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venerdì 2 aprile 2021

Maria Corredentrice? Lo dicono la Tradizione e il Concilio CVII

 Maria ai piedi della Croce è Corredentrice (qui il nostro post di poche ore fa).
E' utile tornare sul punto, ad utilità del Santo Padre (qui un nostro post sul titolo di Corredentrice, negato dal papa il 24 marzo scorso). 
Articolo di LaNBussolaQ del 29.3.2021

Roberto



Che cosa spinga un papa a dedicare in continuazione omelie e catechesi per “riabilitare” Giuda e screditare la Sempre Vergine Maria non è dato sapere. Di certo non si può impedire che un tale diverso trattamento risulti, ad orecchie cattoliche, almeno un po’ dissonante; per non dire inquietante. Fatto sta che Papa Francesco,
mercoledì scorso, vigilia della Solennità dell’Annunciazione, è tornato ancora una volta a gettar fango sul titolo di Corredentrice; lo aveva già fatto il 3 aprile 2020, giorno in cui si commemoravano i Sette Dolori di Maria e il 12 dicembre 2019, memoria liturgica della Vergine di Guadalupe (vedi qui): sempre puntualmente alla vigilia o nel giorno di feste mariane.

La nota dominante di questi interventi è, purtroppo, sempre la stessa superficialità e unilateralità nella selezione e interpretazione di passi delle Scritture e dati della Tradizione. Prendiamo, per esempio, la scelta dell’icona Odigitria. Il Papa ne fa cenno per affermare qualcosa che contraddice il senso stesso dell’iconografia mariana. Egli afferma che il senso di queste icone sarebbe il seguente: «Maria è totalmente rivolta a Lui, a tal punto che possiamo dire che è più discepola che madre [...]. Questo è il ruolo che Maria ha occupato per tutta la sua vita terrena e che conserva per sempre: essere l’umile ancella del Signore, niente di più».

In realtà, quando si va a vedere questa tipologia di icone, vi si ritrova, praticamente sempre, il duplice digramma MP ΘY (abbreviazione di Meter Theou), rispettivamente alla sinistra e alla destra del capo della Madonna (rispetto a chi guarda l’icona). L’Odigitria non è affatto una semplice discepola e umile ancella che indica Gesù, ma la Theotókos, nel senso proprio di questo termine, come è stato definito ad Efeso e precisato nella diatriba tra San Cirillo e Nestorio, e come è stato in seguito nuovamente ripreso dal Concilio di Calcedonia, in funzione anti-monofisita. L’intento di entrambi i concili ecumenici non era affatto quello di fare qualche complimento alla Madre di Gesù, esagerando un po’, spinti dall’affetto, come Bergoglio ha dichiarato in riferimento ai titoli mariani. Se così fosse, i due concili si sarebbero risparmiati i vari anatemi e i Padri conciliari si sarebbero salutati con una pacca sulle spalle, sogghignando magari su quanto Cirillo l’avesse sparata grossa...

E invece no. Per quei concili, i titoli mariani avevano un contenuto teologico ben preciso. San Giovanni Damasceno, interprete e padre della tradizione bizantina, mette bene in chiaro che «il solo nome Theotókos contiene tutto il mistero dell'economia della salvezza». A sua volta, il Tommaso d’Aquino dell’Oriente, San Gregorio Palamas, non sembra affatto concordare con l’idea che i titoli mariani altro non siano che una serie di affettuose esagerazioni riversate su una graziosa discepola:

«Volendo creare un'immagine della bellezza assoluta e manifestare chiaramente agli angeli e agli uomini la potenza della sua arte, Dio ha fatto Maria tutta bella. Egli ha riunito in lei le particolari bellezze distribuite alle altre creature e l'ha costituita comune ornamento di tutti gli esseri visibili e invisibili: o piuttosto, ha fatto di lei come la sintesi di tutte le perfezioni divine, angeliche e umane, una bellezza sublime che nobilita i due mondi, che si eleva dalla terra fino al cielo e che supera anche quest'ultimo».

Espressioni che fanno comprendere come Maria Santissima superi tutto l’ordine della creazione e si collochi, per grazia, nella sfera di Dio, pur non essendo Dio. Gregorio accenna con un'immagine a quell’ordine ipostatico, nella quale la Tutta Santa è stata posta da Dio. Infatti, «Maria è come la linea di demarcazione tra il creato e l'increato. Ella sola ha ricevuto i doni divini senza misura e Dio ha posto tutto nelle sue mani: ella è il luogo di tutte le grazie, la pienezza della bontà, l'immagine viva di ogni virtù; ella sola è stata ricolmata dei carismi dello Spirito Santo, ed è eccelsa su ogni creatura per la sua unione con Dio». Testi come questi testimoniano la consapevolezza dell’eccesso non delle nostre parole, ma della grandezza del mistero di Maria. Per questo, si afferma de Maria numquam satis.

L’interpretazione di papa Francesco dell’icona Odigitria è dunque palesemente in contrasto con l’icona stessa e con il contesto teologico nel quale l’iconografia bizantina vive. E infatti, a fianco di questo tipo iconografico, ve ne sono altri che testimoniano l’eccezionale e inarrivabile mistero dell’umile Ancella di Nazareth; si pensi alla Panagia Platytera o Platytera ton ouranon (“più ampia dei cieli”), alla Pantanassa (“Regina dell’universo”) o ancora alla Ypsilotera ton ouranon (“più alta dei cieli”).

A lasciare di stucco, anche in questa “terza edizione” degli interventi contro la Corredenzione mariana, è il modo in cui papa Bergoglio ignora o decide di non prendere in considerazione la presenza del termine Corredentrice e del nocciolo della dottrina che la riguarda nella storia della mariologia. Egli ne parla come se la singolare partecipazione di Maria all’opera della Redenzione, soggettiva e oggettiva, fosse una recente invenzione di qualche isolato fanatico.

Autori medievali come San Bernardo di Clairvaux, che la chiama “riparatrice”, e Arnaldo di Chartres, che non esita ad affermare che «Cristo e Maria compirono l’opera dell’umana Redenzione», riprendono, sviluppano e rilanciano la riflessione patristica su Maria, Nuova Eva; il Seicento è poi il secolo della sistematizzazione della dottrina sulla Corredenzione mariana, fino ad arrivare, nel Novecento, alla presenza del titolo di Corredentrice nei documenti delle Congregazioni Romane e nei discorsi dei Papi. Benedetto XV, nella Lettera Apostolica Inter Sodalicia (1918), spiega con estrema chiarezza che per la sofferenza vissuta da Maria insieme al Figlio, che Ella stessa offre in immolazione, «si può affermare a buon diritto che ella, insieme con Cristo, ha redento il genere umano». Per questo Pio XI, il 30 novembre 1933, non esita ad essere il primo Papa ad utilizzare il titolo di Corredentrice: «Il Redentore non poteva, per necessità di cose, non associare la Madre sua alla sua opera, e per questo noi la invochiamo col titolo di Corredentrice».

Il capitolo VIII di Lumen Gentium contiene nella sua essenza la dottrina della Corredenzione mariana, sebbene i Padri conciliari abbiano preferito non utilizzarne il termine. Tuttavia, la nota esplicativa della sottocommissione teologica, come riportato ne Lo schema mariano al Concilio Vaticano II del padre Giuseppe M. Besutti, testo imprescindibile per comprendere la mariologia del Concilio, precisava che il titolo di Corredentrice fosse «assolutamente vero in se stesso».

Il mariologo belga Jean Galot, intervenendo ad una conferenza internazionale organizzata dalla Congregazione per il Clero, il 28 maggio 2003, chiariva ancora una volta, sulla base del testo di LG, che «la Corredenzione significa una cooperazione alla Redenzione. Non significa un’uguaglianza di Maria con Cristo, perché Cristo non è Corredentore, ma Redentore e il solo Redentore. Maria non è Redentrice ma Corredentrice, in quanto si è unita a Cristo nell’offerta della sua Passione. Così viene pienamente salvaguardato il principio dell’unicità del Mediatore [...]. Il Concilio nega che questa unicità sia posta in pericolo dalla presenza mediatrice di Maria. Attribuendo alla Beata Vergine i titoli di Avvocata, Ausiliatrice, Soccorritrice, Mediatrice, afferma che “l’unica mediazione del Redentore non esclude, ma suscita nelle creature una varia cooperazione partecipata da un unico fonte” (LG 62). Il titolo di Corredentrice non può dunque apparire come una minaccia per il potere sovrano di Cristo, perché emana da questo potere e trova in esso la sua energia».

3 commenti:

  1. il dogma della Theotókos però prima ancora che un dogma mariano è un dogma cristologico: Nestorio negava che Maria non fosse Madre di Dio perchè non riteneva che vi fosse una vera e piena unione della divinità e dell'umanità in Lui, e quindi fosse solo madre della sua umanità. e ciò lo si vede anche dalla definizioni e molto bene dai dodici anatemi proposti da Cirillo, dei quali solo uno cita Maria
    questo senza negare l'importanza della devozione a Maria nel cristianesimo antico e il ruolo importantissimo che le veniva attribuito nella salvezza, come ci mostrano il Protovangelo di Giacomo e il Sub Tuum Praesidium

    per il resto il Santo Padre nella stessa omelia ha incitato tutti a pregare Maria e ne ha sottolineato il ruolo importantissimo che ha nella vita della Chiesa e nella Salvezza anche dei singoli

    Le preghiere rivolte a lei non sono vane [...] Maria ci difende nei pericoli, si preoccupa per noi, anche quando noi siamo presi dalle nostre cose e perdiamo il senso del cammino, e mettiamo in pericolo non solo la nostra salute ma la nostra salvezza.

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  2. Avete dimenticato Giovanni Paolo II, Udienza Generale 8 settembre 1982: "Anche a voi, cari ammalati, giunga la mia parola affettuosa e l’invito a gioire per la nascita dell’Immacolata Madre di Dio. Maria, pur concepita e nata senza macchia di peccato, ha partecipato in maniera mirabile alle sofferenze del suo divin Figlio, per essere Corredentrice dell’umanità. Voi lo sapete, il dolore se unito a quello del Redentore ha un grande ed insostituibile valore salvifico"

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  3. Ormai è tutta una macchina del fango contro Papa Francesco. Mi dispiace ma credo alla Madonna non faccia piacere che si denigri il Pontefice e credo che per Lei conti di più il comportarsi da buoni cristiani che le etichette che Le possono essere date. Tra l'altro si sta parlando di grandi misteri e quindi tutta questa polemica è di nuovo la solita strumentalizzazione contro il vicario di Cristo. Mi dispiace che anche le donne si sono messe ad insultare il Pontefice e non è di certo sintomo di pietà e buon costume. Veramente è una lotta contro i mulini continuare a temperare questi peccati, altro che correzione fraterna. Tra l'altro gli ambienti tradizionaliSTI hanno una buona dose di maschilismo deviato e non so quindi come possano accordarsi con Maria Santissima che non è di certo una bambola senza personalità visto che è in lotta con il diavolo e che è madre di sapienza a meno che di Ella si voglia vedere solo il lato dolce. Durante il triduo pasquale la potevate risparmiare questa ennesima critica. Tante belle rubriche mischiate a questa roba...mah

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