martedì 5 marzo 2019

Trento: "sciopero della messa" per "difendere" il centro d'accoglienza. Siamo arrivati a questo punto!

Trento. Gli anziani trentini dicevano che "le vocazioni - al  Sacerdozio - escono solo se si strusciano le ginocchia per terra".
Gli "strusciamenti delle ginocchia per terra" alludono alle virtù sacerdotali della spiritualità, dell'umiltà, della  devozione e della santa dedizione alle "cose di Dio".
Saremo sempre solidali con i paesani, specie con quelli più anziani e  malati, che hanno il sacrosanto diritto di avere la celebrazione della Messa anche nella  chiesa del loro paesino: pensiamo ad esempio alla sofferenza dei fedeli  delle 19 parrocchie  dell'Arcidiocesi di Trento di cui era reponsabile don Maurizio - giovane prete 46nne - quando pochi giorni fa hanno appreso che il loro prete aveva rassegnato le dimissioni da parroco"in questi tempi di enorme cambiamento - ha detto don Maurizio nel suo saluto ai parrocchiani affranti- anche la Chiesa si trova davanti a  delle sfide nuove e inedite e a volte non ci sono delle soluzioni univoche e immediate ai problemi che
presentano. ..." .
Le vallate trentine sono pure testimoni di una sciagurata iniziativa di un Parroco che nel nome dei nuovi dogmi "umanitari" umilia e disattende i sacri, ineluttabili obblighi sacerdotali  della celebrazione dell'"Eucaristia - che - è il cuore e il culmine della vita della Chiesa, poiché in essa Cristo associa la sua Chiesa e tutti i suoi membri al proprio sacrificio di lode e di rendimento di grazie offerto al Padre una volta per tutte sulla croce; mediante questo sacrificio egli effonde le grazie della salvezza sul suo Corpo, che è la Chiesa" (CCC 1407). 
A Lavarone, Arcidiocesi di Trento, ridente paese di 1149 anime, il paese principale della Magnifica Comunità degli Altipiani cimbri , il parroco, dopo avere appreso la notizia che  24 giovani donne ospitate nel paese e provenienti dalla Nigeria, saranno trasferite dalle Autorità in altri centri d'accoglienza, ha indetto lo "sciopero della messa" nell'intera vallata .
Comprendiamo l'autentico dolore dei paesani quando hanno saputo del trasferimento delle giovani donne africane : nei piccoli paesi ci si affeziona facilmente! Per questo la stampa locale ha tenuto a sottolineare che si tratta di lavoratrici   " ben integrate nel tessuto sociale e economico dell’altopiano saranno “spostate” in luoghi non definiti, probabilmente a Trento. Ma non sono loro che si lamentano. ( Sottolineatura nostra N.d.R.) Sono -invece N.d.R.- il sindaco di Lavarone, gli operatori, gli albergatori presso cui lavoravano le donne, a stigmatizzare questo incomprensibile trasferimento. 
Perché distruggere un esempio (ce ne sono tanti in Trentino) di buona integrazione che aveva dato prova di un vantaggio per tutti? Di questo passo il Trentino andrà sempre più indietro, da ogni punto di vista. Futura2018 esprime innanzitutto la solidarietà alle donne migranti che non possono essere trattate come pacchi postali, come “pezzi” senza anima, senza desideri, senza diritti." ( Cfr. Opinione QUI)
Non riusciamo a comprere però la reazione a-cattolica del parroco locale Don Marcello Farina che ha proclamato lo "sciopero della messa" in segno di solidarietà verso le donne trasferite dal centro di accoglienza. 
Ci hanno colpito particolarmente queste  frasi del Parroco:
1) " Perché i cristiani devono accettare supinamente le decisioni della politica? "
2) " Non bastano presepe e crocifisso per essere cristiani"
3)   la proposta"per una domenica in tutte le parrocchie del Trentino - che- non si dicesse messa
4)  "il disagio del parroco di San Marco di Rovereto (mons. Sergio Nicolli, decano di zona, il prelato che, che ha "disconosciuto" il significativo "presepe anti-abortista della chiesa di San Rocco a Rovereto che poi fu vigliaccamente incendiato da ignoti N.d.R. v. QUI) che vede questa situazione sempre più decadente"
5) "che pane si spezza insieme se alcune persone vengono violentemente portate via?"
Che dire  degli applausi dei fedeli all'annuncio della notizia dello sciopero della messa? (v.articolo sotto)
Che facciano entrare  pure lo spettro dello " sciopero della messa" (assurdità teologica e devozionale): fra non pochi anni, se il Signore Iddio non interviene, in Trentino non ci saranno più messe per mancanza di preti. 
AC

“Sciopero della messa” per le profughe respinte  

L’invettiva. Don Marcello Farina durante la messa in santissima Trinità propone ai fedeli di reagire alla decisione della Provincia di allontanare le 24 giovani donne nigeriane ospitate a Lavarone ... 
Don Marcello Farina come don Luigi Ciotti vuole rompere il silenzio dell’indifferenza: «La comunità cristiana - continua nell’omelia - non può sempre tacere, assecondare, far finta di niente. Non bastano presepe e crocifisso per essere cristiani». 
Poi conclude: «Vi chiedo scusa della mia franchezza» e scoppia un applauso spontaneo. 
Lungo e fragoroso. 
In sacrestia il sacerdote spiega con ancor più chiarezza il suo pensiero: «Perché i cristiani devono accettare supinamente le decisioni della politica? Se la Provincia di Trento governata dalla Lega decide di mandar via le 24 ragazze di Lavarone, che sono in una condizione positiva di accoglienza, mi sembrerebbe bello che la comunità cristiana, con il vescovo, potesse proporre che per una domenica in tutte le parrocchie del Trentino non si dicesse messa. 
È la forma estrema di protesta e dissenso di una comunità, di fronte a un sopruso, a un’autentica violenza». (Violenza sic! N.d.R.)
 Una proposta - precisa Farina - «di cui ho parlato solo con un altro prete e ho condiviso poi alla Terza età dove ho fatto un exploit imprevisto – sorride -. 
Stavo spiegando Buber e l’alterità, l’altro da accogliere, e ho detto: se mi capitasse, io penso che farei così. Mi hanno battuto le mani». 
A messa quella di ieri era invece la “prima” assoluta. 
«Ho letto il disagio del parroco di San Marco di Rovereto che vede questa situazione sempre più decadente e ho pensato a un gesto significativo che ci coinvolga tutti… Visto che il centro non si muove... Non voglio sovrappormi al vescovo, ma lanciare l’idea che la comunità cristiana, dalla base, dia un segnale che è il più significativo possibile. Anche simbolicamente: la messa è l’eucarestia, la cena, la condivisione… Che pane si spezza insieme se alcune persone vengono violentemente portate via?»  (Violentemente sic! N.d.R.)

Fonte e articolo completo: Giornale Trentino QUI

Immagine: Meteoweb QUI

11 commenti:

  1. Alcuni episodi narrati mostrano la tragica perdita di identità e debolezza di dottrina e fede di tanti sacerdoti cattolici ormai disorientati anche per la confusione che regna nella Chiesa che sta perdendo le millenarie linee guida sulla funzione del ministero ' in persona Christi'.

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  2. Il globalismo è anche questo: la distruzione di ogni identità anche attraverso la religione (o un simulacro di essa). Si vogliono creare luoghi e comunità senza storia, tutti eguali, incapaci di generare un senso di appartenenza. La Chiesa Cattolica così cancella se stessa, e mentre lo fa esegue gli ordini dei poteri forti, di cui rappresenta ormai un braccio armato. Confido comunque nel buon senso delle persone umili, del popolo dei fedeli, che costituiscono il nucleo della (vera) Chiesa e che sapranno resistere.

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  3. Ha ragione Anonimo delle 13:05 : in quale seminario hanno studiato questi preti che vagheggiano lo sciopero della messa anche se per una buona causa ?

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  4. Mimmo da Taranto5 marzo 2019 15:07

    quando nella liturgia irrompe l'applauso, per opera dell'uomo, vi è la prova certa che la liturgia è stata trasformata in uno spettacolo a sfondo religioso ( così diceva, più o meno, Benedetto XVI, quando era ancora cardinale) Pur essendo discutibile la posizione assunta da don Marcello Farina, mi sarei aspettato la proposta di indizione delle 40 ore di adorazione per implorare l'intervento di Nostro Signore che scalda i cuori e illumina le menti e non una reazione dal sapore sindacal-religioso.

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    1. Bellissimo il commento di Mimmo da Taranto "mi sarei aspettato la proposta di indizione delle 40 ore di adorazione per implorare l'intervento di Nostro Signore che scalda i cuori e illumina le menti e non una reazione dal sapore sindacal-religioso".

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    2. Concordo anche io con Mimmo di Taranto e aggiungerei:...ma nessuna reazione contro leggi pro aborto, ideologie oscene proliferanti e quant'altro di immondo che ultimamente va sempre più dilagando?

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  5. Modernismo, modernismo e poi ancora modernismo!!! Ovunque, nei seminari, nelle facoltà teologiche, nelle teste di parecchi vescovi e preti........

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  6. Mons. Galantino docet ! Sodoma non è stata distrutta. In uno dei tanti settimanali diocesani (che fanno a gara a chi le spara più grosse, le eresie) recentemente tale don Giovanni Unterberger titola così un suo articolo “un monito dalla terra di Sodoma”. Le sue testuali parole : “il racconto della distruzione di Sodoma è un racconto popolare ricco di fantasia … per dare spiegazione di alcune realtà e per comunicare determinati messaggi. La narrazione è ambientata nei pressi del Mar Morto, zona … particolarmente arida e brulla, bruciata dal sole. L’antico israelita si domandava come mai quella terra è così arida, senza alcuna vegetazione? ‘ E la sua fantasia gli faceva immaginare che lì Dio avesse fatto scendere un diluvio di fuoco … a punizione ei peccati di quella città … Tale racconto appartiene al genere letterario della saga … volto a spiegare, in modo fantasioso, aspetti della realtà con intenti altamente didattici, di insegnamento. .. Qui si afferma che è Dio a punire con la morte il peccatore, secondo una mentalità religiosa ancora arcaica; nei libri più recenti della Bibbia tale visione verrà corretta, e si dichiara ce Dio non punisce e non castiga”.
    Per la serie “come ti manipolo e ti falsifico la Sacra Scrittura”, altri due scandalosi esempi : 1) tempo fa il parroco di un paesino di campagna, riferendosi al racconto dell’invitato alle nozze gettato fuori perché voleva entrare senza il vestito nuziale, tenne a precisare “questo racconto può spaventarci, ma è un’eccezione, perché Dio non castiga mai nessuno …” 2) per ben due volte il parroco di una parrocchia cittadina, in occasione della solennità dell’Ascensione, commentò così “il passo del Vangelo di Luca è un racconto per bambini, inventato, non è possibile credere a un Gesù che sale in Cielo come un missile … semplicemente, ad un certo momento i discepoli non Lo videro più, e così si inventarono questa storia per far proseliti” (ha, il proselitismo, che brutta bestia…).

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  7. Se tutte queste nigeriane lavorano e sono pagate, perche' vivere in un centro d'accoglienza? Perche' godere anche di vitto e alloggio gratuito compresa l'assistenza sanitaria al contrario degli italiani? O le cose stanno diversamente? C'e' forse la speculazione?

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  8. Il presbitero? Farina, dimentica che il suo primo obbligo e' quello di salvare le anime anche quelle delle nigeriane in questione! Se scioperi togliti la " talare ", (si fa per dire!).

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  9. "A Lavarone, Arcidiocesi di Trento, ridente paese di 1149 anime". Purtroppo, con un parroco del genere, non più troppo ridente.

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