giovedì 15 agosto 2019

L'Assunzione della Vergine

Riprendiamo due vecchi post di Mil (QUI e QUI).
Molto lunghi e approfonditi, per una meditazione ferragostana....
Luigi

di Charles Journet


(Titolo dell’edizione originale: LA DEFINITION SOLENNELLE DE L'ASSOMPTION DE LA VIERGE, Editions de l’Oeuvre St-Augustin, St-Maurice. Traduzione di Anna Conso, Libreria editrice fiorentina, 1953)
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LA SFERA E LA CROCE
La Terra è destinata alla vita, la vita all'uomo, l'uomo alla grazia del paradiso terrestre; e quando egli cade nel peccato è Dio che, per rialzarlo, viene a morire su una Croce piantata sulla Terra.
Charles Journet
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NIHIL OBSTAT QUOMINUS IMPRIMATUR
FLORENTIAE, che 28-9-1953
SAC. HENRICUS BARTOLETTI, Cens. Eccl.
Prot.1587/53
IMPRIMATUR
FLORENTIAE, che 28-11-1953
Can. Marius Tirapani, Vic. Gen.



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INDICE


PARTE I
Il fondamento scritturistico ultimo
Il fondamento scritturistico prossimo
Bisogna scegliere pro o contro la santità della vergine, e, di conseguenza, pro o contro la sua assunzione
La fede iniziale della chiesa nel mistero della vergine
Le ricchezze della rivelazione iniziale devono esplicitarsi nel corso dei tempi
Newman e la definizione dell'immacolata concezione
La fede dei cattolici nell'assunzione della vergine “prima” della definizione solenne e “dopo” la definizione solenne
La legge di conresurrezione nel cristo si realizza personalmente nella vergine e collettivamente nella chiesa
L'immagine dell'ascensione alla Trinità-San-Sergio vicino a Mosca
Addormentamento, resurrezione, assunzione della Vergine
L'Assunzione è inclusa nel deposito rivelato iniziale in maniera reale ma implicita, cioè preconcettuale e nformulata
Le figurazioni iconografiche dell'Assunzione della Vergine
L'Assunzione corporale della Vergine nella Chiesa orientale
Qual è la ragione profonda della definizione dell'Assunzione
Il pensiero di san Grignion de Montfort
La tragedia dell'unità soprannaturale della Chiesa
L'avvenire della fede


PARTE I


IL FONDAMENTO SCRITTURISTICO ULTIMO
“Io vi ho insegnato in primo luogo quello che io pure imparai, che il Cristo è risuscitato il terzo giorno... Ma se si predica che il Cristo è risuscitato da morte, come mai alcuni tra voi dicono che non vi è resurrezione dei morti? Se non vi è resurrezione dei morti, neppure il Cristo è resuscitato. E se il Cristo non è resuscitato, è vana la nostra predicazione, vana ancora la vostra fede” (I Cor., XV, 1-14).
A questi cristiani di Corinto, che credevano senza dubbio con i filosofi greci alla sopravvivenza dell'anima spirituale, ma che dubitavano della resurrezione dei corpi, san Paolo risponde facendo arditamente poggiare tutta la verità del cristianesimo sul dogma della resurrezione corporale dei morti: se i morti non resuscitano, il Cristo non è resuscitato, e tutto il cristianesimo è una menzogna.
Il Cristo è resuscitato da morte come “primizia dei dormienti”, vale a dire per trarre dietro di sé al di là della morte, nella gloria della resurrezione, tutti quelli che quaggiù saranno stati uniti a Lui mediante il vincolo dell'amore. Questo è il secondo insegnamento di san Paolo (20 e segg.).
Però, se per il Cristo e per i cristiani vale una medesima legge, c'è differenza quanto al momento della sua attuazione. Il Cristo, che è senza peccato, e sul quale la morte non ha alcun diritto, risuscita dopo tre giorni nel quadro e nel ritmo di una vita umana personale. Gli altri cristiani, toccati dal peccato di Adamo, la cui fatale conseguenza è la morte, risusciteranno solo più tardi, alla une del mondo, non prima che giunga l'ora della piena vittoria della grazia del secondo Adamo sul peccato del primo Adamo: “E come in Adamo tutti muoiono, così pure nel Cristo tutti saranno vivificati. Ciascuno però nel suo ordine. Il Cristo come primizia. Poi quelli che sono del Cristo, alla sua venuta... Poiché bisogna che questo corpo corruttibile rivesta l'incorruttibilità, e che questo corpo mortale rivesta l'immortalità. Quando questo corpo corruttibile si sarà rivestito dell'incorruttibilità, e questo corpo mortale si sarà rivestito dell'immortalità, allora si adempirà la parola che fu scritta: La morte è stata divorata dalla vittoria. Dov'è, o morte, la tua vittoria? Dov'è, o morte, il tuo pungiglione?” (22-23; 53-55).
Ecco il fondamento scritturistico ultimo del dogma dell'Assunzione corporale della Vergine. Possiamo passare ora al suo fondamento scritturistico prossimo.



IL FONDAMENTO SCRITTURISTICO PROSSIMO
Ecco tutta la questione: la Vergine risusciterà poco dopo la sua morte, come il Cristo? Oppure risusciterà soltanto alla fine del mondo, come la comunità dei cristiani?
Dio risuscita il Cristo dopo tre giorni, nel tempo d'una vita umana personale: poiché Egli è senza peccato, la morte non ha diritti sopra di Lui, e “non è possibile che Egli ne' sia ritenuto” (Atti, II, 24).
Dio non risuscita l'umanità se non alla fine del mondo. Comprendiamo perché. Nell'umanità la morte è una conseguenza del peccato d'origine, che regna da Adamo sino alla fine del mondo. Quando Dio vorrà vincere definitivamente il peccato originale, dovrà fare simultaneamente due cose: 1) fermare il corso della generazione, attraverso la quale questo peccato si propaga: e sarà la fine del mondo; 2) risuscitare tutti coloro che questo peccato avrà condannato alla morte: “Allora si adempirà la parola che sta scritta: la morte è stata divorata dalla vittoria. Dov'è, o morte, la tua vittoria? Dov'è, o morte, il tuo pungiglione?”.
Così Dio risuscita subito il Cristo, che è senza peccato. E non risuscita che alla fine del mondo l'umanità corrotta dal peccato. Quando Iddio risuscita la Vergine?
Se ella è senza peccato, la legge è di risuscitarla subito: ecco tutto il dogma dell'Assunzione corporale della Vergine. Se è toccata dal peccato, la legge è di risuscitarla solo alla fine del mondo.



BISOGNA SCEGLIERE PRO O CONTRO LA SANTITÀ DELLA VERGINE, E, DI CONSEGUENZA, PRO O CONTRO LA SUA ASSUNZIONE
Che cosa sceglierai, o cristiano che leggi e credi nella Scrittura? Poiché ora bisogna scegliere. Non puoi astenerti dalla decisione. Sei impegnato.
Dirai che la Vergine è senza peccato? Allora ti addentri nella profondità del racconto di Luca I, 26-56, che la manifesta tenuta in serbo per Dio, inondata di grazia, degna Madre del Dio Salvatore, benedetta tra le donne, beata al di sopra di tutte le generazioni. Allora, forse senza nemmeno averne coscienza, hai scelto per l'Assunzione corporale della Vergine.
Dirai al contrario che la Vergine è toccata dal peccato? Allora tu potrai attenerti alla lettera del racconto di san Luca, ma l'avrai tradito nel suo significato profondo. Avrai offeso, forse senza nemmeno averne coscienza, la risonanza più santa del mistero dell'Incarnazione redentrice: puoi, devi ormai, negare l'Assunzione corporale della Vergine.



LA FEDE INIZIALE DELLA CHIESA NEL MISTERO DELLA VERGINE
C'è uno sguardo iniziale della fede che, cadendo sul testo evangelico, scopre d'un tratto, nel mistero della Madre del Dio incarnato, una profondità di contenuto tale da includere anticipatamente, certo allo stato oscuro, preconcettuale, confuso, tutto quello che nel corso dei secoli sarà manifestato concettualmente di questo mistero; e da escludere anticipatamente tutto quello che di tale mistero, nel corso dei secoli, apparirà come un travisamento o una mutilazione. Ecco quello che chiamiamo la fede iniziale della Chiesa, il senso della Chiesa, riguardo al mistero della Vergine.
Questa fede della Chiesa, questo senso della Chiesa poggia su di un dato iniziale, che contiene in sé veramente e realmente, ma allo stato implicito e non formulato, tutto quello che sarà più tardi definito ulteriormente circa i privilegi della Vergine. Ed è per questo, motivo che il magistero della Chiesa, definendo dei dogmi come quelli dell'immacolata Concezione o dell'Assunzione, potrà dire che “la Chiesa li ha sempre creduti”, che “la Chiesa ne' è sempre stata convinta”.
Allo stesso modo vi potrà accadere di seguire una discussione in cui due avversari dissentano su di un punto difficile, senza che possiate sentirvi d'accordo ne' con l'uno ne' con l'altro; ma quando sopraggiunge qualcuno che sa discriminare gli errori e le verità e risolvere il problema, allora voi gridate, e non è una menzogna: — Ecco quello che avevo sempre creduto.



LE RICCHEZZE DELLA RIVELAZIONE INIZIALE DEVONO ESPLICITARSI NEL CORSO DEI TEMPI
Le nuove definizioni dogmatiche non sono dunque nuove rivelazioni, ma solamente nuove esplicitazioni, nuovi sviluppi del Deposito rivelato, una volta per sempre dato al mondo dal Cristo e dagli apostoli. Non vengono ad aggiungersi dall'esterno, per via d'addizione, ma nascono dall'interno per via di sboccio.
Lo Spirito Santo, dice il Concilio Vaticano I, è stato “promesso a Pietro e ai suoi successori, non per rivelare loro qualche nuova dottrina che ad essi toccherebbe di manifestare; ma per assisterli nel compito a) di custodire santamente, b) di esporre fedelmente la rivelazione che ci viene dagli apostoli, vale a dire il Deposito della fede".
Ci sono due specie di depositi: i depositi inerti che si conservano tali e quali, e i depositi vivi che si conservano, solo se si sviluppano. Vado in viaggio per un anno; vi affido un lingotto d'oro: me lo renderete tale e quale; vi affido un bimbo: me lo renderete cresciuto.
Il Deposito rivelato è affidato alla Chiesa come una cosa morta, che si conserva tale e quale? O le è affidato come una cosa viva che si conserva solo se si sviluppa e se ad ogni primavera si adorna di nuove fioriture?
La risposta è nel Vangelo: “Ogni scriba che ha la scienza del regno dei cieli è simile a un padre di famiglia che trae dal suo tesoro cose nuove e cose vecchie” (Mt., XIII, 52).



NEWMAN E LA DEFINIZIONE DELL'IMMACOLATA CONCEZIONE
Nella misura in cui partecipano alla “fede iniziale” della Chiesa nel mistero della Madre del Dio incarnato, e al “senso iniziale e perenne” che la Chiesa ha di questo mistero, i fedeli portano nel loro cuore le radici viventi di tutto quello che ulteriormente ne' sarà definito.
Salvo interferenze fatali, che possono, lo riconosciamo, esser dovute a errori insormontabili e di conseguenza non colpevoli, queste definizioni non li sorprenderanno; essi diranno piuttosto, non appena avranno capito a fondo di che cosa si tratta, che le presentivano, almeno oscuramente.
Questo è, difatti, l'atteggiamento di Newman nella sua Apologia.
Gli si obbiettava che facendosi cattolico egli si era anticipatamente impegnato a credere quello che il papa avrebbe definito come rivelato; ora, il papa avrebbe potuto definire, un giorno, qualche dottrina che offendesse le sue più profonde convinzioni; gli toccherebbe, in tal caso, credere da ipocrita.
“L'infallibilità, egli risponde, non può agire al di fuori di un circolo di pensieri ben definito e deve in tutte le sue decisioni o, così si chiamano, definizioni, dichiarare che si mantiene entro questi limiti... Niente può quindi essermi presentato nell'avvenire come facente parte della fede, se non quello che devo già aver ricevuto; o, supponendo che io non l'abbia ricevuto ancora, quello di cui sono stato privato fin qui unicamente perché nessuno è venuto a portarlo all'intimo focolare dell'anima mia. Non può essermi imposto niente che sia di una natura diversa da quello che già credevo, meno ancora poi di una natura contraria. La nuova verità che viene promulgata, se si può chiamarla nuova, deve almeno essere omogenea, imparentata, implicita, considerata nei suoi rapporti con la verità antica. Dev'essere tale che io abbia potuto indovinare che era racchiusa nella rivelazione apostolica o desiderare che lo fosse, it must be what I may even have guessed, or wished, to be included in the apostolic revelation; per lo meno, deve essere di natura tale che i miei pensieri vi si accordino e vi si ricolleghino volentieri, non appena io l'abbia intesa... Prendo come esempio la dottrina che i protestanti considerano come la nostra più grande difficoltà, quella dell'Immacolata Concezione... Ora, non si fa che enunciare un semplice fatto, quando si dice che i cattolici non sono arrivati a credere questa dottrina perché è stata definita, ma che è stata definita perché la credevano”.



LA FEDE DEI CATTOLICI NELL'ASSUNZIONE DELLA VERGINE “PRIMA” DELLA DEFINIZIONE SOLENNE E “DOPO” LA DEFINIZIONE SOLENNE
Quello che Newman dice circa l'immacolata Concezione è vero a proposito dell'Assunzione. Ambedue sono dottrine credute prima d'essere solennemente definite. Ma, nel tempo che precede la loro definizione solenne, di quale fede sono credute?
Possono essere credute di fede divina solamente: 1) le verità che prima di tutto sono incluse realmente (quoad se) nel Deposito iniziale, rivelato alla Chiesa primitiva dal Cristo e dagli Apostoli: sia che vi siano incluse in modo esplicito e formulato, o che vi siano, incluse solo in qualità di esigenza profonda e ineluttabile, cioè in modo ancora implicito e informulato; 2) quelle soltanto di queste verità che, inoltre, ci saranno state infallibilmente segnalate come tali (quoad nos), vale a dire che saranno state infallibilmente definite dalla Chiesa come realmente incluse, esplicitamente o implicitamente, nel primitivo Deposito rivelato.
Consideriamo la dottrina esplicita dell'Assunzione. E' evidente, da quanto abbiamo detto, che è realmente inclusa, ma solo in modo implicito e informulato, nel Deposito rivelato primitivo: in altri termini, che è realmente rivelata. Ma in quale momento sarà dalla Chiesa definita infallibilmente come rivelata? In quale momento sarà rivelata, non soltanto in quanto a ciò che riguarda il suo contenuto (quoad se), ma anche in quanto a ciò che riguarda la conoscenza, che noi abbiamo di questo contenuto (quoad nos)? In quale momento, di conseguenza, potrà essere creduta da noi di fede divina?
A questa domanda si può rispondere in due modi. Si sa che la predicazione unanime dell'Assunzione della Vergine da parte del magistero ordinario della Chiesa nel mondo intero durante tanti secoli equivale a una definizione infallibile della sua inclusione nel Deposito primitivo: si dirà allora che la dottrina dell'Assunzione della Vergine è già da molto tempo di fede divina, e creduta come tale dai fedeli ossequenti al magistero. Secondo questo modo di vedere, quando, il 1° novembre 1950, Pio XII la definì, l'Assunzione passò dal rango di verità di fede insegnata dal magistero ordinario, al rango di verità di fede insegnata dal magistero solenne. Ci fu un passaggio di livello nella credenza dei fedeli: dalla fede divina teologale alla fede divina.
Se si pensa al contrario che la predicazione universale dell'Assunzione da parte del magistero ordinario della Chiesa non equivale ad una definizione infallibile della sua inclusione nel Deposito primitivo: si dirà allora che, nella sua formulazione esplicita, la dottrina dell'Assunzione della Vergine è stata creduta, fino al 1° novembre 1950, solo d'una fede umana, e che ha costituito l'oggetto d'una adesione inferiore, imposta dalla prudenza soprannaturale e dal rispetto per le direttive della Chiesa, pie credendum est. Secondo questo punto di vista, quando Pio XII definì la dottrina dell'Assunzione, questa esplicitazione della rivelazione primitiva concernente la Madre del Dio incarnato, passò, dal rango delle verità la cui inclusione nel Deposito primitivo non ci è ancora nota se non fallibilmente e di fede umana, al rango delle verità la cui inclusione (implicita e informulata) nel Deposito primitivo ci è nota infallibilmente e di fede divina. Nella credenza dei fedeli riguardo all'Assunzione della Vergine, ci fu un passaggio da un piano ad un altro: quello che era creduto di fede umana soprannaturale, è creduto da allora in poi di fede divina teologale.

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LA LEGGE DI CONRESURREZIONE NEL CRISTO SI REALIZZA PERSONALMENTE NELLA VERGINE E COLLETTIVAMENTE NELLA CHIESA

Tutta la ragione dell'Assunzione corporale della Vergine sta nel fatto che, essendo la Vergine senza peccato, la legge paolina di conresurrezione nel Cristo deve realizzarsi in lei più presto che non nel resto della Chiesa (nelle pagine seguenti ci riferiamo più volte allo studio: "La Vierge est au coeur de l'Eglise", apparso in Nova et Vetera, 1950, pp. 39-95).
Il mistero della Resurrezione e dell'Ascensione si realizza anzitutto e primieramente nel Cristo, che è lo Sposo. E si realizza poi, questa volta in via del tutto subordinata, nella Sposa: dopo il Cristo, con il Cristo,nel Cristo, essa deve risuscitare e salire al cielo. Negare questo, significa distruggere le fondamenta del cristianesimo.
La Sposa, che non è tale se non perché è "senza macchia e senza ruga o altro simile difetto, ma santa ed immacolata" (Efesini, V, 27), è la Chiesa, considerata non in ciascuno dei suoi membri, che sono tutti corrotti dal peccato, ma come un tutto collettivo. La legge di conresurrezione nel Cristo non la concerne dunque che in quanto precisamente essa e un tutto collettivo. Quando la Chiesa avrà raggiunto la sua pienezza, alla fine del tempo, allora risusciterà tutta intera, in tutti i suoi membri insieme, per essere assunta in cielo.
Ma questa Sposa “senza macchia né ruga né altro difetto simile, tutta santa e immacolata” è contenuta tutt'intera, all'epoca della presenza fra noi del Cristo, nella persona, della Vergine Maria, che da’ alla luce l'unigenito Figlio di Dio. La legge di conresurrezione nel Cristo può dunque toccarla personalmente. È per questo che la sua Resurrezione e la sua Assunzione potranno essere in anticipo sul ritmo collettivo del resto della Chiesa, e regolarsi sul ritmo personale del destino del Cristo.


L'IMMAGINE DELL'ASCENSIONE ALLA TRINITÀ-SAN-SERGIO VICINO A MOSCA

C'è, alla Trinità-San-Sergio, vicino a Mosca, una grande icona dell'Ascensione, che io conosco solo per mezzo di riproduzioni.
Il Cristo, e due angeli che lo adorano, rappresentati in dimensioni ridotte, non occupano che la parte superiore del dipinto. Tutta la composizione si accentra intorno ad una grande Vergine isolata, che risalta su di un fondo di luce: è la luce di gloria che emana dal Cristo risuscitato. A destra e a sinistra, grandi figure di apostoli, in piedi, con la parte superiore del corpo rovesciata indietro, guardano il Cristo: il peso del loro corpo li tiene avvinti alla terra sulla quale sono lasciati, e levano il viso verso un altro mondo.
La Vergine, al contrario, è ben diritta, immobile, raccolta in quello splendore di gloria. Non alza il viso, non guarda il cielo. Sembra ascoltare, nel fondo del suo essere, il brusco richiamo della luce trasfiguratrice che quanto prima la strapperà a questa terra, che già il suo piede non calca più, e che la trarrà ben presto nella scia del Figlio suo.
Il ritmo del suo destino non è uguale al ritmo del destino degli apostoli; è uguale al ritmo del destino del Cristo. Ella non appartiene, come gli apostoli, a quell'età della Chiesa che comincia a Pentecoste; ma appartiene a quell'età della Chiesa che comincia all'Annunciazione e finisce con l'Ascensione. Potrà anche rimanere ancora qualche tempo in mezzo a loro; ma la Pentecoste non avrà per lei il significato che avrà per loro: per loro, sarà l'inizio di tutto; per lei, sarà il compimento di tutto.
Quest'icona, che è di Andrea Rubliev, e risale al XIV secolo, è una icona dell'Ascensione. Non è una icona dell'Assunzione. Ma non conosco nessun quadro capace di dire con altrettanta forza che la legge di conresurrezione nel Cristo si realizza nella Vergine in un tempo diverso che non nel resto della Chiesa, né, conseguentemente, capace di manifestare in modo tanto sorprendente la verità profonda del dogma dell'Assunzione della Vergine.


ADDORMENTAMENTO, RESURREZIONE, ASSUNZIONE DELLA VERGINE

Alcuni autori cristiani, sparsi lungo il corso dei secoli, hanno pensato che la Vergine ha potuto essere trasferita in Cielo senza conoscere la morte, come avverrà, ci dice san Paolo, di quelli che saranno trovati vivi alla fine del mondo: “Noi che siamo vivi, rimasti per la venuta del Signore, non preverremo quelli che sono morti... Quelli che sono morti nel Cristo risorgeranno dapprima; poi, noi che siamo vivi, che siamo superstiti, saremo trasportati con loro sopra le nubi incontro al Signore” (I Tessalonicesi, IV, 15-16). E ancora: “Ecco, io vi rivelo un mistero: tutti non moriremo, ma tutti saremo mutati...” (I Corinti, XV, 51). L'Apostolo dice altrove: “Noi sappiamo che se la nostra dimora terrestre, che è come una tenda, viene a dissolversi, abbiamo da Dio un edificio, una dimora eterna, non fatta da mano d'uomo, nei cieli. E, a dire il vero, noi sospiriamo gemendo in questa tenda, nel nostro desiderio ardente di essere rivestiti della nostra dimora celeste... Sì, davvero, noi che siamo in questa tenda, gemiamo aggravati, perché vorremmo non già essere spogliati, ma essere rivestiti dall'alto, affinchè quello che è mortale sia assorbito dalla vita” (II Corinti, V, 1-4).

Questo desiderio, che ci è naturale, di rivestire l'immortalità senza passare attraverso la morte, gli autori di cui parliamo pensano che Gesù avrà potuto esaudirlo in Maria. In ragione del suo amore filiale, non potendo lasciare a lungo in luogo d'esilio questa Madre senza peccato, da cui aveva avuto il suo corpo ora glorificato, egli l'avrebbe attirata direttamente nei Cieli.
Se si vuol tenere conto di quest'opinione, per quanto fragile, si distingueranno due punti nella dottrina dell'Assunzione: il punto della morte o addormentamento della Vergine; e il punto della sua assunzione propriamente detta al Cielo in corpo e anima.
La definizione dogmatica verte unicamente sul secondo punto, quello dell'assunzione corporale della Vergine al Cielo, e lascia in disparte il primo punto, quello della morte e della resurrezione della Vergine. Tuttavia non contesta in nessun modo né la realtà di questa morte e di questa resurrezione, comunemente insegnata dai teologi, né le profondità misteriose che esse significano, non appena sono messe in rapporto con il destino comune degli uomini che è, malgrado il loro desiderio naturale di eludere la morte, di morire con il Cristo, per risuscitare con il Cristo e con il Cristo salire al cielo.
Quello che Dio, da tutta l'eternità, ha voluto creare, non è solamente un Cristo glorioso e una Chiesa gloriosa: è un Cristo risuscitato e una Chiesa risuscitata. “Non era forse necessario che il Cristo soffrisse queste cose ed entrasse così nella sua gloria?” (Luca, XXIV, 26). La legge della Sposa è uguale a quella del Cristo.

L'ASSUNZIONE È INCLUSA NEL DEPOSITO RIVELATO INIZIALE IN MANIERA REALE MA IMPLICITA, CIOÈ PRECONCETTUALE E INFORMULATA

Che si sia inclini o meno a credere nella morte della Vergine, mostriamo, ancora una volta, come la verità dell'Assunzione è inclusa in maniera reale, ma informulata, nel deposito rivelato iniziale.

È rivelato in san Paolo, che, per i membri del Cristo che sono toccati dal peccato originale, che è un peccato di natura, la legge di conresurrezione, o almeno di conglorificazione (“tutti non moriremo, ma tutti saremo mutati”, I Cor., XV, 51) nel Cristo, si trova impedita nella sua attuazione sino alla fine del mondo, vale a dire al momento in cui il peccato originale, in quanto peccato di tutta la natura umana, sarà vinto pienamente: a) mediante l'interruzione della generazione, che lo propaga, b) mediante la resurrezione di tutti coloro che esso avrà condannato alla morte: (“L'ultimo nemico che sarà distrutto è la morte”, (I Cor., XV, 26). È questa una rivelazione generale.

La proposizione correlativa generale è anch'essa rivelata: per i membri del Cristo che non fossero toccati dal peccato originale la legge di conresurrezione (o di conglorificazione) nel Cristo non troverebbe impedimenti e si applicherebbe subito, come per il Cristo.

Ecco ora, sempre nella Scrittura, una rivelazione concernente la Vergine in particolare. È implicitamente rivelato in san Luca, (I, 26), che la Vergine, per il fatto che l'angelo la saluta come toccata dalla grazia, e più ancora per il fatto che in tutto questo racconto ella appare scelta per essere la degna Madre del Dio Salvatore, è membro del Cristo senza essere stata nemmeno sfiorata, dal peccato originale. La legge di conresurrezione, o almeno di conglorificazione (se si tiene conto dell'opinione secondo la quale la Vergine non sarebbe morta), nel Cristo, le si applica, dunque subito.

San Paolo non ci rivela solamente che i fedeli risusciteranno (o saranno glorificati) alla fine del mondo. Ci rivela anche perché la legge dei fedeli è di non risuscitare (o di non essere glorificati) che alla fine del mondo. E san Luca, suo discepolo, rivelandoci l'assoluta santità di Maria, degna Madre del Dio Salvatore, ci rivela nello stesso tempo che la sua legge era di risuscitare (o di essere glorificata) senza indugio.

C'era, nel senso della Chiesa aderente al deposito rivelato iniziale, una intuizione di profondità ancora implicite, preconcettuali, informulate, sia riguardo agli effetti del peccato originale, sia riguardo alla dignità della Madre di Dio.

Di queste profondità, già possedute inizialmente, con le definizioni solenni dell'Immacolata Concezione e dell'Assunzione la Chiesa prende oggi coscienza esplicita, concettuale, formulata.

LE FIGURAZIONI ICONOGRAFICIIE DELL'ASSUNZIONE DELLA VERGINE
Cfr. J. Duhr, S. J., “L'évolution iconographiqne de l'Assomption”, e “La Dormition de Marie dans l'art chrétien”, in Nouvelle Revue Théologique, 1946, p. 671; 1950

Quali sono le ripercussioni della dottrina dell'Assunzione nell'arte? Entriamo per un istante nel dominio delle costruzioni dell'immaginazione, della poesia e delle leggende.

La festa dell'Addormentamento della Vergine compare dapprima in Oriente, probabilmente a Gerusalemme, intorno all'anno 530. Verso il 620, Giovanni di Tessalonica dice che è celebrata quasi ovunque. Egli ci trascrive un racconto dettagliato, che crede autentico, della morte della Vergine. Questo racconto non è che una leggenda; ma per secoli l'arte se ne ispirerà tanto in Oriente che in Occidente.

Si può constatare l'esistenza di due principali tradizioni artistiche.

La tradizione bizantina, che passa del resto in Occidente, rappresenta la Vergine già morta, stesa su di un letto mortuario, avvolta nel suo gran mantello regale, le mani incrociate sul petto. Il Cristo appare dietro il letto; riceve nelle sue mani l'anima di Maria raffigurata da un fanciullino cinto di fasce e l'affida agli angeli venuti a cercarla.

La tradizione occidentale ci fa vedere la Vergine sul punto di spirare, così come la si rappresentava nei Misteri del XV secolo, circondata dagli apostoli che celebrano intorno a lei i riti liturgici degli agonizzanti. A volte è coricata; a volte invece attende la morte in ginocchio, come nel grandioso postergale in legno dorato e policromato di Nostra Signora di Cracovia (XV sec.).

La figurazione orientale non è ignorata in Occidente: la ritroviamo sulla facciata sud. della cattedrale di Strasburgo (metà del XIII secolo) e presso l'Angelico.

Il Collocamento nella tomba da parte degli apostoli compare sulle facciate di Sens e di Amiens: “È una scena che i critici confondono ordinariamente con la Morte della Vergine. È tuttavia facile osservare che la Vergine non è stesa su di un letto, ma sospesa sopra la tomba in cui sta per esser deposta, mentre gli apostoli, reggendo il lenzuolo, contemplano un ultimo, istante la Madre del loro Dio” (Emile Male, “L'art religienx du XIII siècle en France”, Paris, 1923, p. 254).

La scena della Resurrezione della Vergine “è stata anch'essa confusa sovente con quella della Morte della Vergine. Ci si può sbagliare al primo colpo d'occhio. Così il meraviglioso timpano della cattedrale di Parigi non rappresenta, come di solito si dice, la Morte di Maria, ma la sua Resurrezione. Due angeli tremanti di rispetto, traggono la Vergine dalla tomba. La portano dolcemente su di un lungo velo, perché non osano toccare il suo corpo sacro”. Gesù, che ha toccato sua Madre con la mano sinistra, alza la destra per benedirla. “Gli apostoli meditano pensosi su questo mistero. Maria è bella, rivestita di una giovinezza eterna: la vecchiaia non ha osato avvicinarlesi” (Ibid.).

L'Assunzione della Vergine è rappresentata ora con una mano uscita dal cielo, che viene a prendere la Vergine mentre prega in mezzo agli apostoli (sarebbe questa la scena scolpita su di un sarcofago di Saragozza, del IV secolo?); ora con la Vergine che è portata in cielo dagli angeli (stoffa ricamata del VII o dell'VIII secolo, conservata a Sens, con l'iscrizione: Cum transisset Maria Mater Domino de apostolis), o che s'innalza grazie al solo slancio della sua preghiera (affresco di san Clemente in Roma, IX secolo). Queste due tradizioni iconografiche, l'una in cui la Vergine è presa dall'alto, l'altra in cui viene sollevata, si ricollegano alle due maniere di rappresentare l'Ascensione del Salvatore: l'una in cui egli è assunto al cielo (Atti, I, 11), l'altra in cui viene portato verso il cielo (Luca, XXIV, 52).

L'Ufficio dell'Assunzione applica a Maria i versetti del salmista: “La regina si è seduta alla sua destra vestita con una veste d'oro”, o ancora: “Egli ha posato sul suo capo una corona di pietre preziose”. Tuttavia prima del XII secolo non si ebbero nell'iconografia riferimenti alle parole liturgiche. L'Incoronazione della Vergine di Senlis è la più antica che vi sia in Francia (Emile Male, ibid., p. 356; “L'art religieux du XII siècle in France”, Paris, 1922, p. 184): la Vergine, già incoronata, è benedetta dal Cristo. Un po' più tardi, si vedono gli angeli (cattedrale di Parigi), poi lo stesso suo Figlio (Sens, Auxerre, Reims) imporle la corona. “Questo bel gruppo della madre incoronata dalla mano del figlio suo, che i nostri avori resero popolare all'estero, incantò tutta l'Europa: lo si ritrova in Italia, in Spagna, in Germania. Segna l'apogeo del culto della Vergine nel XIII secolo” (“L'art religieux du XIII siècle”, p. 258).
Nel secolo XIV compare una quarta formula dell'Incoronazione “che sarà quella della fine del medio evo: la Vergine si inginocchia davanti a Gesù Cristo per ricevere la corona: è l'umiltà della Vergine che l'artista celebra, e non più la sua grandezza” (Ibid.).

L'ASSUNZIONE CORPORALE DELLA VERGINE NELLA CHIESA ORIENTALE

L'arte iconografica sembra aver rappresentato solo l'Addormentamento della Vergine. Ma l'idea chiara e precisa della Resurrezione della Vergine e della sua Assunzione corporale è ben viva nella Chiesa orientale e celebrata in testi seducenti.

San Germano, patriarca di Costantinopoli (+733) canta: “Il tuo corpo verginale, tutto santo, tutto casto, tutto intero abitacolo di Dio, non conoscerà il disfacimento, essendo stato trasformato ed essendo passato al grado supremo della vita incorruttibile. Non era possibile difatti che questa dimora di Dio, questo tempio vivente della divinità santissima del Figlio unigenito, divenisse preda della morte nella tomba. Quaggiù il tuo corpo fu per lui la dimora del riposo, o Theotókos; ora è lui, o degna di ogni lode, che diviene il luogo del riposo tuo” (Citato in Martin Jugie, A. A. “La mort et l'assomption de la Sainte Vierge”, Città del Vaticano, 1944, p. 231). E san Giovanni Damasceno (+749): “Bisognava che la carne incorruttibile e Immacolata della Vergine, così come l'oro, passasse attraverso il crogiuolo della morte per deporre il peso terrestre e opaco della mortalità, e risuscitare dal sepolcro tutta raggiante del fulgore dell'incorruttibilità” (Ibid., p. 347).

La Chiesa ortodossa dissidente continua, pur accogliendo qualche volta altre versioni, a celebrare l'Assunzione corporale della Theotókos. Pietro Moghila (+1646) insegnerà nel suo ultimo catechismo: “Secondo la dottrina di san Giovanni Crisostomo, tutti i santi devono risuscitare nell'ultimo giorno, ad eccezione della santa Vergine, che è già stata innalzata al cielo col suo corpo” (Ibid., p. 355).

Un testo acatisto russo del XVII secolo celebra così la Vergine: “Salve, o nostra vita, tu che sei risuscitata nella pace del Signore. Il Creatore ti ha trasportato in cielo con la tua anima e il tuo corpo. Maria è stata portata in cielo nell'integrità della sua persona” (Ibid., p. 357). Nicodemo l'Agiorita (+1809), monaco dell'Athos, scrive: “La Vergine non è semplicemente emigrata: ma è anche risuscitata, poiché la sua anima assolutamente Immacolata è stata di nuovo ricongiunta col suo corpo, ricettacolo di Dio; ed è così ch'ella fu assunta al cielo, dove regna con Colui che è suo Figlio e suo Dio” (Ibid., p 349). Un canone slavo della vigilia dell'Addormentamento, dovuto all'editore ufficiale del Santo Sinodo, nel 1895, reca: “Gesù, il Signore tutto risplendente della gloria divina, nato dal tuo seno per misericordia verso di noi, ti ha sollevato dalla terra, o Madre di Dio, con la tua anima e il tuo corpo” (Ibid., p. 356).

QUAL È LA RAGIONE PROFONDA DELLA DEFINIZIONE DELL'ASSUNZIONE
Essa può apparire solo a coloro che hanno penetrato l'intima solidarietà che lega la Chiesa alla Vergine e la Vergine alla Chiesa.

La Donna vestita di sole e che è nelle doglie del parto (Apocalisse, XII), è la Chiesa che sin dall'inizio del mondo si sforza di dare a Dio dei figli.
Nel momento supremo della sua esistenza, le viene domandato di dare alla luce non solamente dei figli d'adozione, ma il Figlio unigenito di Dio. In quest'istante decisivo, in cui la Chiesa è se stessa più che non lo sia mai stata e più che non potrà esserlo mai, essa è tutta quanta contenuta nella Vergine.
La Vergine che genera il Figlio unigenito, il quale è il Capo, è il modello o la forma della Chiesa, la quale genera i figli d'adozione, che sono le membra. Essa è il punto d'intensità suprema, al quale bisogna che la Chiesa tocchi una volta nella sua vita, per poter essere quello che deve essere per tutto il resto della sua vita. Maria è così, nella Chiesa, più madre che non la Chiesa, più sposa che non la Chiesa, più vergine che non la Chiesa; è madre, è sposa, è vergine prima della Chiesa e affinché la Chiesa possa esserlo. È per una eccellenza misteriosa che si diffonde cominciando da Maria, che la Chiesa può essere, a sua volta, così veramente madre, così veramente sposa, così veramente vergine.


Ecco che cosa s'intende dire quando si dice che Maria è il prototipo della Chiesa; tutto il destino della Chiesa è foggiato su quello di Maria. E allora si comprende come la Chiesa non possa progredire nella presa di coscienza del proprio destino, senza avanzare di pari passo nella presa di coscienza del destino della Vergine, dei suoi dolori e delle sue grandezze.

All'indomani della caduta comincia l'urto tra la città di Dio e la città del male, tra la Chiesa e il mondo, il quale ultimo è tutto in potere del Maligno (I Giovanni, V, 19). “Due amori, dice sant'Agostino, hanno edificato due città. L'amore di sé fino al disprezzo di Dio, la città terrestre; l'amore di Dio fino al disprezzo di sé, la città celeste” (De Civitate Dei, libro XIV, cap. 28). L'una prepara la venuta dell'Anticristo; l'altra, parallelamente, prepara la venuta del Signore Gesù, il quale “col soffio della sua bocca e con lo splendore della sua venuta” annichilirà l'Anticristo (II Tess., II, 8).

Ma i tempi di questa lotta grandiosa si succedono. Essa raggiunge il parossismo della sua intensità, nel momento in cui la Donna, vale a dire la Chiesa eterna, rappresentata allora dalla Vergine, da’ alla luce il Messia: “Il Dragone stette davanti alla Donna che stava per partorire, al fine di divorare il suo figliolo, quando l'avesse dato alla luce. Ed ella partorì un Bambino, un Figlio maschio... E il suo Figliolo fu innalzato verso Dio e verso il suo trono. E la Donna fuggì nel deserto” (Apoc., XII, 4-6).

Da questo momento la Chiesa entra nella fase delle lotte definitive che si incalzeranno sino alla fine del mondo: “Figliuolini miei, è l'ultima ora. Avete sentito dire che l'Anticristo viene, ebbene! vi sono ora molti anticristi. Da questo noi sappiamo che è l'ultima ora” (I Giov., II, 18).

Dio, che la sostiene, la illumina progressivamente dall'interno, affinché essa prenda coscienza sempre più esplicita del gigantesco antagonismo nel quale si trova impegnata.
Bisogna che la Chiesa sappia in maniera sempre più precisa, sempre meglio formulata, che essa costituisce un Regno che senza dubbio è in questo mondo, ma che non è di questo mondo (Giov., XVIII, 36); che è inviata come gli agnelli in mezzo ai lupi (Luca, X, 3); che, sul terreno delle cose di questo mondo, la sua legge è di essere sconfitta: il Cristo è stato vinto dall'ingiustizia e condannato a morte.

Contemporaneamente bisogna che prenda coscienza sempre più precisa, meglio formulata, delle grandezze, delle magnificenze, delle potenze di conquista che sono in lei. Bisogna che dica a tutti i suoi figli che essi sono nel mondo non per odiarlo, né per disinteressarsene, ma per lavorare nel Cristo alla sua salvezza con la loro preghiera e la loro sofferenza corredentrici; che stando uniti al Cristo mediante l'amore, essi sono più forti del mondo: “Io sono sicuro che né la vita né la morte, né le cose presenti né le cose future, né l'altezza né la profondità, né alcun'altra cosa creata potrà mai separarci dall'amore di Dio nel Cristo Gesù, nostro Signore” (Romani, VIII, 38-39); che la legge di resurrezione della carne e d'ascensione corporale ai cieli, essendo la legge del Cristo, è la loro propria legge, poiché essi sono membra di Lui.

Sotto l'impulso dello Spirito che, per sostenerla nelle lotte supreme, la porta a riprendere ogni giorno coscienza della sua natura e del suo destino, la Chiesa vede illuminarsi davanti al suo sguardo, in maniera sempre più esplicita e meglio formulata, le esigenze divine della legge che la configura al Cristo, come la Sposa allo Sposo: la Sposa è “gloriosa, senza macchia né ruga né nulla di simile, ma santa e Immacolata”; la Sposa, prima riscattata dal Cristo, deve essere poi corredentrice del resto del mondo; la Sposa deve risuscitare col Cristo e con lui salire al cielo.
Ma prendendo coscienza della legge della Sposa, la Chiesa, grazie allo stesso sguardo, capisce che questa legge ha due realizzazioni ineguali: l'una personale nella Vergine, che ha generato il Figlio unigenito di Dio; l'altra collettiva nella Chiesa, che non genera se non figli d'adozione.
Personalmente la Vergine è Sposa, è Immacolata, è corredentrice del genere umano; personalmente può toccarla la legge di conresurrezione nel Cristo; ed è per questo che la sua resurrezione e la sua assunzione sono in anticipo sul ritmo collettivo del resto della Chiesa, e si regolano sul ritmo personale del destino del Cristo.


Alla domanda che formulavamo dianzi: qual è la ragione profonda della definizione dell'Assunzione? Qual è la ragione profonda dell'opportunità della definizione dell'Assunzione?, ecco dunque la risposta: è per preparare la Chiesa ai supremi combattimenti contro l'Anticristo, che il Cristo le fa prendere coscienza, in un modo giorno per giorno più esplicito, meglio formulato, delle magnificenze che egli ha posto nella Sposa, vale a dire anzitutto nella Vergine e poi nel resto della Chiesa.

IL PENSIERO DI SAN GRIGNION DE MONTFORT
Questo è il pensiero di san Grignion de Montfort. Quelli che egli chiama gli “apostoli degli ultimi tempi” saranno secondo lui devoti di Maria: “La formazione e l'educazione dei grandi santi che ci saranno verso la fine del mondo, le sono riservati; perché non c'è altri che questa Vergine singolare e miracolosa che può dare origine, in unione con lo Spirito Santo, alle cose singolari e straordinarie... Saranno i veri apostoli degli ultimi tempi, ai quali il Signore delle virtù darà la parola e la forza per operare meraviglie e per portare via ai suoi nemici bottini gloriosi. Essi dormiranno senza oro né argento e, ciò che più conta, senza sollecitudini in mezzo agli altri preti, ecclesiastici e chierici, inter medios cleros; e tuttavia avranno le ali inargentate della colomba per andare, con la pura intenzione della gloria di Dio e della salvezza delle anime, là dove lo Spirito Santo li chiamerà... Saranno dei veri discepoli di Gesù Cristo, che ne imiteranno la povertà, l'umiltà, il disprezzo del mondo e la carità, che insegneranno la via stretta di Dio nella pura verità, secondo il santo Vangelo e non secondo le dottrine del mondo, senza inquietarsi e senza aver riguardo per nessuno, senza risparmiare, ascoltare o temere nessun mortale per potente che sia” (Traitè de la vraie dévotìon à la Sainte Vierge, n. 62).

LA TRAGEDIA DELL'UNITÀ SOPRANNATURALE DELLA CHIESA
La Chiesa, ogni giorno che passa, ha sempre maggior bisogno che si realizzino dei progressi nella dottrina circa la Vergine e la Chiesa stessa. La ragione sta nel fatto che la Chiesa ha da prendere coscienza, in modo sempre più esplicito, di quella sua differenza specifica per cui essa è il sale della terra.

Per un tragico destino, questi progressi dottrinali rischiano di aumentare la distanza della Chiesa dai popoli che essa ha la missione di evangelizzare.

Le definizioni dogmatiche relative alla Vergine e alla Chiesa: ieri le definizioni dell'Immacolata Concezione e dell'infallibilità pontificia; nel secolo XVI le grandi definizioni tridentine della grazia, della giustificazione, della messa, dei sacramenti; oggi la definizione dell'Assunzione della Vergine, hanno per effetto, da una parte, di radunare le forze vive della Chiesa in vista delle lotte supreme; e, dall'altra, di allontanarla sempre di più da un mondo in seno al quale, tuttavia, la sua legge è di vivere, al fine di portargli il sangue della Redenzione.

È la legge del soprannaturale, quaggiù, di non poter cominciare a riunire se non spezzando molte cose. Sin da principio il Cristo non può annunziare il sacramento per eccellenza dell'unità della sua Chiesa senza provocare divisioni: “Da quel momento molti dei suoi discepoli si tirarono indietro, e non andavano più con lui...” (Giov., VI, 66).

La medesima legge continua a reggere la Chiesa. Ma poiché non la si comprende con abbastanza magnanimità, nel tempo in cui si prepara qualche nuova definizione dogmatica del magistero solenne, sia alla vigilia della definizione dell'Immacolata Concezione, sia alla vigilia della definizione dell'Assunzione, molti cristiani, i quali restano malgrado tutto e sino in fondo fedeli alla loro fede cattolica, si lasciano ciò nonostante assalire e ferire da considerazioni che sono troppo umane perché qualcuno di noi possa credersene totalmente esente.

Li vediamo, quando tentano di pensare personalmente, dividersi in due gruppi estremi. Gli uni si esaltano alla vista del successo delle loro imprese e al pensiero di gettare nuove sfide al mondo, al fine di aggravarne la situazione e precipitarne la catastrofe. Gli altri sono desolati di vedere ingrandirsi lo squarcio che separa la Chiesa non solo dal mondo, ma anche dalle Chiese dissidenti; si affliggono per quello che osano chiamare un indurimento progressivo della rivelazione evangelica, e perorano in tutta la sincerità del loro cuore la causa dell'inopportunità delle nuove definizioni.

L'anima fedele è invitata a salire più in alto, dove potrà vedere chiaramente che lo Spirito Santo, e non una creatura umana, è — Egli solo — Maestro immediato del progresso storico e della dialettica della Chiesa. E allora tutto il suo turbamento cederà il posto ad una grande pace.

L'AVVENIRE DELLA FEDE
Forse che la divisione dei credenti a proposito della rivelazione divina, dei cristiani stessi a proposito del Cristo e della sua Chiesa, continuerà sino alla fine dei tempi a scandalizzare i deboli e a fornire facili, troppo facili pretesti a quanti non cercano ne' Dio ne' il suo Cristo?

Da una parte, sappiamo che, purtroppo, le divisioni, più durano, più tendono ad accentuarsi. Tutto cammina col tempo. A meno di tradire il Vangelo, la Chiesa non può conservare il tesoro della rivelazione, che è un tesoro vivente, se non sviluppandolo. D'altra parte, nelle forme religiose separate da lei, il principio del dissidio sviluppa anch'esso inesorabilmente le sue conseguenze. Così i credenti si dividono.

Ma se il mondo va verso la catastrofe, lo Spirito Santo scende di grado in grado per rialzarlo. I santi ci dicono che più i tempi sono disperati, più le provvidenze divine sono meravigliose. L'irruzione massiccia sul proscenio della storia, per la prima volta da che esiste il mondo, di quello che viene chiamato l'ateismo, ma che è in realtà un antiteismo, e più precisamente un anticristianesimo, contro il quale la Chiesa, prendendo coscienza ogni giorno più netta del suo destino di Sposa, tenacemente resiste, non potrebbe forse essere ordinata, nel piano del Dio onnipotente, che può servirsi di mali spaventevoli per far nascere beni adorabili, a preparare, attraverso vie note a lui solo, qualche vasto raggruppamento di tutti i credenti? Lo spirito lucido del grande Dragone, del Seduttore di tutta la terra non fa fatica a discernere i veri contorni della Chiesa e l'esatta posizione della Donna vestita di sole. Aizzando contro di lei le Bestie più selvaggiamente che per il passato, non finirà forse per rivelare, senza volerlo, a tutti i veri fedeli il luogo della loro vera Patria?