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mercoledì 21 settembre 2022

Come Papa Francesco ha cambiato l’Ordine di Malta? Non più necessario il sangue blu ai vertici, sovranità limitata e laici sottomessi ai religiosi (di obbedienza pontificia)

Con decreto per il Sovrano Militare Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Gerusalemme, di Rodi e di Malta (S.M.O.M.) del 3 settembre 2022 (QUI, poi ripreso da MiL QUI) Papa Francesco ha promulgato la nuova Carta Costituzionale ed il relativo Codice Melitense e ha decretato la revoca delle Alte Cariche, lo scioglimento dell’attuale Sovrano Consiglio, la costituzione di un Sovrano Consiglio provvisorio e la convocazione del Capitolo Generale Straordinario.
Ora nell’articolo di Andrea Gagliarducci, pubblicato sul sito Catholic News Agency il 6 settembre e che vi propone in nostra traduzione, si esamina il testo della nuova Costituzione dell’Ordine fortemente voluta da Papa Francesco, nel quale emergono importanti e dirompenti novità, con cambiamenti radicali sia nell’Ordine sia nelle associazioni nazionali.
Innanzitutto assumono un ruolo di grande centralità la Santa Sede ed il Papa e soprattutto quest’ultimo diviene un co-regolatore dellOrdine cui tutti i membri sono direttamente soggetti ed anche per l’elezione del Gran Maestro (non più eletto a vita, ma per un massimo di due mandati quinquennali, ovvero fino al compimento degli 85 ottantacinque anni) c’è bisogno di una conferma da parte del Santo Padre.
Non esiste più, poi, il requisito della provenienza aristocratica dei cavalieri professi (ovvero i religiosi), che dominano il Gran Magistero e tutti gli organi dell’Ordine, sostituito da un cammino di formazione spirituale che deve essere il segno distintivo di quanti vivono la vocazione religiosa, mentre i membri laici sono riconosciuti come «fedeli legati all’Ordine»: i circa 13.500 membri laici sono ora considerati solo collaboratori dei 37 professi (religiosi di obbedienza pontificia), che rimangono gli unici membri dell’Ordine.
Un altro cambiamento significativo riguarda le associazioni nazionali, che ora sono chiamate a conformarsi non solo alle leggi dei rispettivi Stati, ma anche al diritto canonico e tutte le loro cariche, compreso il consiglio, devono essere esercitate da cavalieri di prima o seconda classe dell’Ordine (ovvero da religiosi o comunque Cavalieri che hanno fatto voto di obbedienza); inoltre il consiglio dell’associazione si trasformerà da organo di governo eletto dai membri a gruppo sotto l’influenza diretta del gran maestro, che dovrà confermare tutti i membri del consiglio e di un’associazione e potrà dirigere un’associazione avvalendosi di un commissario.
Infine viene affrontata la questione di fondo della sovranità dell’Ordine, che ora dovrà essere considerato un ordine religioso a tutti gli effetti e, quindi, sotto l’autorità del Papa, per quanto l’Ordine di Malta sia monastico solo per quanto riguarda i cavalieri professi, e questo rischia di far venire meno l’interesse a mantenere legami e relazioni diplomatiche con l’Ordine di Malta per uno Stato (attualmente sono 133) .
Nell'articolo, infine, si evidenzia il rischio che, ponendo tutto l’Ordine sotto l’ombrello del diritto canonico, le associazioni nazionali decidano di svincolarsi, mantenendo la loro autonomia per gestire il loro lavoro caritativo ed evitando di essere trattate alla stregua di organizzazioni religiose (alle più o meno dirette dipendenze pontificie).

L.V.


La decisione di Papa Francesco di approvare la nuova costituzione dell’Ordine di Malta, di abolire le cariche, di nominare un governo di transizione e di convocare un capitolo generale per sostenere la riforma è arrivata rapidamente, ma non all’improvviso.

Da tempo era evidente che il Papa voleva aggirare ogni resistenza e portare a termine la riforma dell’Ordine delineata dagli uomini da lui chiamati a ricoprire tale incarico – e farlo contro ogni opinione contraria.

Allo stesso tempo, il decreto di Papa Francesco del 3 settembre non può essere semplicemente descritto come una «vittoria» della parte religiosa su quella laica, quest’ultima rappresentata principalmente dai protagonisti tedeschi. Sarebbe una visione riduttiva della situazione.

La riforma del Sovrano Militare Ordine di Malta è una riforma in senso più spirituale, almeno nelle intenzioni.

Allo stesso tempo, la riforma doveva essere attenta a non mettere in pericolo la sovranità dell’Ordine di Malta, pur riconoscendo la sua complessa realtà e la sua storia a volte turbolenta.

La struttura dell’Ordine di Malta comprende priorati, sottopriorati e 48 associazioni affiliate.

L’organizzazione impiega inoltre circa 45.000 dipendenti, assistiti da quasi 100.000 volontari. Il bilancio dei progetti umanitari dell’Ordine ammonta a 2,3 miliardi di dollari.

Allo stesso tempo, il Sovrano Militare Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Gerusalemme di Rodi e di Malta – questo è il nome ufficiale completo – ha tre classi di cavalieri.

La prima classe è costituita dai Cavalieri di Giustizia o Cavalieri Professi, nonché dai Cappellani Professi Conventuali. I cavalieri di questa classe emettono i voti religiosi di povertà, castità e obbedienza. Sono definiti religiosi.

La seconda classe comprende i Cavalieri e le Dame in Obbedienza, che promettono di obbedire ai loro superiori e di tendere alla perfezione cristiana nello spirito dell’ordine.

La terza classe comprende i membri laici che non fanno né voti né promesse, ma si impegnano a vivere una vita pienamente cattolica secondo i principi dell’ordine.

Cosa è cambiato con la nuova costituzione dell’Ordine di Malta? La CNA ha parlato con diversi cavalieri e membri delle associazioni e ha potuto visionare il testo della costituzione, nonché le delibere formalmente approvate dal Papa ma mai presentate ufficialmente.

La nuova costituzione

La nuova costituzione rispecchia in molti punti quella del 1961, un documento ancora visibile sul sito ufficiale dell’ordine.

Allo stesso tempo, ci sono sostanziali aggiunte, sia al testo della costituzione che al codice.

Queste aggiunte suggeriscono cambiamenti radicali, non solo per l’Ordine di Malta ma anche per la vita delle associazioni.

La Santa Sede e il Papa sono presenti in modo pervasivo. Secondo gli articoli 6 e 14, il Papa è un co-regolatore. Tutti i membri dell’Ordine di Malta sono direttamente soggetti a lui. Sotto la vecchia costituzione, i membri dell’ordine godevano di una certa autonomia.

Questa differenza cruciale è espressa nel paragrafo dedicato al giuramento del gran maestro.

La vecchia costituzione, in vigore fino al 4 settembre, sottolineava che chi sarebbe stato eletto come gran maestro prestava giuramento «dopo aver comunicato l’elezione al Santo Padre».

La nuova costituzione, approvata da Papa Francesco, stabilisce che «è necessaria la conferma dell’elezione da parte del Santo Padre».

I Gran Maestri non sono più eletti a vita ma per un massimo di due mandati quinquennali, o fino al compimento degli 85 anni.

Non esiste più il requisito della provenienza aristocratica dei cavalieri professi. Un percorso di formazione spirituale deve essere la caratteristica di chi vive la vocazione religiosa.

Secondo la vecchia Costituzione, «i Cavalieri e i Cappellani appartenenti alla prima classe emettono la Professione dei Voti di povertà, castità e obbedienza secondo le norme del Codice, tendendo così alla perfezione evangelica. Sono religiosi a tutti gli effetti del Diritto Canonico e si attengono alle norme particolari che li riguardano».

Nella nuova Costituzione, tra i doveri dei membri, si legge che «i professi, consapevoli della loro vocazione e degli obblighi liberamente assunti di fronte alla Chiesa e all’Ordine, devono conformare la loro vita allo spirito del Vangelo e al Magistero della Chiesa secondo la Carta Costituzionale, tendere alla perfezione religiosa e dedicarsi alle attività apostoliche dell’Ordine, testimoniando la Fede e la Carità».

Nel Gran Magistero, tutti gli organi sono dominati dai professi. Secondo l’articolo 49, i cavalieri professi sono il «nucleo essenziale dell’Ordine».

Il gran maestro diventa sovrano unico: la sua autorità, secondo l’articolo 15, si estende a tutti i membri, alle persone giuridiche e ai beni dell’ordine; l’articolo 184 del codice stabilisce che il gran maestro dirige il lavoro delle associazioni e quindi ammette anche i membri laici e può sospendere il presidente da un’associazione.

Ma che dire della terza classe dell’Ordine di Malta, i membri laici che non emettono né voti né promesse ma si impegnano a vivere una vita pienamente cattolica secondo i principi dell’ordine?

Nella nuova Costituzione, essi sono riconosciuti come «fedeli legati all’Ordine» (articolo 82 del Codice) e possono essere nominati personalmente dal Gran Maestro (articolo 87 del Codice).

Cambiamenti più eclatanti

Un altro cambiamento significativo riguarda le associazioni nazionali.

In precedenza, queste venivano erette con decreto del Gran Maestro. I loro statuti erano redatti in base alla legislazione e ai requisiti interni dei rispettivi Stati.

Ora, invece, sono chiamate a conformarsi non solo alle leggi dei rispettivi Stati, ma anche al diritto canonico. L’articolo 196 prevede che il presidente delle associazioni consegni un rendiconto al Gran Maestro.

Secondo l’articolo 49 della nuova costituzione, tutte le cariche delle associazioni, compreso il consiglio, devono essere esercitate da cavalieri di prima o seconda classe dell’ordine.

Inoltre, il consiglio dell’associazione si trasformerà da organo di governo eletto dai membri a gruppo sotto l’influenza diretta del gran maestro, che dovrà confermare tutti i membri del consiglio e di un’associazione.

Inoltre, il gran maestro potrà dirigere un’associazione avvalendosi di un commissario; il gran ospedaliere supervisiona il lavoro delle associazioni, compresa l’attuazione delle direttive pastorali emanate dal Consiglio dei Professi; il tesoriere del gran maestro supervisiona tutto il lavoro delle associazioni e redige un bilancio consolidato.

Un’altra novità è rappresentata dai tre consigli evangelici di povertà, castità e obbedienza stabiliti dal Codice, che valutano la vita religiosa.

In pratica, l’idea generale della riforma è quella di rendere l’Ordine di Malta più spirituale. Per questo motivo, molti paragrafi richiamano la vita religiosa. Il gran maestro è quasi equivalente al superiore di una congregazione e il papa si riferisce ai cavalieri come se fossero frati.

A prima vista, sembrerebbe che un’enfasi prevalga sull’altra: L’appartenenza è diluita, nel senso che circa 13.500 membri sono ora considerati solo collaboratori dei 37 professi, che sono gli unici membri. C’è anche uno spostamento di responsabilità dai laici ai religiosi.

Tuttavia, l’Ordine di Malta è anche un’istituzione secolare, uno Stato senza territorio. La Santa Sede concede la sovranità, ma la forma di governo, che permette di intrattenere relazioni diplomatiche con 112 Stati, deve essere indipendente. Ed è qui che la sovranità dell’Ordine di Malta viene messa in discussione.

Sovranità ora diluita?

Fra’ Marco Luzzago, il luogotenente del Gran Maestro improvvisamente scomparso quest’anno, aveva lanciato l’allarme su una possibile diluizione della sovranità nel suo discorso al corpo diplomatico accreditato presso l’Ordine di Malta a gennaio.

Aveva anche sottolineato che «un capitolo generale straordinario sarà convocato per approvare la riforma quando sarà stato raggiunto il maggior consenso possibile su tutte le questioni principali».

All’epoca sembrava che ci fosse ancora spazio per un’intera discussione, nonostante il fatto che nell’ottobre 2021 il Papa abbia dato a Tomasi nuovi poteri per portare avanti la riforma dell’istituzione che ha quasi mille anni.

La crisi è iniziata nel 2014, quando il Capitolo dell’Ordine di Malta ha deciso di non rieleggere Jean-Pierre Mazery come Gran Cancelliere dell’Ordine. Albrecht von Boeselager, in precedenza Gran Ospedaliere dell’Ordine, è stato eletto alla carica nell’ambito di un rimpasto che non ha visto la rielezione di nessuno dei membri italiani che ricoprivano ruoli critici.

Questo cambiamento ha avuto conseguenze significative. Nel 2016 Fra’ Matthew Festing, allora gran maestro, chiese a Boeselager di dimettersi alla presenza del cardinale Raymond Burke, cardinale patrono dell’ordine (il rappresentante del papa presso l’ordine). La richiesta era legata a notizie sulla presunta distribuzione di preservativi in Birmania da parte del Malteser International, l’agenzia di soccorso dell’ordine.

Fra’ John Edward Critien è stato nominato gran cancelliere ad interim. Ma diversi cavalieri si appellarono contro la decisione, sostenendo che la situazione in Birmania era stata risolta e che Boeselager non era nemmeno Gran Ospedaliere all’epoca.

Il Papa decise di istituire una commissione per chiarire la situazione. Alla fine, è stato suggerito che Fra’ Festing si dimettesse. Il 28 gennaio 2017, in seguito alle dimissioni, Papa Francesco ha nominato il cardinale Angelo Becciu, allora arcivescovo, come suo delegato speciale per l’ordine.

L’ordine ha iniziato un processo di riforma dopo aver nominato Fra’ Giacomo dalla Torre come luogotenente del gran maestro, e l’anno successivo è stato nominato gran maestro.

Ogni progresso è stato interrotto dalla morte di Fra’ Dalla Torre il 29 aprile 2020. Pertanto, Fra’ Giacomo Luzzago è stato eletto luogotenente del Gran Maestro, un incarico che dura un anno e può essere rinnovato. Il Papa, però, ha confermato la nomina del luogotenente senza tale limite e, nel frattempo, ha conferito poteri straordinari al nuovo delegato, il cardinale Silvano Maria Tomasi.

Poi, alla morte improvvisa di fra’ Luzzago, il papa nominò personalmente un luogotenente del gran maestro nella persona di fra’ John Dunlap. Con lui e padre Gianfranco Ghirlanda nell’équipe del delegato, quest’ultima riforma fu portata a termine, imponendone l’approvazione senza passare per una discussione.

Ci sono stati momenti di tensione con la nomina di un’altra commissione per le riforme, ma poi anche il contributo di questa commissione si è ridotto a nulla.

Alla vigilia della decisione finale del papa, un gruppo di associazioni che rappresentano circa il 90 per cento dell’attività dell’Ordine di Malta ha inviato un appello pubblico al pontefice, suscitando anche il risentimento del luogotenente del gran maestro, che ha invece invocato l’obbedienza al papa.

La questione di fondo

Il problema, secondo i critici, non riguarda più la qualità della riforma, ma se le azioni del papa rappresentino o meno un abuso. L’interpretazione data dall’équipe del cardinale delegato è che l’Ordine di Malta deve essere considerato un ordine religioso a tutti gli effetti e, quindi, sotto l’autorità del papa.

In generale, però, l’ordine è monastico solo per quanto riguarda i cavalieri professi. Allo stesso tempo, la sua sovranità rimane indipendente dalla Santa Sede e ha permesso relazioni diplomatiche con 133 Stati e attività umanitarie riconosciute in tutto il mondo.

Fino a che punto uno Stato che ha relazioni bilaterali con la Santa Sede sarà interessato a mantenere legami con l’Ordine di Malta?

Ma soprattutto, anche se la questione sarà formalmente risolta, sarà possibile andare oltre l’ingerenza papale nelle questioni di governo dell’ordine, o l’autonomia dell’ordine sarà definitivamente intaccata?

La riforma dei cavalieri professi

È una questione di principio, che va oltre la questione alla base di tutto. Per quanto riguarda l’Ordine di Malta, si è parlato, a torto o a ragione, di corruzione e di gestione finanziaria, ricondotta a tendenze secolari.

La necessità, quindi, è quella di tornare a una visione spirituale, rompendo i blocchi di potere esistenti e ricreando uno stile più «religioso» nelle opere dell’Ordine di Malta.

Supponiamo che queste siano le ragioni alla base della decisione del Papa. In tal caso, bisogna considerare che una riforma dei cavalieri professi era necessaria ma non doveva necessariamente toccare le prerogative sovrane dell’ordine.

La riforma riguardava innanzitutto il voto di povertà, per il quale era previsto un indulto, anche perché i cavalieri dovevano mantenersi da soli e i tempi non erano più quelli in cui le loro famiglie nobili avrebbero potuto garantire loro il sostentamento.

Così, per mantenere il voto di povertà, era necessario che l’ordine mettesse i professi in condizione di dedicarsi interamente ai poveri e ai malati nell’ambito del carisma dell’ordine.

L’idea di fra’ Giacomo Dalla Torre fu quella di inserire i professi come dipendenti dell’ordine nel modo più adatto alle loro capacità e alla loro formazione. Egli avrebbe ricevuto uno stipendio e avrebbe goduto di una sicurezza sociale e di vecchiaia come dipendente. Un fondo di dotazione generoso avrebbe fornito i mezzi necessari.

«Uno scenario del genere deve rappresentare una minaccia per qualsiasi ricco avvocato, architetto, insegnante, che pur professando formalmente la povertà, in realtà fino ad oggi può rimanere nelle sue vecchie condizioni ad indefinitum», ha detto una fonte all’interno dell’ordine.

La riforma del Papa come fine di ogni riforma?

L’approccio formale del neo-cardinale Gianfranco Ghirlanda ha influenzato la riforma dell’ordine, ponendo tutto sotto l’ombrello del diritto canonico. Ma si tratta di un cambiamento fondamentale o di un modo per impedire una vera differenza? Il nuovo ordine sarà rappresentativo di tutte le istanze, anche quelle associative, o rimane un’organizzazione puramente religiosa in mano a pochi professi?

È evidente, a questo punto, che la situazione dell’ordine non può essere considerata una lotta tra l’ala religiosa e l’ala laica e che c’è molto di più da considerare. Ad esempio, Riccardo Paternò, presidente dell’Associazione Italiana dell’Ordine di Malta, era presente il 25 gennaio alla riunione del gruppo di lavoro allargato per definire la riforma dell’ordine. Tuttavia, non era stato nominato parte del gruppo.

La sua presenza è stata contestata da Kristóf Szabadhegÿ, presidente dell’associazione ungherese, in una lettera circolare indirizzata a tutti i vertici dell’ordine.

Paternò è stato nominato da Papa Francesco alla carica di gran cancelliere dell’ordine, in attesa della riunione del 25 gennaio.

Allo stesso modo, un altro membro del gruppo di lavoro, Fra’ Alessandro de Franciscis, fu nominato Grande Ospedaliere. La loro nomina nel governo di transizione fa pensare che abbiano avuto un ruolo anche nella stesura della nuova Costituzione.

Il 25 gennaio, il Capitolo generale dovrà eleggere il nuovo Consiglio sovrano. Da lì, tutte le cariche dell’ordine saranno ricostituite.

Il rischio, tuttavia, rimane quello che le associazioni decidano di svincolarsi dall’ordine, mantenendo la loro autonomia per gestire il loro lavoro caritativo ed evitando di essere trattate alla stregua di organizzazioni religiose.

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