgici preparati dal M° Aurelio Porfiri.

Claudio
La liturgia per la comprensione del Medioevo: Ernst Kantorowicz (1895-1963)




La ricerca sulle fonti liturgiche e sull’evoluzione di certe pratiche cultuali ha conosciuto nel secolo scorso molti momenti importanti. Uno di questi momenti lo dobbiamo allo studioso tedesco di origini ebraiche Ernst Kantorowicz.

Storico, fu autore di opere importanti e tutt’ora molto citate, come Federico II, imperatore e I due corpi del Re. Insigne medievista, dovette fuggire dalla Germania per la persecuzione contro gli ebrei inscenata dal nazismo. Alla fine si rifugiò negli Stati Uniti, dove nel 1946 pubblica un altro testo di riferimento, Laudes Regiae. Studio sulle acclamazioni liturgiche e sul culto dei sovrani medievali (Laudes Regiae. A Study in Liturgical Acclamations and Mediaeval Ruler Worship). È uno studio di profonda erudizione in cui l’autore dimostra come le varie versioni di questa acclamazione fossero uno specchio non solo dell’ambiente spirituale dell’epoca ma anche di quello politico. Roberto Delle Donne (Federiciana) così introduce quest’opera: “Quando nel 1938 K. lasciò per sempre la Germania portava con sé il manoscritto di un'opera già compiuta che sarebbe apparsa solo nel 1946, da lui stesso tradotta in altra lingua: Laudes Regiae. Studio sulle acclamazioni liturgiche e sul culto dei sovrani medievali (Laudes Regiae. A Study in Liturgical Acclamations and Mediaeval Ruler Worship). In questo libro, che "prende le mosse da una ricerca sulla leggenda delle bullae d'oro siciliane di Federico II" (Kantorowicz, 1946, p. X), veniva per la prima volta riconosciuta, in ampia prospettiva storica, l'importanza fondamentale della liturgia per la comprensione del regno medievale e del Medioevo tout court”. Questa prospettiva di Kantorowicz è importante non solo per il medioevo, ma anche per comprendere ogni epoca perché la liturgia riflette un tempo e ne è, come ai nostri giorni, espressione della sua decadenza.

Sempre Delle Donne ci aiuta a capire come un contributo di assoluta importanza nel libro di Kantorowicz fu quello offerto dalla ricerca musicologica: “L'opera può essere, a buon diritto, considerata un raffinato pendant agli studi sugli Ordines che Percy E. Schramm andava conducendo negli stessi anni. K. seppe inoltre guadagnare al volume il contributo del musicologo Manfred F. Bukofzer, che mise in luce come le evidenze musicali potessero rappresentare una preziosa fonte per lo storico. Se l'esistenza di canti liturgici in onore dei sovrani era già nota, ad esempio per l'incoronazione a imperatore di Carlomagno, K. ne ricostruiva le vicende nella loro interezza, seguendone le tracce fin nell'antichità e legando le loro origini alla fusione di formule tardoromane con elementi anglo-irlandesi, mostrando come durante il regno di Pipino o, al più tardi, nei primi anni di Carlomagno giungessero a compimento quale espressione dell'idea franca del sacerdozio regale, secondo cui il sovrano rappresentava l'immagine terrena di Cristo, signore dell'universo”. Robert E. Lerner (ias.edu) ci offre uno sguardo ancora più approfondito sulle innovazioni dello storico tedesco: “Poi c'è Laudes Regiae, scritta nel corso di un decennio ma pubblicata per la prima volta nel 1946. Mentre la principale caratteristica metodologica dell'importanza di Friedrich der Zweite risiede nell'uso delle fonti letterarie (poesie, profezie, panegirici) e quella per King's Two Bodies sull’uso di fonti legali, la caratteristica per Laudes Regiae risiede nel suo uso di fonti liturgiche. Come ha osservato Kantorowicz nella sua prefazione, sperava che presto non fosse più possibile per gli studiosi "affrontare allegramente la storia del pensiero e della cultura medievali senza mai aprire un messale"“. Kantorowicz è certamente uno storico che ancora oggi gode di molta considerazione e i suoi libri sono ancora ristampati. A noi penso sia utile per considerare come la liturgia sia veramente una chiave di interpretazione dei tempi ma come non bisogna correre il rischio di renderla una mera espressione della contemporaneità piuttosto che una porta all’eternità.


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La Redazione