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venerdì 7 febbraio 2020

Brindisi: aiutiamo l'Arcivescovo a rispondere ai fedeli "chi ha paura della Messa antica? Dove sono finiti l’accoglienza, l’ascolto, il cammino comunitario?"

Alcuni fedeli della bellissima Città di San Vito dei Normanni ci hanno segnalato una storiella assai curiosa che ha come protagonista Sua Eccellenza Rev.ma Mons. Domenico Caliandro, promosso da Papa Benedetto XVI  alla Sede Metropolitana di Brindisi-Ostuni . Possiamo leggere quel che sta accadendo   nei due articoli che abbiamo postato.
"Come pastori, uniti al nostro popolo, ci fa bene domandarci come stiamo stimolando e promuovendo la carità e la fraternità, il desiderio del bene, della verità e della giustizia" ( Papa Francesco, 19 marzo 2016 QUI ) Le aspirazioni del Santo Padre sono naufragate nel meraviglioso mare brindisino.
AC



Chi ha paura della Messa antica? 
I fedeli scrivono al Vescovo Caliandro 

Nel 2007 Benedetto XVI dichiarò, con un documento ufficiale tutt’ora legge della Chiesa, che la Messa antica non era mai stata abolita, ma che anzi era da considerarsi la forma
straordinaria e pienamente legittima del Rito Romano: un gruppo di laici di San Vito, sull’onda della ampia diffusione del movimento tradizionale, si avvicinò a Mons. Antonio Rosato, per anni Arciprete della Basilica di Santa Maria della Vittoria e che aveva conservato l’usus antiquor, chiedendogli di istruirli sulla Messa che per secoli aveva edificato la Chiesa.
Don Antonio spiegò quindi loro la ricchezza del rito antico racchiusa nel Messale di S. Pio V: egli infatti, da saggio sacerdote, sapeva che la Messa antica, celebrata in latino, nel silenzio, all’altare maggiore, avrebbe esercitato un’attrazione fortissima soprattutto tra i giovani cattolici, come infatti sta avvenendo in tutto il mondo. 
I fedeli che si erano stretti attorno a lui e che erano stati istruiti all’antico rito, dopo la sua morte hanno proseguito nello studio della Messa antica, partecipando alle funzioni liturgiche, imparando a servire Messa e incontrando tanti sacerdoti che celebrano il rito antico. 
Il gruppo ormai stabile raggruppa giovani, donne, esponenti del mondo della scuola e della cultura, nonché alcuni confratelli della locale “Arciconfraternita dei Morti” e si è dato il nome di Coetus fidelium “Don Antonio Rosato”, in onore del suo primo maestro. 
Seguendo le norme dettate da Benedetto XVI, il gruppo si è rivolto con fiducia al Parroco della Basilica di S.Maria della Vittoria per chiedere la celebrazione della Messa festiva secondo il rito antico. 
Vi sono stati diversi incontri con il parroco e poi con lo stesso Vescovo Caliandro per domandare che si dessero disposizioni per consentire la celebrazione della Messa antica anche nella nostra Diocesi. 
Dopo molti rinvii e altrettante promesse, il Gruppo ha inteso che non era più tempo di deferenti e cortesi richieste ed ha formalizzato la vicenda con una formale lettera al Vescovo (inviata anche alla Congregazione per la Dottrina della Fede) in cui si ricostruiva la lunga vicenda, i rinvii, le illusioni e l’opposizione di Mons. Caliandro, in violazione dei diritti dei fedeli che proprio il decreto di Benedetto XVI riconosce e tutela, proprio contro l’ostinato diniego dei Vescovi. 
Cosa farà il Vescovo Caliandro? 
Ascolterà le richieste dei suoi fedeli? 
Continuerà a ignorarle? 
A San Vito la notizia è già sulla bocca di tutti e molti fedeli iniziano a chiedersi: dove sono finiti l’accoglienza misericordiosa, l’ascolto, il cammino comunitario? 
Mentre i devoti e tenaci fedeli perseverano ed attendono, crescendo, verrebbe da chiedersi perché tanti ostacoli alla celebrazione di una Messa. 
Perciò si attende una risposta dalla Curia.

Fonte: Brindisitime QUI
***


La Messa Tridentina viene richiesta anche nella Diocesi di Brindisi, 
ma il Vescovo non risponde 

Messa Tridentina, messa antica, forma straordinaria: sono diversi i nomi che si riferiscono al modo di celebrare la liturgia cattolica per lunghi secoli. 
Ad un certo punto, dopo il 1970, si è pensato, erroneamente, che quella messa fosse stata abolita dal nuovo rito. Così, invece, non è mai stato: Benedetto XVI lo ha formalmente dichiarato, attraverso una legge obbligatoria per tutta la Chiesa, nel 2007, stabilendo che la Messa antica è in realtà la forma straordinaria del rito, forma pienamente legittima e che anzi deve essere debitamente rispettata e conosciuta. 
Tanti fedeli in tutto il mondo hanno così ripreso l’amore per il vecchio rito. 
E così è accaduto anche a San Vito dei Normanni, grazie anche agli insegnamenti di Don Antonio Rosato, per anni Arciprete della locale chiesa matrice. 
 Un gruppo di laici, soprattutto giovani, è stato così istruito alla messa in latino e, dopo la sua scomparsa, ha perseverato nello studio e negli approfondimenti, affiancandosi a diversi sacerdoti che celebrano nell’uso antico. 
Questo gruppo ha così chiesto con grande fiducia al Parroco di Santa Maria delle Vittoria di stabilire la Messa domenicale e festiva nel vecchio rito, così come previsto dalle norme vigenti. 
Si è quindi rivolto devotamente, ed in più occasioni, a Mons. Caliandro, il quale, però, stando a quanto riferito dal gruppo, avrebbe preso tempo con inutili ed estenuanti rinvii. Stanchi di tale situazione, i tenaci fedeli stabilmente riuniti del “Coetus fidelium Don Antonio Rosato” di San Vito dei Normanni, hanno formalizzato la propria istanza al Vescovo ed informato della situazione di stallo la Congregazione per la Dottrina della Fede. 
Mons. Caliandro però non avrebbe risposto alla richiesta e non ha convocato il gruppo, nonostante siano ormai trascorsi diversi mesi. 
 Qualche sacerdote, invece, pare abbia inveito contro questo gruppo, lasciando trapelare la contrarietà della Curia che teme infatti di dover ora cedere alle richieste di questi fedeli proprio alla luce delle norme volute da Benedetto XVI e confermate ed ampliate da Papa Francesco. 
Molti sanvitesi, e non solo, hanno appreso la vicenda e si chiedono come mai Parroco e Vescovo abbiano assunto tali comportamenti, in sprezzo alle norme canoniche e alla pastorale dell’ascolto. 
Eppure il Concilio Vaticano II sottolinea enormemente il peso dei laici nella Chiesa. 
Perché ostacolare questi fedeli che amano il vecchio rito? 
D’altronde, messe in rito antico si celebrano in quasi tutte le diocesi del mondo, e, per restare in zona, messe tridentine si dicono quotidianamente a Lecce, e, settimanalmente a Monopoli e Bari. 
La diocesi di Brindisi fa legge a parte? 
Domande legittime che attendono risposta. 
Intanto i fedeli del Coetus attendono garbatamente ma con grande tenacia da mesi di conoscere dove e quanto poter ricevere tutela nel proprio diritto.

 Fonte: newspam QUI

Immagine: QUI

21 commenti:

  1. "Dove sono finiti l’accoglienza misericordiosa, l’ascolto, il cammino comunitario?" Che domanda! Sono privilegi riservati ai migranti, ai sodomiti, ai divorziati, ai preti focosi che vogliono prendere moglie, alle pachemame, ai pescetti azzurri finiti fuori dal mare ...

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    1. ah ah, anche ai ladri, a quelli che rubano soldi nelle Diocesi

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  2. La vera tragedia è che col suo Motu proprio Benedetto XVI è riuscito a fare sì che la celebrazione eucaristica sia diventata motivo di tensioni e litigi.
    Ora sì che la tunica è strappata...

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    1. @alphiton
      Che commento stupido.
      Invece le variopinte celebrazioni del novus ordo vanno bene?
      Qualcuno si e' gia' dimenticato della fuga dei fedeli in massa che non trovavano alcun beneficio nell'andare a vedere uno show con chitarre e sciatteria liturgica.
      Tipico stalinismo clericale quello di affermare che la celebrazione eucaristica debba essere sempre e solo conforme alle ultime trovate teologiche. La Messa antica e' una ricchezza enorme, e viviamo in tempi di grande poverta'

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    2. Mi pare che la tunica sia stata strappata con l'invenzione della messa Novus Ordo. Una volta dove capitavi capitavi, trovavi sempre la tua cara e familiare messa di sempre, in Italia o all'estero nulla cambiava. Ora basta cambiare parrocchia per scoprire nuove e creative usanze, fino a preti che storpiano le formule della consacrazione o si inventano un credo tutto loro. All'estero poi, se son conosci la lingua locale, cogli solo alcuni passaggi. Altro che tunica strappata, questa è una tunica sbrindellata.

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    3. Dici bene, caro Giovanni! La si può girare come si vuole ma la "messa" di "san" Paolo VI è stata una iattura.

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  3. Secondo me è sbagliato il sistema. Non bisogna chiedere niente a nessuno, nessuna autorizzazione al Vescovo perché il motu proprio prevede proprio questo: nessuna autorizzazione per celebrare la Messa antica. Se il gruppo trova un prete, sufficientemente coraggioso, lo so è difficile trovare preti coraggiosi, che comincia a celebrare la Messa antica nella sua chiesa, non c'è bisogno di nient'altro e nessuno può impedirglielo. Questa è proprio la novità del motu proprio di Benedetto XVI: per dire la Messa antica non c'è bisogno di chiedere niente a nessuno, come non c'è bisogno di chiedere nessuna autorizzazione per celebrare la Messa nuova. Se il prete può celebrare, lo può fare nelle due forme dell'unico Rito Romano. Non complichiamoci la vita ulteriormente.

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    1. Esiste sempre la FSSPX che celebra a Brindisi due volte al mese!

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  4. I fedeli hanno sbagliato. Non avrebbero dovuto coinvolgere il vescovo. Il motu proprio "Summorum pontificum" è chiarissimo. Tutti lo citano ma pare che nessuno lo abbia letto davvero. Il papa con quel documento ha voluto espressamente sottrarre l'affare messa antica alla (in)competenza dei vescovi. Ma ci vuol tanto a capirlo? A volte sembra che certi fedeli siano più ansiosi di baciar tonache che di avere la messa.

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    1. E' verissimo che non c'è bisogno di coinvolgere il vescovo per avere la celebrazione della messa antica... però... se il vescovo/padrone vuole fare il cattivello e sottovoce intima ai suoi poveri preti di non celebrare ... i fedeli debbono ricercare una soluzione condivisa recandosi in ginocchio dal vescovo/padrone.

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    2. Bisogna chiedere sempre il permesso al Vescovo locale che deve istituire il prete e la Chiesa dove celebrare. Non dite cavolate! Questo avviene in ogni diocesi!

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  5. Concordo con gli ultimi due commenti .
    Per celebrare la Messa come Dio comanda suppongo che si debba : 1) ri-amare l'Amore Amante sopra ogni cosa , con tutto il cuore , l'anima , la mente e incatenando l'io e rimanendo sottomessi all'Autorita' 2) umilmente studiare , imparare , fin dal 2007 . Alla domanda dell'Arcangelo la SS.Vergine rispose "Eccomi" con entusiasmo . Guardarsi indietro e attorno , valutare , ragionarci su , prendere tempo ... . L'occasione per lodare Dio così come Egli vuol essere lodato fu data ... pochi l'hanno colta . E' passata ! Tornera' ?

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  6. 13:59 e 16:48 dicono bene, ma forse non è così facile. I modernisti sono maestri nel mettere bastoni fra le ruote.

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  7. Papa Benedetto fu aggredito ed insultato proprio da tanti vescovi perché venivano esautorati, giustamente, dall'intervenire nell'applicazione del MP. Ciò nonostante i permalosi caporal maggiori hanno ostacolato, spesso con mezzi ignobili, il VO. Ecco perché , in varie nazioni, esortava i vescovi a non opporsi a quel tipo di celebrazione. Pertanto, i fedeli trovano molto difficile organizzarsi con sacerdoti favorevoli al VO, che verrebbero fortemente censurati e puniti come in alcuni casi, avvenuto apertatmente. L'ostilità punitiva inizia nei Seminari dove i rettori, ormai spesso rimasti soli nel deserto delle vocazioni, ammoniscono i giovani che vorrebbero conoscere il VO, presentandosi nelle chiese dove si celebra.

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  8. Faccio davvero fatica a sintonizzarmi con un linguaggio per cui il Vescovo diventa un "padrone". Le ragioni della comunione all'interno di una comunità diocesana vengono prima delle modalità celebrative dell'Eucarestia. Il fatto è che per voi il Vetus Ordo è un feticcio a cui siete attaccati in modo maniacale.

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    1. Il Vetus Ordo un feticcio? E l'attaccamento maniacale non sarà quello all'immigrazione e al meticciato di propaganda bergogliana?

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    2. Quello che lei (è non solo) chiama Vetus Ordo è il Santo Sacrificio della Messa, di origine apostolica, mentre il Novus Ordo Missae è la Cena Protestante, partorito ex novo a tavolino con l'ausilio di sei pastori protestanti. La Messa di sempre e il NOM non sono affatto la stessa cosa, come si vuol fare credere, specialmente nel Motu Proprio. La differenza fra i due è ben messa in luce nel Breve esame critico del NOM, che i Cardinali Ottaviani e Bacci presentarono a Paolo VI. Se la Messa di sempre e il NOM fossero veramente la stessa cosa, crede lei che i due Cardinali si fossero presa la briga di presentare a Paolo VI il Breve esame critico del NOM?
      Lo legga e comprenderà le ragioni del nostro attaccamento alla Messa di sempre, la quale era ed è osteggiata in modo virulento da tutti i modernisti vecchi e nuovi,esattamente per le ragioni di cui sopra.
      La differenza salta agli occhi, o meglio al cuore, di chiunque, ora come allora. Ricordo l'impressione che ebbe la mia adorata mamma, quando arrivò la riforma liturgica: una pena infinita. E così fu per molti cattolici, soprattutto per i più semplici, mentre la buona borghesia (riguardo al borghesismo può leggere Esegesi dei luoghi comuni di Léon Bloy) accolse con slancio il NOM e le novità conciliari, che consistono essenzialmente in un cattolicesimo accomodante, snaturato, dove non si parla più di Inferno e di Purgatorio, dei Novissimi, raramente di anima, poco di Maria e dei Santi, e così via.
      Quindi non si tratta di manie, ma di amore per Gesù Cristo, per Maria, per la Chiesa Cattolica e la sua Dottrina. Gesù Cristo è Luce e Vita e in questa valle di lacrime noi dobbiamo preoccuparci solamente di ben vivere e di ben morire e per ben vivere e ben morire abbiamo a nostra disposizione il Santo Sacrificio della Messa e i Sacramenti, quelli di sempre, e non ci interessano le pagliacciate, le processioni con la pachamama e altre sciocchezze del genere. Lasciamo codeste manie ai lupi travestiti da agnelli che non combattono per Cristo Re e Maria Regina, ma per il diavolo e i suoi suppositi. Che costoro siano smascherati fino in fondo e che provino un vivo senso vergogna è una grazia che imploriamo da Gesù Cristo.

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    3. Chieda direttamente ai vescvi se non si sntono 'padroni'!La loro ostilità, proclamata molte volte con astio, apertis verbis, che sfocia spesso nella repressione è una realtà incontestabile. Le" modalità celebrative dell'Eucarestia" sono, per definizione, la realizzazione massima della comunità diocesana. Il resto è passatempo secondario e raduno conviviale ' assembleare.

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    4. Ottimo intervento, 11:46!

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  9. 1)Intanto fallo !
    Un'ora al mese ? Un'ora alla settimana ? Poi se il vescovo dira' picche la omissione , la disobbedienza il Padreterno la attribuira' con giustizia .
    2)Seminari seminari fino a un certo punto , Nostro Signore ha dotato ognuno di cervello e se il docente dice A , io col mio cervello devo avere sempre senso critico e verificare se e' effettivamente A oppure "a" .
    3) Ammazzati di lavoro studia l'ebraico , studia il latino ,studia studia senza tregua e prega nella tua camera .
    4) In tal modo potrai anche verificare se le tue spalle sono atte a portare il giogo che NS vorrebbe affidarti .

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